Ni una mas*

© Robert Doisneau - Margherite Duras

© Robert Doisneau – Margherite Duras

È una cosa che non faccio quasi mai, riproporre un brano integrale di altri autori. Ma sottolineare queste parole del Presidente della Camera, Laura Boldrini (l’unico esponente di questo governo che merita veramente tutto il nostro rispetto ed il nostro apprezzamento) sia doveroso. Un impegno morale prima che civile e sociale, dal quale nessuno può sentirsi escluso.

* * *

Ci sono almeno due concetti che potrebbero essere evitati nelle cronache ormai quotidiane sulla violenza contro le donne. Il primo è il concetto di “emergenza”. C’è infatti uno strano automatismo nel nostro Paese. Secondo il quale se episodi analoghi e gravi si ripetono con una certa frequenza vuol dire che si deve rispondere con una logica emergenziale. Ed invece nel bollettino quotidiano dell’orrore contro mogli, fidanzate o amanti c’è una violenza stratificata e con radici profonde. Più aumentano i casi, più si dovrebbe ragionare in termini di problema strutturale e quindi culturale.

Il secondo concetto è quello di ‘raptus’, riportato spesso nei titoli dei giornali. Quando però si va a leggere il pezzo si capisce che di improvviso non c’è stato proprio nulla. Ciò che è stato definito “raptus” era invece un gesto ampiamente annunciato. Penso ad uno degli ultimi casi: Rosaria Aprea, ventenne di Caserta, ridotta in fin di vita da un fidanzato geloso fino all’ossessione. Stordita dall’anestesia, ha avuto la forza di indicare il suo compagno come l’autore di quella violenza. Lo stesso che già due anni fa l’aveva mandata in ospedale, a furia di calci e pugni.

Ed è stata forse improvvisa, la morte di Maria Immacolata Rumi qualche settimana fa a Reggio Calabria? È arrivata in ospedale in fin di vita per le percosse subite. Il marito ha raccontato di averla trovata dolorante e “intronata” una volta tornato a casa. Ma gli stessi figli hanno dichiarato: “Nostro padre l’ha picchiata per tutta la vita, era geloso, non voleva che lavorasse”. Ecco perché parlare di morti improvvise appare addirittura grottesco. Sette donne su 10, prima di essere uccise, avevano denunciato una violenza o avevano chiamato il 118. E allora perché non sono state protette?

Dunque il più delle volte sarebbe meglio parlare di assassinii premeditati e di omissioni da parte di chi avrebbe potuto e dovuto tutelare le vittime.

Il comitato “Se non ora quando” di Reggio Calabria dopo l’omicidio di Maria Immacolata si è chiesto: tutto questo si sarebbe potuto evitare se fossero state rifinanziati case-rifugio o centri antiviolenza? Non potremo mai sapere se Maria Immacolata si sarebbe rivolta a queste strutture, ma di certo sappiamo che sono troppo poche in Italia. E che sono ancora meno quelle in grado di offrire ospitalità alle donne. Si parla di un posto ogni 10mila abitanti. Dunque non c’è più tempo da perdere: i soldi per rifinanziare i centri antiviolenza devono essere trovati.

Alcuni mi fanno notare che sarebbe utile introdurre un’aggravante per i casi di femminicidio. Altri, invece, sottolineano che non servono nuove norme, ma un’effettiva applicazione di quelle già esistenti. Se è così, allora bisogna capire dove e perché si inceppa il meccanismo dell’attuale legislazione. Si potrebbe dunque immaginare una sorta di monitoraggio dell’applicazione delle norme in materia di violenza alle donne. Monitoraggio che non rientra nelle mie competenze di presidente della Camera, ma che mi farò carico di sottoporre alla competente commissione Giustizia, presieduta dall’onorevole Donatella Ferranti, della quale conosco sensibilità e impegno su questo tema. Intanto può servire che l’Italia ratifichi la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne: il 27 di maggio andrà in aula alla Camera come richiesto dalle deputate dei più vari gruppi politici.

