Caravaggio, l’Addolorata e Napoli

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Caravaggio. Maddalena Addolorata (da: I Tesori Nascosti)

Caravaggio è un protagonista assoluto delle mostre, laddove c’è il suo nome, l’affluenza cresce. Dai primi giorni di dicembre e fino a maggio prossimo a Napoli, tra le iniziative (poche) culturali è stata presentata la mostra “I Tesori Nascosti” presso la restaurata basilica di Santa Maria alla Pietrasanta, a cura di Vittorio Sgarbi. Non la chiamate mostra, questo è un vero museo. È un’esposizione per la gloria dell’Italia, per la felicità di Napoli, dice il curatore che ha illustrato con una serie di opere perlopiù inedite (appartenenti a collezioni private, inclusa la sua), un percorso vasto e variegato che segue un ordine più o meno cronologico attraverso una selezione personale di dipinti (e sculture), alcuni dei quali di grande fascino. Tra gli autori dell’intera esposizione figura il nostro Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, con una sua tela sconosciuta ai più; è una Maddalena Addolorata, una figura femminile di donna ricurva su se stessa, piegata dal dolore per la Morte della Vergine, soggetto estrapolato da una tela ben più nota e grande.

* * *

Qualche giorno dopo l’inaugurazione, incuriosito da questa nuova presenza caravaggesca (per me novità assoluta) mi reco alla mostra, dove resto ammirato da molte opere particolarmente interessanti e inedite. Lungo il percorso, nell’ampia e rinnovata basilica, mi accompagna un’app gratuita dove lo stesso Sgarbi narra di alcuni dipinti, mentre per altri, l’audio è sostituito da ampie schedature. Dopo aver seguito il percorso consigliato, finalmente mi ritrovo a tu per tu con la Maddalena caravaggesca. Il dipinto è certamente importante e per chi è appassionato del pittore lombardo, mostra con chiarezza la sua origine: la santa altro non è che una delle figure presenti ne “La Morte della Vergine”, caposaldo della produzione caravaggesca custodito al Louvre.


Caravaggio. La Morte della Vergine

Caravaggio. La Morte della Vergine

La Morte della Vergine è tra i capolavori del Seicento e di quel naturalismo introdotto dal Caravaggio che ebbe la forza di mutare il corso della pittura. Custodito nel museo parigino, il dipinto, un olio su tela (245×369 cm) fu eseguito tra il 1605 ed il 1606, su commissione di Laerte Cherubini che nel 1601 incaricò il pittore per la realizzazione di una pala d’altare per la cappella di famiglia in Santa Maria della Scala in Trastevere a Roma. Come è noto, le opere del Caravaggio furono considerate spesso molto spregiudicate per aver superato il senso di decoro e per essere diventate manifesto della realtà più cruda e senza orpelli, così che, anche l’opera in questione fu rifiutata dalla committenza e dall’ordine religioso che avrebbe dovuto accoglierla perché – così narrano le cronache (Mancini: “havea ritratto una mereterice” / Bellori: “per havervi troppo imitato una donna morta gonfia” / Baglione: “perché havea fatto con poco decoro la Madonna gonfia, e con gambe scoperte”) – l’artista si servì come modella per la Vergine, di una prostituta morta annegata nel Tevere, il cui ventre, ancora gonfio d’acqua fu ritratto nella sua naturalezza. Quella Vergine, che sarebbe dunque il ritratto di una donna peccatrice, raffigurata con i segni della morte terrena, fu la principale causa del rifiuto della tela che acquistata nel 1607 dal duca di Mantova, per una serie di altre cessioni giunse fino al Musée du Louvre nel XIX secolo.
Come ebbe a testimoniare il Mancini, l’opera “è senza decoro e invenzione e pulitezza ma le cose sono ben fatte”; la scena monumentale è quella che in molti hanno considerato una tranche de vie, la raffigurazione del momento clou di un evento drammatico a cui partecipano con dolore gli astanti, inclusa quella Maddalena che si ripiega in due sulle sue lacrime.
La tela esposta alla mostra napoletana raffigura proprio quella figura nello stesso atteggiamento, negli stessi colori e nelle stesse misure (la didascalia apposta ai piedi del quadro ne segnala le dimensioni: cm 92×112).

