Camille

Ma la mia anima ha avuto la sua fioritura tardiva ahimè. Ho dovuto conoscerti. E la mia vita ha preso una forma imprevista, la mia grigia esistenza si è accesa in un fuoco di gioia. Grazie perché è a te che devo tutto, a te devo le porte del cielo che ho avuto nella vita. (Auguste Rodin a Camille Claudel)

camille
Camille è giovane. Camille è bella. Camille è un’artista.
Aveva poco meno di vent’anni quando Auguste la incontrò e se ne innamorò perdutamente. Lui era già il Maestro, il grande scultore osannato da tutta la critica; le sue opere rappresentavano la perfezione, il risultato del genio, la bellezza del mondo. Lei era una una donna nel fiore degli anni, dallo sguardo magnetico con una grinta portentosa. Voleva dare forma alle sue figure cariche di passione. Era giunta da poco in città, era il 1885 e poter avere come insegnante Auguste Rodin era il massimo a cui potesse aspirare.

Camille Claudel in atelier durante la realizzazione del gesso di Sakountala

Camille Claudel in atelier durante la realizzazione di Sakountala

La scultura prendeva forma nei suoi atelier ed ogni nuova opera era la materializzazione della bellezza contesa da quel mondo borghese e intellettuale che si apprestava a partecipare all’esposizione universale dell’Ottantanove che avrebbe per sempre cambiato e connotato il volto di Parigi con la torre di ferro di quell’estroso Eiffel.

Camille fu una delle poche elette, le scuole d’arte rifiutavano ogni donna che facesse richiesta d’ingresso, ma lei era caparbia e superando ogni impedimento riuscì a prendere lezioni dal migliore di tutti. Perfezionò le sue doti e apprese tutto quello che c’era da imparare. Il resto lo fece la passione.
Rodin era un uomo che sapeva spendere il suo fascino d’artista e avere una compagna fedele, non gli era di intralcio. Lui e Rose vissero insieme una vita intera e il matrimonio arrivò solo in vecchiaia quando il tempo era ormai terminato e in pochi mesi morirono l’una dopo l’altro.

Auguste Rodin. L'Idolo eterno (1888) in una foto storica all'Hotel Biron in rue de Varennes a Parigi (attuale museo Rodin)

Auguste Rodin. L’Idolo eterno (1888) in una foto storica all’Hotel Biron in rue de Varennes a Parigi (attuale museo Rodin)

Quando Camille arrivò da lui, portò con se anche l’amore. C’era l’Arte, c’era la bellezza e c’era una nuova vita per Auguste che non riuscì più a fare a meno di lei. Le promise la vita intera, le promise un matrimonio, le promise il successo. Le sottopose finanche un contratto per instaurare un sodalizio professionale e di passione, ma lo disattese, non abbandonò mai la sua Rose, che con sacrificio l’accoglieva ogni volta.

Ma Camille era forte e non volle sottostare più ad alcun compromesso.
Occorrevano scelte decisive nella vita, dove ormai lo scandalo era alla portata di tutti ed il clamore fece calare l’ombra del Maestro anche sulla sua arte, di cui tutti sottovalutarono la forza viva che la rendeva ben diversa da quella di lui.
Ci fu la rottura di un amore che non finì mai per tutta la vita.

Camlle Claudel. Vertumno e Pomona (Sakountala o l'Abandon) 1886 part

Camlle Claudel. Vertumno e Pomona (Sakountala o l’Abandon) 1886 part.

Di Rodin accresceva la fama e nonostante lui ne promuovesse in segreto la sua opera, su Camille scese lentamente l’oblio. E più le sue opere si torcevano di quella vita vera e sofferta raggiungendo l’apice e la meraviglia, più il mondo la confinò nel suo studio, tra le mura umide e i modelli delle sue sculture.
E mentre fuori Auguste divenne celebre ed eterno, Camille attribuì le sue pene a quel vecchio maestro amante, trasformando lentamente i suoi tormenti in follie che la isolarono dal mondo. E a nulla servirono le premure di un padre che passò il testimone al figlio, quel Paul letterato e diplomatico che pur incostante, mantenne il filo dei ricordi della sorella con la sua famiglia.

Un ritratto della giovane Camille

Un ritratto della giovane Camille

Camille che era stata una giovane, bella e geniale artista fu rinchiusa in manicomio per evitare che le sue manie persecutorie potessero far danno a qualcuno. Era il 7 marzo del 1913 quando fu internata, trascorrendo i successivi trent’anni sola con i suoi pensieri e le sue manie.
Camille non era pazza, restò una donna determinata e con serenità accolse la sua nuova vita, la cui monotonia era interrotta sporadicamente (pochissime volte nell’arco dei trent’anni) da brevi visite del fratello e di qualche suo nipote. Lei era docile, delicata nelle sue lettere, ma di tanto in tanto ricordava il suo dolore: […] Non penso che l’odioso personaggio di cui spesso ti parlo (era evidente il riferimento a Rodin) abbia avuto l’audacia di attribuirselo, come ha fatto con tutte le altre mie opere […], e questo fu il cruccio di tutta la sua vita.
Quando morì, Camille aveva ottanta anni, era il 1943 e tra le cause della sua fine ci fu finanche la denutrizione, provocata a tutti i degenti dall’invasione nazista che limitò notevolmente gli approvvigionamenti dell’istituto in favore delle truppe tedesche.