C’è poi la questione della violenza via web. Ciò che mi sta a cuore è che si eviti l’equazione secondo cui, se le minacce, gli insulti sessisti, avvengono sulla rete, sono meno gravi. Non è così: la rete invece amplifica e pensare di minimizzare vuol dire non aver capito la portata del danno che dal web può derivare sulla vita reale delle donne. Questo non significa, lo ripeto, invocare un bavaglio. Semplicemente far sì che le norme già esistenti possano trovare effettiva applicazione anche per la rete. Oggi invece false identità o server collocati all’altro capo del mondo offrono un comodo riparo.

Infine, l’utilizzo del corpo della donna nella pubblicità e nella comunicazione. L’Italia è tappezzata di manifesti di donne discinte ed ammiccanti, che esibiscono le proprie fattezze per vendere un dentifricio, uno yogurt o un’automobile. In tv i modelli femminili che vengono proposti in prevalenza sono la casalinga e la donna-oggetto, possibilmente muta e semi-nuda. Da lì alla violenza il passo è breve. Se smetti di essere rappresentata come donna e vieni rappresentata esclusivamente come corpo- oggetto, il messaggio che passa è chiarissimo: di un oggetto si può fare ciò che si vuole. E invece è proprio a tutto questo che bisogna dire no.

Vorrei farlo usando le parole di una donna, una poetessa messicana, Susanna Chavez. Per anni si era battuta contro rapimenti, violenze e femminicidi nella sua città, Juarez. Un impegno che ha pagato con la vita, due anni fa è stata uccisa anche lei nello stesso modo delle vittime che aveva tentato di difendere. “Ni una mas”, era il suo slogan, “Non una di più”.

* È questo l’intervento del presidente della Camera, Laura Boldrini, al convegno tenutosi a Roma (16 maggio), presso lo Spazio Europa, organizzato dall’Unione forense per i diritti umani e da Earth-Nlp.

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27 responses to “Ni una mas*

  • ellagadda

    Non so essere d’accordo, perché non so se sono d’accordo con una visione che guarda con un occhio particolare alla violenza che viene usata sulle donne. Non che abbia qualcosa da obiettare, assolutamente, credo anch’io che, se addirittura si è arrivato a parlare di strage di donne, è perché il problema esiste; concordo anche nel non poterne più di vedere continuamente corpi su corpi, o di leggere insulti di matrice sessuale.
    Non mi piace però che si leghi la violenza fisica alla strumentalizzazione del corpo, non credo siano legate come cose e soprattutto non credo abbiano la stessa portata, soprattutto adesso che sta entrando anche la nudità maschile nella nostre case, forse per via di una maggiore attenzione per il pubblico omosessuale (la butto così, senza troppe riflessioni).
    Gli insulti sul web sono un problema, è vero, ma sono un problema di comunicazione che non va, secondo me, combattuto a livello istituzionale, ma a livello di educazione; ho ricevuto molti insulti sul web -da fascisti, ci tengo a specificarlo perché ne parlo male ogni volta che posso- i soliti insulti sessuali, ma ho risposto ignorandoli o argomentando, e in genere basta per farli sgonfiare.
    Il web va educato semmai, non controllato; le sue parole mi sembrano un modo per giustificare l’irruzione che ha subito il ragazzo che l’ha insultata.

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    • lois

      Permettimi di dissentire, ma questa deriva sul web e su quello che è accaduto nei giorni scorsi non la leggo. In questo caso trovo giusto che si adattino le regole del rispetfo anche sul web. Il fatto di non guardarsi in faccia perchè celati dai nostri monitor non puó essere un permesso lecito all’insulto. Quello che accade sul web è veramente deprecabile e nessuno puó permettersi di mancare di rispetto nessuno. In questo ambito del discorso si parla di donne e nessun gesto ‘contro’ è concepibile. La censura non è uno strumento democratico, ma la denigrazione gratuita e la mancanza di rispetto a suon di parolacce ed improperi è inaccettabile. Inoltre, con gli strumenti tecnologici più attuali, è giusto ricordarlo che sono aumentate le azioni di stalking che per fortuna sono diventate reati.
      In questo discorso il legame con gli eventi dei giorni scorsi non lo leggo e quoto tutto il testo fino all’ultima frase confermando il massimo rispetto per la terza carica dello Stato, una Donna che fino a due masi fa si è battuta per i più deboli.

