La Sirena non canta più

Naples. 2012©lois_design

Naples Duemiladodici ©lois_design

Era bella, con quella sua imponenza e nella sua regalità era amata da tutti. Era la Sirena più bella, così si narra. Nei manuali si racconta di figure mitologiche, per metà donne e metà animali, a volte arpie, più spesso pesci. Figure fantastiche che col loro canto invaghirono Ulisse. Quella di cui vi racconto ebbe senz’altro la sembianze di pesce, perché le sue forme sensuali ed accoglienti furono lambite dalle acque di un golfo splendido, quello del Mito, attraversato dagli eroi dei poemi. In molti la vollero ed ogni volta la fecero più ricca ma senza mai domarla.
Soave la sua voce attraversava i mari e la sua convivialità era il faro in mezzo al mare.

L’amarono in tanti, poeti ed artisti che mai smisero di tesserne le lodi.
Vennero poi i tempi moderni. Regni e sovrani ne abusarono e ne immolarono il corpo. Issarono le forche e ne sfigurarono il volto.
Venne poi la guerra ed il fuoco ne deturpò le forme.
Terminati i conflitti, gli stupri e smontate le barricate, a passo a passo, si cercò con passione di ridare vita a quella magnifica creatura, che pur mostrando la sua irragionevole e procace bellezza, mostrò con ritrosia tutta la sua inarrestabile decadenza.

“La Sirena non canta più!” si andava ripetendo nelle strade di quella città tutta estesa sul mare. “Vabbé lasciat stà! Nunn ‘a sfurzat, se vuole cantare, canterà” è questo che spassionatamente si ribatteva agli angoli ventosi dei vicoli dove c’era sempre comunella, come se nessuno avesse mai necessità di lavorare; “c’è tempo, che currite affà!”.
E dopo i Sovrani, giunsero i governanti e di tutti nessuno fu in grado di riportare il canto delle Sirene. Qualcosa fu fatto, ma minima roba, pochi fuochi, tutto splendeva per poco, troppo poco, e anno dopo anno si condusse quella creatura verso l’insofferenza che si mutò poi in indolenza cronica.
Dopo brevi bagliori (fuochi fatui) arrivò Masaniello, ma non il pescatore aizzapopoli, quello del Seicento, uno nuovo. Uno che voleva fare la rivoluzione. Uno che voleva cambiare tutto, ma che poi come gli altri (e forse peggio), non fece proprio niente lasciando morire definitivamente la Sirena, quella che aveva le sue forme lambite dal mare, un mare sempre bello.

Oggi è così la Sirena. Senza più voce.
Si alzano solo lamenti di stanchezza. Ben conscio, che la sua morte è frutto di decenni di malversazione e sfruttamento, di inciviltà ed imbarbarimento, avverto (non da solo, non sono un folle!) negli ultimi due anni (quelli del nuovo Masaniello) la decadenza finale. In questo tempo le strade sono diventate colabrodo (tutte; e l’avvilimento peggiore è dato dal fatto che le principali vie, quelle del benessere sembrano trapiantate dagli ultimi giorni dei bombardamento della guerra, il che non lascia assolutamente speranza di immaginare in una prossima rinascita; strade che quando piove ci puoi restare dentro, perché l’acqua nasconde i crateri); pezzi di città devastate rimaste così intatte come nel giorno del loro crollo (una moderna Pompei del III millennio; non sono io il folle, un muro crollato per una forte pioggia nel 21 giugno 2009 – la ricordo bene quella notte – è ancora lì, transennato con la rete arancione che ingombra la strada stringendo la corsia di percorrenza di una delle due arterie che conduce ai quartieri collinari; lo vedo, ci passo di lì tutti i giorni); trasporti assenti (abbiamo le stazioni più belle del mondo, ma peccato che mancano i treni, peccato che non ci sia manutenzione – la scalamobile di una delle principali fermate è bloccata da novembre 2012 e non vi è ascensore ne assistenza per anziani e disabili e quello che è peggio è che un irritante comunicato, posticipa mese dopo mese la data di riattivazione -, gli autobus? pochi e rotti… mancano i soldi!); la cultura ha lasciato questi luoghi da un po’ di anni (l’ultima grande mostra si è tenuta due anni fa, il PAN è praticamente un nonluogo, il MADRE ha brillato per cinque anni, da due anni è completamento spento; il Teatro – degno di questo nome – si ferma sulla linea della Capitale).

Peggiore di tutto questo è l’incredibile ed inenarrabile sfrontantezza della ditta Masaniello & Co. che ci mostra e ci racconta ogni giorno di una Sirena che ancora ammalia col suo canto, una Sirena che brilla gli occhi del mondo. Una Sirena che però sta esalando i suoi ultimi respiri.

