Lettera aperta alla città di Napoli

Napoli è Napoli, è l’intercalare fisso che ci dobbiamo sorbire all’indomani di ogni evento di cronaca che occupa le prime pagine dei giornali. E questo, purtroppo, è quasi all’ordine del giorno.
Subito dopo le tragedie ci si interroga sui come e perché e sempre folta è la lista di commentatori sostenitori dell’una o dell’altra parte. Referenti pronti all’uso che puntualmente spariscono nei tempi in cui occorrerebbe costruire.

È inutile trincerarsi dietro banali e immorali scuse (come la boutade estiva del nostro assessore al Turismo) o fare spallucce per giustificare atteggiamenti malsani radicati nella popolazione, richiamando sempre in causa la flemma partenopea a sostegno delle nostre tesi. “Adda passà a nuttata” è il motto costante per sostenere l’assuefazione ai problemi, in attesa di un futuro che tarda ad arrivare. Un futuro però che va costruito e messo insieme giorno dopo giorno in una città che ha perso ogni valore ed ogni dignità, in una città permalosa ed offesa quando non si tace sulla verità dei fatti.

Ed è inutile stilare la lista delle indecorose carenze, quelle sono sotto gli occhi di tutti. Assenze di servizi e di legalità che hanno abbattuto del tutto il senso civico cittadino rovinando in un principio di barbarie che ha annullato le regole basi del vivere civile. Una devastazione che avverte chiunque abbia un minimo di buon senso.

La sicurezza e l’incolumità fisica di chi esce ogni giorno di casa è messa a repentaglio non solo dalla malvivenza (che, sostenuta dalla crisi attuale, dilaga a macchia d’olio) ma anche dalle strade sconnesse, dagli intonaci pericolanti e dall’immondizia che a giorni alterni ingombra e insozza i marciapiedi.

A completare il quadro quel che è peggio è la totale incapacità di comunicazione e coerenza di Palazzo San Giacomo che giudicando (probabilmente) la cittadinanza incapace di intendere e volere, esordisce ora con vanagloria ora con saccenza, elencando successi e meriti ignoti ai più. È evidente il totale scollamento dell’Amministrazione dalla vita reale, nella quale ci si affanna per far valere anche il più piccolo dei diritti.

La deriva totale poi è raggiunta dall’assenza totale di un programma culturale completamente assente dalla scena pubblica. Da diversi anni non siamo più sede di mostre, quelle con la M maiuscola, se non con rarissime eccezioni – vedi Ettore Spalletti al Madre – ne di eventi di richiamo nazionale ed internazionale (basta aver seguito gli iter ed i fallimenti del Forum delle Culture).

Ma a tutto questo pare non si voglia porre termine se è vero che consideriamo Grandi Eventi le competizioni sportive o il Pizzafest sul lungomare “liberato”. Panem et Circenses.

La città è al tracollo e i fatti degli ultimi giorni tra vincitori e vinti (ma sarebbe più corretto dire tra “vinti e vinti”) ne dimostrano tutta la gravità. È il fallimento della società, incapace di assicurare il minimo garantito per una vita decente e dignitosa a cui vengono offerte in alternativa e senza remore, laconici discorsi sul ‘bene comune’ e sui successi sottovalutati dai soliti “gufi” (di recente un termine molto à la page!). È l’assenza di un percorso verso la Legalità. È la mancanza di etica e di rispetto. Un risultato che ovviamente è stato favorito anche da una popolazione distratta e diseducata.

In questo deserto quello che chiederei ai nostri amministratori è di fare almeno silenzio e di non prenderci più in giro, anche perché le persone oneste e corrette stanno cedendo rifiutando anche di combattere nel proprio quotidiano (perché è di una lotta che si tratta). Forse perché noi napoletani siamo veramente assuefatti al peggio e perché l’unica speranza a cui appigliarci è che prima o poi a nuttata passerà.