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      • ellagadda

        Certo, hai ragione, però penso che la si debba combattere diversamente, perché credo che proprio la sua origine sia lontana da una motivazione istituzionale. Il web è lo specchio della società e l’anonimato permette di amplificare tutto, non per nulla si parla anche di bullismo sul web; credo solo che le istituzioni non debbano intervenire con strumenti di repressione dove possibile e scindere le ragazzate -di cui da sempre i personaggi pubblici sono vittime- dai fenomeni di violenza e persecuzione, che quelli sì che dovrebbero avere un’attenzione differente.
        Purtroppo la volgarità è diventata l’unico strumento di dissenso, pare che il disaccordo possa esprimersi unicamente con insulti e offese, ma è un problema che non colpisce solo il web e che, per me, è sintomo di un inesorabile ritorno alla più cieca ignoranza. Molti accusano di questo fenomeni come Grillo, ma penso che il “vaffanculo” di Grillo sia solo una conseguenza. In questo senso dico che non dovrebbe essere un problema politico, ma sociale, che poi la politica debba dare gli strumenti per combatterla è vero, ma la censura non credo rientri fra questi strumenti e, anzi, in un clima del genere potrebbe solo peggiorare le cose, e basta leggere le reazioni sul web all’episodio per rendersi conto che non è stata una mossa intelligentissima, visto che ora tutti urlano al regime.

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      • lois

        Che ci troviamo di fronte ad una devastazione sociale, quello è fuor di dubbio, e credo come tutti, che la censura non porti a niente, forse sortirebbe effetti contrari. La libertà di espressione è un diritto democratico, ma in contraltare c’è il Dovere del rispetto. Io continuò a dire però, che nell’ambito di questa riflessione fatta in un contesto a tutela e difesa delle donne, quell che è accaduto nei giorni scorsi c’entra ben poco. La verità è semmai un’altra, è che in tanti anni i scelleratezza, di accuse urlate, di risse televisive e di veline discinte, si è agevolata l’idea di una vita più dissoluta e priva di confini, all’interno della quale, la donna di bambini, rappresentano l’elemento più vulnerabile. È certo, che il rispetto nei confronti delle donne debba esistere a prescindere di tutto, ma dobbiamo prendere atto che negli ultimi due decenni, la comunicazione ed i media hanno ‘aiutato’ il crollo di determinate regole oltrepassando anche la dignità personale e la libertà personale.

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  • in fondo al cuore

    Un intervento preciso e dettagliato, ha ragione su tutto…..

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  • mondidascoprire

    Penso che la questione sia più profonda e generale, mi colpiscono i fatti accaduti ultimamente , dei suicidi con le uccisioni prima dei figli e dei coniugi, ( ultimamente proprio in un paese vicino al mio, e il farmacista lo conoscevo di vista), oppure della mamma che ha lanciato due figli dal balcone, sono fatti che, insieme alle violenze e abusi verso le donne, manifestano il grande disagio del vivere, nel senso , che pur credendo in buoni ideali, alla fine questi non bastano a fermare la violenza o la carneficina. Quindi concordo con le istituzioni di cercare di intervenire non censurando ma accompagnando le realtà difficili o disagiate, perchè solo nell’unità tra le persone , solo nella solidarietà può passare un criterio di bene per tutti.

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    • lois

      C’è sicuramente l’educazione come elemento imprescindibile di una società. Ma è negli anni che anche il pilastro dell’educazione è crollato, creando una deriva dai confini e dal rispetto del vivere comune.

