Le Voci di Dentro

"Le Voci di Dentro", Teatro Bellini, Napoli

“Le Voci di Dentro”, Teatro Bellini, Napoli

“La saggezza è muta” dice zio Nicola, eremita per scelta rintanato in un angolo domestico senza più parlare per sfuggire alla meschinità ed alle menzogne che la nuova società produce. Quello de le Voci di Dentro è un testo del ’48, degli anni immediatamente a ridosso della guerra. Anni di mutamenti sociali e strutturali. Anni in cui l’inquietudine e la diffidenza uscita dalle rovine ancora fumanti si annidarono negli animi delle persone. C’è un tempo teatrale magnifico strutturato sull’equivoco di un sogno sognato e creduto realtà. Una realtà falsata e reinterpretata proprio dalla diffidenza e dall’isolamento dei personaggi la cui vita si sgretola con semplicità a causa di un sogno calunniatore tanto ben strutturato da apparire vero.

I dialoghi e le narrazioni che ne susseguono sono la rappresentazione tangibile di quella grande magia di cui Eduardo fu magistrale autore ed interprete (la cui grandezza è eguagliata in questi mesi dall’altrettanto magistrale Toni Servillo coadiuvato dal fratello Peppe e dall’accorata e impeccabile compagnia). I temi e gli argomenti che si snodano non necessitano di commenti. Il testo è eloquente. L’attualità è impressionante.

Eduardo De Filippo. Le Voci di Dentro (1948)
dal Secondo Atto

[…]

CARLO No. La storia è un po’ lunga. Non parla perché non vuol parlare. Ci ha rinunziato. Eh, sono tanti anni. Dice che parlare è inutile. Che siccome l’umanità è sorda, lui può essere muto. Allora, non volendo esprimere i suoi pensieri con la parola… perché poi, tra le altre cose, è pure analfabeta… sfoga i sentimenti dell’animo suo con le «granate», le «botte» e le girandole. Perciò a Napoli lo chiamano Sparavierze. Perché i suoi spari non sono spari: sono versi. È uno stravagante.

[…]

ROSA  Dico a voi? Perché, secondo voi… non vi prendete collera… al giorno d’oggi ci si può più fidare di nessuno? Io non lo so… o sono i nervi scossi che ti fanno vedere le cose sotto un altro aspetto… ma certo che io, certe volte, aprirei la finestra, e mi butterei di sotto. (Piange) Don Albé, io tengo solo quel nipote maschio… Io per Luigino mi farei tagliare a pezzi… Lo vedo cosi sbandato… Si vorrebbe occupare e non trova niente di conveniente per lui. Poi fa discorsi cosi sfiduciati! Sarà questa gioventù moderna, che non crede più a niente…

ALBERTO Non è colpa loro, donna Ro’… Poveri ragazzi… hanno vissuta un’epoca tremenda.

[…]

PASQUALE  Si fa presto a giudicare: «Quello? È così!» «Quell’altra? È così, così…» Ma che ne sanno perché uno è «così» e perché l’altra è «così»? Se mi ricordo della mia infanzia, mi faccio la croce con la mano sinistra… (Come rivedendosi negli anni lontani e felici) Ma come, quel ragazzo vestito alla marinara sono io? Quel bambino paffuto, che cerca il fischietto api, peso al cordone bianco della giubba e che fa i capricci perché passando davanti a Pintauro vuole la sfogliatella frolla, sono io? Sono sempre io, quel giovane sedicenne che torna tutto allegro a casa, gridando: «Papà, papà, mi sono diplomato… Papà, sono ragioniere». (Schiaffeggiandosi ripetutamente) Tu… tu… sei tu, grandissimo schifoso! Sei tu la figura oscena di oggi, sei tu colui che scendeva sempre più in basso, senza calcolare che gli ultimi gradini della scala sociale li aveva già scesi.

dal Terzo Atto

[…]

