L’arte illumina le coscienze*

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Come fiamma più cresce più contesa dal vento,
ogni virtù, che il cielo esalta,
tanto più splende quant’è più offesa.
Michelangelo Buonarroti

Leda era bella, abitava in quel di Sparta ed era la regina, madre della più bella Elena che indusse gli uomini alla guerra ed Omero a restituirci tutta la magnificenza del Mito. Giove, seduttore impenitente s’invaghì di quella Leda che un giorno andando al fiume fu sedotta proprio dal padre degli dei che si mostrò a lei in forma di cigno; da quell’unione nacquero i Dioscuri, Castore e Polluce.

Il tema di quell’amore divenne soggetto di un’opera (perduta) di Michelangelo Buonarroti. Di quel dipinto, che si può ricostruire oggi sommariamente attraverso un quadro custodito a Londra che (pare) a quello più famoso si sia ispirato, esiste oggi uno splendido disegno autografo del Maestro fiorentino protagonista indiscusso della stagione rinascimentale. Quel disegno, uno studio per la testa di Leda (mm 269×354) tra le tavole più belle dell’intera produzione michelangiolesca ha temporaneamente traslocato da Casa Buonarroti (Firenze) per giungere a Casavatore, un comune dell’hinterland napoletano perlopiù noto -purtroppo- alle cronache per eventi e racconti malavitosi. L’evento che rientra in un progetto più ampio denominato il Rinascimento contro le Mafie, nasce con la volontà di adoperare l’Arte come mezzo di conoscenza capace di condurre verso l’educazione ed la sensibilizzazione alla bellezza. Progetto encomiabile. Almeno su carta.

Ma andiamo per ordine.

Michelangelo, consapevole della sua grandezza, era un’abile disegnatore, ha lasciato un corpus sterminato di capolavori che racchiudono l’essenza stessa dell’Arte, proposta nella sua più immediata spontaneità attraverso un segno, seppur meditato, di grande freschezza. Il ritratto di Leda, con quella sua posa romantica è la quintessenza stessa della bellezza, quella delicata e serena, ottenuta attraverso un dettagliato e particolareggiato disegno soprattutto nella definizione delle ombre e del profilo. La figura umana, per l’artista fiorentino è il soggetto protagonista di ogni sua opera – l’uomo come proiezione del divino, raffigurato al massimo della sua potenza nella Cappella Sistina o in maniera più umile e terrena nelle sculture degli ultimi anni – è sempre rappresentato in una dimensione estetica di grande spessore.

Leda che è per noi oggi un capolavoro, all’epoca (nei primi decenni del Cinquecento) rappresentò per l’autore uno schizzo, un’impressione dal quale sarebbe scaturito un dipinto commissionato da Alfonso d’Este, grande uomo di cultura e mecenate illuminato che non resistette alla volontà di possedere un’opera del Sommo, elogiato e osannato da tutti i potenti della terra. Alfonso, dopo le vicissitudini degli scontri in terra d’Italia tra alleati e papato (condotto da Giulio II della Rovere, non a caso soprannominato il Papa Guerriero), sottomessosi al pontefice, nel 1510 salì sulle impalcature della Sistina proprio per ammirare quegli affreschi che Michelangelo avrebbe ultimato nel 1512. leda londraTutta quella bellezza lo affascinò e non gli fece abbandonare mai l’idea di possedere un capolavoro anche in seguito ai continui rinvii da parte dell’artista, costantemente impegnato in progetti e lavori. I documenti narrano che solo intorno al 1530 dopo una serie di approcci, l’opera fu realizzata; era la “Leda e il Cigno”, probabilmente definita proprio sulla scorta del nostro disegno; ma probabilmente il committente, influenzato dalla grandiosità degli affreschi vaticani e stanco per la troppa attesa, non apprezzò il dipinto, che un suo commesso definì “poca cosa”. Da quel momento, dopo il rifiuto di Michelangelo offeso dall’oltraggio, del dipinto dopo varie peripezie se ne persero le tracce e solo un analogo soggetto custodito alla National Gallery di Londra ne testimonierebbe oggi le fattezze.