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  • mondidascoprire

    L’educazione attraverso l’affettività, questo ci vuole, cioè non una trasmissione di parole, ma presenza di uomini accanto agli altri, c’è troppa solitudine del vivere…

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  • ellagadda

    Dignità, hai detto bene. Chissà dove diavolo l’abbiamo lasciata.
    Speriamo che si lavori per il recupero della dignità, dei valori -non delle morali- degli ideali e non delle ideologie, e speriamo che la lotta contro la strumentalizzazione dei corpi non venga strumentalizzata a sua volta, perché questo è ciò che, proprio in quanto donna, temo maggiormente.

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  • elisabettapendola

    Dovresti leggere Anais Nin 😉

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  • edp

    totalmente d’accordo. averne di discorsi così, saremmo un paese meno acerbo. però è spinosa la questione, quanto è difficile accompagnare una donna ad emanciparsi da una vita di violenza, quanto è complicato, quando le donne te lo lasciano fare.

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  • tramedipensieri

    Mi permetto di postare questo link http://diegod56.wordpress.com/2013/05/19/e-solo-una-password/ trovo che dia un pensiero fondamentale a questo post…uno dei tanti…

    Per me è un fatto culturale, di una società che si è persa che ha rotto i legali basilari della convivenza civile…e le istitusioni sono le prime ad averne la responsabilità.
    Non solo a parole (le parolacce non si contavano e non si contano più) ma anche a gesti (si pensi al gestaccio del leghista grande…)…

    Un ex presidente che guidava la nazione a furor di televisioni ed atteggiamenti maschilisti…ora dopo anni e anni…cosa facciamo…cosa ci aspettiamo da queste istituzioni? Il buon esempio? la regolamentazione? l’insegnamento…di che?..
    La prima cosa che fanno è reprimere..poi se ne può parlare…

    Hai ben scritto Lois della pubblicità…ma non solo, anche del poco impegno degli uomini a collaborare, a crescere mi sembra che siano in aumento considerevole quelli con la sindrome di Peter Pan…uomini che non sanno affrontare le difficoltà, i no della vita a due. Uomini che se non hanno il lavoro si sentono derubati dalla donna e, in qualche modo sottomessi….in molte realtà è così.
    Sarà un discorso antiquato ma …

    C’è da fare molto, moltissimo nel capo dell’educazione. Ma non con un governo che rema contro ogni etica…civile.
    Non ce la si può fare.

    Ci vuole una chiara, netta responsabilità di tutti. Impegno. Perchè come scrive Diego nel link che ho postato sopra…”serve una società vera, una rete di rapporti umani estesa e completa”. Un società che non faccia sentire nessuno da solo.
    E’ chiaro che la crisi che stiamo vivendo mette a nudo tutte le grandi fragilità nascoste dal consumismo e dalla solutudine.

    buona serata
    .marta

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    • lois

      Ciao Marta, è evidente che il cambiamento deve avvenire all’interno della società , anche per mezzo di un contributo delle istituzioni. Questo governo non potrà darci nulla di buono (ce lo siamo detti tante volte nei nostri post) ma il cambiamento siamo noi è deve esserci a prescindere da tutto il resto. Nel rispetto e nelle regole.

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  • hetschaap

    Hai fatto benissimo a riportare il brano integrale. Speriamo che non siano solo parole quelle della Boldrini ma diventino presto fatti. Ogni giorno sento uomini che trattano le donne come oggetti in mille discorsi e senza neppure rendersene conto. Questa è la cosa più terribile. Perché la tolleranza sociale porta a superare limiti che non andrebbero mai oltrepassati.

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    • lois

      Infatti il problema grave è la quasi “tolleranza” di eventi che orami si susseguono repentinamente uno dopo l’altro. È come se ad un certo punto ci fosse un’assuefazione. Ma qui subentra poi il concetto di civiltà e di educazione che negli ultimi tempi si è quasi del tutto dissolta. Gli ultimi 15/20 anni hanno favorito un’alterazione del concetto di rispetto e di società, per cui “tutto è lecito”… occorre una rieducazione sociale a tutti i livelli e soprattutto un sistema di leggi senza attenuanti. I reati sulle donne (e sui bambini) non sono in alcun modo giustificabili, vanno puniti e col massimo della pena sempre e senza alcuna possibilità di riduzione. Questo sarebbe il primo passo per il ritorno alla civiltà.

