Acv Acv 12

Acv Acv
12/36 PER LE SCALE
(Palazzo dello Spagnolo)

12/36 Per le scale (Palazzo dello Spagnolo)

12/36 Per le scale (Palazzo dello Spagnolo)

A Napoli le strade hanno voce. Ovunque e sempre c’è un gorgoglio che arriva dal basso, in ogni stagione con un’amplificazione notevole nei mesi estivi.

In questa città si vive molto fuori è una tradizione che ci portiamo addosso, un’esternazione del nostro animo vivace e socievole. Lo si avverte subito, noi ci siamo abituati, ma chi arriva in città non può non farci caso. Dal basso s’alzano le voci dei venditori, le chiacchiere delle signore che fanno la spesa, i bimbetti che escono dalla scuola e poi le note (anche stridule) di qualche cantante di strada, qualche lite poi, come la musica, non manca mai.

Questo accade in ogni via con una particolare accezione nelle zone con una buona concentrazione urbana, nelle zone di mercato e quelle più popolari. Nel rione Sanità, in via Vergini, un quartiere storico che si estendeva fuori le mura, c’è da tempo immemore un mercato dove si vende di tutto ed è molto frequentato ed è li che si fondono suoni, voci e colori che hanno molto di folkloristico ma anche di grande umanità. È in zone come questa dove si scorge la gente più verace e spontanea, che nel bene e nel male, rappresenta l’anima della vera napoletanità e non è un caso forse se proprio da queste parti nacque Antonio De Curtis in arte Totò, un inestimabile patrimonio napoletano e non solo. Un uomo che ebbe molto a cuore la gente della sua città, per la quale si prodigò con ogni mezzo e con ogni sforzo, affinché potesse esserci per tutti una dignità.

Oggi al rione Sanità vivono testimonianze di un tempo passato, fatto di grandezza e di bellezza monumentale come il Palazzo dello Spagnolo, capolavoro barocco dell’architetto Sanfelice, con la sua caratteristica doppia scala che si affaccia nell’atrio lungo ogni piano. Un palazzone al cui interno da anni, tra promesse e ritardi (proseguendo in una costante e perpetuata storia tipica dei progetti pubblici di questa città) si cerca di definire proprio il Museo di Totò.

È facile immaginare che a fine Settecento, nell’alto di questo nobile edificio arrivasse quel vociare dal basso, una colonna sonora delle ore che scorrono e che scandiscono i giorni proprio nel ritmo interrotto di quelle attività quotidiane che si susseguono senza sosta. Scene che si ripropongono e che sembrano rispecchiarsi in quelle Sette Opere di Misericordia del Caravaggio dove proprio la sua bellezza e la sua completezza molte volte è stata avvicinata alla vita di quelle strade; c’è nella tela infatti, il vociare dei venditori, la folla e la litania dei mendicanti sotto uno sguardo stupito e curioso di una donna che si affaccia ad un balcone (che nel dipinto è diventata la Vergine).

Sono i spazi questi della napoletanità, dove le voci delle strade s’alzano a fare compagnia e ci rammentano che facciamo parte di un insieme inscindibile che ci porteremo addosso sempre anche se ci allontaneremo.

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