Manzoni feci(t)

MERDE

Era il 12 agosto 1961, quando vengono esposte al pubblico (in una galleria di ad Albissola Marina) le 90 scatolette di “merda d’artista”, tutte industrialmente etichettate, rigorosamente numerate ed autografate.

Il valore (estetico e morale) dell’Arte pur racchiuso in uno spazio del diametro di poco più di 6 cm, si avviò a pieno titolo verso una dimensione mondiale senza precedenti (affinando quello che era stato il pensiero del grande Duchamp, padre assoluto dell’arte contemporanea). La sorpresa ed il clamore per quel gesto produsse ovviamente i suoi risultati. Dall’indignazione al divertissement, tutto si mosse intorno a quell’azione del giovane Manzoni, artista, seppur lontanamente, di famosa e letteraria discendenza.

Artista a tutto tondo, Piero Manzoni (classe 1933), milanese di adozione, dagli inizi degli anni Cinquanta, attraverso una percezione ampia della vita e della creatività e grazie anche alle importanti amicizie che vantava tra i principali protagonisti dell’arte mondiale (da Fontana a Klein), divenne un punto di riferimento per gli sviluppi dell’arte italiana in grado di aprirsi verso un’idea più internazionale.

Le sue opere assegnavano il giusto protagonismo all’arte che si riversava nel suo operato attraverso un’idea primigenia di creazione. Le sue tele (i famosi Achromes dal fr. incolore) divennero luoghi di accoglienza degli oggetti, che per il solo fatto di essere presenti divenivano da soli, e concretamente, l’Arte stessa; un’identità estetico filosofica. I lavori di Manzoni, lasciano ancora oggi interdetti e ancora essere sono fonte di perplessità, ma resta di fatto che a monte di tutto c’è stato un concetto rivoluzionario (che come già detto, deve i suoi natali a Marcel Duchamp, autore dei più famosi ready made) che ha reso l’artista egli stesso procreatore di arte, per la sua sola presenza, per il suo solo gesto. Piero Manzoni è stato quello che durante le sue performances nella Milano bene, mutava tutti gli ospiti in opere d’arte firmandoli e dotandoli di un cartellino di autenticità. Manzoni è stato quello che ha realizzato la scultura più grande del mondo (il cui record non è stato ancora battuto); creò un grande basamento in forma di parallelepipedo e lo capovolse per fare da sostegno alla terra, al globo terrestre che si mutò all’istante in una scultura (Base del Mondo, 1961). Di Manzoni sono note le uova (sode) improntate (che andavano a ruba durante i vernissages e che oggi sono custodite nelle vetrine dei musei mondiali) o il famoso fiato d’artista, racchiuso nei palloncini con cui giocano i bambini e di cui oggi restano poche tracce di gomma secca.

La Merda d’Artista è però il simbolo, l’emblema di questo artista che morì troppo giovane di infarto nel 1963. Ogni scatoletta del peso di 30gr fu messa in vendita al valore dell’oro, 30grammi di (presunte) feci costavano quanto 30 grammi d’oro. È inutile dire che andarono a ruba e che oggi quelle scatolette divenute rare e costosissime (l’ultima è stata battuta in asta per 140mila euro!) rappresentano il lascito più prezioso di quel giovane prematuramente scomparso, ma in grado di sconvolgere e solidificare il mondo artistico italiano che fu proiettato così in meritato ambito internazionale. Le scatolette (che, secondo un aneddoto mai confermato, pare che contengano dentro in realtà del gesso – scoperto da un audace collezionista che in barba al valore avrebbe aperto la lattina!) sono in diffuse oggi nei cinque continenti e sono perlopiù in collezioni private (in un bellissimo documentario del 2001 “à chacun sa merde” il regista francese Peyret è andato alla ricerca delle singole scatoline, rintracciandone diverse), sono il gesto grandioso di un creativo fervido che è riuscito a dimostrare come il gesto può divenire esso stesso Arte. Uno che ha fatto delle sue feci (presunte!) un oggetto da collezione nonché un vertice dell’arte contemporanea aveva in se del genio, un valore aggiunto in grado di trasportarlo nell’olimpo della storia dell’Arte.

Piero Manzoni con i suoi eventi, i suoi gesti, ha lasciato un’eredità grandissima (saccheggiata quotidianamente da moltissimi altri suoi emulatori, che non hanno però la forza del tempo!) in grado di testimoniare come l’Arte possa esistere da sola, e dove l’oggetto, il pezzo fisico da toccare è solo un elemento aggiunto del quale se ne potrebbe fare anche a meno. Ma questo purtroppo, pare lo abbia compreso benissimo anche il mercato (quello economico), che ha poi nei decenni deviato la concezione e l’assimilazione dei contenuti, rendendoli esclusivamente merce d’acquisto e di speculazione.

