Di Caravaggio, di aste e di truffe (presunte)

© Christie's auction

© Christie’s auction

Ormai è noto, il Caravaggio (al secolo Michelangelo Merisi da Caravaggio) negli ultimi anni è diventato protagonista assoluto delle cronache artistiche. Non c’è tempo in cui il suo nome non venga associato a nuove ed eccellenti scoperte, a contese e a infondate notizie. La madre dei Caravaggio è sempre incinta e non v’è dubbio che il libello (2012) di Tomaso Montanari abbia colto nel segno con una definizione estensibile ed ininterrotta nel tempo.

È in questi giorni il nome del nostro illustre connazionale è nuovamente innalzato agli onori delle cronache. Due sono gli episodi di cui è protagonista.

* * *

Il primo, in ordine di tempo (ma solo per sua diffusione sui quotidiani di mezzo mondo) è testimoniato dalla presenza di un suo dipinto alle prossime aste di Christies. L’audizione (3706) newyorkese del 28 gennaio 2015 nella prestigiosa sede del Rockefeller Plaza dedicata agli Old Master Paintings viene presentato il prestigioso lotto numero 16 “Il ragazzo che monda un frutto” (il Mondafrutto).

©Christie's - "Il Mondafrutta" presentato nel catalogo di Christie's

©Christie’s – “Il Mondafrutta” presentato nel catalogo di Christie’s

Attribuito al Caravaggio, questo piccolo dipinto (cm 65,4×52,9) è un olio su tela databile agli anni romani del pittore, come testimoniano alcune cronache tra cui quella del Mancini che ricorda di quando il giovane lombardo (siamo all’indomani dell’autunno del 1592, appena arrivato a Roma) dipingesse per sopravvivere alcuni piccoli quadri di genere da vendere a buon mercato […] e per vendere, un putto che piange per essere stato morso da un racano che tiene in mano, e dopo pur un putto che mondava una pera con il cortello […] Giulio Mancini, Considerazione sulla pittura, 1617/21).

Come più volte supposto, anche sulla scorta dell’altro dipinto menzionato “Il ragazzo morso da un rammarro” di cui esistono due copie, pare che Caravaggio dipingesse più versioni di uno stesso soggetto per soddisfare le richieste del mercato libero (ben diverso per toni e valori dalle grandi committenze romane). Sulla scorta di tali presupposti, suffragati da studi e prove concrete, il nuovo Mondafrutta (così pure denominato) apparso nel catalogo di Christies pare debba essere confermato nel catalogo del Maestro lombardo.

Diverse altre sono le testimonianze che documenterebbero “il ragazzo che monda un frutto” in vari archivi e collezioni, tante da far riconoscere almeno dieci versioni dello stesso soggetto.

Partendo dal soggetto a cui sono state date diverse spiegazioni (stilistiche e di significato, dal simbolismo del cristianesimo fino alla “più semplice” aderenza alle pitture di genere”), lo studioso Keith Christiansen (già curatore al Met di NY) valutando l’esemplare presente in catalogo si pronuncia con cautela affermando che: “is generally considered to be the best of all the copies and the one most likely to be Caravaggio’s earliest known Roman work” senza però confermarne con certezza l’attribuzione. D’altronde pur con una provenienza illustre che può vantare dal XVIII secolo, il dipinto appartenuto in ultimo alla collezione Ishizuka di Tokyo, non presenta determinate caratteristiche tipiche delle opere autografe, come ad esempio i segni incisi sulla preparazione della tela a delimitare le linee principali della composizione.

Resta di fatto che ci si trova di fronte ad un’opera dal valore storico importante e forse dall’attribuzione autorevole (se mai ci fosse uniformità di valutazione tra gli storici). La stima in catalogo è di 3/5 milioni di dollari probabilmente è destinata a salire se ci sarà in sala chi fiuterà la possibilità di ritrovarsi per le mani un investimento a buon rendere.

Questo presunto investimento ci apre la strada per segnalare il secondo episodio che vede protagonista un altro dipinto, anch’esso attribuito al Caravaggio.

