Dalì. Tutta colpa del Destino

daligallo

Le due fortune più grandi che possono capitare ad un pittore contemporaneo sono: primo, essere spagnolo e secondo, chiamarmi Dalì. Mi sono capitate tutte e due!
S. Dalì

C’è stato un momento in cui nella storia dell’arte, si è assistito ad un passaggio epocale di ruolo tra l’Arte e l’artista. Agli inizi del secolo XX (quello delle avanguardie), una figura su tutte avviò il cambiamento; Marcel Duchamp che divenne un guru antesignano, amato da tutti i giovani artisti e artefice di quei ready made che muturano per sempre il modo di fare arte. Oggetti quotidiani decontestualizzati dalla loro funzione ed innalzati all’altare dell’Arte. Un esempio su tutti, il famoso Orinatoio-Fontana del 1917! In quei gesti, quelle opere c’era la rivoluzione in grado di cambiare quel ruolo che per secoli aveva sottoposto l’artista-artefice all’arte. Le Avanguardie ce lo hanno poi insegnato e protagonisti nuovi sono diventati quegli artisti diventati delle vere e proprie star, il cui esponente principale, quello di rottura, fu Salvador Dalì. Premesso che non amo il Surrealismo, è indubbio che il valore di star gli spetta di diritto.

Salvador Dalì e Federico García Lorca

Salvador Dalì e Federico García Lorca

Catalano di Figueres, dove inizia e si conclude la sua parabola, Dalì, giovane ed affascinante amico del poeta Garcia Lorca (altra figura-simbolo della Spagna contemporanea) di cui si favoleggia anche una relazione (bruscamente interrotta dall’assassinio del poeta da parte del regime franchista nel 1936) si avvicina da adulto al mondo dell’arte; è un giovane di bell’aspetto ed amante della vita. In quegli stessi anni arriva anche Gala, l’amante-musa di una vita, protagonista dei suoi principali capolavori. Lui è bello ed estroso, si è fatto crescere i baffi a punta, come quelli di Velasquez (che ne connoteranno per sempre la sua immagine), lei è già stata moglie di Paul Eluard, il poeta surrealista francese ed è una donna matura, ha undici anni in più dell’artista.

Salvador Dalì e Gala

Salvador Dalì e Gala

Nel 1934, Dalì ha trentaquattro anni e con Gala che ha sposato pochi mesi prima parte per New York, la città della modernità, la nuova capitale del mondo. È qui che comincia la leggenda vivente dell’artista, protagonista delle serate mondane d’Oltreoceano ed è proprio nella grande Mela che per la prima volta la foto di un pittore, un artista, campeggia sulla copertina di una rivista (…e che rivista e che foto, quella di Man Ray!), il “Time”.

È in quel preciso istante che nasce il Mito che attraversa l’oceano da parte a parte.

Il catalano è narciso ed ama farsi ritrarre; è uno degli artisti dell’età contemporanea maggiormente ritratto.
Le opere di Dalì sono richieste in tutto il mondo, avere una sua creazione in casa significava essere alla moda. Ma l’artista da solo non riusciva a produrre tanto ed allora nacquero le serigrafie, i multipli (dagli spropositati numeri ed edizioni) che era solo sufficiente firmare. I collezionisti si accontentavano anche di semplici autografi e Dalì divenne ricco guadagnando tantissimo solo in diritti d’autore.

Salvador Dalì, la star degli anni Quaranta, si prodigò in ogni iniziativa spingendosi fino al cinema laddove fu in grado di lasciare un segno importante. Coprodusse alcuni film, ma tra gli eventi più importanti ci fu la collaborazione con Hitchcock, che affidò al pittore la sequenza del sogno nel triller “Io ti salverò” (1945), una trasmutazione del segno pittorico in sogno allo stato puro.

L’esperienza più creativa, però, nasce dalla collaborazione con Walt Disney che nel 1946, diede vita al cortometraggio Destino, un capolavoro assoluto messo in opera da due menti creative, dove la sinergia e l’interazione della genialità ha saputo rappresentare con grazia ed unicità tutta la bellezza di un’Arte senza confini.

Salvador Dalì ha prodotto molte belle opere, dall’enigmatico significato, dalle forme astruse e raffinate insieme, ma la sua notorietà è stata affidata da lui stesso ad una vita piena ed estroversa, dove ogni gesto rappresentava il segno di una personalità eccezionale, sostenuta e portata a compimento fino alla fine.

Quando muore nel 1989, a Figueres, nel paese dove era nato, Dalì (Gala muore nel 1982) era un artista assoluto, dove ogni gesto, ogni azione era essa stessa arte. La sua casa-mausoleo era un castello, custode delle sue opere e di quel suo spirito fuori da ogni schema.

Il Castello-Mausoleo di Figueres

Il Castello-Mausoleo di Figueres

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39 responses to “Dalì. Tutta colpa del Destino

  • gelsobianco

    Non ho resistito e, velocemente, ho letto il tuo post!
    Troppo velocemente! Sì. Troppo velocemente!
    Quando tu parli d’arte… sei da non perdere!
    I tuoi post sull’arte sono da gustare lentamente!