MANZONI

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44 responses to “Manzoni feci(t)

  • poetella

    e, comunque…io preferisco Caravaggio.
    Scusa, sa’…

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    • lois

      Sai Poetella, Caravaggio in fin dei conti non è stato poi così diverso da Manzoni! Ciascuno nel sul tempo è stato un rivoluzionario, un artista in grado di stravolgere tutto il precostituito precedente! Ma sai che clamore provocarono i piedi sporchi di San Matteo o il ventre gonfio della Vergine? Eppure Caravaggio è divenuto col senno di poi (e grazie a Longhi), la chiave di svolta dell’arte moderna.
      Manzoni è stato un ideatore, uno che ha osato credendo nella sua figura e nel valore intrinseco del gesto, sarà stato anche un furbo! In grado di comprendere gli umori di un pubblico incapace di scelte autonome. Avrà cavalcato l’onda, ma pure in questo c’é del geniale!

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  • ludmillarte

    interessante post! e come diceva de andrè ” dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior” e in questo caso “fior di quattrini ! 😉

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    • lois

      Purtroppo poi, come dicevo, il mercato ha contaminato il vero aspetto dell’arte, alterando perfino la valutazione personale di un artista (vedi il contemporaneo di Hirst, Koons, Richter & co.); ma poi però resta di fatto che escludendo l’intervento economico, Piero Manzoni è nei libri di storia dell’arte ..è qualcosa vorrà pur dire! O no?

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  • in fondo al cuore

    Nell’arte, come nella vita, per poter avere successo bisogna avere coraggio, ironia e un pizzico di pazzia 😉

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  • lpiersantelli

    Indubbiamente molti lo ricorderanno, se poi era un genio dell’arte o meno non saprei…

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    • lois

      È stato un gesto plateale quello della Merde d’Artiste, che però ha avuto il suo buon esito se a distanza di più di cinquant’anni ne parliamo ancora! Non è da considerarsi solo una furbata evidentemente, è stato u. Gesto che ha mutato il volto del contemporaneo.

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      • DISTRATTA

        … E non solo muta, Manzoni sposta definitivamente il significato dell’opera da essa alla sua realizzazione e all’artefice della stessa. Definendosi come essenza dell’opera d’arte lui stesso, la sua sola e semplice presenza, la sua firma (famosa la performance delle Uova sode).

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      • lois

        È proprio in questo il suo valore geniale! Tra uova sode, firme, linee infinite, achrome e scatolette ha smontato un concetto di arte che si è rinnovato nel ruolo creatore dell’artista!

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      • DISTRATTA

        Esatto.
        Ciao Lois,

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  • tramedipensieri

    E’ l’idea…è l’idea. L’idea che si concretizza è arte!

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    • lois

      Tutto il concettuale, cara Marta, apprezzabile o meno (io non lo amo!) è fondato sull’idea, ma è quella che fa la differenza! Pensa Duchamp è il suo orinatoio capovolto o la sua Gioconda coi baffi, non ha impiegato molto a farli, ma se ne parla ancora oggi e tutti i contemporanei sono suoi figli, volente o nolente!! Ed è un bene che ci sia stato Duchamp!

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  • cartaresistente

    Senza dubbio una delle più grandi opere d’arte (concettuale).

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  • italianamentescoretta

    Certo… che opere di merda, eh! 😀
    Grazie a te – ed ai tuoi post – mi sento sempre leggermente meno ignorante artisticamente (e non solo artisticamente!)… non è poco, grazie ancora!
    Ciao amico mio!

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  • ilmiosguardo

    Apperò, un’idea vincente la sua! 🙂
    Non lo conoscevo e quindi grazie per aver ampliato le mie limitate conoscenze a riguardo!

    Buona festa Nazionale,
    un sorriso
    Ondina

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  • mondidascoprire

    Cosa ha colpito te di quest’artista?
    L’arte per me è sempre un cogliere un indizio di bellezza….

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    • lois

      Di Manzoni mi colpisce quel suo essere “impavido” e certo del suo operato. Quella capacità di avvertire la presenza dell’arte nel mondo, arte come essenza che va solo riconosciuta. Non solo, gli interventi tipo quello delle scatolette, dimostra il ruolo di un personaggio che ha avuto la capacità di mutare il concetto stesso di conoscenza ed apprezzamento dell’arte. Il fatto che lui abbia spinto la collettività a riconoscere in una scatola di escrementi un oggetto d’arte è evidentemente uno stimolo culturale indotto che attraverso l’azione dell’artista si muta in arte stessa. Si può non apprezzare questo tipo di lavoro (un po’ come i tagli di Fontana!) ma resta di fondo che ci troviamo di fronte all’Arte!

