Di Arte, di Biennale e di altre storie

Biennale di Venezia. Maldive Pavillon © lois_design

Biennale di Venezia. Maldive Pavillon © lois_design

Che poi a Venezia è tutto un rifiorire di arte e di artisti.

A pochi passi dall’Accademia, sul Canal Grande, c’è la Fondazione Guggenheim ospitata in quello che era il palazzo (Venier dei Leoni) della vulcanica Peggy, oggi custode di una collezione di opere testimoni dell’arte contemporanea che attraversano tutto il Novecento. Tra le più significative esperienze, insieme a Picasso e ad Ernst (già marito della ricca americana) primeggiano le tele di Pollock, che con i suoi dripping negli anni Cinquanta sconvolse l’arte americana, spostando il centro nodale della cultura da Parigi a New York. E proprio qui a Venezia, grazie all’energica e lungimirante americana, di Pollock si tenne la prima esposizione italiana con quelle opere dell’espressionismo astratto che mutarono le sorti della cultura americana e dell’Arte Contemporanea.

Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni © Life

Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni © Life

Qui sul Canal Grande (e non solo!) la Fondazione ha il suo peso. Un fascino di caratura internazionale e tutta la bellezza di una raccolta che ammalia con una potenza esclusiva, in un edificio che affaccia direttamente sull’acqua, che da il benevenuto agli ospiti con un bellissimo Cavallo e Cavaliere di Marini e con la fulgida scultura di Calder, che da sola preannuncia la rivoluzione che si trova subito dopo l’ingresso: un monumentale dipinto di Picasso, I bagnanti della sua brevissima e colta fase surrealista, che avvolge nel suo azzurro cielo i visitatori del museo che si ritrovano nella meraviglia di quella che era la luminosa e bella dimora veneziana di Peggy, che ebbe la capacità di affermare e sostenere a spada tratta le sue idee, agevolando un percorso di rottura aperto alle nuove correnti ed alla modernità.

Pablo Picasso

Pablo Picasso

Jackson Pollock

Jackson Pollock

Una forza artistica che appena poche decine di metri prima, si esprime in tutta la sua bellezza in quella Tempesta del Giorgione che ‘fuori dal tempo’ si mostra ancora oggi nel suo enigmatico significato tra le sale dell’Accademia, anch’esse custodi di un patrimonio dal valore incommensurabile, tra Tintoretto e Veronese, attraversando alcune tra le più belle fasi della pittura del Bellini.

La tempesta di Giorgione

La tempesta di Giorgione

Un poco oltre invece, tra i Giardini e l’Arsenale si svolge (fino a novembre) la 55 edizione della Biennale Internazionale d’Arte. Un evento di portata mondiale in grado di spingere lo sguardo sul mondo e su quelle che sono le sue ultime espressioni artistiche. Tanti padiglioni per quanti sono i Paesi ospitati e molte le location anche fuori dalle strutture, lungo le calli o per le vie. Ed è così che (sempre sotto una calura disumana) per caso scopri l’allestimento delle Maldive in un edificio semiabbandonato e bollente, dal fascino indescrivibile in un ambiente fatiscente. Vi è poi la discussa riproposizione di Ai Waiwei in un padiglione refrigerato nell’area dei Giardini e le scoperte più belle quanto inaspettate.

L'installazione di Ai Weiwei

L’installazione di Ai Weiwei – © lois_design

Tra tutte le espressioni, molto coinvolgente ed affascinante è quella libanese, forse, un po’ meno interessante e disincantata è proprio quella italiana nel suo padiglione ViceVersa, dove poche (a mio modestissimo avviso) sono le emozioni che coinvolgono.

Padiglione Libano - © lois_design

Padiglione Libano – © lois_design

Padiglione Italia "Vice Versa"

Padiglione Italia “Vice Versa” – © lois_design

Ciononostante però, la Biennale mantiene il suo fascino anche per quella sua etereogeneità che la contraddistingue dalla nascita (1895). Ed allora resti affascinato da realtà che non conosci come quella dell’Uruguay o della Russia e passi senza troppa emozione tra le sale della Gran Bretagna o della Francia.

