Lo stato deprecabile dell’Arte

uno degli affreschi della Reggia di Carditello

uno degli affreschi della Reggia di Carditello

È la decima seduta d’asta che resta senza alcuna offerta. È la Reggia di Carditello, una delle 22 residenze borboniche, ridotta oggi dall’incuria e dal vandalismo e dalle razzie in uno stato penoso. C’è poco ancora di quel suo splendore, c’è molto poco, ma è tanto da mostrarci come in uno sbiadito ricordo tutta la magnificenza di cui quei sovrani dovettero circondarsi. La Tenuta di Carditello (in provincia di Caserta) era uno dei luoghi di svago di quella dinastia spagnola che fece del Regno di Napoli un luogo ammirevole e d’ozio per gli aristocratici inoperosi.

Dapprima luogo di caccia per Carlo III, fu trasformata da Ferdinando IV in una fattoria per la coltivazione del grano e l’allevamento di razze pregiate di cavalli e bovini; boschi e terreni circondavano la villa per oltre 2 mila ettari, oasi incantevole della allora famosa Campania Felix (quella stessa devastata oggi dall’inquinamento colposo). La Reale Delizia, così fu soprannominata, raccolse nei dintorni famiglie di operai e fattori che contribuirono regolarmente al funzionamento del sito che non di rado accoglieva i nobili che si spingevano nei boschi circostanti per animate battute di caccia; intorno alla Reggia c’erano infatti i Regi Lagni, parzialmente (e malamente) ancora oggi esistenti. L’edificio in classico stile settecentesco, fortemente ispirato agli altri palazzi reali, fu infatti realizzato da un allievo dell’architetto Vanvitelli autore della vicina Reggia di Caserta. Decorata nei suoi spazi interni dagli affreschi del celebre Jacob Philipp Hackert (il pittore prussiano già artista di corte di Ferdinando, autore delle più celebri e suggestive visioni del Regno napoletano) e da pregiati marmi quasi del tutto razziati, oggi della villa resta (manomesso) il corpo centrale del fabbricato. A seguito del declino della dinastia borbonica, la Reale Delizia, dopo essere passata nel demanio statale, fu nel 1943 occupata dalle forze naziste per poi essere affidata definitivamente al patrimonio del Consorzio Generale di Bonifica del Bacino Inferiore del Volturno, il cui ammontare di debiti pregressi ne hanno fatto oggetto di procedura di una sciagurata vendita giudiziaria.

La reggia di Carditello

La reggia di Carditello

Quest’ennesima asta (è una deplorevole storia questa che si trascina da anni) andata deserta, partiva da un valore di dieci milioni di euro, (che non subirà alcuna riduzione, per evitare che lo storico edificio passi in mano criminali). Intanto però negli anni lo scempio fatto è largamente dimostrabile; nessuno ha ostacolato la realizzazione delle due discariche (Ferrandelle e Marruzzella) che ne hanno compromesso il territorio e le filiere agricole ancora esistenti (da quelle parti c’è anche la tipica produzione di mozzarella di bufala), e non ci si è attrezzati mai necessariamente contro i furti e la spoliazione. Oggi il sito è affidato alla tutela ed alla cura di alcuni volontari e soprattutto all’ausiliario della custodia tutelare (il volontario Tommaso Cetrone, battezzato l’angelo di Carditello) che ha subito già diversi atti intimidatori, non ultimo l’incendio della roulotte che gli fungeva da ufficio; è evidentemente un faro di legalità in un luogo diventato negli ultimi decenni terra di nessuno.

Reggia di Carditello. L'affresco del Salone

Reggia di Carditello. L’affresco del Salone

Niente! Nessun acquirente (ben conscio del peso che si trascina dietro il sito) si è proposto per riavviare una rinascita economico-culturale che sarebbe non solo della Reggia, ma dell’intera area che potrebbe nuovamente divenire attrattore turistico.

La Reggia di Caserta nel degrado

La Reggia di Caserta, particolare

Ma la reggia di Carditello che rappresenta per il Touring Club il simbolo dell’abbandono dei BBCC, è in buona compagnia: la più famosa Reggia di Caserta, poco distante è in uno stato di semi-abbandono, nonostante rappresenti uno dei principali monumenti italiani. Dichiarata Patrimonio dell’Umanità nel 1997, perde ogni anno circa 50mila visitatori, scoraggiati da un degrado che oltre alla precarietà delle strutture, favorisce il dilagare di parcheggiatori abusivi, venditori ambulanti e di recente anche di spacciatori! È storia dei nostri giorni di crolli ed aree recintate per le facciate fatiscenti, elementi che creano la disaffezione dei turisti.