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  • mondidascoprire

    Forse posso solo apprezzare che abbia esaltato piccoli oggetti del quotidiano , scatole, feci, etc.. come appartenenti al mondo artistico perchè tutto ciò che è uomo, natura e dell’uomo ha un tocco di un di più.

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  • edp

    anche io, avessi i soldi per comprarla, avrei aperto la scatoletta per veder che c’era dentro, in fondo sarebbe stata l’arte di manzoni e poi l’arte della mia curiosità, quindi ineguagliabile, e poi a rivenderla chi lo sa, magari avrebbe avuto più valore….

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    • lois

      Anche io me lo sono chiesto e considerando il mercato del contemporaneo non stenterei a credere che quella scatoletta aperta assuma un quid in più del valore di svariate migliaia di euro…

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  • marco

    Il mio concetto sui meriti dell’arte è tutto sommato molto primitivo, legato forse anche al mondo semplice che ho frequentato nell’ambito delle mie conoscenze artistiche.
    Penso tuttavia che, ogni periodo ha, e avrà la sua arte contemporanea: da Giotto, all’avvento della prospettiva, ai primi ritratti, al Caravaggio, a Turner, via via fino ai giorni nostri, con i vari allestimenti.
    Tuttavia mi chiedo cosa resterà di noi, mi spiego, se tra qualche secolo qualcuno troverà l’orinatoio di Duchamp andato perduto, penserà che è un’opera d’arte o un semplice orinatoio?
    E se qualcuno troverà una scatola di Manzoni senza più l’etichetta…, penserà forse ad una scatola di Simmenthal andata a male…
    Ma poi siamo veramente sicuri che, decontestualizzando un oggetto dalla sua funzione primaria diventi arte e non solo provocazione? fine a se stessa!

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    • lois

      Caro Marco, questo tuo pensiero è più che lecito (e questo post è nato proprio a seguito di una serie di input che mi sono giunti dai tuoi commenti). Il problema artistico-filosofico è stato abilmente posto anche in un bellissimo film nostrano

      e anche qui il problema dell’arte contemporanea si pone in assoluto come senza soluzione. La verità è che forse, sicuramente la provocazione è l’elemento base di questi interventi (vedi i ready made di Duchamp, vedi Piero Manzoni etc…) che hanno spostato l’attenzione dall’oggetto creato al suo creatore che diventa poi lui stesso un “fenomeno” di valenza estetica. Leggo in questi giorni un bel libro sulla figura degli artisti che hanno prevalso sulle loro opere ed il tema centrale è proprio la provocazione, la bizzarra espressione di un fenomeno che ben si spiega nell’era contemporanea, dove l’egocentrismo è assoluto protagonista della nostra storia più recente dove i media costituiscono il canale preferenziale anche per gli artisti!

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      • marco

        Da sempre gli artisti hanno usano la provocazione come forma di linguaggio.
        Bosch, Caravaggio, Turner, gli impressionisti, Gustave Courbet con la sua Origine del Mondo, Lucian Freud recentemente scomparso, Bacon…Picasso…e via discorrendo
        Paradossalmente raggiungono il loro apice di clamore, nell’assenza di forme e contenuti riconoscibili, riconducibili quindi alla nostra memoria, alle nostre aspettative.
        E’ più facile capire quello che già è insito in noi, un paesaggio, un bel ritratto, un fiore, più difficile apprezzare e comprendere il linguaggio della provocazione.
        Più difficile perchè ci obbliga a riflettere, ad entrare nel campo dell’arte non più come semplici spettatori, ma con spirito di partecipazione.
        L’arte pur essendo di tutti non è più per tutti, occorre per avvicinarsi ad essa strutturarsi, addentrarsi nei vari meandri delle biografie personali, delle antologie critiche. Occorre frequentarla.
        Documentarsi dunque nella lettura del personaggio, della sua storia, dei suoi trascorsi, dell’influenza delle sue frequentazioni.
        Questo il compito del fruitore, l’opera non deve più solo piacere ai nostri occhi, ma deve essere capita, in una chiave di lettura più ampia che spazzi oltre l’estetica.
        L’artista da parte sua ha invece l’obbligo di trovare canali innovativi per farci riflettere, aprire la mente: non con la bellezza, non con la poesia, non con un compromesso estetico per tutte le stagioni.
        All’”Orinatoio”, alla “Scatola”, aggiungo “la tela bianca”, espsota alla Biennale di Venezia del ’72 credo di ricordare,se ne sono riempite pagine e pagine.
        Pagine positive, pagine negative, non ha alcuna importanza dove sia la ragione, quello che conta è il “Segno” indelebile che queste cose hanno lasciato, in un preciso e irripetibile periodo storico.
        Di queste “Opere” tra 100 anni probabilmente non esisterà più nulla…
        Però i commenti, gli scritti le discussioni, le baruffe, generati da queste provocazioni resteranno a testimoniare un passo importante verso il futuro dell’arte.
        Verso una crescita del fruitore nell’esprimere il sui giudizio…