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  • ammennicolidipensiero

    non è facile. il primo interrogativo che mi pongo è chi siano i destinatari di questo messaggio, e quando a volte sia difficile, per una donna, ammettere di essere in un circolo vizioso di apparente emancipazione.

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    • lois

      Io credo che il messaggio sia rivolto a tutti, alla società che si sta imbarbarendo in un tempo talmente veloce che neppure ce ne stiamo rendendo conto. È un tempo pessimo quello che stiamo vivendo, un tempo dove sono crollati i riferimenti, la socialità, la solidarietà e sopratutto il rispetto (a partire dai piccoli gesti quotidiani). Di certo esiste ancora tanta retorica e pochi fatti concreti in uno spazio in cui c’è una battaglia neppure troppo silente e dove il ruolo della donna continua ad essere relegato in un cantuccio o utilizzato per meri fini propagandistici, e questo mi duole dirlo ma accade in maniera trasversale in ogni situazione. Ma forse come si diceva anche nei precedenti commenti tutto si può avviare verso un risanamento, se solo si avvia una rieducazione sociale e civile, perché senza di essa non approderemo più in nessun porto.

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  • diegod56

    in effetti, almeno credo io, la rete amplifica ed espande sia il bene ma anche e con grande efficacia il male, per cui è un mezzo non da censurare ma senz’altro da studiare e valutare con attenzione e senza benevolenze «automatiche»

    hai fatto bene, lois, a diffondere questo pezzo, un uso «buono» della rete, magari una goccia nel mare, ma la goccia giusta

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    • lois

      Ciao Diego, io credo che a partire con le piccole cose occorre sensibilizzare l’opinione pubblica, non credo nei grandi gesti, quelli (a parte pochi ed epocali) sono di facciata e come lampi svaniscono subito dopo la loro apparizione. Certo a tutto quello che poi ciascuno di noi può fare si deve abbinare la giusta educazione ed il giusto controllo, perché lo ripeto, la libertà assoluta come quella del web a mio avviso va “educata” se fosse ancora possibile; ci vorrebbe a monte, la consapevolezza e la correttezza di ciascuno, cosa che poi purtroppo non avviene. Il fatto di essere “celati” dallo schermo, di non guardare in faccia le persone ci rende meno vulnerabili e quindi tutti un po’ cannibali, intolleranti e scriteriati e sinceramente questa cosa non è assolutamente ne minimamente giustificabile. Viviamo in una democrazia per nostra fortuna, ma anche nelle migliori democrazie ci sono le regole.

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  • marco

    Condivido il discorso della Boldrini, meno quello della censura sugli insulti, anche l’insulto ha un suo canale liberatorio, basta non ascoltarlo…se poi la soglia diventa insostenibile vi sono sempre delle procedure per intervenire…
    Quando alla violenza sulle donne io porrei anche l’accento sul fenomeno dilagante nel Web dei siti porno che sono alla portata di tutti, anche di adolescenti e bambini.
    Io sono per la loro regolamentazione, non perché sia un puritano, ma perché danno della donna un’immagine distorta.
    Qualche tempo fa le cronache hanno riportato di una donna che dovette rifugiarsi nel bagno perchè il suo compagno (vorace consumatore di siti porno) voleva possederla con una bottiglia, riuscì a chiamare la polizia e si salvo’.
    Io non sono un moralista, ma la grande espansione di questo fenomeno nel Web è deleteria, e mi porta a riflettere sul danno che ne puo’ derivare.
    Ed è proprio guardando certi siti che me ne sono convinto, (alla mia età, per fortuna riesco ancora a scindere le cose), e mi chiedo se tutto questo non creii degli effetti devastanti nei confronti di una giovane mente.
    L’uso improprio del corpo della donna degradato nei più bassi istinti animaleschi, puo’ condizionare menti immature a voler traghettare certe esperienze anche in seno alla coppia che, se condivise non creano problemi, se invece imposte innescano un’altro aspetto di violenza sulla donna.
    almeno io la vedo cosi!

