L’Italia allo sbando

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Domenica prossima, sfogliando calendario quelli più accorti leggeranno 8 settembre. Nella stessa data, settanta anni fa dai microfoni di Radio Algeri fu comunicato agli italiani che il Paese era impossibilitato “a continuare l’impari lotta con la soverchiante potenza avversaria”. Era l’annuncio dell’entrata in vigore dell’armistizio, la voce era quella del maresciallo Badoglio, Capo del Governo entrato in successione allo scioglimento del regime di un mese e mezzo prima. Quel giorno di settembre, fu l’inizio della fine. Seguirono mesi di completo sbandamento. Furono i giorni peggiori dall’inizio della guerra. La popolazione civile fu data in pasto ai tedeschi mentre i regnanti e i vertici della politica abbandonarono la Capitale. Fu la vergogna nazionale. Ma quella è un’altra storia.

Dopo sette decenni ci ritroviamo nuovamente allo sbando, in un tempo dove la società è implosa, dove l’etica ed il rispetto si ritrovano solo nel dizionario. Da mesi sfacciatamente ci vogliono far credere che la legge è uguale per tutti e che la politica è a favore della società. Da mesi non si parla d’altro che dell’ingiusta conclusione di un processo giunto al terzo grado di giudizio, quello definitivo. Quello che per anni ci hanno detto essere il definitivo. Viviamo in un Paese dove la giustizia ha tempi lentissimi, dove tutti i processi durano anni, dopo tre passaggi e rinvii che mettono a dura prova anche i più solidi. Ci hanno detto che le condanne vanno rispettate ed ora puntualmente ci stanno dicendo -attenzione- che alcune condanne (una!) sono politiche. Ci hanno voluto far credere che le larghe intese fossero fondamentali e che niente di diverso si poteva sperare, dopo che un idiota ha messo a punto una legge elettorale che offende anche i porci da cui ha preso il nome. Una legge, la cui mutazione, ci dicono (ma ce lo avevano già detto quelli di prima, e gli altri ancora) è il principale impegno da portare a compimento per sciogliere le fila di quest’armata brancaleone che ogni giorno non smette di darci pugni allo stomaco, che ha perso ogni reticenza a quello che dalle mie parti chiamiamo scuorno. E non mi si dica che questa classe dirigente l’abbiamo scelta noi perché sono anni che ci hanno ridotto in silenzio regalandoci il contentino di mettere una x su simboli che ormai si ricoprono di ridicolo, su loghi che sono come quelle pizzette che vedevano nel bar della scuola, che ritrovavi ogni giorni con qualche elemento aggiunto per dargli nuova faccia, ma erano sempre le stesse del giorno prima e di quello prima ancora.

È un Paese questo che è alla deriva sociale. Un non luogo dove in venti anni è stato abbattuto ogni concetto di cultura e legalità, un luogo trasformato in un teatrino da una falsa rivoluzione voluta da un gruppo ma poi avallata da tutti in maniera trasversale, tanto che oggi siamo giunti allo sfilacciamento/annullamento di quelle fazioni che una volta chiamavamo destra e sinistra e alle quali cercavamo di apparentarci. Ma quelli erano ideali. Le opposizioni in questi vent’anni e maggiormente in questi ultimi anni sono state solo formalmente sedute in parlamento, hanno trascorso più tempo nei talk show che tra gli scranni a combattere le spudorate attività di quanti hanno impunemente tutelato i propri interessi, sprofondando noi tutti in un inconcepibile baratro, il cui lato peggiore non è quello economico.

A settanta anni di distanza da quell’8 settembre, in una fase critica spaventosa che ci sta degenerando nella società e negli animi, siamo ancora allo sbando, con una classe dirigente legata ad un ricatto che mette in discussione le regole del buon vivere e della cosa comune, le norme della nostra Costituzione, costata vite umane e guerra civile proprio nello scorcio di quella guerra che devastò il Paese, quello fatto dalle persone.
Non credo ci sia ancora molto da sperare e non credo ci saranno cambiamenti in corso, a parte prevedibili (e quotidianamente annunciate) cadute di governo, finte elezioni e sempre le stesse facce che si infischieranno delle nostre disgrazie. È un’epoca che sta cambiando tutto il mondo, è un tempo che in questa nostra Italia, le cose buone, quelle fatte dalle persone normali e le lotte per la dignità a cui le fasce più deboli sono sottoposte quotidianamente dalle difficoltà, vengono sottaciute, per dare voce all’arroganza, alla volgarità e all’illegalità che sovrana e legittimata è protagonista anche oggi.

