Gioele, Fabio e la bellezza delle storie

Gioele: Quaderno del tempo libero ©Fabio Moscatelli

Gioele: Quaderno del tempo libero ©Fabio Moscatelli

La tecnologia ci migliora la vita ma sempre più spesso porta con sè anche il rovescio della medaglia. Il mondo della fotografia rientra a pieno in questo percorso.

Negli ultimi anni, lo scatto immediato ha spopolato ovunque in ogni ambito supportato low cost, prima dalle compatte digitali e poi dagli smartphone superequipaggiati con ottiche precise e potenti. Tutti hanno così ricevuto i mezzi per fotografare tutto e dovunque, in ogni attimo della vita, postando ormai sempre in tempo reale gli eventi mondiali e tutto il resto che ci passa per la testa. Siamo così travolti da un inquinamento visivo come mai era accaduto in passato, dove non si ha più il tempo di riflettere ma solo di subire (mi si consenta il termine, anche se un po’ forte). Non c’è momento in cui non siamo subissati da immagini di ogni sorta, anche le più cruenti che hanno così modificato negativamente la nostra percezione emotiva. I peggiori drammi durano il tempo di uno sguardo. È triste ma è così.

In tutto questo mondo filtrato dai telefonini (raramente vissuto con la pulizia degli occhi) per nostra fortuna, la qualità fa sempre la differenza. E così in un contenitore infinito e senza più confini ci si imbatte in lavori fotografici di grande impegno e valore, dove l’attenzione viene catturata ed il messaggio approfondito. Grazie ala segnalazione di un’amica che ha da qualche tempo avviato uno splendido progetto proprio sulla fotografia (pls magazine), mi sono appassionato con interesse a “Gioele: Quaderno del tempo libero”, un bellissimo percorso di Fabio Moscatelli.

Quella di Gioele è una storia vera, fatta di tenerezza e normalità, in una quotidiana che si esprime con naturalezza nel leggero scorrere delle immagini. “Gioele” è il progetto sulla vita di un ragazzino autistico che si apre al mondo, e il lavoro di Fabio (così lo racconta) è il segno tangibile di un’interazione di due mondi che si avvicinano e talvolta fondono fino a creare quello “scambio di visioni tra un fotografo che vuole provare ad avvicinarsi a un’interiorità difficile da comprendere e un ragazzino che vuole comunicare con un esterno difficile da raggiungere”.

I piccoli talenti di Gioele -così li chiama Fabio- sono raccolti nella loro essenzialità, mentre evolvono e crescono (in una gestazione lavorativa di 16 mesi), in un libro-diario, in edizione limitata, che confeziona l’intero percorso in un mirabile esempio di pubblicazione artistica, la cui vendita destinerà il ricavato alle terapie cui proprio Gioele dovrà ancora sottoporsi.

Un valore oltremodo rafforzato per una bella storia, dove la spontaneità degli scatti ci rende liberi da ogni condizionamento. Grazie alla delicatezza ed all’assenza totale di toni melliflui e ridondanti, le foto pulite e vere di Fabio si lasciano guardare con serena curiosità consentendo anche a noi spettatori di entrare all’interno di questo legame che si è creato tra l’autore e il suo piccolo protagonista. A scorrere i frames di questa tranche-de-vie (perché di pezzi di vita si tratta) si scopre tutta la normalità della vita di un bambino che cerca di introdursi al mondo nella fase delicata della sua adolescenza.

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