Camille Claudel, a Montdevergues (1929)

Camille Claudel, a Montdevergues (1929)

Negli anni, tra le due guerre, mentre Camille trascorreva uguali le giornate a Montdevergues, vicino Avignone, alcuni critici rimasti a lei fedeli ne promossero ed esaltarono l’Arte: […] L’infelice Camille Claudel che passò come una meteora e scomparve dal mondo degli atelier, meritava l’onore che le ha reso la Société des femmes modernes. Hanno tutto il diritto d’inorgoglirsi per questa donna il cui genio autentico, sicuro, non è stato ancora riconosciuto se non da un’élite. (Louis Vauxelles, 12 maggio 1934)
[…] Con voi si abbandona il mondo delle apparenze per entrare nel regno del pensiero. Che genio! Il termine non è esagerato. Come avete potuto privarci di tanta bellezza? (Eugène Blot, 3 settembre 1932, in una lettera inviata a Camille e per i regolamenti del manicomio, mai recapitatale)

Il grande Maestro morì nel 1917, ed una testimonianza di Eugène Blot, critico e già collezionista di Camille, ricorda che: […] Un giorno Rodin venne a farmi visita, e d’un tratto lo vidi fermarsi immobile, davanti a questo ritratto (la giovane donna inginocchiata), contemplandolo, accarezzando dolcemente il metallo e piangendo […]

Camille Claudel, Giovane donna implorante (da L'Âge mur) 1895-99

Camille Claudel, Giovane donna implorante (da L’Âge mur) 1895-99

* * *

Ho conosciuto Camille, poco più di vent’anni fa, a Caen, in Francia, all’Abbaye aux Dames dove si teneva una sua retrospettiva. Le sue sculture mi emozionarono pur non conoscendone la storia. L’armonia di quei corpi che trasudano passione e bellezza è affascinante e coinvolgente, perchè quella di Camille è un’Arte che è la vita stessa.

“L’Arte è contemplazione. È il piacere dello spirito che penetra la natura e che v’intuisce lo spirito da cui essa è animata. È la gioia dell’intelligenza che vede chiaro nell’universo e lo ricrea illuminandolo di coscienza. L’Arte è la più sublime missione dell’uomo, poiché è l’esercizio del pensiero che tenta di capire il mondo e di farlo capire”. Auguste Rodin

Auguste Rodin, nel suo atelier

Auguste Rodin, nel suo atelier

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22 responses to “Camille

  • bumpyclimb

    Grazie Lois….ho letto tutto d’un fiato. Parole ed immagini che ben raccontano questa storia d’arte, passione e dolore. Di sicuro prenderó il libro, ormai mi sono appassionata! Un caro saluto e grazie ancora!

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    • lois

      Sarà una gran bella lettura. Grazie a te

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      • bumpyclimb

        Ma poi penso…trent’anni. Internata per trent’anni.
        E poi guardi quella giovane donna implorante.
        E’ che io non ho mai amato la scultura, ma queste opere parlano, raccontano.
        Scusa Lois, ma io sono trascinata da questa storia…

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      • lois

        Hai ragione. Il bello della scultura di Camille Claudel è proprio quel legame forte che associ alla sua vita. Oltretutto a scorrerla di cose pesanti ne ha vissute, pur essendo poi di fatto una persona abbastanza “posata”.
        La tristezza dei trentanni di chiusura forzata, però pare che non la sconvolsero, rimase sempre di carattere umile come lo era stata “fuori”. Era una donna profondamente legata alla famiglia, anche alla madre ed alla sorella che fecero di tutto per farla chiudere e nulla vollero sapere più di lei. La madre passava solo i soldi all’Istituto per tenere internata la figlia, ed ad una loro proposta di reimmissione nella società, ci fu il diniego più assoluto.
        Pare che Rodin continuasse a spingere le sue opere anche dopo la rottura, ma quella relazione la segnò per tutta la vita, perché per i critici quelle opere erano solo delle rielaborazioni di temi già eseguiti dallo scultore. E invece non era così. Le sue opere se possibile, sono anche più vive di quelle solide e classiche di Rodin.
        Io almeno così le vedo, e quando le incontrai per la prima volta mi colpirono ben più del pensatore o dei bourgeois de Calais di Rodin.
        Sicuramente ci fu influenza reciproca tra i due, ma poi la critica fu inflessibile fino alla fine.

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  • Nicoletta De Matthaeis

    Sicuramente una vita molto interessante, anche se sempre nell’ombra. Grazie per averci proposto questo articolo.

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  • mondidascoprire

    Sicuramente il fratello Paul Claudel è stato profondamente condizionato dalla storia vissuta dalla sorella a tal punto da scrivere due opere teatrali, l’Annuncio a Maria e La scarpetta di raso che descrivono storie di amore drammatiche ma che veicolano la profonda conoscenza di sé e del destino negli uomini coinvolti.

