Acv Acv 20

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20/36 È QUASI NATALE
(Via Benedetto Croce)

20/36 È quasi Natale (Via Benedetto Croce)

20/36 È quasi Natale (Via Benedetto Croce)

C’è poco da dire, oltrepassare il Gesù e infilarsi per via Benedetto Croce e come anticipare i giorni che precedono il Natale. Per tutti i napoletani (o quasi) il passaggio nel decumano inferiore, Spaccanapoli, si associa con immediatezza alla strada dei pastori, quella via San Gregorio Armeno che pure in pieno agosto si presenta agli occhi dei passanti con le sue bancarelle colme di figurine di terracotta (e ahimè! sempre più di plastica direttamente made in China).

Sono sempre lì tutte allineate per soggetto e poi, quasi ovunque ci sono le testine quelle ancora senza colore ne occhi, perché come tradizione vuole, quelle importanti gli occhi li devono avere di vetro. E così macabramente, come in un’immensa fossa comune si accatastano visi di popolane e di venditori, di belle dame e vecchi col gozzo. Sono dettagli dal grande fascino e ricchi di storia in un percorso che inizia oltre due secoli fa, quando nelle case dei nobili si faceva il presepe per imitare quella passione di Ferdinando IV che amava le statuine scolpite nel legno abbigliate con le sete di San Leucio.

L’attraversamento dei vicoli di Napoli è un continuo rimando al passato in un’ininterrotta sequela di aneddoti e di fatti che si raccontano ogni volta con un finale diverso e con un’enfasi tutta locale che non tiene mai conto del tempo trascorso, in una continua simbiosi tra passato e presente. Via Benedetto Croce, per esempio, è ricca di testimonianze dei tempi migliori che ancora si affacciano dai palazzi nobiliari, quelli che avevano perfino gli spegnitorcia davanti al portone e per ciascuna casa si narra di amanti e di passioni, di armi e di tensioni. Oggi lungo quell’asse ci sono molte suggestive botteghe, quelle più colorate con la pasta e con i dolci al profumo di sfogliate e di pastiera e quelle più scure che tramandano le regole dell’artigianato in un continuo alternarsi di voci e canzoni che mostrano la strada come vera arteria pulsante della città. E poi tra le blasfeme voci si inframmezzano i cori che dalle chiese al primo mattino si espandono fino ai palazzi. E penso a Santa Chiara, quel Munasterio che ne ha viste di cose e di cambiamenti e sui cui scranni ancora i napoletani si rannicchiano per trovare un po’ di pace. Perché mentre fuori il mondo pullula sin dall’alba, lì dentro vigila il silenzio o il canto, in un’eco che rapisce e ti avvolge in maniera viscerale.

È difficile girare l’angolo della piazza, infatti, e non sentirsi immediatamente parte di quello spazio che come un formicaio è sempre in movimento, dal mattino alla sera senza mai interrompersi del tutto neppure la notte. È così. È un luogo magico proprio come il Natale anche quando ti giri e ti accorgi che intorno è ancora estate.

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