Le Maddalene a confronto

Le Maddalene a confronto


Per fugare ogni mio inopportuno dubbio (in quei primi giorni di mostra), vado alla ricerca della scheda del dipinto all’interno dell’app e scopro con mia grande sorpresa che non ve ne è traccia e, in calce alla riproduzione del dipinto solo una didascalia che recitava: Michelangelo Merisi – Maddalena Addolorata 1605-1606, olio su tela, cm 92×112, Collezione privata. (Successivamente, ho constatato che dopo una serie di polemiche e questioni dibattute a suon di polemiche sulle pagine dei quotidiani – delle quali leggerete più avanti – la scheda del dipinto, è stata inserita nell’app a beneficio dell’attribuzione e dei visitatori).

L'opera esposta

L’opera esposta

È evidente che questa mancanza abbia sollecitato oltremodo la mia titubanza e la mia difficoltà di accettare sic et simpliciter l’autografia dell’opera. Come ci ha abituato la stampa degli ultimi anni, Caravaggio è sempre oggetto di nuove scoperte, alcune discutibili ed improbabili come ha raccontato Tomaso Montanari, nel suo saggio La Madre dei Caravaggio è sempre incinta (2012).

Dalla sola visione dell’opera ho potuto notare, essendo l’illuminazione non delle migliori, che nella parte superiore della tela c’è un’integrazione di fondo, con aggiunta di tela, episodio non nuovo nella produzione del Merisi (si veda ad esempio il Martirio di Sant’Orsola) che si è visto dilatare nelle dimensioni per mode estetiche successive alla sua epoca. Eventuali altre indicazioni erano difficili da leggere e poi certamente improbabili da rilevare ad occhio nudo.

Maddalena Addolorata, segno dell'integrazione per ampliamento del fondo

Maddalena Addolorata, segno dell’integrazione per ampliamento del fondo

A quel punto le mie perplessità si sono rafforzate e i miei pensieri hanno iniziato a cucire tutta una serie di domande che credo siano lecite e potrebbero favorire la comprensione dell’opera stessa.

In ordine:

  1. Di Caravaggio non si conoscono lavori preparatori ne disegni (vedi l’episodio milanese di qualche anno fa); c’è tutta una parte della sua attività preparatoria che non ha mai avuto certezze ne riscontri.
  2. Esistono diverse versioni di alcune opere unanimemente riconosciute autografe (penso ai Bari, alla Lezione di musica e al Ragazzo morso da un ramarro), ma per ciascuna di essa esistono variazioni nella composizione che di fatto le rendono “copie” differenti.
  3. Nel periodo del 1605/1606 e negli anni a seguire, l’ultimo momento romano delle grandi committenze e della successiva fuga a Napoli, molte delle opere del Merisi presentano una monumentalità degli spazi significativa, basta osservare la stessa Morte della Vergine (o le successive Sette Opere di Misericordia, Decollazione del Battista, Seppellimento di Santa Lucia etc…) per rendersi conto che la scena dai toni scuri è talvolta la vera protagonista dell’intera composizione, all’interno della quale si affacciano i personaggi come attori di una pièce teatrale fermata nell’attimo stesso del suo svolgimento.
  4. Di tutte le opere ritrovate del Caravaggio, almeno negli ultimi dieci / quindici anni, si è dibattuto con foga a colpi di critica dai maggiori studiosi mondiali (non ultimo il caso della tela di Tolosa).

Le risposte sono oltremodo chiare e meriterebbero giusti approfondimenti per cercare di ricostruire la storia dell’Addolorata, così da consentire l’eventuale rafforzamento della paternità a beneficio di tutti, inclusi i miscredenti come me.

