La terza guerra

L. Konov, Stalingrado 1942

L. Konov, Stalingrado 1942

Il mondo è esploso, c’è poco da girarci intorno. È tempo di fiamme, fuoco e armi, di morti civili e innocenti di cui si fa fatica a contarne il numero. È il tempo della terza guerra come ha detto papa Francesco, una voce che esula il Credo per divenire coscienza civile.

A cento anni esatti dallo scoppio della Grande Guerra la devastazione è alle nostre porte, pronta a travalicarle.

E mentre da mesi ad est divampano i fuochi separatisti in un’Ucraina stremata dall’avanzata russa per niente intimorita da risibili sanzioni economiche da parte dell’Europa che si è vista interrompere in tutta risposta le esportazioni commerciali, il Medio Oriente e le coste africane (e non solo) sono in fiamme.

In Palestina in meno di due mesi oltre duemila civili (per le fonti!) soccombono all’invasione israeliana, motivata dal diritto alla difesa. Una sproporzione di uomini ed armi che uccide donne e bambini inermi. Una devastazione che ha ‘mollemente’ azionato le diplomazie internazionali di Paesi (incluso il nostro) che in tempi di pace commerciano quelle stesse armi usate nel conflitto per il quale i sopravvissuti alla Shoah si dichiarano “disgustati dall’abuso della storia” che vorrebbe giustificare l’ingiustificabile. Nessuna tregua ad oggi è durata per più di ventiquattro ore, aggravando la crisi umanitaria.

In Siria, la guerra civile è ancora in corso dopo un numero infinito di vittime e senza aver minimamente intaccato il potere di Assad che continua come despota la sua politica nazionalista, mentre i riflettori dell’informazione sono rivolti verso altre (non lontane) sponde.

L’Iraq è la terra del fallimento delle azioni americane e non solo, peggiore forse al Vietnam. Il dopo Saddam non è stato mai sedato ed oggi l’avanzata dell’Islamic State comincia a spaventare l’Occidente. Un estremismo radicato nella follia di persone disposte ad un martirio che esula ogni giustificazione perfino di Allah. Uomini neri in grado di sgozzare a sangue freddo solo per mostrare le loro capacità e per dire al mondo che invaderanno ben presto l’Occidente. E così, inerme di fronte alla follia e ai genocidi in atto, anche l’Italia decide di armare le minoranze per sostenere la loro difesa dall’IS e, presa da beghe interne e sottostimati deficit economici non dispone ancora di programmi di difesa verso minacce terroristiche sempre più probabili visto che è ormai documentato che la Jihad fa proseliti in tutta Europa e che anche nel nostro Paese.

A Tripoli, in Libia ormai l’aeroporto è in mano alle milizie e nessuno straniero è più tutelato. Il dopo Gheddafi non ha mai trovato spazio in una terra dilaniata da bande e clan rivali.

Non lontano dai confini dell’ex rais, in Sierra Leone e nella vicina Liberia, l’Ebola si diffonde a macchia d’olio, seminando morti e gettando sul mondo l’ombra di un contagio planetario al quale ancora non c’è ancora rimedio certificato.

Intanto, mentre il continente africano implode tra guerre ed epidemie, negli ultimi 12 mesi, circa 117.000 migranti hanno raggiunto le coste e più di 2.000 sono dispersi (e molti altri sono sepolti in fondo al mare).

* * *

E da noi che cosa accade? Accade che per l’ennesima volta l’economia non decolla, la riforma del Senato viene (giustamente) definita una “merdina” dall’onorevole Calderoli (il lupo perde il pelo ma non il vizio!), che dopo il Porcellum è stato ‘giustamente’ nuovamente coinvolto nella stesura di una legge fondamentale e, nuove riforme si anticipano tra cui quella dei Beni Culturali (volano fondamentale per far ripartire il Paese) e per l’ennesima volta, quella della Scuola; ogni governo ne ha promossa una negli ultimi dieci anni, e anche qui è inutile commentare. La devastazione parla da sola.

Al termine di un agosto instabile, bisogna riprendere coscienza della realtà per fare i conti con una società senza guide, impazzita e resa ancora più instabile da un’economia implosa, fonte di una deflagrazione civile.

