Niente di buono sul fronte orientale

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

Un nuovo spettro si aggira per l’Europa… e, purtroppo (o per fortuna) non è il comunismo ma la corsa agli armamenti che si diffonde nel vecchio continente a macchia di leopardo come conseguenza della crisi ucraina.

Leggevo in questi giorni degli approfondimenti in merito alle nuove manovre in atto in Europa a fronte della continua e silente minaccia russa che ha completamente attanagliato nella morsa della guerra il paese ucraino, in una battaglia che non è mai terminata (da fonti non confermate si conterebbero ad oggi circa 6mila vittime solo in Ucraina tra militari e civili e almeno 3mila tra i reparti russi di frontiera) ma solo messa a tacere sui media dalle diplomazie a favore di rapporti commerciali che continuano a scricchiolare, perché come ha detto di recente Putin, durante la sua visita italiana, le sanzioni sono nocive per tutti e per l’Italia in particolar modo.

Lo zar di tutte le russie ne è certo di questi rischi e resta saldo al suo posto sparando a zero su ogni deleterio argomento. In una delle ultime uscite ha anche affermato che “se volessimo, potremo prendere Estonia, Lettonia, Lituania e Polonia fino al confine tedesco in due settimane”.

E proprio da uno di quei Paesi dell’Est, la Lituania è nata questa mia riflessione. Sempre sfogliando a iosa riviste e giornali che fanno poche moine e molta informazione, ho scoperto di un bel progetto fotografico di Neringa Rekasiute, carico di pensieri e di emozioni, realizzato nella nazione lettone, dove a fronte delle continue e sempre più attuabili minacce, è stato reintrodotto il servizio militare obbligatorio. La fotografa ha chiesto ai suoi modelli, ragazzi chiamati alle armi, come vedono il futuro per la loro vita. Le lacrime tangibili in ciascuno di quei ritratti rendono eloquenti le loro risposte.

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

È indubbio, la guerra pare stia lentamente rientrando a far parte delle nostre vite.

Occorre pensare che vicino a noi la Polonia (oggetto anch’essa delle farneticanti uscite del premier russo) ha ampliato le spese militari del 38% negli ultimi dieci anni ed ha in atto una trattativa con Washington per accogliere sui propri confini le truppe che gli Usa starebbero ipotizzando di schierare a favore della Nato per sostenere il precario equilibrio nel continente.

Non solo! La pacifista e neutrale Svezia ha rafforzato le spese per la difesa del 5,3% e conta di portarle al 12% nell’arco dei prossimi sette anni. Idem in Finlandia (luogo notoriamente ameno) dove il governo di Helsinki ha disposto la massima allerta tra i reparti speciali della difesa.

A casa del principale colpevole di tutto ciò, i militari non sono rimasti a guardare. Con un esercito che conta ad oggi 830mila soldati in servizio, la grande madre Russia ha rafforzato un’alleanza strategia in campo energetico con il gigante orientale cinese, il cui presidente era seduto accanto a Putin il 9 maggio alla parata di Mosca per le celebrazioni della vittoria della seconda guerra mondiale. E giusto per stare in tema, anche la Cina in questi anni non è stata a guardare e tra circa 20 anni -secondo le stime degli analisti- avrà raggiunto la spesa più alta al mondo per la militarizzazione (ma attualmente non se la passa male, essendo seconda solo agli Usa!).

Intanto alle nostre porte (mentre l’Ungheria, proprio in queste ore dichiara di voler alzare mura alte quattro metri al confine serbo) si teme molto il fallimento della Grecia che pare sia sempre più vicina al tracollo che contaminerebbe almeno mezza Europa, noi inclusi. In casa invece, da Lampedusa a Ventimiglia ci ritroviamo con l’annunciata emergenza migranti, che sta mettendo a dura prova le relazioni sociali e politiche, interne ed estere, minando ogni relazione diplomatica.

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

Lithuanian conscripts © Neringa Rekasiute

C’è qualcosa nel mondo che si è nuovamente rotto. A distanza di cento anni dallo scoppio della prima guerra mondiale e a settanta dalla fine della seconda, tutti questi segnali non sono rincuoranti, anche se poi molto probabilmente (almeno me lo auguro) ci saranno non battaglie di terra ma blocchi economici che ci ridurranno di volta in volta inermi nei confronti dei più forti sempre pronti a minacciare armi nucleari alla mano. E intanto le relazioni, il rispetto e la solidarietà diventano episodi d’antan perché oggi il faut cultiver son jardin, “non si può mettere a repentaglio il proprio benessere”. La serenità val bene una guerra, basta che sotto attacco non siamo noi. Questo pare sia il segnale che l’Europa continuamente stia lanciando e intanto fuori dal nostro giardino il resto muore.

* * *

PS non voglio tediarvi ed angosciarvi con tutti questi numeri, ma è bene che ogni tanto li andiamo a leggere per comprendere veramente dove stiamo andando.

