Maddalena

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Maddalena è una donna in carne ed ossa già sfuggita al peccato ed ora in estasi mistica, con le mani intrecciate, la testa riversa e gli occhi socchiusi e come in tutte le sue tele pare di vederla quasi respirare quella donna che probabilmente apparteneva al popolo e che il pittore dovette incontrare lungo la strada dopo la fuga da Roma per aver assassinato quel Ranuccio nel maggio del 1606 (se non si vuole credere che possa trattarsi di Maddalena Antognetti, la Lena romana già ritratta nella Madonna dei Pellegrini). Forse la dipinse a Paliano, forse a Napoli quando si stabilì a Chiaia in casa della Marchesa Costanza Colonna Sforza che lo protesse dalle guardie salvandolo dalla pena capitale.

Ma Caravaggio era di indole irrequieta ed in un posto tranquillo non ci sapeva stare. Lui amava la gente, le strade, i rumori e la vita dei vicoli, come quelli di Napoli dove più volte rischiò d’essere ucciso. E poi per le strade c’erano i suoi modelli, quelli veri coi piedi sporchi e i volti emaciati, quelli che ogni giorno si industriavano per mettere nello stomaco qualcosa da mangiare.

* * *

«La felluca ritornata reportò le robbe restategli del pittore in casa della.sraMarchese di caravaggio, che habita a Chiaia, e dove si era partito il caravaggio. Ho fatto subito vedere se vi sono li quadri, e ritrovo che non ne sono più in essere, eccetto che tre, li doi S. Giovanni e la Madalena…»

È il 29 luglio 1610 quando il nunzio apostolico a Napoli, Deodato Gentile, diretto a Roma, scriveva al cardinale Scipione Borghese citando li quadri ritornati alla marchesa a seguito della morte del Merisi sulla spiaggia di Porto Ercole il 18 luglio.

Della Maddalena ne parlarono anche i suoi contemporanei (facendo probabilmente riferimento a questa tela) e tra essi il senese Giulio Mancini che nel 1617 ci racconta come il Caravaggio scappando verso Napoli, fu a Zagarola ivi trattenuto scretamente da quel Principe dove fece una Maddalena e un Cristo […], Giovanni Baglione (acerrimo antagonista del Merisi nonché suo biografo) e Giovanni Pietro Bellori che ricorda anche lui di una mezza figura di Maddalena dipinta a Zagarolo.

Oltre alle testimonianze di Maddalena la critica ne ha individuate diverse (qualcuno ne ha contate una quindicina!) e su alcune di esse pareri discordanti, mai unanimi hanno attribuito in fase alterne l’autografia al Caravaggio.

Tra tutte, quella più accreditata fino a qualche giorno fa è (era!) la Maddalena Klain (dal nome dell’ultimo proprietario) oggi in una collezione romana. Una tela in ottimo stato di conservazione rispetto alla quale più studiosi avevano avanzato l’ipotesi che potesse trattarsi dell’originale, in primis tra tutti Maurizio Marini confortato da Maurizio Calvesi: l’autografo in oggetto, recuperato dallo scrivente (1972, reso noto nel 1973-74), risulta in Napoli, pervenuto in eredità alla principessa Carafa-Colonna (discendente del cardinal Carafa), da cui, per acquisto (1873 ca.), al reverendo Canonico Michele Blando […] quindi per successione alla nipote coniugata Klain, sempre in Napoli. Per acquisto (1976) alla raccolta attuale. Reca una tradizionale attribuzione al Caravaggio. Un apporto determinante per la messa a fuoco della provenienza del dipinto è dato da M. Calvesi (1985, pp. 63-64) […]. (Maurizio Marini 2005)

Caravaggio. Maddalena in estasi (Maddalena Klain)

Caravaggio. Maddalena in estasi (Maddalena Klain)

Ma non solo, tra gli studiosi che accreditarono la tesi dell’autografia ci fu anche Mina Gregori che nel 1985, la confermò autografa del periodo dell’esilio presso i Colonna e la mise in relazione anche ad opere più tarde del maestro […] il gesto delle mani intrecciate, già presente nel protagonista della presa di Cristo e nel San Francesco in preghiera di Cremona […] si approssima a quello degli astanti del Seppellimento di Santa Lucia di Siracusa […] (Maurizio Marini 2005).

È di pochi giorni fa invece la scoperta di un’inedita nuova versione della Maddalena che proprio Mina Gregori, allieva di Longhi e insigne studiosa del pittore, ha comunicato essere quella originale del Caravaggio.

La storica si dice convinta di aver ritrovato l’originale e, diverse coincidenze ne confermerebbero l’ipotesi. Innanzitutto, ci dice che la tela, di proprietà di una famiglia europea (che ha contattato direttamente l’esperta) che vuole restare anonima si mostra con “L’incarnato del corpo di toni variati, l’intensità del volto. I polsi forti e le mani di toni lividi con mirabili variazioni di colore e di luce e con l’ombra che oscura la metà delle dita sono gli aspetti più interessanti e intensi del dipinto. È Caravaggio“.