Oggi per arrivare a Casavatore, si attraversano strade collaterali, arterie trafficate che conducono al centro città. Sono vie tutte un po’ simili tra loro, con ai lati case-dormitorio tutte eguali e tutte un po’ decrepite. E più ti avvicini e più ti rendi conto che in quel comune, forse, non tutti sanno che (anche solo per poco) c’è Michelangelo, e che molti non sanno neppure chi è Michelangelo. Poi, dopo l’ultima curva in un pomeriggio assolato ed afoso arrivi all’Istituto scolastico pubblico che ospita il piccolo capolavoro, lo riconosci perché Leda giganteggia sulla facciata dell’edificio.

michelangelo

L’allestimento non è proprio quello che ti aspetti e la moquette è ancora ricoperta della sua plastica (!), ma quello è normale, siamo in una scuola, e l’intento di certo merita attenzione a prescindere. L’Arte può aiutare la comprensione di tante cose, può diventare un punto di incontro per i giovani ed i meno giovani, ma poi in tutta questa bellezza c’è un ingombrante ed incomprensibile problema. La visita all’opera ha un biglietto (dal valore elevato) e le riduzioni sono appena garantite alle solite categorie, gli alunni di Casavatore e qualche scolaresca limitrofa per scambi culturali ha l’accesso gratuito, ma per tutti gli altri è a pagamento. Ora una domanda che mi sorge spontanea è questa: se l’Arte è contro le Mafie e viene collocata in un ambiente difficile, un mondo fatto di storie di delinquenza ma anche di tante persone oneste che fanno fatica a vivere, di ragazzi a rischio (io ne ho accompagnato un gruppo in visita) e di un’intera popolazione che deve essere sensibilizzata ad un mondo lontano da lei anni luce, perché mai nessuno ha pensato ad un accesso gratuito? L’evento è nato come un episodio di multidisciplinarità e di comunicazione (tra l’altro in molte scuole dell’area la notizia della mostra, non è stata diffusa col giusto valore), di sensibilizzazione e di conoscenza e quindi non doveva assolutamente avere un costo d’ingresso, che ha rappresentato per tutto il periodo (l’esposizione inaugurata il 25 aprile si concluderà il 2 giugno) un evidente ostacolo alla partecipazione collettiva.

Quando poi all’interno della scuola ho trovato segni evidenti di altre iniziative commerciali, il mio scetticismo è diventato ancora più forte; ma quello è lo sponsoring e forse, come dice una persona a me cara, io sono un purista dell’arte e le contaminazioni non riesco a concepirle!

Una mostra che nasce “contro le mafie” deve essere aperto al pubblico e sollecitarne la curiosità. Così non è stato è questa è stata a mio avviso una grande pecca che ha ridimensionato di molto la riuscita dell’evento, che poteva costituire un buon momento di aggregazione di sensibilizzazione.

leda intera

Michelangelo meritava la visita, confermo che Leda è bella, ma in quel di Casavatore in quella scuola vuota in un pieno pomeriggio afoso, mi è apparso chiaro che con un potenziale altissimo, l’obiettivo preposto non è stato raggiunto. Per un nuovo Rinascimento occorrerà smuovere le coscienze con più forza e con maggiore impegno.

* W. Shakespeare “Riccardo III”

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29 responses to “L’arte illumina le coscienze*

  • semprevento

    Mi verrebbe da sputare…lo so scusami, sono veramente cafona e maleducata.
    E oltretutto non lo neanche fare.. ma leggendo le tue riflessioni che sono “molto pure” m’è salita la rabbia..
    Non passa giorni che non si affronti il problema dei ragazzi, della loro adolescenza difficile, degli interessi da creare in loro che non siano solo calcio o tv spazzatura….e quando c’è la possibilità di coinvolgerli mescolando generazioni….beh va tutto in malora.
    E allora mi chiedo se davvero questo mondo deve restare così.
    E mi rispondo malamente.” certo che si”
    C’è molto di questa realtà che mi sfugge…purtroppo credo però di sapere la risposta.

    Ciao Lois.. devi essere un fantastico accompagnatore 🙂

    vento

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    • lois

      Il potenziale c’è tutto cara Vento, è la volontà che manca e alla morale si sostituiscono gli interessi! Credo che in questo breve giro si concluda tutta la nostra incapacità!
      Grazie, Lois

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  • Lapersonacara

    Come sempre cogli il punto. Che valore ha un rinascimento contro le mafie nei nostri territori deturpati se non si insegna a considerare l’arte come un patrimonio di tutti? Sembra una ‘contestazione’ formale, invece è assai sostanziale. Quanta strada ahimè c’è ancora da fare, chissà se noi ne vedremo qualche frutto.