***

Ma è così il nostro Paese, un luogo dove si spende per i Beni Culturali, molto meno di quanto si spende in tutta Europa (1,1% della spesa pubblica, scendendo tra gli ultimi posti della classifica), dove gli investimenti sono ridotti all’osso e dove la presenza dei privati viene osteggiata a priori (vedi la vicenda di Della Valle al Colosseo) e che invece con le dovute cautele dovrebbe essere affrontata per dare una svolta a questo abbandono senza fine. Ma a scorrere la lista è lunga ed il degrado cresce e si espande come la marea. È infatti di poche ore fa il dictat dell’Unesco nei confronti di Pompei: entro dicembre il governo italiano dovrà aver adottato misure idonee atte a tutelare un Patrimonio che in pochi anni si sta dissolvendo come neve al sole dopo aver resistito per circa duemila anni all’ombra del Vesuvio.

Quello che accade ogni giorno nel nostro Paese nei confronti dei Beni Culturali (e dei Beni Paesaggistici), è un omicidio premeditato nei confronti di una Cultura che è stata bacino per gli sviluppi storici-artistici di levatura internazionale e che oggi è impercettibilmente presente nei piani politici di Governi che non ne fanno quasi mai più menzione. Io dico che laddove non c’è cultura si rinsalda l’incapacità di comprendere e l’assenza di comprensione e conoscenza è sinonimo di ignoranza e brutalità che ci trascinerà inevitabilmente alla dispersione di un tesoro ineguagliabile al mondo e mai più riproducibile.

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25 responses to “Lo stato deprecabile dell’Arte

  • Branoalcollo

    piange davvero il cuore a vedere un tale scempio, quando la cultura dovrebbe essere come giustamente hai illustrato nel tuo articolo il nostro bene più importante.

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  • tramedipensieri

    Un “assassinio” continuo delle opere d’arte.
    Ci sarebbe tanto da lavorare, per la stragrande maggioranza delle persone, se gestito bene si potrebbe avere un incasso considerebole….

    Senza dirottare i soldi in “stravizi” da parte dei politici nazionali e\o locali.

    E’ veramente un peccato che opere simili siano lasciate all’incuria più totale, addirittura, la Reggia di Caserta…riconosciuta come Patrimonio dell’Umanità!…. robadamatti!

    Che rabbia…

    Buon fine settimana
    .marta

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  • lois

    Cara Marta, la rabbia è davvero tanta, perché veramente ci sarebbe da uscire tutti in gran stile dalla crisi. Ne potremmo vivere di rendita, il nostro Patrimonio non ha eguali al mondo. Eppure è stato affidato alla mercé del destino…

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  • Cam

    Basterebbe una ridistribuzione del denaro pubblico e una rieducazione della popolazione al rispetto per il patrimonio artistico, senza nascondersi dietro fantomatiche mancanze di fondi o infiltrazioni mafiose impossibili da eradicare – perché per le spese futili di denaro ce n’è a palate.
    E non sarebbe cattiva idea da parte dei quotidiani nazionali riportare ogni tanto in luce il dramma della reggia di Carditello.

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  • Nicoletta De Matthaeis

    Putroppo non è il primo caso né sarà l’ultimo e casualmente coincide con il progressivo degrado morale.

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  • Paola

    Il nostro patrimonio culturale e artistico basterebbe da solo a risollevare le sorti penose in cui versa il nostro paese. Oltre ad impiegare una grandissima quantità di mano d’opera specializzata (e io ne so qualcosa essendo restauratrice che soffre di questa crisi) incrementerebbe il turismo e non solo. Mi capita sempre più spesso di vedere bellissimi documentari che trattano la nostra storia passata, tutte produzioni straniere. Insomma i nostri beni artistici potrebbero coinvolgere un’enorme fetta di impiego che coinvolgerebbe la cultura tutta. Ma giustamente, come detto sopra, questa situazione è il riflesso del degrado morale in cui siamo finiti.

