Senza parole

Auguste Rodin, Illusione, Sorella di Icaro (1894-96)

Auguste Rodin, Illusione, Sorella di Icaro (1894-96)

Che poi ci sono alcune cose che per quanto ti sforzi di comprenderle nessuna spiegazione ti sembrerà mai adeguata a capire.

Prendi un tempo preciso in un Paese preciso, già diventato una gran babele, dove non c’era più dialogo ne capacità di capire.
C’è un giorno in cui due personaggi politici si incontrarono; uno che di politico non aveva più niente, l’altro che aveva solo vinto le primarie di un partito che non era mai esistito.
Il primo, tutt’altro che politico, era stato condannato in via definitiva ed aveva perso il suo status, ma nonostante tutto ancora dettava i tempi dell’agenda politica dell’intero paese e ancora era il capo dell’opposizione (ma era evidente che non fosse solo sua la colpa se tutte le procedure si erano congelate il 1 agosto 2013 dopo la conferma della condanna!); il secondo, all’insaputa dei cittadini era stato probabilmente insignito da benedizione divina per la conduzione di un principato.

In quel giorno i due personaggi politici (che avevano il sorriso come una paresi fissa montata sulla faccia) parlavano e si trovavano anche in sintonia, ma erano loro solo la punta di un iceberg in balia dell’oceano, un iceberg che contro ogni legge della fisica stava per andarsi a frantumare contro una corazzata.

In quel preciso Paese tutto andava contro la logica delle cose.

Tanti, ma tanti anni prima c’era stata la volontà di creare un asset comune, una bicamerale che mettesse insieme metodi ed ideologie per giungere ad accordi favorevoli per quella terra, ma tutto si risolse in un inciucio che superando mare e monti formò un governo dove la realtà aveva superato la fantasia ed anche l’assurdo si era compiuto. Ma quelli dicevano che l’armata brancaleone era solo per un tempo limitato a beneficio delle persone.

Capitava non solo quello. C’era stato dell’altro nei giorni precedenti e quelli precedenti ancora. Ministri che avevano fatto telefonate strane a persone inquisite o avevano minacciato altre persone, ma che poi si erano difese invocando per se il diritto alla privacy, una strana legge che aveva portato scompiglio in quel Paese, una legge che faceva il bello ed il cattivo tempo a seconda delle circostanze. Ma tanto era giusto per fare un po’ di scena all’interno dell’emiciclo, tutti lo sapevano che prima o poi toccava anche a loro quell’interrogatorio e giù a declamare allora il diritto alla riservatezza.

Ma questi erano solo i fatti che accadevano in quell’aula dove si era già visto di tutto (peggio di quello che accadeva fuori, tra spese folli e rimborsi irriverenti), dalle facce tinte alle urla, alle risse, alle parolacce, alle percosse (solo per citare gli eventi più coloriti) e poi di nuovo tutti riuniti senza colore ne distintivo, quelli della (ex) destra con quelli della (ex) sinistra passando per i famosi moderati che da sempre erano come il jolly nella scala quaranta, li puoi utilizzare a piacimento dove fanno comodo.

È in quel Paese, dove ogni giorno si cambiava quello che si è detto il giorno prima, che tutto non aveva più regole ne certezze, era un Paese dove si era perso il diritto all’intelligenza ed alla decenza. È un Paese (purtrppo attuale) dove non si hanno più parole.

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