Pensieri dolenti (e roventi) di un’estate calda

estate2015
* Avviso subito chi mi leggerà che questo è un post polemico, dettato più che dall’afa e dall’isteria di gestire il nuovo assetto climatico, dallo scoramento della politica e delle amministrazioni e dalla barbarie crescente che raggiunge quotidianamente mirabolanti picchi di eccellenza.

Dobbiamo chiedere scusa recita uno dei pezzi forti del partito che ha salvato dagli arresti un senatore del gruppo solidale alla poltrona. C’è da dire che la coerenza dei nostri politici è l’unico valore trasversale che li accomuna tutti, fuori da ogni forma e da ogni colore. Questo è il Paese che cambia, una storia già vista fatta di ricatti e di amoralità atte a sostenere un equilibrio precario fatto di maggioranze sfaldate e accordi inimmaginabili che sfidano ogni strabiliante e fantasiosa mente creativa. Come se ciò non bastasse ogni giorno il “super brand manager” di questo paese dei balocchi non manca di sparare raccontare senza esitazione le ultime news del nuovo che avanza e della crisi che passa; un non luogo che, almeno io, per quanto creativo e predisposto alla bellezza, stento a riconoscere. Sarà forse perché quando leggo i giornali (diversi, per cercare di rasentare minimamente la verità dei fatti) e scopro che la spending review (…perché poi ci piace assai fare gli international!) ha deciso di tagliare la sanità abolendo le spese folli che salvano la vita piuttosto che i vitalizi ai parlamentari di lungo corso oppure che ha aumentato sibillinamente di nuovo l’irpef piuttosto che il menù alla buvette di Montecitorio mi altero, anzi mi incazzo (mi si conceda l’eufemismo) e resto basito di fronte a tutta la messa in scena di questo cambiamento che si continua ancora a spiegare laconicamente con le parole del principe di Salina: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi”. Poi, continuando a sfogliare le pagine dei quotidiani scopro che per stabilizzare i precari scolastici, professori con vent’anni e passa di supplenze potrebbero anche essere sbattuti a chilometri di distanza (spezzando le relazioni familiari) con la sola alternativa del depennamento dalle graduatorie …e ancora ritornando sulla sanità, leggo che saranno i medici ad essere multati se abuseranno del loro ricettario, il che significa che se oggi la prescrizione di un esame di approfondimento può scoprire per tempo una malattia nefasta, sotto ricatto (perché di questo si tratta!), il dottore -suo malgrado- si muterà nel nostro boia. E non è tanto per dire o parlare per luoghi comuni è che la verità dei fatti è questa. Paghiamo tasse su tasse su tasse per vederci negata la sanità, la sicurezza delle strade e la loro pulizia. Basta vedere Roma (che questa volta ha solo preso la scena a Napoli per una questione di tempo) e le lotte intestine e gli appalti truccati e sempre i soliti nomi che si intrecciano a quelli dei piani alti che continuano indenni a perpetrare nei loro malaffari con dolo per le casse statali e soprattutto a restare impuniti, perché questa poi è un’altra storia alla quale non si pone rimedio. Sono decenni che ci parlano di malagiustizia (ci siamo capitati a vari livelli un po’ tutti) e sono anni che leggiamo sempre delle solite tragedie, di pene mai applicate, di sentenze che arrivano a distanza di 41 anni!!! (vedi la strage della loggia di Brescia, solo per citare l’ultima) e di altre che dopo trent’anni ancora non vedono la fine e di assassini pluripregiudicati che dopo pochi anni ritornano in libertà e di senatori che parlano anche di abolire le carceri invece di sostenere il riadeguamento del codice penale e le stragi stradali… e ancora tanto di cui vorrei scrivere ma poi mi rendo che siamo in piena estate e che tutti abbiamo voglia di staccare. Si ma poi staccare da cosa? Dallo stress? Dalle code? Dai pensieri?… e come tanti pinguini in fila, in una follia scriteriata ci avviamo in spiagge affollate senza spazio ritmate da schiamazzi, selfie e squilli e da un caldo asfissiante che è sempre quello più caldo degli ultimi anni.