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    • lois

      Ciao Paola, la difficoltà peggiore è proprio questa. Sapere che c’è un mondo da tutelare, averne le capacità ed assistere poi alla regressione, all’indifferenza, allo sperpero dei fondi ed all’abbandono. Che ci siano poi Persone come te dedite all’attività di tutela e conservazione che non vengono gratificate e apprezzate più di tanto è una cosa che mi sconvolge ancora di più. Ho studiato molto la Conservazione ed ho seguito stages di restauro, ma oltre alla passione personale ne ho cavato fuori ben poco. E pensare che c’è un mondo di gente preparata e capace che potrebbe con successo sostenere questo mondo in declino. È invece niente. Siamo un paese burocratizzato e incollato ad un passato lontano e senza più contatti col mondo contemporaneo. Non ci sono più fondi, ma neppure la volontà.

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  • mondidascoprire

    Quando si perde il valore della tradizione , dell’arte, della natura come bene per la nostra persona, perchè in essi noi attingiamo un patrimonio di bellezza , di esperienza e di insegnamento, tutto è ridotto e allora conviene spendere di più per i Bingo….ciao

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  • Moralia in lob

    Grazie del post Lois, non conoscevo questa storia sulla Reggia di Cardiello… Un altro caso emblematico dello stato di degrado civile e culturale del nostro paese. Concordo sul punto dei privati: in Italia siamo stritolati da una logica perversa che vede nel pubblico un gestore super partes e sempre efficiente dei beni culturali e una logica contraria che invece vede nel privato una condizione sine qua non di predoneria votata solo al profitto…. Meno fanatismo e più dialogo e collaborazione tra enti pubblici e privati sarebbe un primo passo necessario per uscire da questa disperazione.

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    • lois

      Dopo il fallimento dello Stato (perchè di fallimento si tratta!) nella gestione del Patrimonio, credo che l’ingresso dei privati (con le dovute regole, concordanze e ‘limiti’ nonché penali per eventuali scorrettezze) rappresenti oggi l’unica via d’uscita. Oltretutto è un sistema vincente in tutto il mondo! Ma da noi si vive in uno scollamento costante dalla realtà…

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      • xajare

        Tutto ciò mi ricorda i confronti con il sistema estero che Gian Antonio Stella ha effettuato in “Vandali”…ahimè, la sua analisi era solo l’ouverture di una crescente e inarrestabile devastazione…

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      • lois

        Quel libro con la sua analisi era estremamente chiaro. Era un evidente ‘attacco’ ed una ‘messa in chiaro’ delle cose che non vanno. Ma ormai anche queste denunce sociali non sortiscono più alcun effetto.

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  • iraida2

    Ci vorrebbe un atto coraggioso che invertisse il senso di marcia che i governi nazionali seguono da decenni. Ci vuole una nuova mentalità, il decreto lavoro, l’ultimo capolavoro dell’attuale amministrazione, un inutile spreco di danaro, un’assurdità che solo in Italia si poteva concepire, ha preso in considerazione solo i giovani fino a ventotto anni, senza titolo di studio (per la serie: giovani!!capito il messaggio?” studiare in Italia non serve a una mazza”). Eppure la messa in sicurezza di siti di interesse artistico sparsi in tutta Italia, da sola, darebbe lavoro a tanti giovani tra i trenta e i trentacinque anni, diplomati e laureati, dei quali nessuno si interessa più e che hanno passato la loro gioventù a sgobbare sui libri per prepararsi e acquisire competenze e che oggi campano sulle spalle dei genitori.
    Sempre più mi viene voglia di ripetere con Pasolini alla mia nazione:
    ..sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo!”

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    • lois

      Cara Iraida questo Governo è il non-sense della nostra democrazia. È un’armata Brancaleone peggiore dei governi che lo hanno preceduto. Ti pare normale che con tutti i danni che abbiamo si debba creare il caso Santanché! La verità è sempre la stessa, quelli di noi non se ne fregano nulla. È un’altalena di interessi senza misura e senza più ritegno. Io credo che abbiamo raggiunto il picco, tangibile in una società che vaga senza meta e senza pensieri che non siano quelli economici. Uno spazio brutto, dove alla collettività si è sostituita l’individualità con tutti i suoi complessi meccanismi. Leggevo ieri in in post ‘mondidascoprire’ del pittore Munch e del suo ‘Urlo’. Ecco, se dovessi rappresentare questi nostri strani giorni, non avrei dubbi. Quell’uomo sul ponte siamo noi.

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  • semprevento

    …e che te lo dico a fare????
    Una delusione continua…un massacro…un abuso …
    e lo Stato è l’artefice di tutto questo.
    …….