È un tempo questo in cui occorre rimboccarsi le maniche e rivolgere lo sguardo più lontano del nostro naso, sperando di essere coadiuvati da una politica sostenibile. È forse questo l’ultimo tempo utile per azioni concrete, dopo sarà lo sbando e a quel punto non ci resterà che l’alienazione maggiore di quella che già ci coinvolge.

Il faut cultiver notre jardin!

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10 responses to “La terza guerra

  • elena

    Ci sono tutte le premesse per la terza guerra mondiale diffusa e combattuta anche da noi. Le due precedenti non ci hanno insegnato nulla e non hanno creato una Comunità Europea degna di questo nome. La CE non è che un’associazione di potenti affaristi che usano le nostre tasse per fare i loro affari, sostenuti a Nord dai loro politici a Sud dalla mancanza di politici validi. Siamo messi molto male e condivido il tuo pessimismo (o realismo?)

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    • lois

      Brava credo tu abbia fatta in estrema sintesi, la situazione reale dei fatti, con una comunità europea che è lontana anni luce dal progetto di consolidamento e multiculturalità che dovrebbe invece sostenere. Ma la politica e gli affari poi prevalgono freddamente e disinteressatamente su tutto!

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  • tramedipensieri

    Che siamo tutti in guerra mi pare chiaro.

    Questo articolo http://www.liberoquotidiano.it/news/libero-pensiero/11677299/Giampaolo-Pansa–siamo-in-guerra.html mi pare dia un’ulteriore conferma, oltre al tuo post, di com’è la situazione.

    Non c’è da stare allegri insomma. Assolutamente da non sottovalutare i tempi che in simili scenari basta un nulla per degenerare ancora di più.

    buona giornata
    grazie
    .marta

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    • lois

      E chi meglio di Pansa può dirlo!
      A far paura non è neppure la degenerazione, ma la diffusione talmente ampia, così impossibile da seguire oltre ad uno svoglimento delle attività diplomatiche lungo molteplici fronti e agli accordi economici e politici che ne veicolano le conclusioni! Non c’è assolutamente da stare sereni purtroppo!

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  • ili6

    Pienamente concorde e ne ho paura. A tutto quello che hai scritto aggiungerei la follia umana che sta dilagando sempre più, dal femminicidio ormai giornaliero all’uccisione dei propri figli senza una plausibile spiegazione. Ieri sera guardavo un tg con mia madre e alla fine lei ha detto :”c’è qualcosa nell’aria che stiamo respirando e che ci sta facendo impazzire.”Le ho sorriso, ma sono andata via angosciata quanto lei.
    Le maniche noi singoli cittadini stiamo cercando di rimboccarle: a ogni nuova tassa, a ogni blocco di stipendio, a ogni aumento dei beni primari, a ogni perdita di lavoro ci stiamo imponendo la calma. Ma quanto potrà durare?

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    • lois

      Ciao Maria Rosaria, leggere i giornali e guardare il tg mette angoscia e ci lascia impotenti già stravolti dalle nostre faccende casalinghe (tasse, difficoltà, spese e tutto quello che sta venendo a mancare). Lo credo anche io, che noi persone oneste stiamo facendo del nostro meglio, sacrificando ancor più le nostre vite senza però mai abbassare la guardia in seno al massimo rispetto per tutti e per la nostra dignità. Ma -concordo con te- fino a quando potrà durare?
      Senza voler essere troppo drammatici e pessimisti è il caso di dire che siamo sull’orlo del precipizio! questa volta o ci si raddrizza o si cade giù.

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  • Gino Balsamo

    Trovo l’articolo realistico e con molte risposte che mi trovano consenziente, per cui la mia sarebbe una ripetizione.

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    • lois

      Gentile Gino, la verità è che occore solo un poco di buonsenso per essere realistici e non impelagarsi in inutili e infruttuosi discorsi senza pragmatica e realistica visione. Ma conosciamo bene i nostri polli (vedi di oggi le proposte per la scuola o l’assenza di fondi per lo ‘SbloccaItalia’.

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  • marco

    Ottimo Lois, hai dipinto un quadro quanto mai inquietante e reale.
    Rievoca in me La zattera della Medusa (Le Radeau de la Méduse) di Théodore Géricaultore Géricault.
    Tuttavia all’orizzonte c’è ancora una speranza…mi aggrappo a quella.

    Con simpatia
    marco

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