Picasso, Gauguin, milioni e nababbi

Pablo Picasso. Les femmes d'Alger (1955)

Pablo Picasso. Les femmes d’Alger (1955)

Stabilendo nuovi eccezionali record, come era prevedibile, in questo maggio newyorkese si sono chiuse le due principali tornate d’aste di Christie’s. Due sessioni: Looking Forward to the Past il giorno 11 ha totalizzato poco meno di 706 milioni di dollari mentre Post-War and Contemporary Art Evening Sale ha realizzato poco meno di 659 milioni di dollari.

Protagoniste assolute Les femmes d’Alger di Picasso, una tela di 114 x 146,4 cm appartenente alla serie dedicata dallo spagnolo all’omonima opera di Delacroix* (nella sessione dell’11 maggio).

La tela di Picasso, aggiudicata in 11 minuti per circa 180 milioni di dollari (poco più di 160 milioni di euro) da un anonimo acquirente che è intervenuto telefonicamente è datata 14 febbraio 1955 e rappresenta la conclusione di un percorso durato due mesi, un omaggio fatto al suo amico/antagonista Henry Matisse, da poco scomparso. Oltre 100 studi su carta e altri 14 dipinti prodotti dal dicembre del ’54 (Matisse era morto in novembre) al febbraio del ‘55 che raggiungono l’apoteosi e la conclusione nel dipinto che ha segnato il record assoluto per l’opera più costosa acquistata all’asta (scalzando il precedente record di Francis Bacon di appena 142mln). Eugène Delacroix con il suo orientalismo era evidentemente un chiaro riferimento all’arte di Matisse grande ricercatore di quel decorativismo, perché come ebbe lui stesso a dire “la revelation m’est venu de l’Orient”.
L’opera è una manifesto dello stile e delle innumerevoli evoluzioni di Picasso, un dipinto stilisticamente accostato alle Damoiselles d’Avignon (1907) e a Guernica (1937), una summa di quella che fu la sua arte in ogni epoca perché come lui stesso scrisse: Per me non esiste né passato né futuro nella mia arte.

Insieme al Picasso altri capolavori hanno raggiunto stime elevatissime (nella stessa serata) tra cui una scultura filiforme di Giacometti del 1947 che ha raggiunto la cifra scottante di 126 milioni di euro. Importanti anche le presenze di altri artisti del Novecento, ma la sorpresa maggiore è destata -a mio avviso- dal bue squartato (1923) di Chaim Soutine (poco più di 28 milioni di dollari), un artista lituano operativo nella prima metà del secolo scorso a Parigi, negli anni della Bohème, che ha sempre vissuto di stenti e alla fine dei suoi giorni nel 1943, fu proprio grazie a Picasso se le sue spoglie non furono gettate in una fossa comune poiché il pittore si incaricò del funerale a proprie spese.

L’appuntamento di ieri, al Rockefeller Center di New York, quello dedicato alle opere dal dopoguerra ad oggi, pure ha segnato la presenza di risultati sorprendenti, anche se a fronte dei 160 milioni delle Femmes d’Alger, i loro importi sembrano poca roba!

Il pezzo forte della serata a cui era stata dedicata la copertina del catalogo, la tela di Lucian Freud, ha totalizzato 56 milioni di dollari mentre l’opera di Francis Bacon (detentore del precedente record assoluto) è stata battuta per poco meno di 48 milioni di dollari. Andy Warhol sold out ovviamente conteso in diversi lotti a colpi di rilanci velocissimi. Un rosso di Rothko, il n.10 è stato acquistato per poco più di 81 milioni di dollari!

Paul Gauguin. Nafea Faa Ipoipo (1892)

Paul Gauguin. Nafea Faa Ipoipo (1892)

Di fronte a queste cifre stratosferiche c’è molto da riflettere, ma come ho già più volte scritto, è nell’ordine delle cose e del mercato finanziario che ha fatto dell’arte materia viva e la più produttiva e sicura in assoluto per i rendimenti. In relazione all’ennesimo nuovo record annunciato di Picasso (che riprende la scena mondiale a distanza di quarant’anni dalla morte) c’è da dire che se è vero ciò che è trapelato qualche mese fa, l’opera più costosa in assoluto sarebbe non quella battuta da Christies (che lo è per gli acquisti alle aste), bensì una di formato più piccolo di Paul Gauguin del 1892 che sarebbe stata acquistata (con una transazione privata) dalla famiglia reale del Qatar per 300 milioni di dollari. Se davvero fosse confermata questa notizia (sulla quale si serba un silenzio ufficiale e quindi il condizionale è d’obbligo) in assoluto “Nafea Faa Ipoipo / Quando ti sposi” risulterebbe l’opera d’arte in assoluto più pagata al mondo e nella storia.

