Acv Acv 9

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9/36 INCENDIO
(Piazza del Carmine)

9/36 Incendio (Piazza del Carmine)

9/36 Incendio (Piazza del Carmine)

Il fascino ammaliante del fuoco che illumina a giorno la piazza che nel caldo torpore estivo sembra godere di una lieve brezza che spinge il fumo di lato. Il crepitio dei botti. Il coro sorpreso degli astanti.

Il 15 luglio di ogni anno ha luogo l’incendio la cui tradizione affonda le radici nei secoli passati, quando quella zona viveva tra i banchi del Mercato che rappresentava il luogo più vivo e frequentato da una popolazione turbolenta. Nella piazza attigua, c’era poi da sempre la chiesa del Carmine che custodisce ancora la venerata icona della Madonna bruna (dal colore della pelle), una tavola antica di modello bizantino, giunta in città forse dalla Palestina.
Ed è per lei che si mette in scena quel grandioso e scenografico incendio da lasciare ammaliati anche i più scettici, perché non si tratta solo di uno spettacolo di origine religiosa, ma di un momento atteso, di aggregazione di popolo che in quella piazza ritorna ad accalcarsi proprio come quel giorno in cui nel XIII secolo, gli angioini decapitarono Corradino, figlio erede dell’imperatore di Svevia; era in gioco il trono ed i francesi non ci pensarono sopra due volte.
Ma non solo lo svevo ci rimise le penne, in quel luogo. Nel 1647, Filippo IV di Spagna re di Napoli, impose nuove tasse ai partenopei che stanchi di tanto sfruttamento mossero contro gli spagnoli guidati da quel Tommaso Aniello d’Amalfi che divenne l’arruffapopolo proprio nei giorni in cui si preparava la festa alla madonna. La rivolta fu scatenata e nel suo piccolo riuscì ad indebolire il dominio regnante, ma vuoi per contrasto o per tradimento (come alcuni sostengono), Masaniello dopo essersi denudato ed aver tenuto il suo ultimo discorso dal pulpito della chiesa, fu catturato e decapitato e la sua testa portata in giro per la città, a monito per le future rivolte.

La piazza a metà luglio si illumina a giorno, quasi a voler rivendicare quella sua storica forza, oggi che in quei luoghi la vitalità si è persa. È una zona quella del Carmine, molto popolosa e molto depressa. È un luogo in cui si raccolgono le origini e i brani più importanti della storia napoletana che per uno strano ed avverso destino fu perlopiù teatro di condanne. La rivoluzione partenopea del 1799, infatti, cessò qui anch’essa simbolicamente con le impiccagioni di Eleonora Pimentel Fonseca e degli altri principali protagonisti.
Forse questo ruolo sinistro, la piazza lo assunse proprio perché era stato luogo di tanta vita, quella della plebe e della popolazione più povera, quella a cui andavano insegnate (e mostrate) le regole. Ma poi quelle genti sapevano come affrontare il destino e dopo i macabri spettacoli si riprendeva la vita allo stesso modo di come era cominciata, affidandosi alle cure di quella madonna prodigiosa che li aveva accolti.

* * *

 « Amice miei, popolo mio, gente: vuie ve credite ca io sò pazzo e forze avite raggione vuie: io sò pazze overamente. Ma nunn’è colpa da mea, so state lloro che m’hanno fatto’ascì afforza n’fantasia! Io ve vulevo sulamente bbene e forze sarrà chesta ‘a pazzaria ca tengo ‘ncapa. Vuie primme eravate munnezza e mò site libbere. […]» (dal discorso di Masaniello)

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15 responses to “Acv Acv 9

  • mizaar

    sempre più spesso le nostre tradizioni vanno perdendo i ” colpi “. proprio ieri sera ricordavamo con degli amici, quando l’ultimo di carnevale era consacrato ad una lunga processione funebre, durante la quale si ” celebrava ” la morte di carnevale. seguivano il corteo uomini adulti vestiti da donne, maschere grottesche che piangevano la dipartita. adesso non ci sono neppure le mascherine dei bambini. nessuno rimpianto per quegli scherzi a suon di uova e farina, però molte cose spariscono senza lasciare tracce. in questo caso, la madonna del carmine è ben celebrata. anche qui è nera e festeggiata con fuochi e tridui poiché è la madonnina dei pescatori e dei sub.

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    • lois

      Hai ragione Mizaar, sempre più spesso le tradizioni le perdiamo senza accorgercene. Da queste parti siamo stati in grado di dissolvere la Piedigrotta che è negli annali storici.
      Resta di fatto che ancora qualche tradizione resiste proprio perchè trainata dalla religione e da quel sentimento popolare che sollecita una comunità di intenti.

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  • Nicoletta De Matthaeis

    Non sapevo di questa tradizione. Suppongo che tutte quelle fiaccole siano estremamente controllate…. Complimenti per la foto.

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    • lois

      Ciao Nicoletta grazie. Ovviamente l’incendio è pilotato per garantire la sicurezza delle strutture e l’incolumità delle persone. L’incendio dedicato oggi alla madonna, pare arrivi dalla tradizione di festeggiare ‘con l’incendio delle mura’ una scampata invasione nemica, bloccata dalle strutture difensive di età aragonese che ancora in parte costeggiano la chiesa.

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  • tramedipensieri

    Grazie Lois non ne sapevo niente…dev’essere uno spettacolo da “fiato sospeso”…

    ben ritrovato
    ciao
    .marta

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  • roceresale

    Di questo anche io non sapevo nulla. Infatti dico sia lodato lois.

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  • ff0rt

    Il simbolo del fuoco, frequente nella tradizione napoletana (assieme a quello del sangue). Tradizione ancora viva: girano su Youtube i video degli scorsi anni. Eccone uno.

    Grazie per averla ricordata.

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    • lois

      Grazie, per fortuna i mezzi moderni ci concedono una durata illimitata degli eventi.
      Il fuoco, il sangue e la morte sono simboli che si intersecano quotidianamente nella vita dei napoletani, creando un substrato ininterrotto che attraversa la vita, la morte e la devozione in un fase di continuità che coinvolge tutti

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  • gelsobianco

    Tu hai saputo rendere vivido ai miei occhi questo spettacolo che toglie il fiato!
    Oh, Lois, quanto ami Napoli e quanto me la stai facendo vivere.
    Grazie.
    Un sorriso
    gb
    Le parole di Masaniello sono incredibili!

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  • labambinacolpalloncino

    Che bello! E’ sempre un piacere leggere i tuoi racconti 😉

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