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12 responses to “Niente di buono sul fronte orientale

  • elena

    Dell’argomento di cui parli conosco solo quello che scrivono i giornali, di cui mi fido molto poco, per cui ti ringrazio per il tuo illuminante articolo. La Russia si sente probabilmente sotto assedio per colpa delle politiche europee e quindi mostra i muscoli e gli Stati confinanti reagiscono preparando una situazione adatta alla guerra e ad un intervento militare occidentale. Chi manovri veramente questo stato di cose forse non lo sapremo mai anche se qualche sospetto mi si affaccia alla mente. La Russia è un Paese ricco di risorse minerarie e ora con un clima meno freddo. Resta il fatto che chi paga il conto sono sempre i più deboli come ha descritto molto bene l’artista di cui scrivi.

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    • lois

      Ciao Elena, sicuramente le informazioni che emergono devono sempre essere selezionate e comunque prese con “le pinzette” come si suol dire. Non avremo mai un quadro reale dei veri accadimenti, possiamo solo noi criticamente e con un minimo di coerenza selezionare le argomentazioni, perchè poi la storia parla chiaro. Sul fatto che a pagare siano sempre i più deboli, purtroppo quella è l’unica certezza e i fatti ce lo dimostrano. Per tutto il resto c’è una gestione sostenuta dal filo sottile e crudele dell’economia che gestisce reazioni ed azioni senza alcun rispetto per nessuno.

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  • sandro

    leggendo l’intervista a Putin sul corriere di qualche giorno fa emerge con chiarezza l’orgoglio di un uomo che non accetta gli stati uniti come “gendarme” dell mondo. ogni avvicinamento di paesi contigui ai confini russi a quello che lui considera il proprio avversario (america) è vista come una minaccia a cui segue una reazione. ricorda Putin che il budget militare degli Stati Uniti è maggiore di quello di tutti gli altri paesi occidentali messi insieme. l’installazione di missili nei paesi baltici puntati su mosca è considerato un pericolo. tant’è annuncia la costruzione di 40 missili capaci di scavallare l’oceano. quindi il clima è quello di cuba anni sessanta. d’altronde fino a quando la russia non verrà avvertita dalla opinione pubblica occidentale come un paese realmente democratico e non come un posto dove gli oppositori politici muoiono misteriosamente credo sia inevitabile un crescendo mediatico (e reale) di aggressività con conseguenze vere sui poveri ucraini e baltici.

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    • lois

      Ciao Sandro, purtroppo come dicono i migliori giornalisti ed analisti, siamo di fronte ad una nuova guerra fredda… a colpi di minacce e di blocchi economici (e di nuovi muri vista la dichiarazione ungherese di ieri!). Le superpotenze si dispongono l’una di fronte all’altra mentre i piccoli soccombono senza possibilità di risposta (ne tutela).

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  • Nicoletta De Matthaeis

    C’è da avere paura con quel dittatore di Putin…. E poi c’è da vergognarsi: vedere tanti soldi spesi in armi e allo stesso tempo tanta fame, tanti rifugiati…. solidarietà zero.

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    • lois

      Hai proprio ragione Nicoletta. Tantissimi soldi investiti in armi e migliaia di persone abbandonate al loro destino, quando basterebbe veramente poco… ma si sà homo homini lupus

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  • tramedipensieri

    Tra Russia e America non saprei chi scegliere. Ci manovrano con le notizie che più fa comodo a loro….
    Ma le lacrime di questi ragazzi sono vere. Questi ragazzi non c’è l’hanno proprio con nessun ragazzo russo o americano…non sono assassini.
    Dovessi essere costretta ad indossare una divisa io, mi ucciderei.

    Ciao Lois
    .marta

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  • Stefano

    caro Lois, proprio in un commento del mio ultimo post scrivevo che non citavo l’Ucraina fra le non gestioni dell’Europa e sapientemente ci hai pensato tu. Articolo molto interessante, le foto dei ragazzi chiamati alla guerra fanno venire un groppo in gola.
    È forse vero che stiamo vivendo una guerra senza toccarla con mano, ma che sta però uccidendo migliaia di persone. Senza peraltro far nulla per impedire questo lutto.
    Grazie del contributo.

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  • Tratto d'unione

    Queste foto sono strazianti, non riesco a guardarle.
    Il quadro che descrivi sembra sempre più accreditato, tuttavia non se ne parla che tra le pieghe dell’informazione.
    Che faccio? Rinnovo il passaporto anche per mio figlio?
    😦

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    • lois

      È vero. Tutto questo scritto è nato perchè ho guardato quelle foto che mi hanno lasciato molto amareggiato ed emozionato, perchè ho pensato a quelle persone che vivono in europa, ma limitrofe allo scontro. La loro percezione è sicuramente più reale della nostra, ed è questo che quelle foto sono molto più drammatiche!

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