Gli Iris e le Rose di van Gogh

dipingere in modo tale che… tutti coloro che hanno occhi possano capire

Per la prima volta gli Iris e le Rose di van Gogh sono stati esposti insieme in una bella mostra al Met Museum di New York, allestita ed aperta al pubblico proprio nel periodo della loro fioritura vera e per farlo il museo ha chiesto la collaborazione anche del giardino botanico newyorkese.

Dipinti nell’ultimo anno della sua vita questi immensi dipinti sono un inno alla natura celebrata con i colori più belli, una natura ammirata nel pieno splendore della Provenza, poco prima che venisse rinchiuso a St-Remy, sotto un sole che sa regalare una luce unica nel suo genere, ricercata non a caso da tutti i principali artisti di ogni epoca.

Le quattro composizioni restarono di proprietà dell’artista fino alla sua morte prematura quando poi furono separate. Le Rose della National Gallery furono acquistate nel giugno del 1891 dal collezionista francese Paul Gallimard, mentre le altre tele furono spedite alla famiglia del pittore nei Paesi Bassi per poi essere solo successivamente vendute e disperse.

La forza di questi dipinti è principalmente racchiusa nella freschezza e nella bellezza dei fiori protagonisti assoluti insieme al colore. Van Gogh lo sapeva che i fiori appassiscono in fretta e quindi occorreva ritrarli tutti in una volta in un tempo rapidissimo; ed è questo, infatti, quello che si legge in queste opere, la spontaneità e l’immediatezza di un ritratto istantaneo capace di riportare in un’immagine vigorosa (tutt’altro che natura morta) tutta la potenza della natura in un’espressione magniloquente ed esplicita della rinnovata dimensione artistica del nostro Vincent che li dipinse a metà maggio del ’90. Appena due mesi dopo si uccise, lasciando in eredità dunque anche questa primavera che paradossalmente è un inno alla gioia di vivere, quella stessa che lo animava a tratti in una vita troppo turbolenta e passionale.

Vincent van Gogh. Iris, olio su tela (cm 92,7x73,9) - Van Gogh Museum, Amsterdam

Vincent van Gogh. Iris, olio su tela (cm 92,7×73,9) – Van Gogh Museum, Amsterdam

Purtroppo negli anni i colori (essendo già tutti moderni e di fabbricazione chimica) sono spesso scoloriti e le modalità di interazione sono state falsate, pur mantenendo la loro potenza. Vincent scriveva al fratello Theo di quanto fosse importante mettere in relazione i colori così che rafforzandosi a vicenda tutta la loro forza sarebbe apparsa senza mezzi termini, una forza che è fuor di dubbio si nota ancora negli Iris del Van Gogh Museum di Amsterdam, un olio su tela del 1890 (cm 92,7×73,9). L’11 maggio di quell’anno, infatti, Van Gogh in una lettera al fratello scritta dalla Provenza, poco prima che fosse ricoverato, gli annunciava la creazione di due grandi tele con mazzi di iris viola. Una delle due era realizzata “in piedi” (in verticale) ed aveva i fiori contro uno sfondo giallo limone, in modo da ottenere un “rafforzamento a vicenda” dalla loro complementarità (nella gamma dei colori il giallo ed il viola sono complementari ed uno da forza all’altro; Van Gogh era a conoscenza dei recenti studi scientifici sui colori e ne adottò le regole nella sua produzione). È evidente che stiamo parlando della tela conservata in Olanda, una tela che come ricorda sempre la lettera, avrebbe messo molto ad asciugare, tanto che fu affidata ad un uomo che se ne prese cura dopo la partenza di Vincent.

Vincent van Gogh. iris, 1890  - olio su tela (cm 73.7 x 92.1) . The Metropolitan Museum of Art, New York

Vincent van Gogh. iris, 1890 – olio su tela (cm 73.7 x 92.1) . The Metropolitan Museum of Art, New York

L’altro dipinto con gli Iris custodito al Metropolitan è come gli altri datato al 1890 (cm 73,7×92,1) ma al contrario di quello di Amsterdam sviluppa in formato orizzontale. Anche questa tela è probabilmente quella citata nella lettera a Theo, e potrebbe riferirsi proprio a lei l’artista quando parla della ricerca di un’armonia morbida creata da uno sfondo rosa chiaro dove si stagliavano gli iris con il loro viola.

Vincent van Gogh. Rose, 1890 - Olio su tela. National Gallery of Washington

Vincent van Gogh. Rose, 1890 – Olio su tela. National Gallery of Washington

Anche per le rose ci troviamo con due dipinti in opposto formato, le prime, quelle che sviluppano in orizzontale sono state prestate della Nationa Gallery di Washington DC e di loro Vincent scrive nella lettera dell’11 maggio 1890: “Sto lavorando su una tela di rose su uno sfondo verde chiaro”. In un catalogo d’esposizione del 1928 il dipinto viene così descritto: “un grande mazzo di rose bianche e rosa è posto in una brocca color terracotta naturale. I rami di rose cadono oltre il bordo del vaso e a terra. Un ramo si trova in primo piano, un altro a sinistra. Il vaso è posto su un piano verde con sullo sfondo un verde Veronese, striato di bianco”.

