Il mio vestito azzurro. Confessioni random

from Young Goethe in Love (2010) Philipp Stölzl

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Quando fui colto dalla malattia di leggere ero molto giovane e perlopiù mi nutrivo di quello che i professori mi consigliavano e mi facevano studiare. Tra i tanti testi un giorno mi arrivò tra le mani uno di quei tascabili che hanno favorito la diffusione dei libri. Lo ricordo ancora. Aveva in copertina il ritratto di un gentiluomo in mezzo alla natura e quello che mi accingevo a leggere erano I Dolori di Werther quello strano giovane che indossava un frac azzurro col panciotto giallo per affascinare la sua Lotte.

Oggi a distanza di anni non saprei dire se quelle lettere di Goethe mi abbiano condizionato o hanno solo assecondato la mia indole.
Per tutte quelle volte che mi è battuto il cuore per quelle parole non dette o per i sorrisi fugaci. Per tutte quelle telefonate col gettone nelle cabine, quando i preamboli per farti coraggio erano tanto lunghi e futili che nel momento cruciale cadeva la linea e tu li ad ascoltare pentito quell’odioso tuttuttù che scandiva il tempo alla tua delusione. Per le altre telefonate, quelle a casa per tutte le volte che trillava il telefono e fino alla fine non sapevi se all’altro capo ci fosse lei. E il timore e la sfrontatezza di quei primi baci e le occasioni mancate. Le lettere che scrivevo e quelle che ricevevo sulla carta profumata e quel piacere di leggerle di nascosto per non mostrare le vampe di rossore che mi bruciavano vivo. E poi tanti di quei giorni a crogiolarti che l’amore fosse quello e che aveva ragione quel tipo che aveva scritto le lettere e spiegato i suoi tormenti…

Poi di tempo ne è passato e di libri pure e tra amori e giorni son passati un po’ di anni ma a volte ci penso a quel tempo trascorso con Werther di cui mi porto ancora addosso il senso di eleganza e galanteria, quel suo essere profondo e forse mai veramente aperto e schietto, stretto nei confini a volte invalicabili delle parole scritte piuttosto che urlate.

E allora penso che quel libro abbia solo assecondato il mio essere e che si sia poi dissolto, lasciando decantare le parole e i fatti che si sono sovrapposti e fusi con quelli di altre storie, lette e vissute che si sono succedute.

* * *

Che  poi a pensarci da grande io un vestito azzurro l’ho comprato.
E mi è piaciuto anche tanto!

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17 responses to “Il mio vestito azzurro. Confessioni random

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