Ovviamente l’analisi stilistica e il riconoscimento di determinati canoni (che solo una consolidata esperienza sul campo può sostenere con forza) può disporci di fronte ad una serie di confutazioni che rimandano alla storia dell’artista ed alle sue modalità di intervento. Giusto per citare solo una delle caratteristiche caravaggesche poste sempre in primo piano negli studi a lui dedicati, vi è la famosa assenza del disegno, sostituito dalle linee incise sulla preparazione ancora fresca, delle linee guida che indirizzavano poi il lavoro esecutivo.

La Gregori poi continua con una serie di altre scoperte, come quella più importante che sembrerebbe fugare ogni dubbio. Dietro il dipinto è stato trovato un foglietto con grafia seicentesca che recita: “Madalena reversa di Caravaggio a Chiaia ivi da servare pel beneficio del Cardinale Borghese di Roma”, una conferma “definitiva” dell’attribuzione.

Tra le altre informazioni a sostegno della nuova scoperta ci sarebbero poi i parallelismi con opere contemporanee alla Maddalena stessa.

Ancora tra le parole della Gregori. A Napoli, nel 1612, il fiammingo Louis Finson realizzò con firma e data una copia diretta dell’originale, le cui similitudini sono prossime alla Maddalena ritrovata di cui condivide la giovinezza nel volto della Santa giovane poco più che adolescente, elemento che non si ritrova invece nella versione Klain che rappresenta una donna non più giovinetta. Infine, nella camicia vi sarebbe un’altra impronta del Merisi “nelle pieghe lunghe della camicia, ottenute con una sola pennellata vigorosa, larghe e libere, tipiche di Caravaggio”.

Insomma, la Gregori è sicura al cento per cento. Ho notato dapprima quelle mani intrecciate, poi ho valutato l’assoluta novità del soggetto, nessuno aveva dipinto prima una Maddalena così… Ho ravvisato i modi del Caravaggio. Se hai appreso come un pittore muoveva il pennello sulla tela, allora lo riconosci. È la scuola di Longhi: è stato lui a insegnarmi a guardare così. A leggere l’immagine.

Premessa la stima a Mina Gregori –chapeau– insigne e veterana studiosa dell’arte (di cui ho letto e studiato tanto) alla quale va tributato tutto l’onore ed il rispetto per le sue ricerche e le sue scoperte di cui la Maddalena sarebbe solo l’ultima in ordine di tempo, alla luce di tutta la scoperta mi viene però una riflessione da fare.

Quando si parla del Merisi, La Madre dei Caravaggio è sempre incinta (citando l’interessante saggio di Tommaso Montanari, 2012); è di appena due anni fa infatti, l’ultima sensazionale scoperta (solo per citare quella cha ha fatto più rumore), soggetta anche qui alle ire del suo autore (!), una di quelle che avrebbe rivoluzionato il modo e la comprensione dell’artista. È inutile ricordare come sia andata a finire se è vero che l’oblio da solo ha cancellato quella “scoperta” che avrebbe dovuto stravolgere il mondo dell’arte. C’è da dire che intorno a quel genio che fu Caravaggio maestro assoluto della verità e del naturalismo, negli ultimi anni i ritrovamenti e le novità si sono avvicendate a suon di scoop. Non solo! E qui che casca l’asino: la strada più fenomenale per mostrare al mondo degli studiosi e degli appassionati ha superato le soglie istituzionali della scientificità per varcare le strade del sensazionalismo. Non più le riviste scientifiche, le pubblicazioni e gli studi critici a sostegno (che molto probabilmente con la Gregori arriveranno in seguito) ma un quotidiano che a giusta ragione ne ha fatto le prime pagine per un paio di giorni.

Ora, non che questo modo di procedere demolirebbe l’attribuzione della Maddalena, ma pur confidando nella maestria impareggiabile della studiosa, mi appare cosa ben poco ortodossa.

Come sempre, trattandosi di nuova scoperta è d’obbligo il condizionale, altri pareri ed altri studi de visu sull’opera occorreranno per rendere più solida l’attribuzione e soprattutto la ricostruzione del percorso dell’opera dovrà venire in soccorso all’intera storia del quadro.

Di sicuro un punto da cui partire, dopo la lettura della trama pittorica è nel biglietto ritrovato sul retro che ne testimonia la provenienza e l’autenticità. Insomma, vi era scritto chiaro e tondo che trattavasi di opera del Merisi e nessuno lo aveva mai notato?

Ai posteri l’ardua sentenza.

