La stagione dei ricordi a metà

Sono sempre sulla libreria tutti belli allineati col loro carico di ricordi. Talvolta sfocati, talvolta si sono staccati con qualche immagine penzolante che c’è sempre. E poi li sfogli con piacere per riscoprire e rispolverare parti di te (di noi), della famiglia, degli amici che hai solo temporaneamente un po’ messo da parte. …E ti ritrovi piccolo nella tinozza a fare il bagnetto (tutti ce l’abbiamo un primo nudo integrale!) o il giorno del battesimo, coi cuginetti vestiti a carnevale oppure in vacanza al mare… Ce ne è per tutti i gusti e per ogni grado di emozione.

Poi ad un certo punto mentre scorri con l’indice le date che ci sono appuntate sopra i dorsi ti rendi conto che tutto ad un certo punto si è fermato. Saranno dieci anni… forse quindici quelli che mancano alla lista dei ricordi. Mancano gli album delle fotografie che ti ritraggono da adulto all’università e agli anni successivi fino ad oggi. E poi ti rendi conto che un rinnovamento tecnologico importante c’è stato anche se socialmente ha accorciato la nostra memoria. Il buco c’è proprio a partire dagli anni in cui terminavo gli studi universitari quando apparvero a buon prezzo le prime macchine fotografiche digitali. Quelle che hanno rivoluzionato (insieme ad altre innovazioni) il nostro modo di concepire la quotidianità. È quello già ci appariva come un grande passo avanti. Un modo per essere sempre documentati e per non perdere neppure un minuto della nostra vita (ed eravamo ancora ingnari che stavano per arrivare gli smartphone che avremmo utilizzato tutti come protomi ineliminabili del nostro corpo!).

A distanza di anni io credo che parte di quei minuti noi però li abbiamo proprio persi. Abbiamo scattato di tutto di più, tanto i rullini non c’erano e non finivano mai e poi non ci costava più niente scattare a raffica. Ricordo ancora le mie vacanze all’estero a scoprire città e monumenti, dove ogni foto con la macchina analogica era ponderata, le pose erano numerate e i rullini kodak pure (quelli neri e gialli, da 24 e da 36) che dovevi stare pure attento a caricarli bene perché si rischiava di lasciarli girare a vuoto e tornare a casa senza trovare niente nei negativi!!

E poi tutto ad un tratto l’estrema facilità di scattare e di sparare a raffica in ogni istante in ogni luogo ed ogni dove. Senza più alcuna selezione ne cernita. E poi erano talmente tanti i files da archiviare che tutti abbiamo rimandato a data da destinarsi la selezione giusta per poterne stampare qualcuna e riempire quei vuoti sulla libreria.

Siamo la generazione dei ricordi a metà (almeno quelli che come me hanno da poco superato i quaranta) che hanno le foto sul telefonino e sulle macchine digitali sempre ad attendere di essere scaricate e poi archiviate e poi selezionate per essere stampate.

È vero che i bei ricordi ciascuno di noi se li porta dentro, ma vi dico la verità, trovare quel vuoto sulla mia libreria mi immalinconisce e rende più difficile ritrovare quello spazio caro a cui sono molto affezionato.

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