Acv Acv 17

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17/36 IPOGEO
(Catacombe di San Gennaro)

17/36  Ipogeo (Catacombe di San Gennaro)

17/36 Ipogeo (Catacombe di San Gennaro)

Napoli potrebbe essere rappresentata come un immenso (fragile) involucro che racchiude un altro mondo, strutturato e sovrapposto nei secoli. Un substrato di storie e di luoghi, di passati e di persone che si sono succedute in percorso continuo ricoperto ora dalla sfoglia della città attuale che rappresenta solo uno stadio intermedio che diventerà a sua volta un altro livello per i futuri archeologi.

Sotto ogni strada c’è un antro, tra le fondazioni di ogni palazzo c’è un pozzo. Da sotto, principalmente nel tufo, si raccoglieva e sopra si costruiva in un gioco speculare, svuoto sotto, riempio sopra.

Migliaia di cunicoli disegnano oggi a seguito di un attento censimento (mai concluso per le perlustrazioni ancora in corso) una mappa ramificatissima in parte percorribile.

È la Napoli sotterranea, quella che attraversa il centro storico e s’inerpica verso la collina, quella che ha accolto i primi cristiani e molti secoli dopo gli sfollati della guerra. È un luogo magico dove si perdono i confini, dove ci si imbatte allo stesso momento in un affresco paleocristiano e nel graffito degli anni Quaranta inciso da chi avrà cercato di sfuggire alle bombe.

Tra quegli spazi si sono costituiti gli ipogei che dall’età cristiana si sono mutati in chiese e poi luoghi di preghiera per chi cercava di allontanarsi dalle violente repressioni dell’Impero. Spazi che sono poi divenuti luoghi di sepoltura dei defunti, alcuni dei quali nella basilica maior vollero approssimarsi a San Gennaro (sepolto in loco nel V secolo), in modo che l’insigne vicinanza potesse favorire un ottimo lasciapassare per la vita ultraterrena.

Le catacombe rappresentano oggi uno spazio di grande suggestione e bellezza, un luogo dove l’arte, la cultura e la storia si fondono in un unicum dalle eccezionali dimensioni (fisiche ed emotive) in cui le aree labirinticamente si espandono senza fine sotto la città attuale che brulica di vita, di tensioni e di macerie (quasi si stesse approssimando a divenire strato). Nel morbido colore del tufo dei cunicoli si svelano di volta in volta frammenti di affreschi antichi che rappresentano santi, vescovi o defunti sui quali, molte tracce di graffiti antichi richiedono grazie e protezione per quell’ultimo viaggio. Tracce di colore e di devozione ininterrotta accompagnano i novelli visitatori in un percorso che la Napoli, quella di sopra, affidata ai vivi, ha preservato per mantenere inalterato quel rapporto fondamentale con il mondo dei morti, fatto di aneddoti e credenze, di storie e di speranze, quelle stesse a cui Partenope vorrebbe oggi più che mai potersi aggrappare.

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