E allora basta. Veramente Ebbasta di tutto (per citare gli amici di CartaResistente). Per un po’ forse occorrerebbe solo il silenzio, un silenzio vero che ci lasciasse riflettere sulle follie di questi nostri tempi. Un silenzio che ci riconducesse verso una coscienza civica ed una vera riappropriazione dei valori veri che ci hanno sempre contraddistinto (e penso alla famiglia, alla scuola, agli ideali…) perché forse a ripristinare quelli, riusciremo almeno a convivere in maniera più solidale tra le persone, quelle che come noi cercano con tenacia e sacrificio di non lasciarsi travolgere dalla marea di questo sudiciume.

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25 responses to “Pensieri dolenti (e roventi) di un’estate calda

  • sandro

    caro Lois, la classe dirigente di questo paese ha il senso civico del verme solitario a tutti i livelli, aziendali, politici, scolastici, ecc ecc

    l’intelligenza viene scambiata per la capacità di fare il proprio utile piuttosto che il bene comune, dimenticando che, come Cipolla insegna, chi fa il bene proprio a scapito di quello comune è un bandito e non un dirigente del proprio paese. Perché forse è proprio questo che manca, risulta del tutto assente: essere nominati dirigenti di un partito, di una azienda, di un ospedale, della scuola significa entrare a fare parte della classe dirigente del paese, dell’Italia e, in via subordinata, dell’Europa.

    Ciò detto ricordo, essendo vecchietto, che tutto l’europeismo italiota, tutto l’afflato nostrano verso i valori europei sono nati nella consapevolezza crescente che la classe dirigente politica nostrana non fosse all’altezza e che come già spessissimo in passato per noi italiani fosse meglio essere governati da altri, piuttosto che da noi stessi. Questo era vero certo all’epoca dell’ultima e declinante DC. Temo che in parte sia vero ancora.

    poi ci sarebbe tutto un discorso più ampio sulla finanza e sulla matematica che hanno invaso in chiave fintamente scientista la nostra vita comune producendo danni incalcolabili.

    ciao

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    • lois

      Ciao Sandro, purtroppo è così c’è una consapevolezza che ci lascia ormai del tutto assuefatti e privi pure di quella forza di combattere (sarà forse che ciascuno di noi è preso dalle sempre più ampie problematiche casalinghe). Però secondo me un avvio di “normalità” dovrà scattare a breve, partendo dal senso civico e dal proprio personale. A parte le eclatanti twittate delle star (che pure fanno bene… hanno una maggiore forza di smuovere le persone) secondo me è giunto il tempo in cui ciascuno di noi si deve impegnare maggiormente… dallo spazzare fuori l’uscio di casa a rispettare le piccole regole quotidiane (l’uso del casco, gettare la spazzatura ad orario, obliterare il biglietto dell’autobus…) per poter poi nuovamente sentirsi parte di una comunità da sostenere e proteggere. Purtroppo fino a quando avremo interventi random, fatti sempre dagli stessi (e in questo nostro essere sempre soli cresce poi la nostra sfiducia) tutti, in piena egoistica autonomia, si sentiranno autorizzati ad autogestirsi. Nel bene e nel male.

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  • Branoalcollo

    ti senti meglio dopo lo sfogo Lois?

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  • elena

    Finirai come me, in mezzo ai boschi senza televisore a leggere solo le notizie internazionali per non vedere né sentire quello che succede intorno a noi.

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  • Nicoletta De Matthaeis

    E’ tutto vero quello che dici, ma è anche vero che in Italia (per lo meno a Roma, che è la città che conosco) c’è un degrado morale che fa paura e un’insolenza e maleducazione mai viste prima, e solo pochi fanno il loro dovere. L’avranno provocato i nostri bravi governanti?

