Il Paese dei balocchi

Pieter Bruegel "Giochi di Fanciulli" (1559-60), olio su tavola, cm 118x161 - Kunsthistorisches Museum di Vienna

Pieter Bruegel “Giochi di Fanciulli” (part.) 1559-60, olio su tavola, cm 118×161 – Kunsthistorisches Museum di Vienna

Siamo appena ai primi giorni di agosto che Napoli è già vuota. Non ci sono rumori, le vie sono libere e i miei otto km, ad andare (ed otto a tornare dall’ufficio) li percorro ogni mattina (ed ogni sera) in meno di dieci minuti. In settimane normali, di solito per attraversare questa mezza città, ci vogliono non meno di quaranta minuti. In scooter.
L’altra sera cercavo della buona mozzarella, avevo amici a cena. Il laboratorio -quello buono- che mi avevano indicato, era chiuso per ferie. Mi sono allora spinto fino al centro della collina, ero in macchina, ho sostato fuori ad un altro negozio che cercavo. Un’impresa che in altri tempi non è minimamente perseguibile. Se tutto va bene, dopo un’ora di giri e se sei fortunato trovi un posto in garage alla modica cifra di 4/5 euro l’ora.

In questi primi giorni di agosto, in piena Crisi, così dicono al telegiornale, tutta la gente è al mare che si ha la fortuna di arrivare sotto casa e parcheggiare in prima battuta. Come al solito la sofferenza è per i soliti ceti, per i pensionati e gli operai e forse per alcune classi impiegatizie. Il problema è sempre e solo loro, per quelli che non hanno da anni scatti ed adeguamenti degli stipendi, quelli che si sono visti dimezzare il potere d’acquisto anche sui prodotti di sussistenza, quelli che sono costretti a pagare le tasse (gliele prelevano sans-dire direttamente dal conto).
Sono giorni questi in cui anche il telefono in ufficio non squilla, in parte è normale, siamo in piena Estate (!); ma i conti non tornano.

In questi primi di agosto, mentre in un clima rovente s’inscena la tragicommedia della politica italiana, tra condanne ‘accanite’ ed assenze di governo (perché è da aprile che ci vogliono far credere che la storia delle Larghe Intese è per il nostro bene!), la vita sembra non fare una piega.
Come tutti gli anni, forse addirittura anticipatamente, le ferie sono cominciate.
– Signori si chiude! Ci si rivede con la frescura!

E tu ti chiedi com’è possibile che nello stesso tiggì di qualche giorno fa si faceva prima la conta dei ‘senzalavoro’ e poi si mostrava il tradizionale calendario di Autostrade Italiane, quello coi bollini rossi per evitare le code delle partenze. E si parla solo degli eccessi, dei nuovi smartphone che impazzano sulle spiagge e dei nuovi preziosi e costosi ninnoli a cui nessuno sa rinunciare.
E poi senti Tizio e poi Caio ed entrambi vanno all’estero perché dopo un anno di lavoro è giusto staccare. E poi però ti ricordi di quando prima Tizio e poi Caio ti raccontavano del calo esponenziale dei consumi e di come hanno dovuto diversificare la produzione perché i vecchi prodotti nessuno li compra più. Ma non è solo una questione di valori. Sono cambiate le mode.

E allora cari Tizio e cari Caio, quando me lo avete raccontato ho cercato di comprendere il problema ed effettivamente, guardando le vetrine, il cambiamento è palese. Ma all’inizio d’agosto, quando la città è già chiusa per ferie, senza essere in grado di offrire ai turisti e a chi resta la giusta offerta, cari Tizio e cari Caio, credo sempre meno a questo vostro eterno lagnare.

E allora niente.

Vi chiedo solo di non fare le solite nenie, di non bloccare il mercato nascondendovi (per fare i vostri interessi) dietro la crisi, che c’è ma non è poi così grave come in Grecia o come in Spagna dove la gente ‘per fame e dignità’ si è fatta sparare addosso senza pensarci due volte.
Abbiate il coraggio di intraprendere le nuove strade senza dover per forza fare un confronto col passato. I tempi e le mode sono cambiate e forse pure la Crisi, non è davvero così forte come ci è stato detto, se in questi primi giorni di un agosto rovente, anche dalle nostre parti -insolitamente- si può parcheggiare al primo colpo.
Per cui, caro Tizio e caro Caio, fate buone vacanze e al ritorno basta piagnistei, uscite dalle trincee e fate smuovere l’economia.

