I Modigliani di Netter

Amedeo Modigliani, Ritratto di Zborowski (1916) - Olio su tela, cm 46 x 27 © Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Amedeo Modigliani, Ritratto di Zborowski (1916) – Olio su tela, cm 46 x 27
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

In ogni tempo la forza degli artisti è stata rappresentata dai mercanti e dai collezionisti, vuoi per filantropia, vuoi per passione, vuoi per interesse. Giunta ormai al termine (chiude l’8 settembre), a Milano (dopo la prima esposizione a Parigi) è stata allestita una bella mostra alla scoperta di dipinti poco noti al pubblico, raccolti da un importante quanto misconosciuto collezionista; Jonas Netter.

Netter fu un grande riconoscitore di talenti, sapendo apprezzare sin da subito le opere di quegli autori che si dividevano la scena a Parigi nei primi decenni del Novecento. Quegli artisti che hanno fatto l’Ecole de Paris, che si sono distinti per qualità e capacità, pur essendo tutti accomunati dalla volontà di vivere d’arte e solo di essa.
Netter apparteneva alla clase borghese. Ebreo di nascita operava il mestiere di rappresentante, ma aveva una spiccata propensione all’arte. La sua ammirazione era rivolta in primis agli impressionisti, ma il loro valore, già all’epoca era inavvicinabile. Molti erano gli autori ancora in vita e ancora produttivi, c’erano Renoir e Monet celebrati come delle vere star, ma le loro opere non erano alla portata di tutti. Per caso il nostro amatore d’arte conobbe Leopold Zborowski, un poeta polacco trapiantato a Montparnasse dedicatosi sin da subito nella vendita di opere d’arte. Fu così che conobbe gli astri della pittura di quegli anni; Modigliani, Soutine e Utrillo. Artisti di gran calibro che gli furono presentati proprio da Zbo, l’amico-mercante di Amedeo Modigliani (l’ultimo della sua breve carriera).
Grazie anche a Netter che ne acquistò diverse opere, l’artista livornese, il maudit come tutti lo denominavano, poté essere garantito da una rendita mensile che gli consentiva di vivere solo della sua arte. A Palazzo Reale, sono molti gli artisti riuniti, (il curatore ha cercato di ricostruire la collezione dispersa negli anni), ma più di tutti emergono proprio Modigliani ed il suo caro amico Soutine (non a caso i loro nomi sono nel titolo della mostra).

Amedeo Modigliani, Fanciulla in abito giallo (1917) - Olio su tela, cm 92 x 60 © Pinacothèque de Paris

Amedeo Modigliani, Fanciulla in abito giallo (1917) – Olio su tela, cm 92 x 60
© Pinacothèque de Paris

Di Modigliani per la prima volta viene esposta in Italia (ed in generale è una delle sue poche uscite) la “Fanciulla in abito giallo” del 1917, tre anni prima della sua morte, in un periodo tra i più fecondi e rappresentativi della sua grandezza. Un dipinto che ha fatto della sua disarmante normalità la sua potenza. Una giovane seduta con le braccia conserte, abbigliata in gialla con un vestito su cui spicca (lo intuiamo) un colletto di merletti e con un fiocco scuro a legarle i capelli. Lo sfondo come al solito è scarno, appena accennato, uno spazio vitale, fatto di poche cose, proprio come quello che doveva essere la casa-atelier dell’artista, due stanze, pochi mobili, le pareti stinte. Ancora una volta Modì stupisce per quella sua compassata quotidianità, costruita sulla certa conoscenza dei propri modelli; amici, amanti, amori. Raccontano le poche testimonianze che Amedeo era un abile conoscitore dell’animo umano, era in grado di studiare ed osservare per giorni il proprio soggetto per poi riuscire a riprodurlo in brevissimo tempo, quasi sempre in un’unica seduta. Tutto quello che c’era da sapere lo aveva già imparato nel corso del tempo. Tra le altre memorabili opere esposte come “la bella spagnola”, ci sono alcuni preziosi disegni che raccontano della grande passione di Modigliani.

Amedeo Modigliani, La bella spagnola o Madame Modot (1918)  - Olio su tela, cm 92 x 50 Torino, Società Culturale Subalpina © Collezione Privata

Amedeo Modigliani, La bella spagnola o Madame Modot (1918) – Olio su tela, cm 92 x 50
Torino, Società Culturale Subalpina © Collezione Privata

Una passione per la linea che lo porta a compimento di un percorso iniziato in Toscana nel Rinascimento tra le esperienze di Botticelli e Lippi senza dimenticare i senesi. Sono splendidi e ricchi di forza quegli schizzi nati di getto e senza ripensamenti che racchiudono tutta la sua bravura e la sua capacità di sintesi.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska (1918) - Matita su carta, cm 42 x 26 © Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Amedeo Modigliani, Ritratto di Hanka Zborowska (1918) – Matita su carta, cm 42 x 26
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Negli anni, sin dalla sua morte, le opere di Modigliani sono state molto apprezzate proprio per quella loro spontaneità e profondità insieme, ma nello stesso tempo proprio per quella richiesta del mercato, le stesse operesono state tra le più copiate e riprodotte dai falsari, tante, che una stima (ufficiosa) pressoché riconosciuta da tutti i suoi studiosi, prevede che ci sia nella sua produzione almeno una metà di opere contraffatte. Ma lo spirito di Modì non è riproducibile, di falsi ne ho visti e ne ho studiati, nessuno è in grado di emozionare, nessuno è in grado di rapire come alcuni ritratti di Jeanne o del suo amico Soutine (1916), come quello esposto in mostra.

Amedeo Modigliani, Ritratto di Soutine (1916) - Olio su tela, cm 100 x 65 © Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

Amedeo Modigliani, Ritratto di Soutine (1916) – Olio su tela, cm 100 x 65
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset

E proprio Chaim Soutine è l’altro protagonista dell’esposizione, con un numero di opere alto e tutte di spessore. Ritratti e nature che squarciano il cuore per la loro crudezza e tenerezza insieme. L’autoritratto del 1917 e la pazza del 1919 sono tra i capolavori assoluti di questo altro genio del Novecento. Un artista anche lui molto disprezzato ai suoi tempi. Un borderline, come si direbbe oggi, uno che neppure Zbo voleva e che solo per non dispiacere a Modigliani prese con se, nel suo gruppo di artisti. Soutine era un lituano la cui vita fu molto travagliata e che come quella di Modì è inscindibile dall’arte. Ma questa è un’altra storia.

Chaïm Soutine, Autoritratto con tenda (1917 ca) - Olio su tela, cm 72,5 x 53,5 © Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset © Chaïm Soutine by SIAE 2013

Chaïm Soutine, Autoritratto con tenda (1917 ca) – Olio su tela, cm 72,5 x 53,5
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset © Chaïm Soutine by SIAE 2013

Chaïm Soutine, La pazza (1919 ca) - Olio su tela, cm 87 x 65,1 © Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset © Chaïm Soutine by SIAE 2013

Chaïm Soutine, La pazza (1919 ca) – Olio su tela, cm 87 x 65,1
© Pinacothèque de Paris /Fabrice Gousset © Chaïm Soutine by SIAE 2013

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