    **Ritorno e leggo e guardo e cerco di condividere tutto quello che tu regali.**

    A presto dunque!
    Con un sorriso ti auguro buon fine settimana, Lois.
    g

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  • ellagadda

    Forse sono più famosi i suoi baffi delle sue opere 🙂
    Belli anche i ritratti di Halsman.

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    • lois

      Bellissimi!
      Alla fine dei conti, Dalì è stato in grado di vendersi come ‘marchio’ la sua sola firma era ricercata com un autografo d’attore! È stata questa forse questa la sua opera più riuscita!

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  • gelsobianco

    Torno, Lois.
    Mi interessa troppo ciò che hai scritto!

    Un sorriso!
    gb
    Qui, al nord, piove a dirotto…

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  • Branoalcollo

    Uno dei primi a intuire il lato cialtronesco dei mercanti d’arte, ci ha pensato lui reiterando i falsi d’autore…ignoravo dell’esistenza di un figlio, dato in affidamento, anche lui pittore come il padre…magnifica la ricostruzione onirica del sogno per Hitchcock…buon sabato Lois 🙂 e grazie per il tuo post.

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    • lois

      A leggere della sua vita appare l’immagine di un divo, ha anticipato di qualche decennio lo scintillio di Hollywood (ma con respiro ancora più internazionale) e poi ha aperto la strada agli “artisti-culto” dei nostri giorni.
      Grazie a te e buona giornata, lois

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  • tramedipensieri

    Uno dei pochi ad essere apprezzato in vita…e che se l’è goduta…

    Bel post Lois!
    ….d’altra parte i tuoi scritti sono sempre molto interessanti…
    grazie..

    buon fine settimana
    .marta

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  • ilnotiziabile

    Bel pezzo Luigi, come sempre del resto!
    Senza dubbio Dalì è stato un grande artista, un visionario. Peccato solo si sia “venduto” al mercato dell’arte che era impazzito per lui. Nella ricostruzione del sogno per Hitchcock credo sia racchiuso tutto il suo genio.
    A presto, Gabriele

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    • lois

      Un compromesso ineliminabile, o cedere all’arte (e perseguire nel suo intento senza lasciarsi condizionare) o cavalcare il mercato. In questo credo lui sia stato encomiabile, perché è riuscito a rendere il suo personaggio irresistibile ed indispensabile (per un’ovvia fetta della società), superando di gran lunga il suo stesso lavoro, a conti fatti ha anticipato di qualche decennio quello che è poi successo con Warhol e più recentemente con Hirst. Va bene qualunque cosa, purché abbia la sua firma!
      Grazie e a presto.

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      • ilnotiziabile

        Sicuramente sapeva il fatto suo ed è riuscito a scegliere ciò che più era conveniente per la sua carriera. Mi chiedo solo cosa sarebbe stato il suo lavoro senza influenze e costanti pressioni esterne. Detto ciò concordo con te sul fatto che abbia anticipato e ispirato due come Warhol e Hirst.

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      • lois

        Credo che alla fine sia il ruolo svolto dalla critica che poi decide le sorti degli artisti (quelle economiche, ovviamente!)
        Personaggi rinomati, collezionisti famosi e vip dello spettacolo determinano quelle che poi sono le mode. Dalì entrò prepotentemente nell’élite newyorkese, scardinando rigore e modalità in favore dell’eccentricità “giunta dall’Europa”, luogo di cultura e (fino a quel momento!!) patria dell’Arte. Lui fu abile a sfruttare quella venerazione, trasformandola in dote milionaria. Poi la carta stampata e la TV (lo spagnolo fu uno dei primi a sfruttare le potenzialità dello schermo) lo osannarono facendo il resto. Quella sua immagine di uomo (in coppia con Gala) “innovativo” e disinibito, fuori dagli schemi e oltre ogni limite fu anzitempo troppo ghiotta per non essere celebrata dai media!

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  • Nicoletta De Matthaeis

    Grazie, Lois, per questo bellissimo articolo. Il corto Destino è un capolavoro, geniale. E pensare che è stato fatto più di 50 fa! Dalì, sebbene fosse molto egocentrico (basta visitare la sua casa-museo di Figueres per rendersene conto ancora di più) non si può negare che è stato uno dei più grandi geni del secolo scorso. A Madrid c’è adesso, fino a settembre, una monografica du Dalì. Forse potresti fare una scappata.

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  • Cam Ramsay

    Bé, se Madrid è troppo lontana, scoprii tempo fa per puro caso che ci sarà una mostra su Dalì anche a Sorrento.
    Sempre interessanti i tuoi post sull’arte, comunque. 🙂

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    • lois

      Un’esposizione (credo si tratti prelopiù di grafiche… quelle famose stranumerate!) che si terrà a Sorrento a metà giugno… vale la pena andarci, Sorrento poi merita da sola!
      grazie, Lois

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  • laGattaGennara

    Meraviglia, all’artista il narcisismo va per forza perdonato.

