Acv Acv 4

Acv Acv

4/36 RIPOSO

(Borgo Santa Lucia)

4/36  Riposo (Borgo Santa Lucia)

4/36 Riposo (Borgo Santa Lucia)

Le barche sono una componente essenziale del panorama di Napoli. Ci sono da sempre, quasi fossero nate insieme al mare con lo sfondo di quel Vesuvio che in qualunque stagione appare da lontano con i toni dell’azzurro, come nelle gouaches di Hackert; vivono nello specchio d’acqua ai piedi del Castel dell’Ovo, dondolando sulla superficie molle e vibrante che infrange la luce del sole in mille suggestive rifrazioni.

Sono tutte accostate, le une alle altre quasi a farsi coraggio perché insieme si è più forti e si resiste di più ai marosi d’inverno che portano le onde anche su via Caracciolo. E a passeggiarci in quei giorni di freddo tra i sibili musicali del vento che si insinua tra gli alberi delle barche a vela del circolo, si sentono pure i tonfi più sordi dei gozzi che si sollevano per schiantarsi nuovamente sull’acqua. E poi li vedi sulla banchina i pescatori a ricucire le tele ammassate come enormi pagliai dai toni ramati nella cui massa informe appare qualche galleggiante a ciambella. Hanno per qualche giorno lasciato il mare in attesa di tempo buono e intanto anche qualcuna di quelle barche è stata sollevata e portata in secco per fare gli aggiusti. E c’è chi ne scartavetra lo scafo e chi la chiglia per riverniciare e chi invece a colpi d’ascia ne sistema i malanni, perché molte di queste barchette ne hanno fatte di miglia. D’inverno a pesca e d’estate con i bagnanti che le fittano per attraversare gli scogli e fare il bagno a largo, più avanti del castello che sorge come un miracolo dall’acqua sullo scoglio di Megaride, quello che Virgilio scelse per edificare la sua casa, quello che secondo la leggenda custodisce segretamente l’uovo che fino a quando si reggerà in piedi decreterà la vita del solo edificio per alcuni o dell’intera città per altri. È nell’isolotto che si è creato nei secoli ai piedi del castello c’è il borgo che una volta era il regno dei luciani, gli abitanti del quartiere più celebrato dalle canzoni napoletane, ed oggi è meta della movida e della buona cucina, quella a base di pesce pescato ogni giorno proprio da loro, gli eredi degli antichi abitanti, che spesso li vedi anche lungo i bordi del mare con la cassetta di triglie rosse offerta al migliore acquirente.

E mentre il mondo gira intorno, tra i taxi degli alberghi del lungomare e qualche impavida carrozzella che ancora appassiona i turisti, le barchette restano li a riposo tra le acque che d’estate sono prese di mira da bagnanti arrangiati e dagli scugnizzi che si divertono a far tuffi dalla banchina sotto lo sguardo divertito dei passanti che attraversata la stretta lingua di terra si ritrovano all’ombra del maestoso castello di tufo che nei giorni più belli appare dorato sullo sfondo del panorama che si vede da Posillipo.

mappaovo

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