  1. L’Addolorata risulterebbe così essere in assoluto la prima accertata presenza di uno studio e o riproduzione di opera del Caravaggio, ma parziale. Nei pochissimi e rintracciabili saggi relativi al dipinto esposto a Napoli, ho ritrovato un intervento nel catalogo della mostra di Montale a cura di Pierluigi Carofano: Nella luce di Caravaggio dipingere di maniera, e con l’esempi avanti del naturale” (Villa Castello La Smilea. 30 novembre – 11 dicembre 2011). Qui si ricostruisce in primis l’origine della tela, che è stata attribuita al pittore lombardo dallo studioso Francesco Petrucci nel settembre 2004 in un saggio pubblicato nella rivista Paragone [anno LV – terza serie – numero 57 (655) Settembre 2004]. Nel testo ben argomentato, si ricorda come per le opere commissionate era d’obbligo da parte degli artisti di mostrare un’idea, un abbozzo del lavoro da farsi, ma che allo stesso tempo, non può dirsi questa Maddalena sicuramente realizzata allo scopo, sarebbe “infatti evidente che il dipinto non potrebbe essere in alcun modo un modello eseguito per il committente poiché in questo caso avrebbe riguardato tutta la composizione e non una sola piccola parte”. Precisando inoltre: “questa Maddalena lo dimostrerebbe, che per opere di grandi dimensioni [Caravaggio] studiava le singole figure dipingendole effettivamente dal vero, ma su una tela di formato piccolo rimediata all’interno dello studio (Petrucci – Mahon 2006, pp. 56-57)”. Se davvero questa tesi fosse ritenuta valida dalla critica caravaggesca e dagli altri studiosi, la Maddalena rappresenterebbe un unicum nel percorso noto dell’artista che dovrebbe far ripensare all’intero suo iter creativo.
  2. Di tutte le opere del Merisi non si conoscono estratti, ne dettagli isolati. Certamente molti dei modelli dal vivo da lui utilizzati sono stati riprodotti più volte e in vesti differenti (tanto che il riconoscimento dei modelli è stato spesso utilizzato per rafforzare l’attribuzione o la datazione delle opere), ma mai si ritrovano copie di figure estratte da composizioni più ampie. Anche per questa ragione l’Addolorata rappresenterebbe attualmente l’unico esempio ritrovato. Da semplice appassionato ho creato una banale sovrapposizione della tela su La Morte della Vergine. I due soggetti in scala, sono perfettamente sovrapponibili, ci sarebbe da pensare addirittura che potrebbe considerarsi, questa romana, un’opera ricopiata sulla tela del Louvre su quadrettatura per rispettarne le dimensioni o viceversa dalla tela monumentale si è riprodotta una sua copia esatta? Entrambe le risposte sarebbero plausibili, ma mancano le tracce di questo tipo di attività. Ad oggi, ripeto, della fase lavorativa del Caravaggio si sa che lui incidesse con la punta del pennello la preparazione scura delle tele, così da riportare in linea di massima le proporzioni e le principali linee, ancora oggi visibili in alcune opere esposte a luce radente o attraverso studi diagnostici.Sovrapposizione delle figure
  3. Le opere di questo periodo sono tutte ambientate in grandi spazi vuoti e scuri che rimandano l’attenzione sulla tragicità delle scene. Spesso si è parlato di “elementi antesignani della fotografia e del cinema”, come dei frames selezionati dei momenti cruciali. Quadri di formato ridotto se ne trovano nella sua produzione (e più o meno relativa a quegli anni c’è la Maddalena in estasi) ma mai con assenza di spazi come nella Maddalena Addolorata che come un blocco occupa quasi la totalità della tela, se consideriamo che anche di poco è stato ulteriormente ampliato il fondo bruno.
  4. Dell’Addolorata in questione esiste una bibliografia risicata e poco nota. Considerato che si tratta di un’opera riconosciuta nel 2004, non si è forse svolto il giusto dibattito per confutarne l’attribuzione? Ci sono indicazioni anche notevoli di studiosi come il compianto sir Denis Mahon (uno dei maggiori esperti del pittore), ma nei cataloghi generali più recenti del dipinto non v’è traccia. Continuando a cercare altri riferimenti in rete, ho trovato un appunto dello studioso Sergio Guarino (2010) il quale, in relazione alla Morte della Vergine, narra di un disegno acquerellato del giovane Nicola Poussin, malauguratamente andato distrutto pochi anni fa e una derivazione della figura della sola Maddalena in collezione privata romana (che oggi, dalla nuova scheda nell’app della mostra, sappiamo essere la Forti Bernini). Insomma è evidente che c’è ancora tutto un dibattimento ed uno studio da fare per approvare unanimemente la paternità dell’opera.