* * *

In questi giorni è rimbalzata alle cronache una notizia di quelle che fa rumore. Un cittadino britannico, Lancelot William Thwaytes, proprietario di un dipinto acquisito casualmente dalla famiglia negli anni Sessanta, nel 2006 decide di disfarsene e lo porta da Sotheby’s. L’opera in questione è una tela di 94 per 130 cm raffigurante i Bari, noto soggetto caravaggesco dipinto sempre durante i primi anni romani dal pittore lombardo e il cui originali è custodito nel Kimbell Art Museum del Texas. Ma anche per questo soggetto, come abbiamo visto, Caravaggio potrebbe aver prodotto più versioni.

Caravaggio, "I Bari" dalla collezione di Sir Denis Mahon

Caravaggio, “I Bari” dalla collezione di Sir Denis Mahon

Nel momento in cui il dipinto fu affidato alla casa d’aste, visto il soggetto (ed i precedenti legati al nome di Caravaggio) furono interpellati diversi storici per fornire il giusto expertise alla tela. L’analisi del dipinto in quei giorni lo attribuì genericamente alla scuola caravaggesca, indicazione che convinse il proprietario a metterlo all’asta. All’audizione il dipinto fu battuto per 42mila sterline e il fortunato acquirente, lo si scoprì solo qualche tempo dopo, era Sir Denis Mahon, una degli storici dell’arte britannici più influenti al mondo e grande collezionista dell’età barocca (di grande magnanimità per aver destinato tutti i suoi dipinti a vari musei tra l’Italia, l’Irlanda e la Gran Bretagna). La tela, successivamente, restaurata ed analizzata con le dovute attenzioni fu dichiarata autografa dallo stesso proprietario, per la cui attribuzione il valore da poco più di 50mila euro schizzò ai 13 milioni valutati.

Si grida allo scandalo soprattutto dopo l’unanimità attributiva riconosciuta da altri studiosi come Antonio Paolucci, Maurizio Marini, Ulrich Birkmaier e Mina Gregori. Ritenendosi truffato, Lancelot William Thwaytes, citò in giudizio la casa d’aste che a sua discolpa utilizzò la sua perizia che lo definiva opera di seguaci e copia dell’originale.

Dopo quasi dieci anni anni da quella maldestra vendita, l’Alta Corte di Londra, ha dato ragione a Sotheby’s, poiché nelle condizioni in cui versava il dipinto al momento dell’acquisizione era pressoché impossibile identificarne l’autografia, sopraggiunta solo successive ed accurate indagini condotte e sostenute economicamente dal nuovo proprietario.

Oggi, per lascito testamentario (lo studioso, proprietario del capolavoro è morto a 101 anni nel 2011) i Bari sono esposti gratuitamente presso il priorato di San Giovanni a Clerkenwell in prossimità di Londra (già esposti a Cento nella pinacoteca civica, dal 2008 al 2009).

* * *

A margine di questi due eventi, ritornando al titolo di Montanri, “La madre dei Caravaggio è sempre incinta”, sottolineo due cose.

La prima, relativa all’opera del Mondafrutta prossimamente in asta da Christie’s. Non appena la notizia è apparsa su tutti i media e quotidiani nazionali, immediatamente (almeno sui social) si sono levati cori di indignazione sul perché un’opera tanto importante debba essere di proprietà privata. Innanzitutto c’è da dire che la tela non può ritenersi importante solo perché attribuita al Caravaggio, un’opera del Seicento ha in se un valore documentale di importanza notevole al quale poi si associa anche la valenza estetica e solo infine (ma non dovrebbe essere determinate per la valutazione) il valore commerciale. Inoltre, c’è da dire che da sempre le opere d’arte, a partire dal Rinascimento hanno una destinazione privata e intima, per cui non è assurdo pensare che ci siano dipinti del Caravaggio (o di tanti altri) in case private e nascosti all’occhio del pubblico, che voglia scusare la mia polemica, ma è quasi sempre assente dalle sale dei musei e dalle chiese, anche laddove si custodiscono capolavori assoluti di Caravaggio.