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    • lois

      Non da soli cara Nicoletta. Come scrivevo infatti in un commento, la colpa è comdivisa dall’assenza del senso civico dei cittadini che hanno, con o senza consapevolezza, contribuito al degrado prima di tutto morale e poi sociale sfociato nella devastazione in cui ci troviamo.

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  • ili6

    Dici che occorrerebbe il silenzio. Penso, invece, che siamo stati troppo silenziosi, troppo annichiliti dalla paura della crisi e dallo strapotere della politica, troppo mesti nell’assistere a tutto questo legiferare per decreto, a tutti questi governatori abusivi, a tutto lo sfacelo che gira attorno. S’, siamo corresponsabili, come cittadini, in tante cose, ma in altre no.
    La beffa della buona scuola di Renzi, ad esempio…tanto strombazzare per le nuove ammissioni di gente che già da decenni lavora. Ma ora ce la dobbiamo vedere con lo strapotere dato ai presidi…bella cosa, proprio bella…sapessi che brutta aria tira ai collegi dei docenti di tutte le scuole… E io cosa posso fare oltre lo sciopero e il NON voto a certi personaggi politici? Senza sindacati, che non esistono più, non hanno manco il tavolo contrattuale…, che faccio? I girotondi al colosseo? Sto in silenzio? Mi faccio licenziare??
    Mala tempu curri, presto inizieranno gli urli col botto. Temo.

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    • lois

      Hai perfettamente ragione. Il problema è proprio quello. È che non abbiamo più alcuna tutela. Quella del non-voto credo sia stata un’arma che molti di noi hanno giò usato, ma a vedere i risultati non ha sortito effetti. Purtroppo io in giro vedo tanta approssimazione e tanta disperazione assieme. Nelle famigli più umili iniziano davvero a sentirsi i problemi… ma in altri settori che almeno non hanno la difficoltà economica c’è strafottenza… e allora la rivoluzione credo sia difficile da fare ne avrebbe senso fare solo il girotondo!
      Io con molta sincerità sono molto sfiduciato… spero davvero possa iniziare a breve una rinascita dal basso per buttare via l’acqua sporca dal secchio!

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  • Stefano

    Credo che il tuo sfogo sia sufficientemente esaustivo. Posso dire? La cosa che mi fa più schifo è la finzione della Serracchiani, che dice che sia necessario chiedere scusa. La nostra finta democrazia si è trasformata in un’anarchia, nella quale non ci si chiede cosa sia giusto o sbagliato per il Paese. Ci siamo dimenticati dei valori della Costituzione. Forse Benigni, più che fare lo show in tv, dovrebbe fare dei corsi direttamente in Parlamento. Spiegando a quei 4 mafiosi che siedono su quegli scranni che non è uno scherzo.

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  • Soliloquio in compagnia

    Ciao Lois hai toccato anche il tasto dolente della “buona scuola”. Ho giusto fatto ieri la domanda x essere inserita nel piano, dopo anni in fascia utile per il ruolo e dopo tutti quelli di precariato su materie che con la laurea posso insegnare da precaria ma con l’abilitazione all’insegnamento non posso insegnare da docente di ruolo (altra assurdità solo italiana: è come dire che se hai una laurea non puoi fare il netturbino, citando un vecchio caso della nostra passata cronaca. Ma la cosa più assurda è che ho dovuto scegliere tutte le 20 province presenti nel piano anche se la maggior parte sono a 1000 km da casa mia. Ritorniamo alle vecchie immissioni in ruolo degli anni ’50/’60. Solo che all’epoca chi veniva chiamato in ruolo spesso era molto giovane e non aveva ancora messo su famiglia e se vogliamo, per motivi di indipendenza o riscatto, era disposto a trasferirsi in zone anche lontanissime. E noi? Alla soglia, per quanto mi riguarda, dei quarant’anni dovremmo abbandonare tutto ciò che abbiamo costruito per anni? Per cosa poi? Per avere uno stipendio che non ci consente di vivere fuori casa tra affitto, utenze, spese di trasferta, mantenimento della famiglia lontana? O dovrà di nuovo tutto il corpo docente neo immesso in ruolo trasferirsi in massa, figli a seguito? E chi si assume le conseguenze di uno sradicamento così importante?