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      • lois

        È sicuramente una fruizione indotta, deve essere istruita proprio come dici tu, affinché la biografia dell’artista possa favorire la conoscenza di quella data opera. Questo passaggio però non è da tutti e quindi l’arte contemporanea diventa un’arte d’elite dove il messaggio viene rivolto solo a quei pochi che possono costruirsi un’idea critica. Qualche anno fa ho visto a Parigi, al Beaubourg, una mostra sui “vuoti” dell’arte. Tanti spazi vuoti con una frase riportata su ciascuna parete, la frase di un artista famoso… effettivamente senza un minimo di conoscenza quell’evento era facilmente trascurabile e criticabile… ma poi di fatto è questa l’arte dei nostri giorni, fatta anche di vuoti, di performances, di suoni che sempre più spesso esce dai confini della tela o della scultura per diventare solo materia rarefatta…

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  • Moralia in lob

    Ottimo pezzo Lois… Lo leggo con calma poi magari di dico la mia. Cattelan e altri sono i figliastri di questo artista di assoluto livello (anche se capisco possa destare perplessità).
    A presto

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  • penna bianca

    E’ sempre interessante e coinvolgente leggere i tuoi ritratti artistici. Di sicuro anch’io avrei aperto la scatoletta perché sia mai…Dove si trova il basamento per il monumento alla terra?

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    • lois

      Ciao Sandra, grazie sempre a voi di leggermi. La base del mondo fu realizzata e collocata in Danimarca, dove Piero Manzoni ebbe dei buoni mecenati, molto sinceramente non so se si trovi ancora lì dove c’è il museo Herning che custodisce di sicuro “la linea più lunga del mondo” una linea di 7200 mt (si tratta di una vera lunga linea disegnata su un rotolo di carta, arrotolato e contenuto in un grande astuccio!).

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  • Moralia in lob

    “La problematica artistica che si avvale della composizione, della forma perde ogni valore: nello spazio totale forma, colore, dimensioni non hanno senso; l’artista ha conquistato la sua integrale libertà: la materia pura diventa pura energia; gli ostacoli dello spazio, la schiavitù del vizio soggettivo sono rotti: tutta la problematica artistica è superata.”

    In queste poche parole tratte da Free Dimension, traspare tutta la potenza rivoluzionaria di Piero e che è resa emblematica dall’opera, tra le tante. LINEA DI LUNGHEZZA INFINITA.

    Questa rivoluzione concettuale è in osmosi con l’ironia, la provocazione. il gioco, l’invenzione estemporanea che sono la cifra della sua opera e rappresentano un formidabile humus artistico della Milano negli anni 60.

    Oltre a Duchamp io citerei trai i suoi padri ispiratori anche Yves Klein e i suoi Monochromes.

    Buona domenica Lois

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    • lois

      Di fatti la superficie fisica del quadro o della scultura si dissolvono nell’arte contemporanea, favorendo il gesto ed il pensiero, azioni che da sole si mutano in arte allo stato puro! Quello che ha fatto Manzoni ispirato e in sintonia proprio con Klein che parallelamente in Francia mosse la sua arte nelle celebri performances riconosciute come vera essenza d’arte, soprattutto riconoscibili per il suo famoso blu (quello dei monocromi / in parallelo agli achromes di Piero), un blu intenso ed oltremare che fu brevettato dallo stesso artista e che oggi si chiama ‘blu klein’

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  • Linea di lunghezza infinita | Moralia in Lob

    […] post è un dialogo impossibile con quello di Lois. Lui predilige l’aspetto del ready made, io quello concettuale. Ovviamente queste sfumature […]

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  • semprevento

    Mi viene da pensare alla creatività…
    a quel qualcosa di assolutamente casuale che però ha una presa sul pubblico incredibile.
    Un po’ come uno psicologo che studia continuamente l’immagine umana e la sua limitatezza insieme alla sete curiosa e bizzarra ( certe volte) che ogni essere porta in se.
    Come dire che dove c’è un buco deve per forza infilarci un dito ( o qualcosa del genere).
    Non posso esprimermi oltre…
    Lo trovo geniale …artistico non so.
    Avevo un concetto diverso dell’arte….però ben vengano le larghe vedute.
    ..lo sei anche te ..artistico.
    (mi stai aiutando)
    vento

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    • lois

      Beyus, padre dell’arte concettuale diceva che ‘tutti gli uomini sono artisti’ proprio a voler dire che l’arte è onnipresente, e compito dell’uomo/artista è solo quello di metterla in luce!

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