Caravaggio a Brera

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La Giuditta di Tolosa è sbarcata a Brera per un bellissimo incontro tra opere che consentono un raffronto tra un autografo del Caravaggio e alcune copie da lui scaturite. A parte tutte le critiche e le polemiche, l’operazione in se costituisce un precedente importante per una esplicita comparazione dal vivo di capisaldi del Seicento.

La Giuditta ritrovata (secondo alcuni) è affiancata alla copia dell’omonimo dipinto caravaggesco delle collezioni di Banca Intesa già attribuita a Louis Finson (anche se Nicola Spinosa, che fortemente crede nell’autografia del nuovo dipinto francese non ritiene della mano del fiammingo la copia a lui attribuita… ma questa è un’altra storia) consentendo a chiunque, studiosi e visitatori di avere una lettura chiara e precisa delle opere. In questo credo ci sia una grande importanza, smuovere lo spirito critico e dare a tutti l’opportunità di avere una propria visione dei fatti a prescindere di quanto (anche forzatamente) viene proposto. Il membro del comitato scientifico di Brera, Giovanni Agosti, infatti, qualche mese fa ha rassegnato le proprie dimissioni per dissentire contro la scelta della direzione del museo di accettare la clausola (sine qua non) che vincolava il prestito del dipinto francese con l’obbligo di esporlo come Caravaggio. Ovviamente, quello di Agosti è stato un atteggiamento coerente e giusto rispetto ad un’iniziativa che così impostata, contribuirà in ogni caso e comunque a garantire al quadro un autorevole pedigree, facilmente gestibile nell’eventuale e molto probabile vendita futura. La Giuditta di Tolosa, infatti, pur con il vincolo dello stato francese, è un’opera attualmente in deposito presso un importante antiquario parigino. Per la cronaca: a Brera hanno “risolto” inserendo un asterisco alla base del dipinto con cui si ricorda che l’attribuzione non è quella ufficiale del museo!

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Insomma, la battaglia attributiva è ancora nel vivo; ma come ci hanno dimostrato i precedenti caravaggeschi, difficilmente si troverà a breve (come giusto che sia) una soluzione.

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Ripetendomi, il dato essenziale però al centro di tutta la diatriba è l’opportunità fornita da un confronto diretto dell’opera. Ovviamente, vedendole accostate (le tele di Tolosa e quella presunta di Finson) la qualità del dipinto è notevole, ha un tessuto pittorico egregiamente conservato e una serie di caratteristiche che, a prescindere dall’autore, lo rendono un prezioso documento dell’epoca.

Come già scritto nel precedente post sull’argomento, le note a favore dell’autografia sono diverse, ma allo stesso tempo ci sono alcuni passaggi che non consentono di avere chiarezza.

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Molto sinceramente, dopo averlo osservato per lungo tempo, mi vengono in mente alcune relazioni (forse anche abbastanza palesi) con le opere riconosciute del Merisi. In primis il nodo in alto nel fondale rosso porpora che richiama chiaramente quello della Morte della Vergine del Louvre (già coinvolto in riferimento ad un’altra dubbia attribuzione) con la sua densità cromatica, e poi, il ritratto della vecchia che richiama quello analogo della Crocifissione di Sant’Andrea di Cleveland, anche se, sposando le osservazioni dello stesso Spinosa, la linearità delle rughe e il loro ripetersi rendono forse un po’ manierista il tipo di lavorazione; poco spontaneo insomma.

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I dettagli delle mani, sono di gran lunga migliori rispetto alla tela di Napoli e poi c’è il dettaglio del merletto di Giuditta che nella tela francese ha la freschezza della trasparenza.

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Infine, a mio avviso, un dettaglio non da poco e di alto livello è il blocco delle lenzuola sul letto dove giace la vittima, il cui lavoro in apparenza molto di getto lo rende un vero saggio di bravura con colori quasi mai ripassati.

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Infine, Giuditta, splendida e forte nella sua impostazione, ha lo sguardo magnetico che di suo, visto isolatamente la rende protagonista assoluta dell’opera. Nella visione d’insieme però a vederle vicine, l’eroina biblica e la sua fantesca sembrano appartenere a due momenti diversi (non credo due mani, ma a tempi diversi) che hanno decretato due effetti completamente disparati tra loro, non solo, la testa della vecchia sembra confondere lo spazio (è un passo avanti? O indietro?) e poi appare più grande di quella di Giuditta.

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Queste ovviamente, sono solo delle mie considerazioni, avendo avuto l’opportunità di vederla de visu. Certamente credo che di studi ancora ne andranno fatti e di riscontri ancora trovati per decretare certezze. Sicuramente, chiunque sia l’autore dell’opera (fosse anche lo stesso Merisi), ha avuto la capacità di rendere solido e potente quel flash back che in un solo frame è stato capace di donarci tutto il valore di una storia dove l’orgoglio e la forza hanno avuto la meglio sul nemico.

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