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    • lois

      È in processo che deve essere lentamente e tenacemente indotto. È un’educazione che va impartita passo passo per mostrare i suoi frutti (o quanto meno per avvicinarli).
      Ma lo credo, con i giusti mezzi ‘l’Arte illumina le coscienze’

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  • mondidascoprire

    Peccato veramente..l’arte, la poesia non sono solo per alcuni , parlano al cuore di tutti gli uomini. A proposito di quello che hai sottolineato, voglio citare il meeting di Rimini, non so se lo conosci, che è un concentrato di cultura, arte , poesia, musica, mostre, confronto politico, religioso , tutto a ingesso libero…E le mostre sono itineranti e le si possono visitare nelle città dove vengono accolte. Ciao

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    • lois

      In questo nostro ‘distratto’ Paese occorrerebbe riformare (insieme a tutto il resto e con la stessa attenzione) il sistema cultura, da troppi anni bistrattato e relegato ad un ruolo minore; uno degli errori peggiori che è stato fatto e che ci ha destinati in questa crisi (non solo economica) di valori. Mai come oggi la cultura in genere dovrebbe essere considerata volano di ricrescita per avviare seriamente e con impegno il “nuovo Rinascimento” a cui si fa troppo spesso riferimento.

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  • in fondo al cuore

    E’ una vergogna che non cia sia una cultura dell’arte proprio nel nostro paese che ne è la culla! Inconcepibile…..e tutto sempre si riduce ad una squallida questione di soldi che si preferisce destinare a tutt’altro….
    Buona giornata Lois!

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  • tramedipensieri

    Qualche anno fa anche nella mia città sono state esposte al pubblico (e non a pagamento) dei disegni a matita rossa…di Michelangelo.

    E’ stridente il fatto di portare le sue opere per un progetto che nasce contro le mafie facendo pagare il biglietto per vederle.
    Soprattutto in certe realtà.

    Questo è un modo per allontanare tutti, giovani e meno giovani, dalla bellezza che offre il mondo dell’arte.
    E’ modo per dire invece che solo chi ha i soldi può usufruire di questa e chi non li ha…nemmeno gli viene la curiosità di andare a vederla.
    E’ un modo per ribadire che la mafia è all’interno di un certo modo di pensare a tutti i livelli istituzionali.
    Non si capisce perchè certe mostre, anche importanti, che avvengono da altre parti sono ad ingresso libero…
    Enti locali più poveri?

    Non so.

    Si vuole restare distratti. Dell’arte non importa più a nessuno a livello costituzionale hanno ben altro da fare….tipo guardare “l’arte” attraverso l’ipad…

    un caro saluto
    .marta

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    • lois

      Nonostante le buone intenzioni (ed in questo progetto ce ne sono!) forse non abbiamo più le capacità per mettere in atto dei progetti solidali e di grandi aperture. È un vero peccato perché in questo evento un progetto forte alla base c’è!

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      • lois

        Non credo che si tratti solo di problemi economici e ritorni di immagini, è che a volte le cose partono in un modo e poi diventano altro perché poco seguiti o gestiti male. Eppure dell’interesse dai privati è stato mostrato a vedere la presenza dei loghi sui manifesti!

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      • tramedipensieri

        Non è stato sufficiente.
        E’ stato un progetto che, a mio avviso è nato viziato, e che forse, aveva altre finalità.

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  • Nicoletta De Matthaeis

    A volte non si sa che certe cose le fanno apposta (ossia antepongono interessi diversi da quelli dichiarati) o vengono così per incapacità, che non ti consente di portare a termine una bella idea e farla diventare un’iniziativa riuscita. In ogni caso l’articolo è molto interessante.

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  • xajare

    Oltre alla questione del pagamento del biglietto, vorrei sottolineare la mancanza di frequenza, reiterazione e integrazione progettuale che hanno queste proposte.
    Purtroppo non c’è un piano nazionale per “illuminare le coscienze” e la semplice mostra, per quanto ben esposta e di importanza morale elevata, diventa per i ragazzi un modo come un altro per uscire dalle quattro mura della classe; questo in tutt’Italia, figuriamoci in aree difficili da trattare con una finalità più alta.
    Manca il prospetto, la capacità di riunire tutto in un piano di lavoro che coinvolga più parti, dalle insegnanti di quartiere agli esperti lasciati a casa da un sistema universitario chiuso (e morente, grazie al “turn over”)…

    Senza contare che vogliamo lucrare sulle questioni sbagliate, perchè le mostre possono generare moneta dalle attività connesse: il caffè, la macchinetta, un trasporto diretto e dedicato, il catalogo, l’album fotografico (con dei prezzi decenti, comunque, perchè 35-40€ sono improponibili per la maggior parte del pubblico non specialistico -e per quello specialistico sono comunque un colpo al portafoglio già magro)…
    In altri Paesi si conosce questo principio, qua no…