La seconda nota è legata alla presunta truffa ai danni di Lancelot William Thwaytes, che a mio avviso truffa non è, anche se il vecchio proprietario (ingrato e indifferente all’opera) si sarà sicuramente sentito raggirato come il protagonista del quadro; un uomo truffato da due compari che lo imbrogliano alle carte. Al momento della vendita l’opera mancava di restauro e si sarà presentata sicuramente sotto adombrate luci, ma non tali da porre in dubbio che di opera seicentesca si trattasse e soprattutto di derivazione caravaggesca, bastava un poco di impegno in più per lasciarsi benevolmente abbracciare dal dubbio (soprattutto trattandosi di Caravaggio, visti i suoi attualissimi onori delle cronache) e forse solo un po’ di amore verso quest’arte lasciata sempre in secondo piano e ribaltata alle cronache solo quando diventa danarosa merce di scambio.

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8 responses to “Di Caravaggio, di aste e di truffe (presunte)

  • pepp8

    L’ha ribloggato su pepp8.

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  • pepp8

    Bellissimo articolo. Concordo pienamente sulle considerazioni finali.
    Complimenti!!!
    ;-)))

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  • ili6

    Inutile girarci attorno: Caravaggio piace, (merita anche) ed è una vera star delle cronache artistiche. Diciamo che è anche un “ricercato speciale” per gli esperti d’arte.Personalmente la penso come coloro che chiedono che l’Arte (quella con la A maiuscola) sia patrimonio dell’umanità. Se i musei abbassassero i prezzi ritengo che sarebbero più visitati. Sai che alcuni tour operator organizzano viaggi con itinerari caravaggeschi?
    Ho sentito la notizia de “I bari” e mi vien da pensare a un grossolano e ingiustificabile errore della prestigiosa casa d’aste. All’ex proprietario non resta che rodersi le dita a vita, a noi finalmente la possibilità di poter ammirare il quadro gratuitamente vicino Londra.

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    • lois

      Probabilmente è l’intero sistema-museo che andrebbe rifondato (almeno in Italia). C’è da dire ad onor di cronaca che sir Mahon ha obbligato nel lascito, l’ingresso gratuito per tutti i musei beneficiari, tra i quali il British già gratuito. Ma questa è un’altra storia.
      Tour caravaggeschi non credo ci siano, ma sai che solo a Roma, senza spendere un euro si possono vedere i più bei Caravaggio solo entrando in alcune chiese? A Napoli, i tre custoditi sono in tre musei diversi con diversi tiket d’entrata. Sono d’accordo sull’idea universale dell’arte ma perchè non spendere per una volta soldi per in biglietto di un museo? La verità è che c’è una gran fetta della popolazione che (agevolata dal crollo culturale ed educativo che stiamo attraversando) si è disamorata completamente all’arte ed alla bellezza.

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  • lois

    Tanto rumore per nulla!
    Il lotto numero 16, il Mondafrutta del caravggio è rimasto invenduto all’Asta di Christie’s. Probabilmente tutti (troppi) “affaire Caravaggio” avranno lasciato sorpresi e dubbiosi i collezionisti!

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  • elena

    Un bellissimo articolo .Grazie! Personalmente trovo commovente l’amore degli Inglesi per le nostre opere. In fondo sono gli unici che non ci hanno mai rubato nulla nei secoli passati. Oggi ho scoperto che sono felici per aver ritrovato due statuette di Michelangelo. A me personalmente ‘la scoperta’ ha rallegrato la giornata. Immagino Michelangelo che guarda i due gattoni e che si sente dire che sono suoi…..Ma ecco qui l’articolo con le due statuette michelangiolesche:http://www.theguardian.com/artanddesign/2015/feb/02/michelangelo-bronzes-sculptures-fitzwilliam-museum-cambridge

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    • lois

      Grazie a te Elena. Purtroppo il mondo delle attribuzioni è molto ampio e labile, ne è prova l’invenduto “presunto Caravaggio” di Christie’s ed ora anche la scoperta da te segnalata fa effettivamente un po’ sorridere, soprattutto peechè si tratterebbe della scoperta delle scoperte: unici bronzi autografi del divin fiorentino? E poi come è già accaduto in Italia per i famosissimi disegni di Caravaggio, la “ricerca” si affida dapprima ai giornali e poi alle pubblicazioni scientifiche… probabilmente solo per rafforzare l’opinione pubblica ed il mercato? … ai posteri l’ardua sentenza!

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