A Parigi. Dopo

Paris est Charlie. Parigi, Hotel de Ville

Paris est Charlie. Parigi, Hotel de Ville

Ci sono giorni come questi un cui mi ritrovo a Parigi dove il freddo è piacevole e l’aria è tersa.

A Parigi. Dopo.
Dopo gli attentati che hanno inaugurato l’anno. In un tempo che tutti dicono di guerra che non è guerra. È il tempo del vuoto. Un tempo dove i valori sono assenti e negli interstizi si annidano i mostri peggiori. Manca il rispetto in questo tempo dell’apparire dove il presente scorre tra le pagine dei social senza essere vissuto.
Qui c’è una molteplicità di persone di etnie e religioni diverse, gruppi che ti immagini sempre ben integrati, ma poi di fatto rappresentano una convivenza di isole in un mare enorme solo in superficie calmo.
È un po’ quello che accade ovunque e anche da noi (ma d’oltralpe in apparenza tutto è un po’ più ordinato). Gli episodi criminosi di Parigi hanno sicuramente messo a nudo la vulnerabilità di un sistema che non puó funzionare. Una modalità di integrazione che sta spazzando via le tradizioni ed il particolare in favore di un ecumenismo globale rispettoso ed ossequioso senza strutturarne peró le radici. Probabilmente queste frasi appariranno esternazioni di un qualunquismo conservatore, ma l’ordine dei fatti non puó prescindere dalle regole, ovunque.

parigi charie
Prendere la metro a Parigi è come fare un giro intorno al mondo ma a trovare un bistrot che servi pietanze francesi è complicato. Tutti, gli uni vicino agli altri, abitanti di una città che ha ormai le dimensioni di un macrocosmo che allontanandosi dagli arrondissement centrali, diventa una struttura a compartimenti stagni ben rappresentati dalle banlieux; da noi ci sono le periferie e i quartieri dormitorio ma la sostanza non cambia.
Quello che è accaduto puó ripetersi sempre perchè il fanatismo è ovunque e la voglia di emulazione purtroppo è rapida ad attecchire. Colpire i disegnatori di Charlie o gli ebrei al supermercato è stato un attacco a dei simboli a dei mondi considerati nemici. Nemici perchè non sostengono le regole che esulano da ogni democrazia e che sono distanti da una civiltà che voglia ritenersi tale. L’invocazione arbitraria di un dio per giustificare l’odio e le azioni non ha fondamento. Nessun dio autorizza tanto.
Viviamo forse davvero come fossimo in guerra, una guerra soft dove la diffidenza e la mancanza di rispetto per tutto e per tutti ha devastato i nostri rapporti, le relazioni e le società che piuttosto che “liquide” si sono disgregate.

* * *

Ritornare a Parigi è sempre piacevole, anche d’inverno con gli alberi spogli che coi loro rami secchi rigano di scuro il cielo.

I tetti di Parigi

Paris est Charlie. Hotel de Ville

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8 responses to “A Parigi. Dopo

  • elena

    E’ il nuovo medioevo che avanza Basato sulla fede che impedisce l’uso della ragione. Tempi duri.

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  • tramedipensieri

    Le grandi cittá sono diventate multietniche senza che nessuni si preoccupasse dell’integrazione facendo si che alcune persone si sentano messe da parte a casa loro viceversa, le persone arrivate da altri paesi si sono sentiti tollerati forzatamente..messi da parte.
    E con gli anni la rabbia accumulata esplode a volte in modo crudele…
    La solita politica della convenienza…si l’accettazione degli altri ma per il voto…

    “Che bisticcino tra loro”…..

    Buona permanenza Lois
    Ciao
    .marta

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    • lois

      È sempre così Marta. È opportunismo ed il giorno dopo le grandi emozioni..tutto ritorna uguale a prima, perchè non basta un esercito a controllare le strade o la verifica delle borse… L’integrazione va radicata e strutturata!
      La mia è stata una toccata e fuga, ma efficace per sentire e comprendere il tempo.

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  • ili6

    Io non so come si possano strutturare le radici dell’accoglienza se il popolo che ti trovi ad accogliere ti odia e ti odierà comunque e a prescindere da qualunque buona e possibile cosa potrai fare per l’integrazione. E Parigi è stata un modello di integrazione.
    L’unico modo, forse, è aiutarli a casa loro. Ma questo è un discorso che smuove situazioni e interessi mondiali che non sappiamo affrontare.

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    • lois

      Ne sono convinto anche io. Aiutarlina determinarsi democraticamente nei loro spazi vitali sarebbe una gran conquista. Ma non c’è volontà laddove non c’è sfruttamento e le capacità non ci sono. Vedi cosa è accaduto in iraq e in libia!

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  • sherazade

    La vulnerabilità di un sistema che nn può funzionare…
    Una ferita aperta un oltraggio alle guerre ed si focolai di violenta , furia di belve fuori controllo. Devastazione ecco cosa è stata Roma giovedì scorso per una partita di calcio!
    SheracheamaParigi🌷🌷🌹

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    • lois

      Quello che è accaduto a Roma è inconcepibile. La vergogna e l’incapacità di uno Stato incapace di gestire un pericolo annunciato! In altre parti del mondo non accade. In Italia sempre.

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