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    • lois

      È sicuramente come dici un discorso di progettualità che parte e poi non arriva mai a creare un percorso diretto e mirato. In questo caso, non c’è tutto l’apparato (macchinette caffé, catalagoni, book shop etc…) perché comunque stiamo parlando di un disegno che si muove con il proposito di sollecitare un’attenzione diversa al mondo culturale. Purtroppo poi come sempre accade tutto l’apparato è carente e la cosa peggiore è che moltissimi ragazzi non sanno minimamente dell’evento, che sarebbe dovuto diventare ‘obbligatorio’ per tutte le scuole della Provincia. Stiamo parlando di un evento come stimolo per la coscienza e poi comunque siamo di fronte ad un’opera dal valore immenso che si potrà ammirare difficilmente così da vicino ed in un luogo come quello dove è stata esposta.
      Certo quello che accade all’estero per noi è fantascienza, eppure abbiamo il principale patrimonio mondiale… ma il discorso si dilungherebbe troppo…

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  • marco

    Che dire, non che in Francia vada meglio, ho visitato qualche giorno fa l’atelier di Paul Cezanne a Aix en Provence , ed ho pagato 5.5€ per visitare una stanza ormai spoglia, quasi di tutto, forse anche dei ricordi.
    Non è tanto la cifra in se a darmi fastidio quanto il principio. Lo stesso che sollevi tu.
    Inoltre quello che mi ha colpito sono le costruzioni poco lontane dallo studio, dove ho parcheggiato, enormi fabbricati anonimi bruttissimi, un quartiere ghetto per nord africani.
    L’estetica del brutto a due passi dall’atelier di uno dei più grandi pittori moderni, un quartiere triste, sporco senza alcun arredo urbano, senza vita, un dormitorio, un’anticamera della morte.
    Sono convinto che se avessi chiesto a quei disgraziati qualcosa del pittore forse non avrebbero nemmeno saputo rispondere.
    Sull’utopia dell’arte al servizio del sociale ci credo poco, sarà l’età, credo invece che l’arte diventerà sempre più solo un privilegio di pochi…spero di sbagliarmi.
    Complimenti come sempre per quello che scrivi e per come lo scrivi.

    marco

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    • lois

      Ciao Marco, sicuramente di esempi analoghi ce ne saranno e tanti. Ma in alcuni momenti poi ti cadono le braccia, perché vedi che qualcosa in moto si è avviato (probabilmente sono partiti un po’ più lontani rispetto al progetto stesso) e poi si è dissolto pochi chilometri dopo. Vorrei proprio leggere da lunedi, al termine dell’esposizione, i dati di affluenza, eventuali commenti e il numero delle scolaresche del territorio e della provincia che vi sono state. Io nel mio piccolo, come scrivevo, ho accompagnato una decina di ragazzi di alcune altre scuole limitrofe, che frequentano un’associazione che rappresenta sul territorio un miraggio per i genitori che li tolgono così dalla strada, e nonostante le “difficoltà” li ho coinvolti nella stesura di un questionario che con entusiasmo stanno facendo, in qualche modo li ho resi partecipi ed attivi sulla problematicità dell’arte; dopo di questo vedremo se riusciamo a fare degli incontri studio… senza mezzi e con un po’ di volontà ci proveremo…
      Perché questo non accade anche in grande? abbiamo un Ministero apposito, le soprintendenze, gli uffici locali… ma ora la canzone comune è che non ci sono soldi… e prima? negli anni scorsi?

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  • Giulia

    Questo studio è meraviglioso! Sembra un volto vivo… ti attendi che si giri a fissarti, uscendo dal foglio.

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  • iraida2

    Un ‘occasione sprecata!

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  • Godot

    Noooo me lo sonooo persaaaaa!!!

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  • gelsobianco

    Che meraviglia quello studio!
    Non riesco a staccarmi!
    Quegli occhi mi seguono!

    Sì, le buone intenzioni sono decadute!
    Che peccato!

    Grande post, Lois!
    Grazie.:-)
    gb

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  • dafnevisconti

    Adesso “fa moda” considerare l’arte un veicolo socio-culturale. E può essere una buona cosa, una buona idea, ma come dici tu il tutto va gestito con una visione alta ed ampia che significa sia garantire un accesso gratuito sia proporre degli allestimenti o “location” (come si dice ora”) che siano all’altezza dell’opera proposta per non togliere valore ed aura. Ciao Lois!

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    • lois

      Sono di quegli eventi che partono bene nel progetto, ma poi ti rendi conto nel visitarli che mancano di spessore, che hanno quel valore di precarietà tipico di tutto quello che si fa senza un percorso ben preciso! …opportunità di grande valore ma rivoluzioni mancate!

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  • r.

    Sembra fatto di proposito, vero? Manca sempre un pezzo, quello che avrebbe reso possibile un piccolo sogno, è che ci devono ricordare che questa è la realta, la nostra…

    Per il resto, grazie ancora, leggerti è fantastico, come sempre!

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