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    • lois

      Certo che anche la questione dei siti porno gratis alla portata di tutti (bambini inclusi) ha sicuramente distorto moltissimo l’immagine della donna in generale. È vero però che a monte di tutto c’è l’educazione e la cultura che devono diventare baluardi contro la corruzione delle idee e la deformazione del nostro vivere, ed invece proprio questi due elementi stanno venendo a mancare. Nel corso degli ultimi 15/20 anni siamo stato tutti devastati da una televisione che ci ha inconsciamente condizionato molto facendoci perdere di vista i veri valori. Se a tutto questo si mettono poi i fatti di cronaca, le emulazioni, il crollo dei limiti e della decenza, allora ecco così spiegate le derive dei nostri giorni. Purtroppo senza educazione (fosse anche obbligata; penso ad esempio alla censura dei siti ad alto contenuto di sesso e violenza ai bambini…) non andremo più molto lontano.

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  • marco

    Noi veniamo da anni di disinformazione, da anni di una sottocultura televisiva spazzatura, che ha posto il seme dell’ignoranza trovando un fertile humus nella pigrizia intellettuale degli stolti.
    Quando tu accenni all’educazione hai ragione, ma non è solo un fatto educativo quanto a un modo di vivere che si è radicato nei costumi, che fa emergere la punta di un cancro profondo, solo quando i casi più cruenti fanno notizia, poi per tutti il resto c’è solo il silenzio e indifferenza.
    L’aggressività del maschio aumenta in virtù’ del fatto che perde autorevolezza giorno dopo giorno, quando il capo branco vacilla, vacillano anche le sue certezze, con esse anche il rapporto uomo/donna cambia e diventa aggressivo.
    Vi è anche un altro aspetto molto complesso, quello legato alle diverse culture che con l’immigrazione si stanno diffondendo sul nostro territorio, molto spesso sono ancora basate sull’autorità incondizionata del maschio, scontrandosi con la nostra cultura occidentale il rischio di innescare profondi drammi diventa palpabile.
    Ho conosciuto una persona di nazionalità albanese, un onesto lavoratore con il quale nel corso degli anni si è creata una profonda amicizia. Permetteva alla moglie di lavorare solo dopo aver selezionato personalmente il lavoro proposto. La moglie, alla quale avevo chiesto il motivo mi spiegava che in Albania è l’uomo che comanda e decide delle sorti della moglie, lei dal canto suo accettava in quanto culturalmente affine a questa logica di pensiero, era stata educata nel rispetto assoluto dell’uomo.
    Riconosceva tuttavia che grazie al fatto di vivere in Italia aveva notevolmente migliorato la qualità della sua vita.

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  • gelsobianco

    Concordo su tutto. Un discorso chiaro, argomentato in modo perfetto. Tutto è esposto semplicemente. E’ una grande qualità la semplicità che permette a tutti di poter capire: punto di arrivo e non di partenza.
    Il problema della violenza via web è vastissimo. Si tratta di violenza! Non sono presi in esame, nel discorso, solo gli insulti, ma ben altro.
    Ci sono forme gravissime di violenza nel web, sottovalutate purtroppo.
    Deve esistere tutela anche nel web.
    “Questo non significa, lo ripeto, invocare un bavaglio. Semplicemente far sì che le norme già esistenti possano trovare effettiva applicazione anche per la rete.”
    Applaudo a queste parole di Laura Boldrini.
    “Ni una mas”. E rivolgo il mio pensiero a Susanna Chavez.

    Grazie, Lois, per l’uso che tu fai della rete!:-)
    gb

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  • elisabettapendola

    mi piace moltissimo il tuo blog!

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