Cauti e precari

Buster Kiton. 1924

Buster Kiton. 1924 (the navigator)

La cautela e la precarietà sono due condizioni delle quali la mia generazione è intrisa. È uno status quo che ci è stato assegnato a cui per ora non possiamo rinunciare.

In questo “tempo sbandato” (citando con efficacia il buon Fossati) ci ritroviamo spesso gli occhi negli occhi a raccontarci delle nostre insicurezze, dei nostri percorsi affannati e spesso senza meta.

Al margine di un piacevole aperitivo ti rendi conto che sempre più spesso chi ti sta di fronte (e che tu hai scelto perché a pelle qualcosa ti fa scoprire le similitudini) vive delle stesse incertezze, allontanandosi dai falsi miti per scoprire la normalità sempre meno visibile agli occhi.
E così tra un sorriso e l’altro ci si lascia con parole lievi e risate sincere, nate dalla ricerca di normalità, quella delle piccole cose. E cauti pure lasciando quasi invalicabili i nostri confini a contenere le più sane emozioni.

È un tempo questo, precario, fatto di false promesse e disincanti per chi, come noi, ha atteso avvenimenti e storie mai avverate e investito in futuri ancora da immaginare.
Quel che ci resta di bello, è il riconoscersi meno artefatti in un mondo che volge al peggio; il ritrovarsi gli occhi negli occhi con gli sguardi ancora puliti che in quegli istanti ci appaiono già di nuovo meno cauti.

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