“La terra di mezzo”

©Robinù, Michele Santoro

©Robinù, Michele Santoro

Per me si va nella città dolente,
per me si va ne l’etterno dolore,
per me si va tra la perduta gente.
(Dante, Inferno, canto III)

Non potrebbe esserci sintesi migliore per descrivere quello che, violento come un pugno nello stomaco, si vede in Robinù, il recente docufilm su Napoli di Michele Santoro.

Gli scenari che si mostrano annichiliscono anche lo spettatore più distratto. È una marea che sale e che travolge, senza scampo.

Sono anni che si dibatte sulla nuova delinquenza napoletana, sulle attuali modalità di ingaggio ed organizzative, sulla ferocia dei recenti attentati e sul totale senso di onnipotenza dei giovanissimi criminali. Robinù va oltre, non racconta la prosopopea nefasta degli assassini, dei violenti, ma narra della loro vita, delle conseguenze di una devastazione culturale e sociale che ha conquistato “la terra di mezzo”. Un luogo senza futuro, abbandonato (forse, mai trovato) nel passato più sconcio e impronunciabile. Ci sono i segni di vite stravolte e scomposte che non possono essere giustificate in alcun modo, ma che rappresentano il frutto di una società fallita che non ha assolto il suo compito o lo ha assolto male. Tra la città che vive e quella da cartolina esiste questo spazio cuscinetto, autogestito che vive di vita propria ed è facile scoprirlo, basta inoltrarsi nei vicoli o immediatamente nelle aree periferiche. Sono non luoghi che la politica e le amministrazioni hanno sempre giurato essere al centro dei propri programmi puntualmente disattesi.

E intanto come nei romanzi di appendice, quelli francesi di fine Ottocento, si sciorinano storie e cantilene di vite non-vite che brulicano in spazi sovraffollati e inesplorati.

Sempre più spesso ascolto di rinascite immaginifiche della sirena che sta alzando la testa, che sta sconfiggendo il male, ma non è così. Da un lato, c’è la città, quella bella (per le sue doti naturali) che si ripopola di turismo, dall’altro, ci sono le ombre umide dei vicoli stretti che dai Quartieri alla Sanità si offrono come scenari di mondi stravolti, dove si vive nell’illegalità anche solo per 35 euro al giorno. Un gioco pericoloso che ha abbassato anche le passate pretese, una roulette russa che prima arricchiva, ora da ‘a campare, come racconta una delle donne intervistate nel film. Sono non luoghi quelli che la città dimentica troppo spesso e le istituzioni nascondono sotto al tappeto come spazzatura davanti all’uscio. Ma le cose che si nascondono solo per mettere a posto la coscienza, fanno rumore lo stesso, ci sono e si intrecciano con la vita bbuona che fa finta di non vedere o semplicemente si lamenta perché contamina il salotto buono (come se ce ne fossero ancora da queste parti!).

Tutto ciò che accade in questa terra di mezzo, non è in alcun modo tollerabile ne giustificabile, ma è figlio dell’assenza. Frutto di un abbandono durato decenni. Uno sradicamento dalla civiltà che ha creato spazi insopportabili dove il valore di tutto ha il sapore di niente e la vita vale poche misere centinaia di euro. Ambienti dove la tutela malavitosa, in assenza dello Stato, viene scambiata per un atto di bontà, dove Robbinù è soltanto un ragazzo che ha derubato i ricchi per dare ai poveri, da cui ha ottenuto rispetto e stima.

Da napoletano che ama la sua città, dico che Robbinù ti lacera il cuore e ti confonde su quali siano i veri confini del bene e del male, perché quello che accade in quelle strade non può essere bollato solo come il male, quello che lì accade è il risultato di una sconfitta sociale che ha radici antiche e le cui motivazioni non devono giustificare l’illegalità, ma considerarsi responsabili dello sviluppo della terra di mezzo il non-luogo, di cui tutti ci siamo lavati le mani.

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17 responses to ““La terra di mezzo”

  • Silvia

    Hai ragione, il servizio l’ho visto anch’io e fa stare male….perché come dici tu è un fallimento di tutti….

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  • Annamaria Sessa

    Ho visto solo il trailer e mi ha messo addosso un malessere, un disagio tale che ho, per scelta, deciso di non andare a cinema. Io giro per Napoli, so troppo bene che quello che Robinù racconta è sotto i nostri occhi,
    tutti i giorni. E questo fa male!

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    • lois

      Ciao Annamaria immaginavo cosa avrei potuto trovarmi di fronte, ma due ore di presa diretta di vita, quella vita, ti lascia veramente sgomento. Poi ascolti alla tv che siamo rinati perché sono arrivati i turisti e allora ti cadono le braccia! La rinascita dovrebbe essere per l’intera società ma poi di fatto ci piace gongolarci della superficie dimenticando il resto.

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  • tramedipensieri

    Fa male
    …il fatto che sia lontano da me, geograficamente parlando, non diminuisce la rabbia per come uno Stato, anno dopo anno abbia lasciato una città abbandonata a se stessa.
    Porvi rimedio ora è impossibile, provarci si può, si deve!

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    • lois

      Lo credo anche io. Sdradicare tutto di punto in bianco sarebbe impossibile ma almeno iniziare dalla sensibilizzazione, creare alternative anche sociali sul territorio che sempre più spesso sono di sola iniziativa privata

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  • Stefano

    Mi dispiace non averne sentito parlare, sarei andato a vederlo molto volentieri. Spero che lo trasmettano da qualche parte o che ne facciano un dvd.
    Bella recensione, bravo.

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    • lois

      È stato un evento limitato in due giorni, ma credo ci sarà sicurament euna pubblicazione in seguito. Forse non distriburilo per maggiore tempo e in molteplici sale è stata una scelta ben ponderata perché è un ottimo docufilm, ma pieno di tragiche verità. Insopportabile.
      Grazie STefano

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  • cacciatricedisogni

    Sarebbe stato necessario secondo me distribuirlo per più tempo, proprio
    perchè così, chi non sa di questa “terra di mezzo” non abbia solo pregiudizi
    su chi suo malgrado abita in quei luoghi, senza nessun aiuto, nessuna via d’uscita,
    gente abbandonata a sè stessa, dove ogni giorno si spera, o forse non si spera nemmeno più.
    Bello e sentito post il tuo, sempre sensibile a tematiche scomode e ingiuste.

    Un caro abbraccio.

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    • lois

      Ciao, grazie.
      Io credo che la distribuzione sia stata probabilmente vincolata dalla difficoltà del prodotto. Probabilmente non sarebbe stato “campione di incassi”, ma soprattutto avrebbe creato molto rumore “gestibile politicamente” svilendo il valore del prodotto stesso.
      Ad ogni modo credo debba essere diffuso maggiormente per mostrare una verità troppo spesso letta con occhi troppo impegnati o di certo rivolti altrove.

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      • cacciatricedisogni

        Certo hai ragione, la cruda realtà spesso è scomoda. Confido come te che comunque trovi, anzi, sicuramente troverà altre vie
        per poter essere mostrata in tutta la sua interezza, sperando che molte più
        persone abbiano il coraggio di vedere come stanno davvero le cose.
        Un caro saluto Lois.

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      • lois

        Grazie, ricambio e ti auguro un sereno natale

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  • cacciatricedisogni

    A te un Natale di luce nel cuore.

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  • tiZ

    DEVO VEDERLO !! Grazie Lois

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