La poesia nel colore di Ettore Spalletti

Sì, il colore, come si sposta, occupa lo spazio e noi entriamo.
Non v’è più la cornice che delimitava lo spazio.
Togliendola il colore assume lo spazio e invade lo spazio.
E quando questa cosa riesce, è miracolosa.
Ettore Spalletti, 2006

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La forza del colore da sola può produrre il miracolo della bellezza, se è vero che ad ammirare le opere di Spalletti si resta coinvolti in un senso di benessere e ammirazione difficile da spiegare. Il riverbero della luce, che partecipa nel processo delle esposizioni, rappresenta forse l’elemento chiave per la riuscita dell’interazione con lo spettatore. Colori pastello che si sviluppano in tre, quattro gamme al massimo, che dall’azzurro cielo arrivano al grigio passando per un rosa che raggiunge la consistenza della luce. Ettore Spalletti (classe 1940), la cui opera è stata celebrata in contemporanea da tre grandi istituzioni nazionali dell’arte contemporanea, con oltre settanta opere per “Un giorno così bianco, così bianco” (GAM di Torino, MAXXI di Roma e MADRE di Napoli), è uno dei nomi più importanti dell’arte italiana e la sua arte si distingue per il segno dell’eleganza e dell’armonia.

Le superfici si riempiono di colore in maniera delicata, il cui risultato è ottenuto attraverso una lavorazione artigianale e certosina che si compie col tempo e la concentrazione. Ogni lavoro ha un tempo di gestazione lento. L’autore, nel suo studio, parte da una preparazione di colla e gesso con la quale riempie la superficie e poi, mentre la base è ancora calda interviene col colore che si impasta fino ad esserne assorbito. Il bianco di base così affiora di nuovo in superfice rendendo le tonalità quasi vellutate, dove, a questo punto, dopo un’accorta e perfetta essiccazione, Spalletti interviene con un processo di abrasione, fatto interamente a mano, passaggio dopo passaggio per raggiungere un colore dove la delicatezza e la patina sono omogenee: “Prima non riuscivo a capire le tonalità che avrei ottenuto alla fine, ma ora, dopo quarant’anni di lavoro, so sempre cosa mi restituirà il processo”.

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Le sue opere raccontano di questa sapienza raggiunta, attraverso la meraviglia di un colore capace di coinvolgere e sostenere un piacere dell’anima che percepisce il valore puro della bellezza. La luce e lo spazio in cui vengono esposte poi fanno il resto, in un processo di riequilibrio ed integrazione che racchiudono il significato totale delle sue superfici.
Tutti i lavori di Spalletti si compongono di forme che sono per lo più di legno e di alabastro, raro, luminoso e trasparente, ma di una trasparenza opaca che riconduce ancora al processo del bianco che propone in tutta la sua produzione. Una produzione che sostiene il senso della leggerezza e della fragilità al tempo stesso. Le opere sono avvolte infatti di una patina superficiale prodotta dalla polvere sottile ottenuta durante l’abrasione, un pulviscolo che frammenta la luce, in parte assorbita e in parte ribaltata verso lo spettatore che ne riceve e la legge nella sua variante già colorata… di rosa e celeste.

Le opere si completano tra loro, a volte secondo un accostamento casuale o nell’ambito di una percezione, che, affidandosi anche al caso, può mutare loro il valore e la completezza.
Nelle tre location che compongono l’esposizione, lo spazio conta molto e l’equilibrio dei vuoti con la rifrangenza della luce, completa un percorso di grande suggestione. Un’esperienza estetica che rimanda alla bellezza rinascimentale con le sue forme pulite ed essenziali, dove l’equilibrio mette in scena l’ordine e la purezza delle linee.
Entrare in una sala dove sono esposti i rosa o gli azzurri di Spalletti (i cui titoli sono appena indicativi, e nulla aggiungono e tolgono alla diafanità vera protagonista) è un’esperienza coinvolgente, dove il colore con la sua estrema leggerezza evade dai limiti stessi delle opere, diffondendosi (con delicatezza e bellezza) nello spazio che finisce inevitabilmente per assorbirci in una dimensione di silenzio, dove non ci resta che rasserenarci.

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p.s.: le foto solo lontanamente possono rendere l’idea della bellezza vissuta da vicino

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2 responses to “La poesia nel colore di Ettore Spalletti

  • ili6

    Ho letto l’intero articolo e mi fa piacere perchè ho appreso tanto anche sulla tecnica di un artista che non conoscevo. Immagino, come affermi, che vedere dal vivo queste discese, queste sfumature di colore,deve essere affascinante. In fondo Ettore Spalletti cerca e sa riprodurre ciò che madre natura ci offre a larghe mani: cieli, mare, deserti, pinete, prati, spazi.
    Ciao,
    Marirò …

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