    Ciao Lois,
    ci sono poco poco, grazie delle visite tanto gradite..
    così faccio presto a raggiungerti:-(
    I tuoi post sono sempre così veri e toccanti…
    Pensavo perchè una persona come te non si è data alla politica..
    Ministro dei beni culturali …sei onesto forse???
    🙂 a presto!
    v.

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    • lois

      Grazie a te!
      Io in politica? Troppo buona! Sarei un pesce fuor d’acqua
      assalito dagli squali 😉

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      • semprevento

        UHM…SOLO PER IL SEMPLICE FATTO CHE SEI LIMPIDO!!!
        … 🙂

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      • lois

        Grazie. Sei sempre gentile 😉

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      • semprevento

        ..il fatto è che tu riesci a dire le cose in modo chiaro e netto, in ogni post che scrivi.
        pensa te, riesco a capirti !!!
        Ci sono verità che sono sotto gli occhi di tutti anche di LORO…eppure è come se fossero ciechi e sordi…ci chiedono sacrifici quando dovrebbero essere i primi a dare il buon esempio…ci dicono cose che sanno già che non son vere, ma le dicono …Noi permettiamo tutto questo? può darsi..credo però che debellare il male sia impresa fallita prima ancora di cominciare.
        Abbiamo votato….e il risultato??? …la strada è ancora lunga??? percorriamola insieme….dico ” insieme”…ma pare che siamo soli, molto soli.
        Intano l’Italia molto apprezzata dai turisti per l’aria e le belle arti cade a pezzi…Loro lo sanno…e anche noi prima di loro lo sapevamo..e non se ne esce. Come mai? Ci sta bene così? ci sta bene la partita di calcio la domenica? a me il calcio non piace…piace la boxe…
        Pensa un amico carissimo vorrebbe aprire una palestra in una chiesa sconsacrata che sta cadendo a pezzi, i lavori tutti a spese sue rispettando ogni piccolo mattone….ma le belle arti gli hanno negato il permesso…una palestra in una chiesina pericolante del 600 no davvero…preferibile che cada a pezzi.

        Questo tanto per….dialogare! 🙂

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      • lois

        L’esempio che fai è calzante. Non di vuole fare alcun cambiamemto in questo Paese. Si preferisce la decadenza all’interazione. Tutto ciò è mortificante e poi ogni volta in cui si assiste ad un crollo si avviano le ‘sceneggiate’ ed i scaricabarile (perchè spesso i Beni appartengono parzialmente ad Enti o a comunità locali -senza fondi, ne volontà- e su tutto ‘vigila’ la macchina arrugginita del ministero che opera attraverso il sistema farraginoso delle soprintendenze). ‘Quod non fecerunt barbari fecero Barberini’ mi viene da pensare. Degrado e devastazione ‘favoriti’ proprio da un burocratese ottuso e privo di capacità di ammodernamento.

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  • Pablo

    Se il nostro patrimonio artistico e il nostro territorio fossero mantenuti come si farebbe sicuramente altrove, avremmo un tale ritorno economico che potrebbe consentirci di andare tutti in pensione a 50 anni. In Italia Si potrebbe veramente vivere di rendita.
    Però si possono spendere più o meno 260.000,00 di euro per realizzare la famosa “nuvola” di Fuksas a Roma. Non sono assolutamente contrario alla realizzazione di architetture moderne, anzi ne sono un appassionato e cultore, ma credo che ci debbano essere delle priorità.
    Pablo

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    • lois

      Benvenuto Pablo! Condivido pienamente con te. Le architetture moderne sono un segno tangibile dei nostri tempi, ma ci sono delle priorità. È vero che in quei casi entrano in circolo altri meccanismi e diversi capitali, ma di fronte ad uno scempio o ad un crollo di un bene del passato da salvaguardare per testimoniare a tutti il trascorso storico-artistico non c’è nuovo progetto che tenga. Ma in Italia è la mentalità che deve cambiare, se non si fanno passi avanti da questo punto di vista resteremo incollati a realtà che ormai a distanza di anni non appartengono più (ne possono essere utilizzati) al nostro presente!

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  • marco

    Il nostro paese è afflitto da una grave patologia; la definirei il male della “dinamicità statica”.
    Questo gli impedisce qualunque azione, i filtri burocratici di cui si è dotato lo Stato sono ancore che gli impediscono qualunque movimento, la conseguenza qualunque progetto si arena.
    Inoltre l’immobilismo e la consapevolezza dell’incompetenza dei quadri di governo li porta inevitabilmente a pensare che chi non fa nulla non sbaglia mai, quindi, nel dubbio meglio non far nulla…!

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