Una certa estetica della Street Art

Francisco Bosoletti

Francisco Bosoletti

Un po’ tutti eravamo abituati ad una certa idea di Street Art come linguaggio di denuncia sociale, di contrasto e polemica. Eravamo abituati ad un’idea che gli street artists fossero solo degli incivili imbrattacarrozze.

Samo, al secolo Jean Michel Basquiat nei primissimi anni Ottanta però alzò il tiro con frasi importanti e segni d’arte più colta. Negli anni Novanta ci furono le prime importanti correnti e le firme riconoscibili. Gli ultimi quindici anni, quelli del nuovo millennio, la Street Art è diventata un fenomeno planetario giunto fino alle classifiche delle principali case d’asta, spesso, contravvenendo allo spirito libertario e di denuncia verso quella new economy e il business show di cui si declamava oppositore.

È da diversi anni ormai che il nome di Banksy è divenuto noto a tutti (anche ai non addetti del settore) e tutti, o quasi, hanno imparato a convivere con un pezzo di Street Art che di certo non manca nelle vicinanze della propria casa.

Quello che è cambiato è il modo con cui si esprimono questi artisti, la cui attività è stata elevata di gran lungo rispetto ai primordiali e burrascosi inizi. Oggi, sono molte le iniziative popolari ed amministrative che caldeggiano i progetti di decorazione ambientale, spesso con l’intento di favorire un maggiore senso di appartenenza in luoghi abitualmente spostati ai margini della società. Luoghi che sono stati proprio gli spazi natii della Street Art.

Oggi si dialoga, se ne discute e non se ne può fare a meno neppure di parlarne in ambiti professionali e scolastici. Writers importanti di cui si riconosce il potenziale dell’operato sono sparsi nei cinque continenti ed ogni loro nuovo intervento diventa oggetto di cronaca. Basti pensare che i murales di Banksy – solo per ritornare a citare quello più famoso – vengono anche illegalmente strappati dai muri per riapparire inopportunamente nei salotti del jetset internazionale.

Un paradosso insomma, di un’arte fatta per rivendicare la presenza di ceti meno abbienti e forzatamente allontanati dai contesti sociali elitari che divengono invece i nuovi luoghi di accoglienza di questi messaggi criticamente (e cinicamente!) “epurati” dal loro carattere di denuncia per divenire oggetti di ostentazione (con valori di asta che hanno talvolta superato anche i sei zeri).

In tempi più recenti, l’arte di strada è però variata nel suo aspetto, rinnovandosi e sfidando ogni aspettativa. Si è superata la soglia dell’atto di denuncia per ritornare a chiudere il ciclo del progetto artistico che ritorna ad essere principalmente un nuovo prodotto estetico, che -attenzione- non perde il suo un oggetto sociale, ma lo ha muta veicolando il concetto di bellezza in luoghi che normalmente ne sono sprovvisti.

L’estetica insomma si riappropria degli spazi, fornendo spunti di riflessione e sensi orgogliosi di appartenenza degli spazi. Tanti sono gli esempi che si potrebbero fare, ma due mi stanno più a cuore per un’evidente vicinanza fisica e morale.

Il primo. A Napoli, in piena estate è apparsa una splendida Parthenope in un quartiere (Materdei) tra i più antichi e difficili della città. Una donna di elegante e pregnante bellezza che, come nell’antica leggenda, non può mancare di ammaliare chiunque ne arrivi al cospetto. È l’opera di un artista argentino che sta portando la bellezza delle sue donne (a metà tra il mito e la realtà) in tutto il mondo. È Francisco Bosoletti che gira in lungo e largo senza mai interrompere la sua attività. È questa l’arte che cambia formato e muta supporto. Nasce e si trasforma sui muri, negli spazi urbani, ma con la valenza di un qualunque capolavoro degno di museo. Questo è solo il più impegnativo intervento di Bosoletti nella mia città che è divenuta sede di altri suoi meravigliosi lavori.

Parthenope. Franciso Bosoletti

Parthenope. Franciso Bosoletti

Parthenope. Franciso Bosoletti

Parthenope. Franciso Bosoletti

Il secondo. Sempre Napoli, altro quartiere ombroso, quello di Forcella alla cui porta di ingresso è stato realizzato un monumentale ritratto di San Gennaro. Un’opera dal valore evocativo (siamo a pochi passi dalle reliquie del Santo) realizzata da Jorit Agoch artista napoletano (di madre olandese) che ha già svelato nei mesi scorsi la sua bravura in altre zone disagiate. Il santo è stato ritratto nelle fattezze di un suo amico carrozziere, un santo che si umanizza per prendere posto in un luogo di grande umanità, uno spazio dove tutto e il contrario di tutto si incontrano per sfidare le leggi della vita.