* * *

POST SCRIPTUM

Aggiungo che questo testo l’ho inviato ad una redazione locale di testata nazionale che ovviamente non ne ha tenuto conto, è forse controproducente pubblicarlo, non essendo in linea con le scelte politiche della direzione.

Infine, giusto per stare sul tema, vi sottolineo due episodi diretti appena appena conclusi. Stamattina mi sono storto una caviglia (che vi assicuro ora è inguardabile e dolorante) cadendo praticamente su di un basolo mobile poiché sotto stracolmo di acqua, nonostante il nostro assessorato al Tursimo si vanta su FB di aver fatto circa 3000 interventi “Da Maggio ad Agosto sono stati circa 3 mila gli interventi per il rifacimento del manto stradale e per le le buche sulle strade primarie e secondarie di tutte e 10 le Municipalità (ad ogni intervento corrispondono una o più buche)” .

Mia cognata, impiegata in un noto esercizio alimentare cittadino, stamattina per la quarta volta (dal mese di agosto) è stata rapinata dell’incasso del negozio. Sapete dove è accaduto? Nel quartiere di Fuorigrotta, proprio dove una settimana fa si è consumata l’ennesima tragedia.

E allora (per chi mi leggerà) scusate lo sfogo, ma ora non ne possiamo proprio più ci siamo stancati e siamo incazzati neri, per quello che ci viene offerto da questa giunta che si era proposta di “Scassare” ed ora ci ha veramente rotto ed è forse il caso che ufficializzi il proprio fallimento invece di mostrare arroganza e superbia. Grazie a tutti!

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22 responses to “Lettera aperta alla città di Napoli

  • KnockOut

    “…non ne possiamo più…siamo incazzati neri” : chi ? Io non vedo barricate nelle strade o cortei-sommosse se non per fatti calcistici. La nottata è già passata, anche più di una e il risultato è che ormai è tutto allo sbando, le regole sono sovvertite, soprattutto l’illegalità ormai percepita come stile di vita necessario. Le istituzioni ? Continuare a sperare che Loro possano fare qualcosa aldilà che rubare e sparare cazzate, penso sia un ingenua ultima spiaggia. E Loro si possono anche cambiare, ma il risultato è lo stesso. Siamo NOI, solo noi,a poter fare fattivamente qualcosa , ma fintanto che l’io prevale e massacra il noi, mi spiace ma non vedo sbocchi se non un ulteriore sprofondamento all’inferno

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    • lois

      Sono d’accordo con te e lo ripeto che tutto deve partire da noi! Ma che dobbiamo fare se neppure abbiamo la forza di parlarne? L’ego smisurato non è noi e l’ho visto in questi giorni con il Sacrificio dell’Arte (su questo blog); rebloggato su più di dieci siti, condiviso su fb e twitter ed una sola segnalazione è arrivata!! Allora chi la fa la rivoluzione? Siamo costretti a morire o a scappare!

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  • elena

    Ma quali possono essere le cause di questa tragica situazione?

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  • tramedipensieri

    Caspita! Mi spiace Lois….

    E’ una guerra quotidiana. Un modo errato di vivere
    .completamente capovolto.

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  • Branoalcollo

    Fai bene a essere incazzato nero, e anche se dicono che alzare la voce non serve, è giusto a volte anche far vedere i denti, e ribellarsi! Auguri di pronta guarigione per la caviglia.

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  • roceresale

    Lois, che male, tutto (e la caviglia?). Un abbraccio, per quel che serve…

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  • marco

    Speriam che almeno la caviglia guarisca in fretta, per tutto il resto l’unica soluzione andar via…
    saluti dal confino

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    • lois

      Con la caviglia inizio ora l’altro percorso sanità pubblica, dalla quale sono immediatamente scappato (primo appuntamento libero per verificare l’intervento con gesso e bendaggi al Pronto Soccorso l’11 ottobre!!!) per spostarmi sul privato!
      Forse al confino è un buon posto, in qualunque momento potrai sempre allungare la gamba e trovarti dall’altra parte!!
      Grazie Marco