A questo punto, credo che di fronte a questi legittimi punti di riflessione (certamente non solo miei) debba svolgersi un accurato dibattito per giungere ad una comprovata spiegazione che si avvicini ad una definizione maggiore dei dati tuttora conosciuti (nel catalogo citato della mostra di Montale, è stata già redatta una precisa scheda tecnica – da cui sono state estrapolate le informazioni dell’opera all’interno dell’app – e da cui si possono evincere con chiarezza una serie di informazioni anche sui colori e sulle trame della tela che rimandano ad una datazione verosimile a quella proposta). Insomma, quello che manca è un confronto a più voci che possa dare maggiore forza all’opera che è diventata solo un elemento di scontro e non vero oggetto di approfonditi studi come abitualmente accade.

Infatti, intorno all’opera è nata una querelle. Trascorrono alcuni giorni e nel bel mezzo delle festività natalizie dalle pagine de Il Mattino di Napoli, si alzano le voci di due eloquenti studiosi. In primis, Nicola Spinosa (22 dicembre 2016), che scrive: “È un quadro che appartiene ad un privato e che non è accreditato dalla critica al Caravaggio. Aspetto di vedere la scheda”. Intanto – ricorda l’articolista del quotidiano – a quella data, nella app per i visitatori della mostra non ci sono ancora i contenuti dell’opera e il catalogo dell’esposizione non è ancora disponibile. Passa qualche altro giorno e la polemica con Vittorio Sgarbi, che ricorda di non aver attribuito lui il dipinto al Maestro lombardo, ma Francesco Petrucci, curatore di Palazzo Chigi (come sopra già riportato), si rafforza con l’intervento di Sylvain Bellenger direttore del Museo di Capodimonte che ricorda dei tre Caravaggio già presenti a Napoli e che loro andrebbero maggiormente promozionati essendo tre opere fondamentali per il catalogo dell’artista e soprattutto tre tesori di incommensurabile valore per la città di Napoli. Da parte sua Sgarbi risponde che: Su Caravaggio vige la massima opinabilità, lo stesso Longhi è proprietario di un dipinto che non è stato riconosciuto di Caravaggio. Nell’attribuzione risponde chi la fa e, tranne che per le opere di cui esiste documentazione certa vale soltanto l’attribuzione (Il Mattino 22 dicembre). Non solo, Vittorio Sgarbi, rispondendo a Spinosa ed alla sua recente scoperta dice: Piuttosto, perché non parliamo della Giuditta ritrovata in una soffitta a Tolosa e ora esposta a Brera? Tutti i critici più accreditati hanno respinto l’ipotesi che sia di Caravaggio. L’unico garante della sua autenticità è Spinosa, e la ragione è che quel quadro è sul mercato: dunque mi sembra una bieca operazione commerciale. Al contrario, la «Maddalena» della Pietrasanta ha diversi autorevoli garanti, tra i quali Mina Gregori, Claudio Strinati, sir John Denis Mahon e, non ultimo, Francesco Petrucci, curatore del Palazzo Chigi di Ariccia che ne ha addirittura scritto nel 2004 sulla rivista Paragone, fondata proprio da Roberto Longhi. Ecco perché queste polemiche mi sembrano pretestuose, oltre che scomposte. (http://mm-com.it del 24 dicembre)

Il casus belli è tuttora in corso e sta perdendo di vista la Maddalena Addolorata che si mostra in tutta la sua fragile solidità ai visitatori della Pietrasanta.

