Acv Acv 16

Acv Acv
16/36 ‘E CAPUZZELLE
(Cimitero delle Fontanelle e Purgatorio ad Arco)

16/36 ‘e Capuzzelle (Cimitero delle Fontanelle e Purgatorio ad Arco)

16/36 ‘e Capuzzelle (Cimitero delle Fontanelle e Purgatorio ad Arco)

A Napoli, le Capuzzelle sono trattate alla stregua di parenti, rappresentando un bene collettivo adottato (in passato) dalle famiglie che ne curava le sorti. Nella città partenopea il culto dei morti non si è mai interrotto perpetrandosi nei secoli quasi senza interruzioni, rappresentando oggi un elemento di colore tutto nostrano.

Due sono i luoghi storici abitati da questi inusuali ospiti, poco distanti fra loro, quello più noto (ma meno frequentato), il Cimitero delle Fontanelle e quello più visto (ma meno noto) la Chiesa del Purgatorio ad Arco, in pieno centro storico.

Il Cimitero delle Fontanelle è in una delle cavità di tufo più ampie della città che si apre allo spettatore in uno dei quartieri più antichi della città. Uno di quei luoghi fatti di stradine e angoli in cui ci si perde con facilità. Un posto dove si incontra la vita vera, quella genuina dei napoletani, dove un basso si alterna ad un palazzo nobiliare del Seicento in una sequenza malinconica e romantica insieme. Uno spazio dove l’umanità è carnale e viscerale al tempo stesso, spontanea e brutale con tutte le sue contraddizioni.

Il fresco dell’umidità ti rapisce subito in questa enorme grotta, uno spazio creato nel Seicento per seppellire le oltre 250mila vittime del più violento attacco di peste ed oggi, residenza di migliaia e migliaia di capuzzelle allineate in ogni angolo, testimoni di vite passate e di epoche remote. Sono le anime pezzentelle disposte le une sulle altre, a creare dei muri compatti a partire da metà Ottocento per disporre pulizia e decoro e rispetto per i defunti. Molti di quei teschi furono così adottati dalle famiglie, divenendo anime da pregare e confortare e parimenti intermediari ufficiali per richieste ultraterrene di vincite, guarigioni ed affini (e in taluni casi anche di buoni matrimoni!). Alcune di queste capuzzelle sono state più amate di altre e per molte fu ricostruita una storia, inventata una vita precedente e di esse, ancora oggi, si raccontano storie e misteri diffusi nelle dicerie popolari.

C’è poco di macabro tra quelle migliaia e migliaia di teschi allineati soprattutto se prima di incontrarli si entra una delle più belle chiese di Napoli. Siamo così giunti all’altro luogo, quello del Purgatorio ad Arco, lungo via Tribunali, il decumano del centro, asse viario e cuore pulsante della città antica. Ci accolgono all’esterno due capuzzelle, in bronzo ad anticipare le presenze nell’ipogeo dove si scende solo dopo aver attraversato un edificio barocco (’a chiesa de ’e cape ’e morte), scrigno di meravigliose opere d’arte che invocano proprio quelle anime del purgatorio eccellentemente rappresentante nella gloriosa tela di Stanzione, poi una volta scesi sotto, si fa «un giro della ‘perdonanza’ andata e ritorno nelle viscere della terra che sembra annullare nel suo percorso qualsiasi separazione tra sacro e profano, fra ‘tempo della vita e tempo che oltrepassa la vita» (Passaggio a Purgatorio ad Arco, P. Giordano e G. Mancino, 2001).

Ma le le anime pezzentelle sono ormai un patrimonio di tutti se è vero che quelle due cape ’e morte su via dei Tribunali sono diventate lucide per lo strofinio che ogni turista ripete scaramanticamente per allontanare forse le proprie paure e dopotutto lo aveva ben compreso anche l’artista Rebecca Horn se nel 2002, in un grande e suggestivo allestimento, disseminò di capuzzelle in bronzo piazza del Plebiscito. Le anime erano tra le persone che armonicamente ci potevano anche passeggiare intorno.

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17 responses to “Acv Acv 16

  • Branoalcollo

    A ognuno il suo scheletro, impressionante!

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    • lois

      Tu pensa, che tra i vari aneddoti raccontati (secondo me al confine tra verità e finzione), si narra anche di alcuni che sottrassero una capuzzella per tenerla in casa nascosta nell’armadio. Ma di verità assoluta e testimoniata c’è la presenza di signore che fino a poco tempo fa, andavano con frequenza a pulire e curare la propria testa affinchè non sio sentissero abbandonate!

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  • elena

    E’ un modo per essere collegati agli antenati ed al passato oppure è un modo per esorcizzare la paura della morte? In ogni caso grazie per il tuo interessante ed affascinante articolo!

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  • aliceelospecchio

    Bellissimo post, questa è una cosa di cui ho sempre sentito parlare, ma che non ho avuto occasione di vedere visitando Napoli. Eppure, penso che aiuti a comprendere il genius loci più di tanti altri luoghi!

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  • tramedipensieri

    Che storia…mai sentita una cosa simile….
    Beh…se vi trovavano conforto…
    A me impressiona un pochino, diciamo….😦

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  • tiZ

    è una bella esperienza ricca di fascino.

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    • lois

      certamente un’esperienza inconsueta!

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      • tiZ

        assolutamente. la sconsiglio ai piccoli perché si annoiano. pur non amando molto i teschi sono rimasta sorpresa da tale devozione e dai racconti dei “miracolati”.

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      • lois

        Sicuramente la lettura degli aneddoti e la scoperta di particolari credenze rende ancora più affascinante questo mondo che per un attimo sembra uscire dall’oltretomba per divenire un fenomeno di conoscenza e cultura

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  • ili6

    brrr…
    sempre Brrr…ho espresso a Palermo, alle Catacombe dei Cappuccini, dove c’è un’esposizione impressionante di scheletri imbalsamati ovunque tu guardi o ti giri. Ci passi persino sopra, grazie ai pavimenti di plexigas. Stanno lì a rappresentare la caducità della vita e l’inutilità all’attaccamento materiale e sono disposti in ordine di importanza sociale : i servi, la plebe, i prelati, i nobili, i bambini, le verginelle, ecc…. Gli scheletri sono tutti uguali, naturalmente, ad eccezione della statura e dei pochi accessori, lembi di stoffa, pezzi di bastone, merlettini, che resistono inutilmente al tempo.

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  • Stefano

    Molto interessante, non conosceva questa cosa di Napoli.
    Soprattutto, mi piace la “sequenza malinconica” del “basso alternato al palazzo Seicentesco”.

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