Ponticelli. Il parco dei murales

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Ci sono dei luoghi nel mondo dove a volte la bellezza pare non voglia entrarci. Eppure con passione, dedizione e perseveranza anche in quei posti, con l’impegno di pochi, il bello affiora e cambia gli spazi e a fatica anche gli umori.

È questo un altro bellissimo episodio di street art che ha mutato l’aspetto di un luogo difficile trasformandolo il quello che oggi viene definito il Parco dei Murales di Ponticelli. Quello che sullo stradario è il Parco Merola nella zona periferica orientale di Napoli è oggi uno spazio dove l’Arte dalle grandi dimensioni si confronta col quotidiano.

Tutto nasce dall’iniziativa e dal progetto di Inward, Osservatorio sulla creatività urbana, che ha sede proprio nel quartiere e che si è impegnato sin dal primo momento a creare sinergia tra gli enti pubblici, aziende e privati che hanno così sostenuto e reso possibile la realizzazione dei murales, tasselli di un progetto molto più ampio che si propone di creare delle valide alternative sul territorio, attraverso il coinvolgimento degli abitanti e soprattutto dei ragazzi.

* * *

La bellezza arriva nel parco ad aprile 2015, quando prende il via il cantiere per il primo lavoro, quello di Jorit, uno degli artisti più noti ed apprezzati in Italia. Napoletano, di madre olandese lo streetartist ha realizzato il primo grande murale sulla facciata di un palazzo cittadino a Napoli.

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Ael. Tutt’egual song’ e criature (i bambini sono tutti uguali) è il titolo dell’opera che ci accoglie all’ingresso del parco. C’è il viso sorridente di una bambina rom (che si può ricercare tra i volti di una delle tante che affollano i campi nomadi non molto distanti) tra i libri che evocano l’educazione e il sistema scuola come un diritto/dovere per tutti. Il ritratto della ragazzina, come tutte le imprese di Jorit è realizzato in dettaglio mostrando una naturalezza che fino ad oggi eravamo abituati a vedere solo sui dipinti di dimensioni ridotte. Un’impresa di tale portata mostra senza dubbio la valenza dell’artista che è riuscito a portare su scala monumentale quella che era una tecnica pittorica di grande meticolosità:  “Ho iniziato a fare graffiti da adolescente e solo successivamente ho iniziato a studiare le tecniche pittoriche classiche quali pittura ad olio ed acrilico, prima da autodidatta, poi in Accademia» ha dichiarato l’artista in un’intervista rilasciata ad alcuni quotidiani dopo l’esecuzione di Ael.

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Un volto che nasce dallo studio degli abitanti della zona, perché Jorit mette nella sua opera sempre un legame con l’ambiente in cui lavora (come d’altronde è accaduto sempre a Napoli con Gennaro, l’altro monumentale murale realizzato nel centro storico della città). La luce è caravaggesca come quella naturalezza dello sguardo che accoglie benevolmente gli abitanti e tutti gli ospiti del parco, un altro tratto caratterizzante il lavoro dello streetartist che partecipa attivamente a quel mutamento estetico della società avvicinata quotidianamente all’arte e alla bellezza.

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La seconda opera prodotta in ordine di tempo nel Parco dei Murales è stata quella del toscano Zed1, A’ pazziella n’man è criature, dove il giocattolo è l’elemento protagonista della raffigurazione, in una stesura malinconica e surrealista insieme, tipica del segno dell’artista.

Ovviamente come non immaginare il coinvolgimento dei ragazzi del parco durante tutte la fasi di esecuzione dei dipinti? Ed anche a loro in parte è dovuta la selezione finale degli oggetti che Zed1 ha raffigurato, uno spazio dove prevarica un maestoso Joystick simbolo della contemporaneità ipertecnologica in vantaggio sulla tradizione del gioco da bambini.

Così ci racconta Silvia Scardapane di Inward, esperta di street art, durante il bellissimo primo Street Art Tour organizzato da Econote in collaborazione proprio con Inward. «Nelle chiacchierate fatte con bambini, ragazzi e giovani del quartiere, nelle settimane successive, addirittura si sono schierati giochi belli e brutti, giochi vecchi e nuovi, giochi caldi e freddi. La maggior parte dei minori di oggi conosce i giocattoli artigianali, ma non hanno conoscenza del senso di bellissima realtà, di piccola socialità, di calore che dal gioco con gli stessi possono scaturire; e invece, nel virtuale, digitale e molte volte alienante mondo dei videogiochi gli stessi piccoli sprofondano con un senso di solitudine e irrealtà».