Padiglione Uruguay - © lois_design

Padiglione Uruguay – © lois_design

Ma forse la Biennale è bella anche per questo, perchè nessuno è obbligato a percorsi. Ciascuno puó entrare e uscire a proprio piacimento e magari ritrovarsi ammaliato da un’installazione per la sola sensazione che è in grado di suscitare.
La comprensione perfetta, quella non c’è; l’Arte va presa per quello che è: una altra formulazione del mondo, che non è verità, è solo una sua altra rappresentazione.

Walter De Maria (Il Palazzo Enciclopedico)

Walter De Maria (Il Palazzo Enciclopedico) – © lois_design

Il Palazzo Enciclopedico

Il Palazzo Enciclopedico – © lois_design

Padiglione Maldive

Padiglione Maldive – © lois_design

Venezia. Gli Arsenali

Venezia. Gli Arsenali – © lois_design

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15 responses to “Di Arte, di Biennale e di altre storie

  • edp

    queste son le cose che hai sotto casa e non ci vai manco se viene giù il mondo. Ecco, io ogni tanto faccio un salto quando c’è l’architettura, il resto è sempre “no dai, la prossima volta, “no oggi no, troppo casino” “figurati ci sarà il mondo, sta iniziando/finendo”. Qui in casa mia c’è ignoranza bovina, fidati Lois. 😉

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  • Soliloquio in compagnia

    Eppure due anni fa il padiglione della gran bretagna era uno di quelli che ho preferito… eh gira, la ruota gira. grande Lois come sempre.

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  • gelsobianco

    Ho letto con interesse vivo il tuo post, Lois.
    Quando tu parli di arte, tu vivi veramente.
    Lo si coglie.
    Ed è piacevolissimo starti ad ascoltare.:-)

    “l’Arte va presa per quello che è: una altra formulazione del mondo, che non è verità, è solo una sua altra rappresentazione.”
    Concordo pienamente.
    Andrò alla biennale con un clima più mite!

    Bellissime fotografie!
    Quella “Peggy Guggenheim a Palazzo Venier dei Leoni © Life” ha un suo fascino particolare. Si è in un’altra “epoca”!

    Grazie.
    gb

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  • hetschaap

    Dopo averla vista ti farò sapere che ne penso. La Biennale è un grande contenitore. Ci sono contenuti che si dimenticano subito ed altri che restano impressi per anni.

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  • marco

    “La comprensione perfetta, quella non c’è; l’Arte va presa per quello che è: una altra formulazione del mondo, che non è verità, è solo una sua altra rappresentazione.”
    Verissimo, spesso solo una rappresentazione della mente…
    Complimenti come sempre

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    • lois

      grazie sempre a te!

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    • lois

      Caro Marco, probabilmente, a volte, la ricerca di un significato, il voler assegnare a tutti i costi un’interpretazione, crea un muro rispetto all’arte, soprattutto quella contemporanea, che nel bene o nel male è un’espressione che può piacere o meno, ma poi entrano in gioco tanti altri fattori (ambientali, studio, conoscenza, emozioni…) che a priori interrompono quella relazione che dovrebbe in primis stabilirsi a livello estetico-emotivo per poi dirigersi verso altri lidi…

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  • marco

    Chiedere ad un poeta il significato di una poesia è come chiedere all’artista il significato di un’opera.
    Non serve la vana scoperta dei loro sentimenti, semmai il riflesso dei nostri.

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  • dafnevisconti

    sì, tanta voglia di andare a vedere. belle le riflessioni suscitate : l’arte contemporanea è forse un tentativo di far entrare in risonanaza le emozioni attraverso quella “altra formulazione del mondo”..

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  • semprevento

    wow..sono mancata e tu hai fatto dei post meravigliosi!
    Complimenti Lois…sei da non dimenticare …mai!
    Ottime fotografie 😉 le tue….
    firma eccellente…Lois_design mi piace molto.
    vento

    PS: grazie per non avermi dimenticato e per la canzone.

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