In busta chiusa: Lettera J – Jazz

J_Lois

Era il mio amico Igor L’esperto di musica Jazz. Conosceva nomi e melodie all’epoca a me sconosciute. In confronto la mia cultura musicale rasentava il ridicolo. Fu lui a farmi conoscere Pat Metini in primis e poi una scia infinita di musicisti da mettere i brividi. Mi spiegava le varie declinazioni del Jazz e che quello puro era da considerarsi quello americano degli anni ’30; per intenderci, quello con Duke Ellington e Billie Holiday. Poi mi spinsi oltre. I primi concerti, quelli per pochi eletti nelle sale teatrali e poi nuove amicizie e nuovi scambi di nomi fino alla scoperta di due album che mi porto dietro ormai da anni: Night and the City di Charlie Haden e Kenny Barron e The Melody at Night, with You di Keith Jarret. La bellezza di due album indescrivibili che possono accompagnarti sempre senza mai stancarti.

Il Jazz non è quella musica colta che in molti usano solo verbalmente per distinguersi noiosamente dalla massa. Il Jazz è uno stile che ti trascina e che ti prende. O lo ami o non lo consideri affatto.

Dopo aver letto molti aneddoti sulla sua storia, sulle piantagioni e sui canti degli schiavi afroamericani non ho potuto fare a meno di associarlo all’omonima opera di Matisse (Jazz, 1947), un libro in edizione limitata di 250 pezzi che racchiude frasi dell’artista e i famosi papier découpé tra cui emerge il famoso Icaro che vola tra le stelle. Ecco, quel volo è per me il Jazz! Una musica che ti consente di sognare e sentirti leggero disperdendo pensieri e immagini favorendo un leggerezza d’animo che accoglie solo le note.

Entrambi gli album hanno nel titolo la Notte, forse perché la musica si assapora bene quando smettono i rumori. Quando il buio intorno ti porta alla mente quei locali fumosi americani che ci hanno mostrato nei film. E poi perché il Jazz te lo immagini sempre elegante perché anche quando l’autore più moderno in jeans e t-shirt inizia a suonare non puoi fare a meno di immaginarlo con lo smoking nero e il papillon.

E poi il Jazz ti apre un mondo, ti porta alla scoperta di canali per niente commerciali, dove il linguaggio è alto ed è fatto di cultura prima che di vendite e spot promozionali. Del Jazz spesso riconosci le note ma non ricordi neppure l’autore, perché quello, per quanto bravo non è protagonista della scena. Lui suona perché è viscerale il suo bisogno e la passione la trasmette tutta e qui mi viene in mente Diana Krall dei Boulevard of the Broken Dreams o del suo Live in Paris. Non si può che restare incantati.

Tutti quanti vogliono fare il jazz perché resister non si può al ritmo del jazz, recitavano i simpatici gatti degli Aristogatti ed avevano ragione. Con poco avevano messo su una jam session coinvolgente.

E questo è il potere del Jazz, ricordare alle persone di quanto “poco” possa bastare per stare bene e ritornare all’armonia.


In Busta Chiusa n. 10, un progetto di Cartaresistente
Lettera J, di Lois
Illustrazione di Davide Lorenzon

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