Vincent van Gogh. Rose, 1890 – Oilo su tela (cm 93 x 74). Metropolitan Museum, New York

Le altre Rose, nella tela verticale del Metropolitan, rafforzano il vigore della pennellata e si mostrano in un vaso verde.

A mio avviso c’è poco altro da aggiungere alla descrizione di queste opere che sono di una bellezza inenarrabile. Una bellezza che oltrepassa ogni tempo ed ogni stile per diventare un istante di immensità in una meravigliosa fetta di vita che ci è stata regalata da Van Gogh.

 

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22 responses to “Gli Iris e le Rose di van Gogh

  • nerodavideazzurro

    C’è dentro tutta la vita dei fiori tradotta dall’anima del pittore. Stupendi davvero! Grazie dell’articolo!!

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  • iraida2

    Che gioia per gli occhi! Quanta bellezza!

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  • poetella

    mamma mia che meraviglia!

    Sono venuta a rileggere/rivedere il tuo bel post…
    Viva i fiori e Van Gogh e la Bellezza!

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  • tramedipensieri

    Splendidi! Conservano la delicatezza e la forza altro che “natura morta” come giustamente hai scritto…
    Il suoi ultimi pensieri dedicati alla bellezza.

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  • amoreplatonico

    Dovremmo prendere, fare le valigie, partire e andare al Met.

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  • sandro

    caro Lois, mi sono permesso di condividere sul mio blog questo tuo post, al solito intenso e preciso. ciao

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  • Anifares

    Ho visto da poco al cinema un documentario su Van Gogh… fatto bene e molto bello. La vita del Van Gogh artista e di come sia cresciuto come tale durante la sua vita e dei suoi cambiamenti dai Mangiatori di patate alle sue ultime tele.

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    • lois

      Ciao Anifares, senz’ombra di dubbio lavita di van Gogh è stata un susseguirsi di emozioni (condensate pochissimi anni). Pensa che i “mangiatori di patate” sono del 1885 e i fiori pubblicati (che sono tra gli ultimi lavori) sono del 1890. In cinque anni stravolse completamente il suo modus operandi creando capolavori assoluti che all’epoca non furono compresi, ma già pochi anni dopo, vennero eletti come capisaldi dell’espressionismo!

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      • Anifares

        Fu la luce a farlo stravolgere ma questa è solo una mia teoria! 🙂

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      • lois

        In parte è vero e la vita nel Midì sicuramente gli aprì nuovi orizzonti, ma non dimentichiamoci che negli anni in cui avviò la sua storia c’erano gli impressionisti ed erano arrivate le stampe giapponesi … e uscito dal suo “piccolo mondo” olandese sbarcò in primis a Parigi dove si stava rifacendo la storia dell’arte di ogni tempo!

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  • tielyanna

    Personalmente preferisco i girasoli, ma è ovviamente questione di gusti, davanti a Van Gogh non è possibile far critiche 🙂

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  • Stefano

    Hai ragione, non credo ci sia nulla da aggiungere di fronte a questi capolavori. Del resto, come deici tu nell’incipit “dipingere in modo tale che… tutti coloro che hanno occhi possano capire”.

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  • wwayne

    Da quello che scrivi mi sento di consigliarti questo film: https://wwayne.wordpress.com/2014/02/16/capolavoro/. Per noi amanti dell’arte è semplicemente imperdibile. L’hai già visto?

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    • lois

      Ciao Wwayne e benvenuto! Si, Monuments Men l’ho visto alla sua uscita (ovviamente sono corso a vederlo) ed ho letto anche alcuni libri in merito. Sinceramnete mi ha appassionato molto per l’interesse che ho rispetto al mondo dell’arte, però non mi ha soddisfatto del tutto. Credo sia stata una storia un po’”allegerita” e resa molto cinematografica per rendere nell’immediato quella che può essere stata l’attività impegnativa e pericolosa insieme, in un tempo dove forse, di fronte alla devastazione ed alla perdita ingente di vite umane, l’impiego di “tante forze” per l’arte dovette non essere compreso da molti. Per nostra fortuna, invece quell’attività, molto sostenuta in Italia da diversi studiosi e “custodi” coadiuvati da questi eroi americani ha salvato il nostro fondamentale Patrimonio.
      Resta di fatto che va riconosciuto a questo film, la capacità di aver attualizzato un tema importante della nostra storia e di averlo portato alla conoscenza del grande pubblico.

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      • wwayne

        Esatto. Questa è la grande potenza del cinema: far diventare di tutti delle storie che altrimenti conoscerebbero in pochi. La meravigliosa storia di Hotel Ruanda, ad esempio, se non era per il film l’avrebbe conosciuta giusto qualche africano e poco più. Grazie per l’ottima e ricchissima risposta! 🙂

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