Vivian Maier. Una storia come un romanzo

 

© vivianmaier.com (autoritratto)

Ci sono delle storie che ancor prima di compiersi sono destinate a diventare dei romanzi e la storia di Vivian Maier lo dimostra.

È una vicenda nata nella prima metà del secolo scorso, ma per raccontarla occorre partire dalla fine. Siamo nel 2007, c’è un giovane, John Maloof, nella zona nord di Chicago che diventato presidente di una società di storia locale ha iniziato ad approfondire il passato del suo quartiere, avviando la realizzazione di un libro fotografico di memorie. L’editore aveva richiesto per la creazione del volume oltre duecento fotografie d’epoca in buona qualità in grado di testimoniare i cambiamenti e le evoluzioni della città. La ricerca di Maloof fu approfondita in ogni ambito fino ad arrivare ad una piccola casa d’aste locale (che mette in vendita oggetti pignorati), dove si aggiudicò per circa 400 dollari una scatola di cartone colma di negativi che ebbe appena il tempo di sbirciare per capire che si trattava di foto che mostravano la città negli anni Sessanta.

Il giovane aveva fatto colpo!

Ma la fortuna fu maggiore di quanto egli stesso si aspettasse, per il libro c’era ben poco di utile ma in quella scatola c’era l’inizio di una grande storia.
Incuriosito per quel contenuto, con metodicità John iniziò a scansire e a osservare uno per uno quegli scatti che avrebbero raccontato una delle più belle scoperte fotografiche del ventesimo secolo.

© vivianmaier.com

Vivian Maier è stata per molti la “tata francese”, durante tutta la sua vita, infatti, è stata una bambinaia, passando di casa in casa e lasciando giudizi molto contrastanti sulla sua rigidità e sul suo ruolo. Da molti è stata ricordata come una donna sola, anonima e grigia nell’aspetto, silenziosa ed evidentemente introversa se nessuno ha avuto mai conoscenza approfondita della sua passione.

© vivianmaier.com

Di madre francese e padre austriaco, Vivian Maier nacque a New York nel 1926. Pochissimo si conosce della sua infanzia se non che il papà fu ben presto sostituito da un nuovo compagno della madre, un premiato fotografo ritrattista che probabilmente con la sua attività dovette affascinare non poco la bambina. Nel 1932 la famiglia Maier ritorna in Francia, a Saint-Bonnet-en-Champsaur per poi ripartire nuovamente il 1 agosto del 1938 da Le Havre a bordo del transatlantico Normandie che approderà qualche giorno dopo di nuovo a New York. Nuova tappa in Francia nel ’50-51 e poi di nuovo in America all’età di venticinque anni dove inizia la sua professione di tata. Nel 1956, Vivian si sposta a Chicago e vi si stabilirà definitivamente per tutto il resto della vita.

© vivianmaier.com

Tutto ciò che non è rientrato nella sua attività di bambinaia è rimasto oscuro a tutti. La sua passione per la fotografia, quella innata curiosità di conoscere e capire il mondo che le girava intorno è rimasto un suo segreto fino alla fine. Fuori dagli orari di lavoro Vivian girava con la sua Rolleilex per guardare il mondo con lo sguardo abbassato verso lo schermo della macchina che ha catturato le scene di vita quotidiana che l’hanno resa a sua insaputa un talento della street-photography (solo molto più avanti passò ad una Leica cambiando punto di vista guardando il mondo dal mirino posto davanti ai suoi occhi). Spesso i soggetti erano ritratti a loro insaputa, mostrandosi nella loro naturalezza, protagonisti di una vasta umanità che ha sollecitato la curiosità e l’interesse del mondo grazie all’impegno di John Maloof che si è fatto promotore e conoscitore della sua opera. Dopo la sua aggiudicazione all’asta, Maloof non ha interrotto la sua ricerca e di lì a poco si è adoperato per recuperare tutto il resto che aveva lasciato la donna della quale è riuscito a ricostruire la storia attraverso la ricerca delle persone con cui era venuta a contatto, con gli ex bambini da lei accuditi, i loro genitori e poche altre anime che l’avevano incrociata lungo la loro vita.

© vivianmaier.com

La scoperta fortuita di John Maloof si è rivelata essere intrecciata alla caduta in disgrazia di Vivian Maier che si ritrovò sola e poverissima, costretta a vendere quel poco che le restava e che le fu giudiziariamente sottratto, incluse le sue preziose scatole di fotografie e di rullini mai sviluppati. La ricerca costante ed il lavoro incessante dello scopritore che ne ha costituito oggi l’archivio (salvando circa il 90% del suo lavoro, comprendente circa 100-150mila negativi e oltre 3mila stampe), ha favorito la promozione e la conservazione dell’intero lavoro della Maier che poco dopo l’asta del 2007, cadde per strada riportando una grossa ferita alla testa che ne compromise la salute e la stabilità e che la portò alla morte il 21 aprile 2009, pochi giorni prima che Maloof scoprisse il suo ultimo indirizzo e ignara che il suo lavoro stava per essere osannato in tutto il mondo.

Un bellissimo film-documentario è stato realizzato dallo stesso Maloof che riscostruisce con fatica quella vita silenziosa di una delle neo-riconosciute fotografe protagoniste del XX secolo. Vi invito a guardarlo è un lavoro molto interessante.

Qui c’è invece il sito che sempre Maloof ha dedicato all’artista: www.vivianmaier.com


PS
Ovviamente in una storia eccezionale come questa, non poteva mancare il risvolto ironico ed amaro dell’intera vicenda. Il giovane Maloof dopo aver ricostruito il lavoro dell’artista è andato alla ricerca dei possibili eredi della Maier, ritrovando infine due presunti figli di un cugino dei genitori della stessa donna (una parentela relativa, ma legale!). Al danno segue la beffa. Ad oggi c’è una diatriba legale in corso per il diritto delle immagini, lo sviluppo, la loro distribuzione e vendita; un avvocato chiamato in causa ha fatto presente che per legge chi possiede i negativi o le stampe non possiede automaticamente il copyright!

 

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