15 responses to “Ancora di aste, di record e di artisti

  • sandro

    Lois, posso condividere questo tuo post tramite “pubblicalo” sul mio wripainter? come sai, anche io sono convinto che debba esistere (o dovrebbe esistere) una relazione per quanto non deterministica tra cosa, quadro, opera e suo valore. Certi prezzi hanno solo il valore della famosa figurina Panini Pizzaballa. ciao sandro

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    • lois

      Si, purtroppo il valore delle aste è completamente dissociato dai valori intrinseci delle opere. È merce di scambio di altissimo pregio, con un margine di investimento che non ha eguali. Ma è un mercato che reggerà per sempre oppure prima o poi imploderà creando disastri incalcolabili (per l’economia)?
      Per ora c’è da scommettere di certo che ci sarà un incasso con numerosissimi zeri!

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  • hetschaap

    Se per caso fossi straricca pagherei qualsiasi cifra per quel Rothko! Tutto è proporzionato ai soldi che hai. Sembrano cifre fantascientifiche per noi comuni mortali ma se pensiamo che una borsa di Vuitton può arrivare a 12.000 € e che c’è gente che la compra queste cifre non sono pi così folli.

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    • lois

      fuor d’ogni dubbio. Tutto è proporzionato. È però assurdo pensare che un’opera debba avere un valore di mercato riservato ad una percentuale bassissima di popolazione mondiale. Io se potessi acquisterei tutto 🙂

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      • hetschaap

        Assurdo fino ad un certo punto. Un’opera d’arte non è un bene di consumo ma un prodotto d’ingegno e questo, secondo me, rende il suo valore economico incommensurbilmente più alto. Se pensi al prezzo di una Porsche (che può arrivare anche a 700.000 € e che è un bene di consumo) o di una villa di lusso in un luogo particolarmente esclusivo (per la cifra fai tu il calcolo!) ti renderai conto che né io né te possiamo permettercele e dobbiamo accontentarci magari di un Pandino o di un monolocale alla Garbatella! Allo stesso modo potremmo acquistare un quadro di un artista locale, anche pregevole ma non quotato, ma mai un Rothko! Io mi sono comprata una Madonna con Bambino tempera su tavola come regalo di tesi. L’opera è di un’artista contemporanea locale che io apprezzo molto ma non ha mercato e l’ho pagata, nel 2003, 350 €. Ho regalato ad una mia amica per il suo matrimonio una Fuga in Egitto su tavola di un anonimo artista settecentesco al prezzo di 500 €. Queste sono le spese a cui possiamo ambire noi. Un Rothko è fuori dalla nostra portata allo stesso modo di una Porshe e, in un certo senso, trovo anche giusto che sia così.

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      • lois

        Sono parzialmente d’accordo. Convengo sulla questione delle “possibilità” e degli adeguamenti alle proprie disponibilità, entro determinati tipi di autori, fasce di prezzo……
        Sulla questione dei costi esorbitanti però mi permetto di dubitare. D’accordissimo sull’Ingegno e l’unicità di ciascuna opera, quando però poi tutto va nel calderone del mercato (incluso negli asset bancari di investimento) allora divento titubante soprattutto quando ci sono per lo mezzo “veicolazioni” forzate. Giusto un paio di esempi. La nuova generazione di artisti “ancora in erba” (appena ventenni hanno già valori di mercato che superano le centinaia di migliaia di dollari), oppure lo schizzamento dei valori di Jeff Koons (che di certo non ha produzioni limitate) e/o la “rinascita” di artisti come Richter le cui opere hanno improvvisamente alzato il livello di moltissimo, la cui attività la svolge la dagli anni Sessanta, ma solo nell’ultimo decennio è stato considerato tra i più importanti artisti del contemporaneo.

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      • hetschaap

        Su questo sono totalmente d’accordo con te.

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  • Stefano

    Ciao Lois, io non sono per nulla esperto del settore, quindi ho letto il tuo post a bocca aperta, che si è poi spalancata nel leggere le stime delle opere. Molto interessante.

    P.S. complimenti per la sottile battuta nel lotto 31B, “il pezzo forte della serata”!!

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  • Man from Mars

    Io non sono né artista né esperto d’arte e quindi ho uno sguardo un po’ più cinico e disincantato riguardo le opere che hai mostrato. Ho letto e riletto il post in questi giorni, pensando a come (o se) commentare a riguardo.
    Per me la questione non è tanto se il prezzo sia “giusto” o meno, piuttosto mi interrogo su che valore artistico abbiano questo tipo di opere. È una discussione che ho fatto varie volte con alcuni amici appassionati ed esperti d’arte, di tutti i periodi, e non sono mai arrivato a capire come una colata di marrone stinto su tela (per fare un esempio) si possa dire un capolavoro.
    L’arte contemporanea mi risulta troppo criptica, priva di “messaggio” per chi guarda le opere. Non posso certo esaurire la discussione in due righe, perciò passami solo la battuta: ho visto una galleria di emuli di Cy Twombly alla scuola materna.