Anche in quest’opera, l’arte è una forma di riscatto, una via di fuga da una realtà costringente, dove anche il “diritto al gioco” deve essere gridato per ritrovare la sua presenza nella quotidianità, in un percorso dove il punto di partenza, come un fil rouge, si dipana dal murale della “Zingarella” (così è stato soprannominata la Ael di Jorit) dove accanto ai libri, l’artista ha collocato uno strummolo, gioco-simbolo di tanta napoletanità e di felice semplicità.

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Adiacente all’opera di Zed1 c’è il terzo murales (ma quarto in ordine cronologico), quello di Mattia CDO (Mattia Campo Dall’Orto). È Lo trattenemiento de’ peccerille (L’intrattenimento dei bambini), «il cui titolo dervia dall’omonimo sottotitolo de “Lo Cunto de li Cunti” di Giambattista Basile» come ci racconta Silvia. Un modo per collegare il libro delle favole dell’autore napoletano e uno spunto ulteriore per stimolare la fantasia.

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Anche Campo Dall’Orto ha preferito conoscere l’ambiente nel quale ha lavorato, è lo ha fatto in dicembre scorso prima di iniziare il murale, prendendo contatti con gli abitanti, parlando e confrontandosi con loro fino a scattarne foto per decidere di utilizzarli come modelli per l’opera stessa. Dal confronto e dall’interazione è nato il suo dipinto che s’incentra sulla lettura del libro di novelle come stimola di creatività e fantasia quale antidoto e sprone per accedere alla realtà attraverso occhi nuovi. Un modo per avere una valida alternativa alla quotidianità, che può così passare anche attraverso l’esercizio della lettura che, come ascoltiamo durante la visita, tra ispirazione per l’artista dalla frase di Umberto Eco per cui “la lettura è un’immortalità all’indietro”, riportata sul dipinto a ricordarne il valore.

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Completa il percorso il lavoro eseguito dai due siciliani Rosk&Loste: Chi è vuluto bene non s’o scorda (chi riceve il bene non lo dimentica).

È a mio avviso, questa l’opera più suggestiva dell’intero percorso, e lo è per due semplici motivi: il primo è legato al pallone, punto di raccordo e di felicità di tutte le periferie del mondo, il secondo è che quei due bambini raffigurati proprio a bordo del campo di calcio del parco, sono evidentemente due di quegli stessi ragazzini che in ogni momento si sfidano proprio qui, imitando e seguendo le orme dei loro idoli calcistici, quelli del Napoli e dell’Argentina, quella magica che ha sfornato i migliori campioni di tutti i tempi.

Le due maglie sportive presenti nel murale, ricordano la grande stagione calcistica che vide Maradona diventare dio in terra in quel di Napoli, ed il titolo dell’opera proprio a lui fa riferimento e alla sua frase “Chi ama, non dimentica”.

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400mq che inneggiano alla gioia più semplice dello sport più famoso del mondo. Ancora una volta il gioco è al centro delle immagini e la passione è il cuore dell’intero progetto che ha ridato vita al parco divenuto argomento di discussione e di bellezza anche tra chi ne ignorava completamente l’esistenza.

Il gioco ora continua!

Il parco Merola si sveglia ogni mattino con il colore e con dei soggetti che possono testimoniare che non tutti li hanno abbandonati quegli abitanti. Che altri progetti sono in corso ed altri si rinnoveranno per mutarne ancora il volto e fornire nuove attività a quei ragazzini che necessitano semplicemente solo di percorsi alternativi alla noia e alle strade troppo poco limpide da percorrere.

* * *

La street art si mostra così, come più volte sostenuto, uno spiraglio di aria nuova. Un mezzo per avviare (seppure con grandi e gravi difficoltà) un rilancio dei luoghi affinché anche i pensieri e le vite possano migliorarsi e ritornare verso una normalità che riporti tutti, senza esclusione alcuna, verso nuovi luoghi di bellezza.

 

 

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