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  • doraforino

    Ciao LOIS, HO AVUTO IL PIACERE DI ANDARE A FIGHERA,PER VEDERE QUESTO MAGNIFICO TEATRO MUSEO ,DEDICATO A SALVATORE DALì. GRANDE ARTISTA DEL SURREALISMO.
    AD UN’ASTA GIUDIZIARIA ,HO COMPRATO UNA TELA DELL’UOMO MECCANICO.
    TI SALUTO!
    dora

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    • lois

      Ciao Dora, benvenuta. Non conosco nello specifico l’opera che citi, ma in generale apprezzo tutti quelli che si circondano d’arte (a tutti i livelli artistici ed economici), perchè mostrano una sensibilità accentuata e poi perchè circondarsi di cose belle rende più umani e creativi!

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  • penna bianca

    A me Dalì piace molto. Riesco a perdonargli anche il suo stravagante narcisismo per privilegiare l’originalità e il coraggio espressivo . Ho visitato la sua casa museo a Figueres e mi è piaciuto. In quelle stanze è molto presente l’amore per Gala ma anche il senso di divertimento e di provocazione che deve averlo mosso nel compiere un’opera.

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  • gelsobianco

    Era vero, Lois!
    Torno da te appena ho calma e tempo!
    Con un sorriso!
    gb

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  • labambinacolpalloncino

    Sono stata anche io nella sua casa museo di Figueres più di 10 anni fa ormai e le uniche 2 cose che ricordo sono il divano a forma di bocca rossa e il quadro “donna alla finestra” .Ah ricordo anche un magnifico merchandising, insomma l’opera di vendita continua al meglio 😉
    Sempre belli i tuoi post sull’arte, non che gli altri non siano interessanti, ma in questo periodo di pochezza umana e civile bisogna anche potersi concentrare sulle cose belle!
    Ciao Anna

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    • lois

      Grazie Anna sei molto gentile. Io trovo che almeno l’Arte di possa aprire nuovi spiragli e nuove chiavi di lettura. Nel caso di Dalì poi siamo al meglio, tutto è uno spunto per svagare con la mente ed giungere in quell’aura perfetta di bellezza e creatività!

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  • gelsobianco

    Valeva la pena trovare un attimo di calma ed immergermi in questo tuo post che trovo davvero bello ed esaustivo.
    I tuoi scritti sull’arte hanno uno speciale valore per me (e sono certa, non solo per me!.
    Hai inserito, poi, due video in tema, eccezionali.
    Dalì… “era un artista assoluto, dove ogni gesto, ogni azione era essa stessa arte.”
    Non aggiungo parole mie perchè le tue mi hanno comunicato molto.
    In questi momenti bui, bisogna ricercare l’arte sempre di
    più, bisogna tendere alle “cose belle”.
    Grazie, Lois!
    Ti sorrido.
    Ora Dalì è più chiaro in me.
    gb

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  • marco

    DOMANDA:
    E’ lecito per un artista cavalcare l’onda del successo, o deve restare in uno stato di sobria riservatezza al fine di non inquinare il suo spirito e la sua ispirazione?

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    • lois

      Domanda lecitissima ed onesta in pieno spirito intellettuale!
      Credo che sposare le regole del mercato e del successo sia poco morale, ma è uno stile di vita cavalcato da tutti gli artisti (con qualche rara eccezione!), sin dai tempi più antichi. Ricordo ad esempio che a partire da Giotto che aveva una vasta bottega per riuscire a sostenere l’enorme mole delle commesse, la consapevolezza del proprio ruolo era fondamentale per dare valore alle opere. Jocto pinxit, era su tutte le sue tavole e spesso dagli esami radiologici e dalle inconfutabili conoscenze degli expertises, molte di quelle opere non hanno mai visto posarsi la sua mano sopra. Nell’era moderna poi c’è stata la rivoluzione senza “se” e senza “ma”, l’artista-star è uscito dal quel suo isolamento (penso ad esempio a Cezanne) per proporsi al mondo come vero e proprio prodotto di merchandising senza riserve.
      Certo l’Arte è un modo di esprimersi, è un’azione legata all’intimità del proprio ‘io’ e quindi stride l’idea di vederlo esposto ai riflettori di un mondo impazzito … ma anche il ruolo dell’artista si è evidentemente adeguato al mondo che viviamo, tra lustri e riflettori che perdono di vista il vero valore delle cose!

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  • semprevento

    ..ecco questa era l’aria che cercavo!!!
    …bellissimo post…
    e io per un momento avrei voluto esser Dalì, anche con i suoi baffi!!
    Una sua pennellata ed anche un ghirigogo assume un aria stravagante!

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  • Pavolo

    Bello, Grazie
    … e Lui eè un grande !

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  • formedartecreativeproject

    Bellissimo post! non avevo mai visto questo cortometraggio!! 🙂

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