Di fronte a questo episodio mi viene da immaginare (ma forse andando ben oltre le reali possibilità attuative) che potrebbe esserci una bellissima opportunità, quella poter mettere in dialogo le tre opere napoletane con la Maddalena Addolorata. Disporle l’una accanto all’altra, per mostrare la forza comunicativa dell’artista e il valore intrinseco della sua arte, ed allo stesso tempo, fornire con efficacia tutti gli strumenti possibili per un eventuale e giusto riconoscimento.

 

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11 responses to “Caravaggio, l’Addolorata e Napoli

  • Annamaria Sessa

    Questa tua preziosa e articolata riflessione meriterebbe una pubblicazione su autorevoli riviste d’arte! Che piacevole ed interessante lettura! grazie, Luigi!!

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  • sandro

    Caro Lois, al solito leggerti è di grande interesse, anche per chi, come me, della pittura apprezza altro, non certo le attribuzioni o la ricerca storiografica. detto questo, alla luce sia dei tuoi ragionamenti che di una qualche mia esperienza pittorica, francamente dubito fortemente che questa Maddalena sia mano del sommo. Un pittore, per propria natura, difficilmente copia (come peraltro annoti anche tu) senza introdurre modifiche, miglioramenti, sia certo nella luce e nei colori, ma anche nel disegno. Qui siamo di fronte ad una esatta copia che differisce da quanto inserito nell’ambito della più grande composizione solo per una questione di luce e di toni. Ogni altro particolare ne è l’esatta copia (capelli, abito, mani). La cosa più probabile è che sia una copia eseguita da qualcuno con tecnica e forza tale da avvicinarsi notevolmente all’originale. In ogni caso da un punto della storia della pittura questa Maddalena poco ha da dire. Se il Merisi avesse dipinto solo questa o altre simili non saremmo qui a parlarne come di quel genio innovatore di cui tutti ancora parliamo. Esporla significa solo commercio, ma questa, come diceva l’oste di Irma la Dolce, è un’altra storia.

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    • lois

      Ciao Sandro, spesso i dubbi sono leciti, però la storia dell’arte ci ha a volte anche smentiti, proponendo delle novità assolute confutate poi da fonti di archivio. In questo caso mancano documenti e andrebbero certamente rafforzati gli studi scientifici per sottolineare una maggiore concretezza dell’attribuzione. Poi, per fortuna o purtroppo, c’è da fidarsi o proporre solide e confutabili alternative.

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  • ili6

    Ci manca solo che nei Musei ,accreditati come tali, ci siano le bufale!

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    • lois

      In questo caso non siamo in un museo “di quelli istituzionali” ma in una bellissima sede espositiva che è una ex chiesa appena restaurata; il concetto poco cambia. Ma non immaginare che nei musei sia tutto “rose e fiori”, in molte sedi sono in corso diatribe e dibattiti su attribuzioni errate e/o da rivedere… per non parlare poi di potenziali falsi storici come hanno già dimostrato alcuni episodi storici in grandi istituzioni. Nel caso di questo dipinto, secondo me il dicorso che si deve fare è solo di tipo costruttivo per definire con maggiore solidità il suo valore.

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  • tramedipensieri

    Complimento Lois per l’interessante articolo, certo che il dubbio getta un fascino incredibile sull’opera: si scoprirà mai il vero autore?

    Lascio qui i miei auguri per il nuovo anno ormai alle porte; che sia un anno sereno e pieno di tante novità positive per te
    Auguri
    .marta

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    • lois

      Carta Marta, sei molto gentile e ti ringrazio e allo stesso tempo auguro anche a te un sereno anno nuovo, con la speranza che per tutti si prospettino tempi migliori! Un abbraccio a te.

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  • TADS

    complimenti per il post, sono un cultore di Caravaggio, semplicemente lo adoro

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  • Caravaggio a Brera | assolocorale

    […] nel fondale rosso porpora che richiama chiaramente quello della Morte della Vergine del Louvre (già coinvolto in riferimento ad un’altra dubbia attribuzione) con la sua densità cromatica, e poi, il ritratto della vecchia che richiama quello analogo della […]

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