Acv Acv 8

Acv Acv

8/36 FIAT LUX
(Via Caracciolo dopo la pioggia)

8/36 Fiat lux (Via Caracciolo dopo la pioggia)

8/36 Fiat lux (Via Caracciolo dopo la pioggia)

C’è stato un tempo in cui a Napoli il tempo era sempre bello, il sole dopotutto è decantato in ogni melodia e la voglia di stare all’aperto è sempre forte e non tollera alcun tipo di impedimento, pioggia inclusa. Poi l’effetto serra, la tropicalizzazione e il mutamento del clima che ci ha reso tutti orfani di una meteorologia chirurgica ci costringe anche quaggiù a fare il bello ed il cattivo tempo.

Però a volte la magia non cessa di esistere, anche in quelle giornate di pioggia battente che ti soffoca, quella che non termina mai che ti sembra di attraversare le pagine di Malacqua il romanzo di Nicola Pugliese che narra di una Napoli eccezionalmente allagata.

E poi attendi il momento giusto per scappare in sella al fedele ed inseparabile scooter, che ha appena smesso di grandinare e t’incanti sul lungomare come un bambino con gli occhi puliti capace di credere che è da quell’enorme cargo che sia stato proiettato l’arcobaleno che ti lascia ammirato.

Qui a Napoli la vita scorre perlopiù all’aperto anche nei mesi invernali quando fai fatica a trovare un tavolino all’esterno di quel bar che fa uno dei migliori caffè del Vomero e neppure l’acqua ci sconforta, basta un telo trasparente ed una di quelle stufe accanto alle quali ci si può arrostire.

E poi in questa città in qualunque momento esci, nei giorni festivi e nei feriali (quando tutti dovrebbero essere a scuola o al lavoro) c’è sempre una quantità inspiegabile di gente che vaga nelle vie o che si agglomera in qualche punto a chiacchierare, ed allora capisci perché i nordici ci considerano degli scansafatiche.

Ma noi siamo così.

Ci piace l’aria sulla faccia, anche quella pungente di gennaio di quando sei in piazza Bellini alla sera tardi a tremare coi piedi ghiacciati. Però poi da un giorno all’altro vieni sbalzato in una primavera anticipata e inattesa e allora puoi stare al mare a mangiare accanto alle barche, che lentamente dondolano, crogiolandosi anche loro sotto un sole caldo di fuoristagione.

Sono giorni così che tutto appare molto più bello. Sono giorni di mare azzurro e calmo che se si è fortunati ci si può togliere anche la giacca. Da queste parti basta veramente poco per arrivare al mare – i più fortunati sono appena a qualche metro di distanza, quelli un po’ meno devono impiegare mezzora tra metrò e funicolari – perché anche se non siamo tutti pescatori e marinai, il mare lo portiamo dentro, forse perché apparteniamo a quel popolo di santi e naviganti che a volte pare una babele. Basta un poco di quel salsedinoso aroma a rimetterci in sesto o allungare lo sguardo verso quelle navi che incessantemente ne solcano le acque per trasformarci in novelli Ulisse nell’isola delle sirene; perché noi li ci siamo approdati, non abbiamo resistito al loro canto.

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