Acv Acv 5

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5/36 SPETTATORE
(Convitto Nazionale)

5/36 Spettatore (Convitto Nazionale)

5/36 Spettatore (Convitto Nazionale)

C’era un tempo qui il largo del Mercatello a ridosso delle mura, accanto a Port’Alba che a pochi metri conduce al centro storico. Nel Seicento lo slargo oltre che per il suo ruolo di mercato, divenne tristemente famoso perché nel ’56 vi accatastarono migliaia di corpi flaggellati dalla peste e il pittore Micco Spadaro ne fece un dipinto ormai famoso ed emblematico. La piazza è oggi dominata dal Foro Carolino progettato dal Vanvitelli, l’autore della reggia casertana, un’architettura ad esedra che ha completamente ridisegnato il volto dello spazio racchiudendo in un abbraccio l’intero agglomerato urbano e stradale, uno degli snodi principali tra la città bassa e quella alta, al centro di diatribe comunali per l’avviata ed infelice area pedonale. Ma questa è un’altra storia.

Il palazzo neoclassico coronato in alto dalle 26 statue rappresentanti le virtù di Carlo III è sede del Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II, un edificio immenso che, negli ultimi due secoli, ha subito al suo interno diversi rifacimenti ma le cui fondamenta continuano ad assestarsi sulle antiche tracce di un convento tardomedievale di cui è rimasto ben poco.

Le statue che scrutano dall’alto la vita che anima questa città che sembra non voglia dormire mai, dal basso si possono riconoscere solo per le loro forme: è un peccato perché molte andrebbero ammirate nei dettagli. Le virtù sono molto differenti fra loro e sono di diversi autori accomunati da uno stile che arriva dal classico, evidentemente ispirato per quel sovrano illuminato che sarebbe dopo poco partito per la Spagna, lasciandoci in eredità quel figlio Nasone particolarmente noto per la sua frivolezza.

Eppure, per quelle strane cose che accadono nella vita, un giorno mi ritrovai sulla terrazza del Convitto, alle spalle di quei colossi, tutti splendidi e luminosi di prima mattina con il sole che sorgeva alle loro spalle. Sono loro i testimoni della storia che da oltre duecento anni custodiscono negli sguardi la bellezza e lo stravolgimento degli eventi. Hanno assistito all’arrivo delle forze francesi nel 1799 e poi alle deturpazioni della Guerra che non molto lontano squarciò gli animi e i palazzi.

Una di quelle sculture, il Valore, con la corona di alloro alzata verso l’alto ha da sempre lo sguardo rivolto verso la collina dove si adagia quasi naturalmente quella meraviglia della certosa di San Martino dominata alle sue spalle dalla mole tufacea dei bastioni di Sant’Elmo, e chi sa quante ne avrà viste da quella terrazza. Tutto l’inurbamento che in pochi anni ha mutato il verde in spazi solidi che mostrano oggi un panorama a colori fatto di mille finestre e di palazzi.

NAPOLI MAPdante

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