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    • lois

      Quello che però ne è venuto fuori di Paul Claudel (in relazione al rapporto con la sorella) è un ritratto non proprio gratificante. Sicuramente è stato colui che ha cercato di essere vicino a Camille, dopo la totale negazione della donna da parte della madre e della sorella. Lui è vissuto sempre col senso di colpa, ma senza fare poi mai più di tanto. Andava da Camille di rado, tra una visita e l’altra trascorrevano anni. Di certo si accollò le spese della sua malattia e talvolta le fu di conforto; la donna scriveva a lui spesso e viveva nell’attesa di incontrarlo per poter riannodare i fili della sua storia.
      Su Paul grava il totale disinteresse per l’Arte della sorella, tanto da consentirne una dispersione senza controllo. È questa un’accusa che gli viene mossa già negli anni Trenta quando in occasione della compilazione di una biografia di Rodin, si fa riferimento proprio alla sua totale alienazione rispetto a quelle opere.

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  • mondidascoprire

    Paul era un uomo molto infelice, aveva sofferto molto del rapporto con il padre e con la madre, ammirava la sorella perché era volitiva, libera , poi ebbe la conversione entrando in Notre-dame, e visse da solo e se leggi le sue opere teatrali è incredibile come descrive la donna , considerata simbolo di una sapienza più elevata. Hanno vissuto forse molto distanti e ognuno cercando una risposta alla vita.A Paul ha salvato la conversione da una malattia mentale.

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  • tramedipensieri

    Grazie Lois, davvero una bella storia. Una grande donna…

    ciao
    .marta

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  • Branoalcollo

    Vita dura per le donne artiste con talento…forse la storia di come sono andate realmente le cose tra i due non la sapremo mai, ma certo che deve aver sofferto e penato molto…

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    • lois

      Quello che è stato documentato è testimonianza di un amore passionale che in pochi anni travolse l’adulto Rodin, il cui amore divenne però per Camille un ostacolo. La critica tese a sottovalutare l’arte di quella artista che pur essendo originale ed unica fu accusata di copiare la scultura di Rodin stesso. Spesso la critica propose addirittura degli interventi dello scultore sulle opere di lei. La verità è che socialmente la situazione delle donne artiste non era molto favorevole, e nonostante la sua grandezza era inconcepibile che potesse diventare un’Artista di primo livello. E questa incapacità di comprendere segnò le sorti di Camille Claudel.

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  • labambinacolpalloncino

    Grazie per averci regalato un po’ di bellezza in questi giorni tristi!

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  • poetella

    e sì…la Bellezza ci salva.
    Grazie Lois…

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  • penna bianca

    Bellissima lettura. Densa di emozione e sentimento e con quella tristezza della vita che commuove. E’ sempre un piacere leggerti. ciao

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  • semprevento

    Di una bellezza spaventosa….
    v.

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  • ili6

    Che bel post, complimenti!
    Camille Claudel uguale alle altre donne artiste che dovettero lottare e rivendicare, senza spesso riuscirci, un posto nella storia.Di solito erano mogli, amanti, figlie, sorelle, madri, amiche di quegli uomini che, al contrario di loro, poterono esercitare a buon diritto e senza alcuna difficoltà o impedimento l’arte della pittura e/o della scultura. Camille un po’ mi ricorda Artemisia Gentileschi: Camille si arrese, Artemisia lottò per più tempo. Entrambe esprimono se stesse nelle loro opere, come fossero autobiografie: violenta la pittura di Artemisia, dolorosa la scultura di Camille. La donna implorante (l’amore) è tremendamente magnifica.
    Ciao,
    Marirò

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    • lois

      Ciao Mariró grazie per i complimenti. Hai fatto un ottimo paragone con Artemisia, un’altra artista a cui sono legato molto.
      Quella di Camille è una storia pregnante e fortemente umana, fatta di passioni travolgenti. Passioni a cui non rinunció mai e che perseguì con tutta la sua volontà. È una storia forte e fragile insieme quella di Camille, molto vicina a storie di sue altre colleghe.
      Grazie e a presto. Lois

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  • Mr.Loto

    Che storia triste.
    Le vicende umane sono strane, le passioni sono strane, l’arte è strana.
    Nella vita ci sono spesso finali che non ti aspetti perchè le passioni, quando non sono controllate da una forte disciplina, ti spingono a distruggere gli argini della coscienza. L’arte, però, spesso si nutre proprio di questo, delle passioni incontrollate, della sofferenza, dell’incomprensione, dell’incapacità di esprimersi altrimenti…..e più gli artisti hanno una vita travagliata ed infelice e più le loro opere sono “maledettamente” belle ed emozionanti.
    Non conoscevo la storia di Camille, ma non la dimenticherò.
    Buona settimana.

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    • lois

      È proprio così la sofferenza induce nella creazione di lavori più forti e forse più sentiti, proprio perché -come credo e sostengo fortemente- l’arte e la vita non sono scindibili. E Camille Claudel ne è una testimonianza. Buona giornata anche a te.

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