Sette decenni dopo, la storia non ha insegnato niente, ma forse alcuni neppure lo sanno quale anniversario ricorre l’8 settembre.

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17 responses to “L’Italia allo sbando

  • Silvia

    Hai detto tutto Lois….non c’è nulla da aggiungere, il mio pensiero ricalca il tuo ormai già da tempo….e la farsa durerà ancora, come sempre, purtroppo.

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  • tramedipensieri

    ….tristezza e rabbia si alternano nei giorni…
    Dubito…dubito fortemente che cambi qualcosa….

    Un’analisi interessante, bravo Lois!

    ciao
    .marta

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  • Cam

    Hai usato la parola giusta, caro Lois, scuorno, che non è vergogna, ma qualcosa di peggio – neanche umiliazione. Non riesco mai a tradurla in italiano, ma rende parecchio l’idea.

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  • Angela Fradegradi

    “A settanta anni di distanza da quell’8 settembre, in una fase critica spaventosa che ci sta degenerando nella società e negli animi, siamo ancora allo sbando, con una classe dirigente legata ad un ricatto che mette in discussione le regole del buon vivere e della cosa comune, le norme della nostra Costituzione, costata vite umane e guerra civile proprio nello scorcio di quella guerra che devastò il Paese, quello fatto dalle persone.”
    Hai ragione ma avere ragione forse non ti consola come non consola me nel scrivertelo.

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  • labambinacolpalloncino

    Che amarezza… non ce la più nemmeno ad ascoltare il tg 😦
    Qualche mese fa avevamo parlato delle elezioni, ti avevo detto che “bisognava” votare ma in pochi mesi mi sono resa conto che è tutto inutile, non contiamo un cavolo di niente!

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  • ilmiosguardo

    Hai perfettamente ragione, Lois.
    Proprio 70 anni fa esatti mio suocero (che all’epoca aveva 22 anni), dopo essere rientrato dalla Russia, è stato catturato e internato come lavoratore coatto dei tedeschi in un lager nei pressi di Magdeburgo in Sassonia (con mio marito sono riuscita a scovare il campo di concentramento in cui è stato rinchiuso!) poiché, come tanti altri, ha detto “no” al nazifascismo (gli I.M.I. erano 600.000, di cui purtroppo si è sempre parlato poco).

    Loro e non solo loro hanno lottato, sofferto, pagato con la loro vita.
    Se ora vedessero come ci siamo ridotti… 😦

    Voglio credere però, per i miei figli e per i giovani in generale, che ci sia ancora qualche speranza di recupero e soprattutto per un futuro dignitoso e sereno.
    🙂

    Buon pomeriggio domenicale Lois, con un sorriso! 🙂

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  • marco

    Lois tutto vero, ma noi oltre al lamento cosa abbimo fatto in concreto per contrastare tutto questo?
    Io per primo nulla, ho votato si, più per abitudine che per convinzione.
    Ecco forse, la colpa è anche mia…

    Detto questo leggerti è sempre un piacere…

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    • lois

      Caro Marco, noi di certo non abbiamo fatto niente negli ultimi anni, travolti dai nostri problemi personali. Mentre loro ci devastavano noi stavamo (stiamo) combattendo per la nostra dignità e per i nostri valori.
      Ora credo sia giunto veramente il tempo di levarci dal silenzio nel quale ci hanno sepolti e mostrare il nostro ruolo. Far capire a questi signori (tutti) che senza di noi possono rischiare di essere niente.
      Ma la verità è sempre la stessa, oggi, ieri , l’altro ieri e l’altro ancora… di che cosa si parla? che cosa stiamo aspettando?
      Solo della condanna a Berlusconi e null’altro e di questo governo che sorride sull’orlo del burrone!

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  • ilnotiziabile

    Quanta amarezza, Lois, e quanta rabbia. E’ sempre più difficile, per non dire impossibile, riuscire ad essere ottimisti sul futuro di un Paese destinato al declino più profondo. Come dice giustamente Marco però la colpa è – in parte – anche nostra, che ormai assistiamo passivi a questo scempio quotidiano chiamato politica, che non ha alcun rispetto per le persone che dovrebbe in qualche modo rappresentare. Sono il primo a fare autocritica per non aver contrastato in alcun modo questo sistema, ma poi pensi “cosa posso fare? cosa avrei potuto fare?” e lasci che tutto continui come sempre. Credo proprio che se non faremo nulla difficilmente torneremo a godere nuovamente dei nostri diritti di cittadini e di uomini, schiacciati dall’indifferenza delle istituzioni che ragionano solo ed esclusivamente per fini personali.

    Un abbraccio,
    Gabriele

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