Il Sacrificio dell’Arte. Napoli, il Sacro Tempio della Scorziata

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La Scorziata, Napoli (dettaglio dell’ingresso)

Fondato nella seconda metà del XVI secolo da Giovanna Scorziata ed altre nobildonne, l’ospizio per le giovani donne e l’annessa chiesa (dedicata alla Presentazione di Maria al tempio), rappresentava una delle molteplici attività assistenziali presente a Napoli negli anni che precedettero il glorioso e barocco Seicento.

Il complesso fu costruito nel cuore del centro storico, quello in cui era già stata eretta l’acropoli greca e nei secoli successivi le chiese angioine, all’incrocio -oggi- di vicolo Cinque Santi con piazza San Gaetano, dove si apre poi l’incrocio di strade che conduce alla famosa via San Gregorio. Seguendo via dei Tribunali, dopo essersi lasciati alle spalle il tratto delle botteghe e delle pizzerie e le monumentali arcate del palazzo dei principi di Taranto (unica testimonianza cittadina di residenza privata angioina) si arriva nel quadrilatero delle meraviglie, dove si susseguono senza interruzione la Napoli Sotterranea, la chiesa di San Paolo Maggiore con le sue vestigia romane e poi San Lorenzo Maggiore la chiesa più francese di Napoli con la preziosa e luminosa testimonianza delle antiche stratificazioni archeologiche. Tra tanta bellezza mentre si resta estasiati e col cuore in fibrillazione, lo sguardo non può non rivolgersi alla facciata del Tempio, malamente esposta, testimone di incuria ed abbandono.

Alla morte della fondatrice, l’intero complesso per volontà della stessa fu affidato ai padri teatini che dopo averne mutato l’aspetto ci consegnarono la chiesa e l’edificio (che intanto erano passati attraverso altri enti di gestione) più o meno come doveva apparire ancora negli anni Quaranta, quando l’ospizio, dopo aver subito pesanti danni dai bombardamenti fu completamente ricostruito nel dopoguerra. Il tempio, a seguito di danni strutturali fu invece chiuso definitivamente al pubblico negli anni Settanta, quando fu decretata la sua sorte.

Ma quod non fecerunt barbari, fecerunt Barberini e all’indomani della chiusura iniziarono le razzie e col terremoto del 1981, la Scorziata fu completamente interdetta al pubblico; la totale assenza di conservazione e cura dagli enti che si sono susseguiti (per motivazioni pratiche e più spesso per mancanza di sensibilità e rispetto) fece il resto. Nel 1993 la chiesa fu completamente svuotata di tutto il suo contenuto, finanche degli arredi lignei e degli altari marmorei, abilmente smontati nell’indifferenza generale (un sistematico furto del genere, infatti, non poteva compiersi senza un’accurata logistica e strutturazione di certo non rapida ed invisibile).

Non solo. L’incuria successiva provocò anche il crollo di parte della volta a seguito delle ingenti infiltrazioni idriche. Ma tale devastazione neppure poté dirsi compiuta, se è vero che la notte tra il 16 ed il 17 gennaio 2012, a seguito di quella barbarica usanza del cippo di Sant’Antonio (l’incendio degli alberi di Natale dismessi che si bruciano per tradizione nella notte in cui si celebra il santo), un grosso incendio appiccato a ridosso dei cancelli della Scorziata – a dimostrazione della totale assenza di cura e rispetto del patrimonio – invase anche il già martoriato corpo sventrato dell’edificio, provocandone la distruzione di alcune travi e la calcinazione di quei pochi residui  paramenti ancora in situ.

La Scorziata (in una sequenza fotografica a distanza di anni) © lois_design

La Scorziata (in una sequenza fotografica a distanza di anni, dove si evince evidentemente il totale abbandono dell’edificio da parte degli enti competenti) © lois_design

Oggi a distanza di due anni, il tempio della Scorziata è rientrato all’interno della gara per il recupero del “Centro Storico di Napoli – Valorizzazione del Sito Unesco”. La posta in gioco è alta, si tratta di recuperare un patrimonio in decadenza (quello dell’intero centro storico cittadino) che privato delle giuste accortenze e manutenzioni, rischia la sparizione totale. C’è da dire che anche gli importi finanziabili sono notevoli e che ormai siamo avvezzi a riconoscere in questi ambiti altri tipi di ladrocinii. C’è da sperare però che questa volta, nel caso della Scorziata, qualcuno sia mosso veramente dalla pietas e che possa risanare un pezzo di storia incancellabile, che nonostante tutto il buono che potrà esserci, di sicuro non potrà più restituirci il valore ed il tesoro che dovette rappresentare l’edificio fino al passaggio della civiltà più disgraziata e immorale (e in quest’ultima includo i barbari che l’hanno abbandonata, i ladri che l’hanno depredata e le istituzioni e i tutori che invece di tutelarla, l’hanno completamente dimenticata).

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