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    • lois

      Ciao Man from Mars, la galleria di Twombly …io me la sono fatta creare anche in casa da mio nipote, abilissimo!! Scherzi a parte, la questione dell’arte contemporanea di per se è un argomento che mette in moto ina serie di pensieri e riflessioni che però puntalmente vengono stravolti nel momento in cui entra in gioco il valore di mercato. Quello in soldoni. La verità è una sola, non si può assolutamente considerare automatico il dualismo “bravura/prezzo alto”; purtroppo questa è una costruzione a posteriori per il solo beneficio del mercato. Il compito di valutare l’arte contemporanea è arduo e perosonalmente credo ci si debba fidare solo della sensazione estetica e dell’indice di gradimento. Un’opera ti deve piacere o no. Non può esserci una via di mezzo, a prescinedere poi dal contenuto e dei significati che si trascina dietro. Ad esempio io sono molto affascinato proprio da Twombly per quella sua capacità di aver desemantizzato i segni e di averli fisicamente prodotti sulla tela, a mio avviso senza troppo pensarci, ed è questa libertà che mi paice. Incondizionata e spontanea, esattamente come ha fatto mio nipote o qualunque altro bambino “pulito”, quando le associazioni dei nomi agli oggetti non hanno ancora la strutturazione del pensiero e dei condizionamenti. Ma tutto questo non può assolutamente giustificare quei valori astronomici. Pensa che oggi è più “economico” acquistare un Caravaggio che non un Twombly o un Rothco o chi per loro.
      Come scrivevo anche a @hetschaap la storicizzazione, l’essere stati i primi, l’innovazione etc… contano e sono valori che possono far lievitare il costo sul mercato… ma poi assistere ad episodi come l’imporvvisa “scoperta” degli street artist che fino a poco tempo erano denunciati e perseguiti per legge ed ora vengono venduti alle aste a costi stratosferici mi lascia molto pensare. Banksy fino a tre anni fa era un graffitaro più o meno noto, ora si strappano i muri dove ci sono sue tracce si vendono a suono di centinaia di migliaia dsi euro.
      Insisto. L’opera deve portare benessere nell’ammirarla. Tutto il resto deve essere secondario.

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      • Man from Mars

        Indubbiamente il mercato dell’arte è drogato da fattori molto mutevoli, che hanno più a che fare con il moderno marketing che con le ragioni della critica d’arte.
        È vero, “l’opera deve portare benessere nell’ammirarla”: proprio per questo non mi faccio una ragione di certi “geni” moderni, e non riesco a considerare sufficienti neanche i motivi che discutevi con hetschaap. Io vedo un Caravaggio e mi travolge una storia raccontata, i sentimenti dei soggetti rappresentati, perfino un filo di invidia per l’abilità tecnica eccezionale.
        Intanto io a casa ho questo (una stampa, eh!): http://www.wassily-kandinsky.org/Mit-und-Gegen.jsp
        che apprezzo nella sua modernità, nella ricerca sia del colore che dell’essenzialità delle forme.
        Per dirti che non sono tout-court contrario all’arte moderna e contemporanea, però “ho visto cose che voi umani…” e ne sono rimasto parecchio basito!

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      • lois

        È un rapporto emozionale prima che si stratifichi e diventi complesso. Io ad esempio Kandinsky non lo amo molto pure riconoscendone il gran valore di rottura che ha portato nella storia dell’arte (ma sono nella prima fase della sua ricerca, poi ha stravolto molto le cose spacciandole per altro!). Però quell’idea che ti scrivevo anche prima, di desemantizzare i segni e “pulirli” dai loro attributi datigli dal nostro pensiero occidentale è stata una gran bella cosa. Imparare a comunicare come i bambini che non hanno ancora molti complessi ne associazioni di idee e convenzioni è stata una gran bella cosa. MOstrare dei segni, imbrattare con dei colori senza avere un disegno precostituito ma semplicemente fidandosi di un istinto primordiale e dalla volontà di comunicare.
        Giusto per stare in tema e se ti va, ti lascio qui uno dei miei primi articoli scritti nel blog:
        https://assolocorale.wordpress.com/2011/01/19/l%E2%80%99opera-d%E2%80%99arte-nel-suo-divenire-un-piccolo-capolavoro-asrtratto/
        e il tema era proprio questo!

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