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  • iraida2

    Non ti piacerà quello che sto per dire ma, io da un po’ di tempo, tendo a prolungare sempre più i periodi di soggiorno in Emilia, dove vive mio figlio con la sua famiglia e dove io stessa ho comprato una casa. Quello che mi inorridisce ogni volta, è che non sento alcuna nostalgia per la mia terra d’origine. Un po’ me ne vergogno ma è così, lì sto bene, giro tranquilla, c’è una qualità di vita che Napoli non offre. Sai, io ho visto passare parecchie primavere, sono delusa e disincantata, ora voglio godermi la pensione.
    Un abbraccio forte!

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    • lois

      Cara Iraida non ti biasimo e comprendo la tua scelta. Qualche sera fa parlavo con i miei cugini convenendo che quello che si dice di chi parte e va via per cercare serenità altrove non è corretto, perché il vero coraggio è di chi resta in questo mare melmoso da cui sembra non si possa (e non si voglia) uscire. Ma spesse volte determinate scelte sono obbligate e vincolate dalle nostre vite. Ci resta la magra consolazione di aver fatto tutto il nostro possibile (e ancora lo facciamo) con la dignità e l’onesta che ci contraddistinguono.
      Intanto almeno la caviglia è in procinto di “tornare sulla retta via”
      Grazie e goditi la tua famiglia e una nuova serenità.

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  • iraida2

    Auguri di pronta guarigione per la caviglia!

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  • irasince1988

    Io più che incazzata, mi sento rassegnata.

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    • lois

      Purtroppo però la rassegnazione è veleno per la vita. Non so veramente come, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare e reagire!

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      • irasince1988

        Napoli vive di una decadenza che ha un doppio taglio. Un fascino incredibile, ma un senso di limitatezza e chiusura che ti tolgono l’aria. E la triste consapevolezza che nonostante sia giusto lottare sia per promuovere ciò che di positivo già c’è sia per far sì che questa fetta di vita sana si estenda, qualcos’altro, di più grande di noi, caratterizza la città. Perchè lo fa sia nel bene che nel male, ma la rende così com’è. Nel piccolo non smettiamo di provare.

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  • TADS

    sfogo garbato ma incisivo, Napoli è un universo a parte, lo stiamo vedendo in questi giorni, mi riferisco alla reazione del sindaco di fronte alla condanna, esempio emblematico

    sarà dura, impossibile uscire dalla Napoletanità se non si parte da un punto chiave, quello culturale, a Napoli l’illegalità si chiama “folclore”, è questa la zavorra da eliminare in primis

    esiste anche un altro dato inquietante, storico/geografico, i popoli che vivono nella convinzione di essere più furbi degli altri, sono sempre quelli che ritrovano una pessima qualità della vita, anche questa è una stortura culturale sulla quale credo sia doveroso intervenire

    concludo con accenno alla comunicazione, capisco che faccia audience ma non credo giovi continuare pedissequamente ad usare Napoli come set per film, fiction e libri versione Gomorra et similia. Denunciare anomalie e disagi è un conto, creare elementi mediatici identificati su questo fronte è un marchettone che infetta, valorizza in negativo le problematiche.

    auguri per la caviglia e complimenti per il post

    TADS

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    • lois

      Grazie TADS. Perfettamente d’accordo, hai centrato un punto focale, l’associazione barbara di “illegalità/folklore”. Ed è quello che ne esce fuori dalle trasmissioni che attingono al peggio (purtoppo reale). Il turista di passaggio quando vede una famiglia intera sullo scooter e senza casco sorride, ma non coglie la profondità del disagio e delle difficoltà di chi, onestamente, cerca poi di sopravvivere a questa decadenza autocelebrata.
      Resta di fatto che per quanto la situazione sia radicata e profonda non c’è alcuna volontà di migliorarsi e cambiarsi raggiungendo un livello accettabile di civiltà. E oggi più che mai tutto questo appare chiaro e preciso.

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