MICHELE  E che vi credete, don Albe’? L’uomo è carnivoro: nfaccia ‘e denare, non guarda nemmeno il proprio sangue. Non vi prendete collera, ma vostro fratello è antipatico a tutti quanti. Qua, nel palazzo, è una voce: « Don Alberto è un buon uomo, ma il fratello è troppo “fatto mio”. Quando saluta, pare che te fa nu piacere ‘a vota. Po’ va ‘a chiesia… »

[…]

ALBERTO  Mo’ volete sapere perché siete assassini? E che v’ ‘o dico a ffa’? Che parlo a ffa’? Chisto, mo’, è ‘o fatto ‘e zi’ Nicola… Parlo inutilmente? In mezzo a voi, forse, ci sono anch’io, e non me ne rendo conto. Avete sospettato l’uno dell’altro: ‘o marito d’ ‘a mugliera, ‘a mugliera d’ ‘o marito… ‘a zia d’ ‘o nipote… ‘a sora d’ ‘o frate… Io vi ho accusati e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti… Lo avete creduto possibile. Un assassinio lo avete messo nelle cose normali di tutti i giorni… il delitto lo avete messo nel bilancio di famiglia! La stima, don Pasqua’, la stima reciproca che ci mette a posto con la nostra coscienza, che ci appacia con noi stessi, l’abbiamo uccisa… E vi sembra un assassinio da niente? Senza la stima si può arrivare al delitto. E ci stavamo arrivando. Pure la cameriera aveva sospettato di voi… La gita in campagna, la passeggiata in barca… Come facciamo a vivere, a guardarci in faccia? (Esaltato, guardando in alto verso il mezzanino) Avive ragione, zi’ Nico’! Nun vulive parla’ cchiù… C’aggia ffa’, zi’ Nico’? (Più esaltato che mai, implorante) Tu che hai campato tanti anni e che avevi capito tante cose, dammi tu nu cunziglio… Dimmi tu: c’aggia ffa’? Parlami tu… (Si ferma perché ode come in lontananza la solita chiacchierata pirotecnica di zi’ Nicola, questa volta prolungata e più ritmata) Non ho capito, zi’ Nico’! (Esasperato) Zi’ Nico’, parla cchiù chiaro! (Silenzio. Tutti lo guardano incuriositi). Avete sentito?

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7 responses to “Le Voci di Dentro

  • dafnevisconti

    Che bello il teatro, discreto e coinvolgente. Il tuo racconto me ne ricorda il bisogno.
    È vero molto attuale. Mi sono piaciute più di tutte le prime battute che hai citato: l’umanità sorda, il silenzio in una sorta di rassegnazione se pur vivace. Ciao Lois!

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  • tramedipensieri

    Perché i suoi spari non sono spari: sono versi.
    🙂

    Penso che ascoltarlo più che leggerlo sia divino: il dialetto napoletano riesce a strapparmi un sorriso anche quando tratta argomenti seri…

    buona giornata e ancora auguri di buon anno!
    ciao
    .marta

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  • mizaar

    ho visto la versione con toni servillo, quella di cui hai postato la foto. devo dire che non è riuscita ad emozionarmi più di tanto, anche se lui è un bravissimo animale da palcoscenico. il testo teatrale di eduardo è, e rimane, quella grande magia come hai giustamente detto tu

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    • lois

      Ciao Mizaar, la versione di Servillo mi è piaciuta, c’è da dire che la bravura (e non solo sua) è preminente. Probabilmente essendo “solo” l’interprete resta in qualche modo emotivamente distaccato come non poteva accadere ad Eduardo.
      Ma resta una gran bella performance.

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      • mizaar

        penso che, a questo punto, dovremo ” farci capaci ” della vistosa mancanza di Eduardo – non recente, ma tutt’ora vistosa – e accettare senza pregiudizio – ma come si fa – anche versioni differenti. comunque viva servillo! 🙂

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  • Stefano

    “Le voci di dentro” , versione Servillo, era in programma nel 2014 anche qui a Padova, ma purtroppo non sono riuscito ad organizzarmi per andare e me ne dispiace. Grazie Lois di aver condiviso un pezzetto di quest’opera. Eduardo resta sempre immenso.

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