Della Bohème, di Modì e delle mostre

Amedeo Modigliani. Ritretto di Paul Alexandre visto di tre quarti (part.) - cm 27x19.7 cm; 1909 © Sotheby's

Amedeo Modigliani. Ritretto di Paul Alexandre visto di tre quarti (part.) – cm 27×19.7 cm; 1909 © Sotheby’s

La parola boheme dice tutto. La bohème non ha nulla, e vive soltanto di quello che possiede. La speranzas è la sua religione, la fede in se stessa la sua legge, la carità finisce con l’identificarsi con le sue risorse. Questi giovani sono più grandi delle loro disgrazie, inferiori alla loro fortuna, ma superiori al loro destino.
(Honoré de Balzac. 1840 “Un principe della Bohème”)

* * *

Nei primi due decenni del secolo scorso, Parigi dovette veramente apparire come la scuola del mondo. Un luogo dove si ritrovarono le anime più belle e feconde d’Europa e non solo. Tra le strade della Ville Lumière si crearono gli incontri e gli amori più belli, le opere e i pensieri più stupefacenti. Tra le vie di Montmartre prima e di Montparnasse poi, vivevano quegli artisti che all’epoca (fatta eccezione per Picasso) poche persone ritennero veramente tali e forti della loro presenza. Tra tutti vi era lui, il principe di Montparnasse, il bohemien per eccellenza, Modì come lo appellavano a Parigi, il livornese fascinoso che incantava le donne e che in pochi tratti decisi ed immediati disegnava il volto dei suoi modelli. Erano i dessins à boire, quelli che scambiava alla Rotonde o alla Cloiserie per un bicchiere.

Modigliani ci metteva l’anima in quei suoi schizzi e lo faceva con immediatezza. Restava li di fronte al soggetto, lo scrutava, lo assorbiva e gli leggeva dentro, attraverso gli occhi (quegli occhi sempre più spesso aperti sull’anima) e poi in pochi attimi e senza ripensamenti lo immortalava su un foglio: Per lavorare ho bisogno di un essere vivo, di vederlo davanti a me. L’astrazione consuma e uccide, è una via senza uscita (Amedeo Modigliani).

Molti di quei fogli sono andati distrutti (basi pensare che quelli scambiati per una zuppa da Chez-Rosalie, furono quasi del tutto utilizzati come base per l’intonaco di ristrutturazione con sommo rammarico di Rosalie Tobia che ne scoprì il valore solo dopo la morte dell’artista) ma molti altri sono stati conservati e rappresentano oggi un corpus grafico di grandissima importanza (si possono ricordare quelli inediti della collezione Alexandre recentemente mostrati in pubblico.

Alcuni disegni di Modì sono spesso presenti nelle mostre a lui dedicate, come quella allestita alla GAM di Torino “Modigliani e la Bohème di Parigi”. Dalla rassegna però dell’autore ne esce fuori poco ed in generale – credo – ne esca fuori pochissimo anche della Bohème. Ci sono belle opere esposte ma l’insieme rappresenta un poutpourri piacevole alla vista ma molto poco eloquente di quello che fu uno dei momenti più belli della storia dell’Arte. Una storia che si evolveva e si stava facendo per i posteri, vissuta d’impeto e di passione nell’immediato mentre si stavano rinforzando e stratificando le basi del contemporaneo.

Certo non sempre si possono impostare mostre minuziosamente dettagliate per la sola gioia degli appassionati e dei cultori, credo però che il pubblico, se ben instradato possa comprendere ed avvicinarsi maggiormente alle mostre che scendano nei dettagli e che siano in grado di illustrare un’epoca e gli effetti prodotti, così da poter uscire dalle esposizioni un po’ più arricchito e con qualche piacere in più, ricordando magari anche qualche nome in più degli artisti esposti e non solo quel Modigliani che apre e chiude la mostra con nel mezzo un bel po’ di altri grandi storie (giusto per dirne una, quella di Chaim Soutine!).

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