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    • lois

      La “buona scuola” è stato solo l’ennesimo slogan promulgato in questo fantomatico miglioramento. È assurdo tutto quello che sta accadendo von le liste ferme da anni e le supplenze “di ruolo” ad infinitum. Quando nel lontano 1999 mi abilitai con l’ultimo concorsone mollai subito, ma perchè parallelamente allo studio avevo avviato la mia attività, così che il mio titolo è rimasto abbandonato in graduatorie a me sconosciute.
      So dirti solo che negli stessi anni due amici normanni di qualche anno più piccoli a 24 e 26 anni erano uno ordinario di storia antica e l’altra dottoranda di filosofia. Io ad oggi non ho mai ricevuto una chiamata e oltretutto ora (anche se mi dispiace solo moralmente) lo perdo pure il titolo tra i vari annullamenti di graduatoria. Purtroppo siamo un paese suicida dove è difficile vedere roseo il futuro!

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  • roceresale

    Non tengo più la forza nemmeno delle polemiche, vis polemica spenta. Solo schifo. Si può dire schifo vero?

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  • marco

    Caro Lois è sempre un piacere leggerti, sia per la forma che per i contenuti.
    Tuttavia anche se da un lato il mugugno è la critica sono comprensibili non condivido l’unidirezionalità delle responsabilità.
    I politici che ci governano altro non sono che l’altra faccia di noi stessi e dello spirito mafioso che ci attanaglia nel nostro vivere quotidiano, nelle nostre meschine ipocrisie, perchè dunque dovrebbero essere diversi da chi li vota ?
    Essi rappresentano la mediocrità e l’ipocrisia dell’italiano medio con pregi, difetti e scheletri nell’armadio. Fa parte del nostro bagaglio culturale avere dei rappresentanti simili a noi.
    Perchè forse siamo tutti immuni ?… nessuno ha mai chiesto un favore, nessuno mai una raccomandazione per un figlio, nessuno mai ha pagato una fattura in nero.
    Siamo fatti della stessa pasta, ecco perchè loro sono i nostri degni rappresentanti, ecco perchè non abbiano avuto il coraggio di scendere in piazza a manifestare il nostro disappunto.
    Abbiano taciuto in silenzio, ci siamo lasciati governare da un Sindaco, nemmeno mai eletto deputato, abbiamo acconsentito al colpo di spugna accecati dall’antiberlusconismo, prima con Monti, poi con Letta e alla fine con Renzi, senza battere ciglio.
    Sono anni che non vedo più le manifestazioni di un tempo, dove sono andate a finire tutte quelle bandiere «Rosse» dei sogni dei miei anni migliori ?
    Non sono esente dalle mie colpe. Sono fuggito dall’Italia negli anni ’80 e costruito la mia vita lavorativa all’estero, di questo non ho rimpianti, ma non ho fatto nulla per cambiare il mio Paese…se non per me, forse, avrei dovuto provarci per i miei figli…per i nostri figli.
    Non sarebbe servito a nulla, ma almeno mi sentirei meglio.

    Con simpatia
    Marco

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    • lois

      Ciao Marco bentrovato. Sono d’accordo con te che siamo tutti nella stessa barca, e come dicevo la legalità nasce nelle piccole cose che ciascuno di noi dovrebbe fare. Ad un certo punto della nostra storia tutto si è incancrenito facendo piacere a tutti (politici e cittadni) ed ora non abbiamo da fare altro che lasciarci cadere le braccia! io non credo si possa fare più di tanto e non credo più alla storia della goccia e del mare. Siamo talmente messi male che altro che granellino di sabbia che si sposta. Qualunque gesto indiviudale non credo possa più andare a buon fine. Certo nella quotidianità ciascuno se diventasse più civile, qualche migliora sociale certamente potrebbe realizzarsi … ma per il resto le grandi rivoluzioni hanno lasciato lo spazio alle grandi solitudini!

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