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14 responses to “Maddalena

  • Tratto d'unione

    Non sono un’esperta di arte perciò non posso intervenire sulla tua dotta critica. Mi limito a constatare che questa “Maddalena in estasi” ha la stessa identica posa dei miei parenti contadini che, stravolti dalla stanchezza delle giornate estive, si addormentavano sulle sedie col collo abbandonato e la bocca socchiusa, le mani intrecciate sennò le braccia cascavano da tutte le parti, e gli occhi semiaperti nel tentativo, mancato, di restare svegli insieme agli ospiti. Apprezzo ogni volta la capacità di Caravaggio di contentare i committenti restando se stesso.

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    • lois

      Il valore di Caravaggio è stato quello di non uscire mai da quello spazio in cui viveva, si fosse trattato anche di rappresentare la Madonna. Il suo naturalismo lo avvicinava esclusivamente alla realtà, imitando anche quelle pose che come tu ben dici, appartengono ad un mondo reale e concreto che tu ritrovi ancora nel mondo contadino. La Maddalena di Caravaggio è una donna, nulla di più.
      Sul fatto di contentare i committenti, spesso anche caravggio si è visto rifiutare le tele per la troppa audacia proposta, ma un’opera del Merisi rifiutata era “oro colato” per i collezionisti che si sfidavano a colpi pesanti per contendersela.

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      • Refrain

        Interessante post e giustissima critica artistica supportata da tangibile conoscenza anche storica… io pero’ dopo anni ed anni di continue scoperte comincio a pensare che per l’enorme quantita’ di attribuzioni il Magnifico Caravaggio sia stato assassinato novantenne..;-)

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      • lois

        la cui ipotesi potrebbe essere plausibile! 😉

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  • marco

    Ciao caro Lois,
    Ma è proprio quel foglietto rimasto li per secoli ad insospettirmi.
    Certo, ogni nuova scoperta merita una sua valutazione, sia sul piano artistico, sia sul piano economico.
    Comunque sia non sempre nei musei vengono esposti gli “originali”, spesso son copie d’autore…ai più va bene ugualmente. Quindi una in puù o una in meno non fa la differenza
    saluti

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    • lois

      Ciao Marco quel foglietto incuriosisce molto anche me, soprattutto l’idea che nessuno ci avesse mai dato importanza… Sulle copie ne possiamo trovare quante ne vuoi, resta di fatto che se ci emozionano vanno bene uguali, perchè l’emotività deve essere suscitata dall’opera non dal nome!

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  • ili6

    E’ un quadro molto bello. Fosse davvero del Caravaggio, sarebbe bellissimo.
    Ho visto in tv la presentazione della Maddalena del Caravaggio. La studiosa d’arte nel suo intervento sembrava molto sicura.
    Tu da esperto ti poni dei dubbi. Io non ho cultura tale da poterlo fare, però mi arrabbio all’idea che quadri del genere siano di privati e non stiano nei musei nazionali, godibili da tutti.
    Pensavo anche a come siamo cambiati…un tempo non si firmavano nemmeno i quadri, oggi firmiamo e mettiamo loghi ovunque, persino nelle semplici e sfocate foto di famiglia. Fosse vissuto oggi, Caravaggio non solo avrebbe firmato la qualsiasi, ma avrebbe persino posato con un selfie coi suoi capolavori. E questo anche per la buona pace degli studiosi del settore. Però il mistero che ammanta certe tele e ceri personaggi…li rende ancora più affascinanti 🙂
    Ciao
    Marirò

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    • lois

      Ciao Marirò
      il quadro in questione credo sia bello a prescidnere da chi lo abbia dipinto e non deve esserci un condizionamento per apprezzarlo; in realtà l’idea di “poterlo firmare” serve al mercato ed ai proprietari che si vedranno enormemente lievitare il valore. Ed è prorpio come dici tu, prima nessuno (o quasi) teneva a firmare le pere e tra questi Caravaggio ne firmò uno solo all’interno della sua produzione, eppure aveva di che vantarsi.

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  • marco

    Concerdo con Lois, non importa chi lo abbia dipinto il quadro è bello a prescindere.
    Aggiungo che al tempo non era necessario fimare l’opera, la pennelleta era riconoscibile. Carvaggio si distingueva da tutti gli altri.
    Le opere erano quasi sempre eseguite su commissione quindi il loro percorso era per cosi’ dire “tracciabile”. Inoltre la firma non era vista di buon grado dai committenti. Oggi tutto il contrario, non importa dell’opera stessa, quello che conta è la firma….

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  • Caravaggio è di scena a Tolosa | assolocorale

    […] si è ancora spenta l’eco per la ritrovata Maddalena che di nuovo Caravaggio si ritrova al centro delle cronache. Questa volta la storia ha inizio in […]

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  • Caravaggio, l’Addolorata e Napoli | assolocorale

    […] formato ridotto se ne trovano nella sua produzione (e più o meno relativa a quegli anni c’è la Maddalena in estasi) ma mai con assenza di spazi come nella Maddalena Addolorata che come un blocco occupa quasi la […]

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