* * *

Les nouveaux riches è evidente che abbondano in aree che fino a qualche decennio fa non rientravano neppure in determinati contesti ed invece oggi rappresentano i protagonisti di riferimento per le principali fette di mercato mondiale. Nel mondo dell’arte e del contemporaneo in particolare grande fermento c’è poi nei paesi orientali dove i nuovi gerarchi delle industrie e tycoons stanno acquistando a cifre da capogiro lotti importanti nelle principali aste mondiali. In Europa i grandi collezionisti, quelli noti che comprano alla luce del sole sono ancora attivi anche se ad oggi non ci sono più grandi e conclamanti scoperte di nomi e di acquisti. Basta pensare però che tra i noti mecentati compare in primis Bernard Arnault (il patron tra gli altri di Louis Vuitton) che per esporre le sue opere si è fatto costruire direttamente un museo da Frank Gehry, nel centro di Parigi!

Eugène Delacroix. Femmes d'Alger dans leur appartement (1834)

Eugène Delacroix. Femmes d’Alger dans leur appartement (1834)

* Dipinta nel 1834 dall’artista francese (custodita al Louvre) a Parigi dopo il suo rientro dal viaggio tra il Marocco e l’Algeria dove aveva accompagnato un luogotenente del re in visita al sultano, la tela è la trasposizione delle sue sensazioni benevole nei confronti di quell’affascinante paese. L’artista fu autorizzato a visitare un harem che probabilmente fu la fonte della sua ispirazione. Esposta al Salon dello stesso anno fu definita da Charles Baudelaire un piccolo poema d’interni, per quell’atmosfera tangibile e sensuale che evoca una sinestesia dei sensi; Renoir disse che il n’y a pas de plus beau tableau au monde. 

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2 responses to “Picasso, Gauguin, milioni e nababbi

  • elena

    Il tuo splendido articolo è riuscito a risvegliare il mio mal celato pessimismo a proposito dell’evoluzione dell’umanità in senso positivo come proclamavano gli idealisti. Infatti non posso non fare il paragone tra queste aste, frutto di abili commercianti privi di scrupoli e frequentati dai nuovi ricchi desiderosi di nascondere e ripulire i risultati delle loro spesso feroci operazioni commerciali, e l’amore per l’arte dei Signori del Rinascimento che proteggevano e chiamavano alle loro corti gli artisti (magari qualche volta non li pagavano, ma sicuramente li capivano) Il risultato di queste mie tetre considerazioni consiste nel fatto che non posso non pensare che siamo davanti ad un nuovo Medioevo in cui pochi posseggono la Terra e i molti sopravvivono a stento e in cui l’arte è la serva del Dio denaro

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    • lois

      Grazie Elena. Certo su quello che dici non posso ribattere molto, in realtà è quello che penso anche io. Ai pochi è offerta l’opportunità di spartirsi il mondo a colpo di milioni e lo stesso discorso si è spostato anche in ambito artistico. Come ci siamo sempre detti, il valore vero e intrinseco dell’opera passa decisamente in secondo (se non terzo) piano per favorire l’attività di un investimento sicuro e redditizio, paradossalmente oggi più dell’oro e del petrolio che sono beni decisamente in discesa libera.
      Ho un piccolo aneddoto da svelare (forse lo avrò già fatto qualche altra volta tra queste pagine, ma è sintomatico di quello che diciamo). Qualche anno fa ho incontrato un importante collezionista di arte contemporanea, con una collezione da metter i brividi per vastità, completezza e modernità (sempre agigornatissima). Mettendomi nei suoi panni (avrei amato essere io il collezionista… sigh!) gli chiesi se non provasse un po’ di tristezza a disfarsi delle opere che continuamente mette in vendita e sostiuisce con le nuove. Mi rispose che non gliene importava nulla (senza mostrare alcuna esitazione). Ebbene quella sua risposta confermò in parte quelle che sono le mie perplessità su questo “confezionato” mondo dell’arte contemporanea e del suo mercato!
      Immagino che quando Federico da Montefeltro si fece ritrarre da Piero o Lorenzo il Magnifico si circondò dei maggiori artisti del tempo non lo facesse solo per ampliare il proprio prestigio… ma evidentemente erano quelli altri tempi

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