I balocchi e le chiacchiere lasciamole alla nostra classe politica, che per quanto ci sforziamo di immaginare, non farà mai passi avanti, continuandosi a trincerare tra ‘complotti rossi’ e ‘larghe intese’ (invocando perfino le ‘grazie’ che una volta si richiedevano ai Santi, quelli veri) abbandonandoci al nostro quotidiano, mentre la crisi sarà sempre con noi grazie alle riforme che nessuno (ma proprio nessuno!) vuole fare.

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15 responses to “Il Paese dei balocchi

  • Silvia

    Hai assolutamente ragione…..ci sono evidenti contraddizioni, qualcosa non quadra, che ci sia la crisi è assodato, ma molti hanno la mania di “piangersi addosso” giusto per adeguarsi anche se poi così male non stanno. Non si spiegherebbero altrimenti tante incongruenze….
    Buona giornata Lois.

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  • sguardiepercorsi

    A Milano stesso scenario. E io che mi sto facendo le vacanze a casa, sto diventando sempre più insofferente verso chi -tornando da un viaggio o in procinto di partire- si lagna della crisi.

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    • lois

      Quelli sono i peggiori, i “costretti alle vacanze” che non solo partono ma si lamentano della folla, e dei soldi, e delle scocciature… un Paese veramente incredibile quello nostro!

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  • Soliloquio in compagnia

    In effetti hai piena ragione. I commercianti in primis si lamentano della crisi, ma non creano scambi e circolazione di moneta. I prezzi sono sempre più alle stelle e pretendono che un povero cristo si indebiti per andare a comprare da loro anzichè dal cinese dietro l’angolo. Qualche anno fa ho assistito ad una cosa incredibile. Esposto in una vetrina c’era un giubbotto di finta pelliccia, costo di 300 euro. Era davvero bello, lo guardo ma passo avanti… e chi se li può permettere 300 euro per un giubbottino alla moda? Cmq qualche giorno dopo, vedo lo stesso capo esposto nella vetrina di un negozio cinese, prezzo, 120!!!! Morale della favola: quanto ci guadagnano sulle nostre spalle? E poi dicono che c’è crisi e non si possono permettere la vacanza al cinque stelle come gli altri anni…

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    • lois

      Ne ho viste tante di cose (che voi umani……), ed ho seguito dai giornali e dalla tv inchieste che hanno messo in luce, come spesso quella differenza di prezzi è data solo ed esclusivamente dai vari passaggi di mano dal produttore al venditore, ma la cosa peggiore è che il 99% delle volte, quel prodotto che tu hai visto con due prezzi diversi è sempre lo stesso. Ormai non ci sono più le finte riproduzioni, spesso sono passaggi di “garanzia” ed autorizzazione del prodotto dalle grandi aziende; ma spesso, sempre più spesso, succede che all’interno della filiera di lavorazione che si è allungata a dismisura, pure quei controlli vengono a cadere e così il consumatore finale, si ritrova ad avere lo stesso prodotto a prezzi differenti. Poi c’è chi ne approfitta e poi… e poi… noi siamo sempre al punto di partenza!

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  • dafnevisconti

    riesci ad esprimere efficacemente quel qualcosa che “non torna” , ciao Lois!

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  • ilnotiziabile

    Gli italiani, si sa, sono campioni del mondo di lamentele. E non bisogna certo andarne fieri, perché nella maggior parte dei casi il lamento è fine a se stesso e ingiustificato. La cosa più assurda è che chi si lamenta non fa nulla per cambiare le cose, anzi.

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  • edp

    aiuto. (qui da noi la città è ancora bella piena, svuotata pochino)

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  • Ralph Magpie

    Fa caldo, sono ancora in città e da giorni non seguo più le notizie ai telegiornali. Quando poi ti fanno credere che c’é stata una folla oceanica a dare conforto ad un poverino “ingiustamente” condannato, allora basta è ora di staccare. C’è troppa idiozia in giro, sento persone che oramai hanno mandato il cervello (ma esiste?) in vacanza da tempo, e mi chiedo se veramente ci sarà riscatto, ma non per noi ma per mia figlia ad esempio.
    Nel 1993, anno della svolta fui un disastroso profeta: sará un nuovo “ventennio” forse peggiore del primo.
    Che dire, auguro un periodo di serenità agostano, a godere di una città che finalmente é a misura d’uomo

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