San Gennaro. Jorit Agoch

San Gennaro. Jorit Agoch

San Gennaro. Jorit Agoch

San Gennaro. Jorit Agoch

* * *

Insomma, a conti fatti, la nuova Strett Art notoriamente segnalata come arte giovanile, si sta dimostrando più matura di tante altre esperienze che conquistano rapidamente le vette del mercato (economico). Ma non basta scalare le classifiche, occorre suscitare le emozioni e creare interazioni che fanno bene alla vista ed anche al cuore. Per stimolare nuovi orgogli e più solidi sensi di appartenenza. E in questo, senz’ombra di dubbio, la Street Art detiene il primato.

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21 responses to “Una certa estetica della Street Art

  • Nicoletta De Matthaeis

    Sono veramente molto belli, con una ricchezza di particolari sorprendente.

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  • sandro

    caro Lois, della street art a me interessa l’art. che poi l’espressione artistica si palesi su un muro o in un salotto o in un museo o galleria poco mi importa. certo in passato (ma anche adesso) la stragrande maggioranza di chi dipingeva sui muri dava libero sfogo a pulsioni che con l’arte avevano poco a che fare, mentre oggi tutti sono più consapevoli di quel che stanno facendo e delle regole del linguaggio pittorico. Ma i casi da te segnalati dicono anche altro: dicono che il ritorno al figurativo è il canone dal quale è difficile prescindere. Dicono che del figurativo un numero sempre maggiore di pittori emigra verso l’iperrealismo o verso un gusto baracco. pittura di retroguardia? non necessariamente, certo. Ognuno dipinge ciò che vede ed evidentemente questi signori preferiscono esprimere ciò che appare prima facie piuttosto che inseguirne i lati psicologici, psicanalisti o inventarsi una lingua propria.
    Bene così? I risultati sono spesso eclatanti nella loro pignoleria descrittiva. Indubbiamente il formato aiuta nel provocare meraviglia.

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    • lois

      Ciao Sandro sono d’accordo con te sulla ripresa del figurativismo e questo ce lo dimostrano anche i grandi nomi “storici”, poi con me sfondi una porta aperta. Forse è ritornato il tempo di rimettere i piedi per terra e sentirsi libero davvero di seguire le proprie regole. Siamo nel mondo dell’arte ed ogni espressione è lecita.

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  • iraida2

    Li ho visti dal vero e ciò che mi ha impressionato, di queste opere, sono le dimensioni. Si resta a bocca aperta!

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    • lois

      Cara Iraida sono capolavori en plein air. Ma il bello in tutto ció è che sono stati apprezzati dalla comunità, è evidente che racchiudono questi lavori, un senso di riscatto sociale molto sentito.

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  • tramedipensieri

    Sono stupendi…
    Mi piace moltissimo questa evoluzione da un arte di strada ad un’arte per la strada dove tutti possono ammirarla, emozionarsi, condividere i messaggi.
    Sempre positivo quando la bellezza s’affaccia per la via…..

    Bel post, grazie Lois

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    • lois

      Cara Marta, grazie. Il rinnovamento estetico potrebbe essere il primo passo verso il rinnovamento. Speriamo riesca ad attecchire nella società, magari con un mondo più bello riusciremo a sopravvivere alle brutture che ci sovrastano!

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  • roceresale

    Meraviglia. Io torno da un agosto a Londra, dove passeggiare per Brick Lane è grande emozione. Di Jean Michel Basquiat mi innamorai al primo sguardo. E ora aggiungo che piazzetta Nilo non sarà più l’unica meta agognata.

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  • Stefano

    Bellissime opere e soprattutto è un bene che stia diventando una vera e propria arte, con un significato sociale riconosciuto. In effetti non sapevo chi fosse Bansky, ma negli ultimi mesi ho cominciato a conoscerlo, soprattutto grazie alla rete.
    Bel post, Lois!

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  • alessialia

    Ma sono stupende! delle opere così che danno la possibilità a tutti di poterle ammirare e godere di cotanto spettacolo.
    sono bravissimi e sono veri artisti!

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  • tiZ

    Lois lo vogliamo dire che siamo bellissimi? DiciamolO!!!

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    • lois

      Ciao tiZ, almeno per una volta possiamo essere certi di dirci che siamo belli, che per strada in tante ombre c’è molta bellezza, già tanta. Occorrerebbe ostentarla con maggiore coraggio e orgoglio anzichè rifugiarsi in inutili e tristi commediole!

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      • tiZ

        hai ragione loiS solo chi ama la bellezza dell’arte – in ogni sua espressione – non può che immaginarla in uno spazio aperto a tutti, a disposizione di tutti. Ricordi ? Ce lo siamo già detti : respirare arte educa al bello qualunque generazione, anche chi non ha l’opportunità di studiarla.

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      • lois

        Sicuramente, in alcuni cuori prima ignari, la bellezza ha fatto breccia

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