Non sono io il folle, potete continuare a leggere il racconto su tutti i giornali.

* * *

“Napoli è bellissima, e molto interessante per le meravilgie della natura; ma l’uomo non ne è il suo capolavoro. È un bel teatro, ma gli attori son maschere mostruose. Qui gli abitanti stanno a testimoniare senza possibilità di smentita che il quadro più desolante, più umiliante della società è quello di una città che è allo stesso tempo nell’infanzia per la barbarie e nella vecchiaia per la corruzione; una città in cui è impossibile trovar i vantaggi della civilizzazione, allo stesso modo in cui è cancellata l’innocenza della natura”.
Elisabetta Gonzaga (a Napoli nel 1790): Lettres sur l’Italie, la France et L’Allemagne pour les beaux arts, Hambourg 1797

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50 responses to “La Sirena non canta più

  • Lia

    Che strano! mi è venuto in mente “il resto di niente” del 2004
    http://youtu.be/ojATTkLk0oE . E’ una pellicola quasi sconosciuta al grande pubblico: a me è piaciuto molto …penso che potrebbe piacerti!

    buona giornata! 🙂

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    • lois

      Forse non ti stupirò! Quel film l’ho visto è splendido (non bello quanto il film, ma intelligente da diventare altro). Raccoglie in un’atmosfera metafisica (riportata storicamente ai tempi della Rivoluzione) tutto il senso di impotenza del cambiamento. La voglia di fare, l’energia che ci metti e che ogni volta puntualmente viene sconfitta …fino alla ghigliottina

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  • Lia

    Mi piace vincere facile! lo ammetto! 😉
    le affinità elettive, lo dico sempre io! 😉

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    • lois

      🙂 buona giornata!

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      • Lia

        Napoli è la più misteriosa città d’Europa, è la sola città del mondo antico che non sia perita come Ilio, come Ninive, come Babilonia. È la sola città del mondo che non è affondata nell’immane naufragio della civiltà antica. Napoli è una Pompei che non è stata mai sepolta. Non è una città: è un mondo. Il mondo antico, precristiano, rimasto intatto alla superficie del mondo moderno. Napoli è l’altra Europa. Che, ripeto, la ragione cartesiana non può penetrare.
        [La pelle Curzio Malaparte]

        [@lois: mi è presa così stamane! perdonami! ;-)]

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      • lois

        È di cosa dovrei perdonarti! Curio Malaparte ne “la pelle” ha riportato fedelmente e con crudezza quel “ventre” già documentato dalla Serao!
        Napoli è come una vorace bestia indomita in grado di fagocitarti e farti male, ma per uno strano incantesimo (forse opera di quel Virgilio mago che abitò il Caste dell’Ovo) proprio quella bestia non puoi fare a meno di amarla. È come l’amore che viene e che va. Io Napoli la amo, non riuscirei ad abbandonarla mai del tutto, ma l’assenza totale dei servizi rende veramente avvilente la vita i tutti i giorni.

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  • in fondo al cuore

    è davvero desolante….e un vero peccato che tutto venga lasciato così….alla malora, nell’indifferenza generale di quelli che dovrebbero provvedere,……e non credo che sia sempre solo per mancanza di soldi….

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    • lois

      no, purtroppo non sempre, e spesso in queste nefandezze hanno grande ruolo i cittadini. La colpa è di tutti, anche se poi le amministrazioni diventano protagoniste!

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  • labambinacolpalloncino

    è davvero desolante e questa sirena si sta azzittando anche per il resto d’Italia… purtroppo

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  • lpiersantelli

    Fa più male l’indifferenza diffusa quando tutto viene lasciato al degrado.

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  • edp

    anche questo nuovo masaniello che pareva l’uomo della svolta, è sempre così, la gente si ferma alle speranze e poi getta la spugna, guarda e lascia che sia. mi viene da dire che ce la farà questa sirena, che ce la farete, ma mentirei perchè non ci credo. e mica solo per la vostra città…
    testa alta sempre e comunque però, dire, dire, dire. mai abbassare la guardia.

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    • lois

      Ad un certo punto è che ti cadono le braccia, tu ti sforzi di fare di creare di andare avanti e di vedere giusto e poi per tornare a casa 10 km li fai in un’ora, perchè per le buche a terra tutti rallentano, e poi se vai verso il mare ci sono i preparativi delle regate e non si può passare e per fare 6km (dico sei) in linea d’aria (in tempi normali), devi fare il giro totale della città… è giunta l’ora delle mazzate… solo quelle!

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  • mondidascoprire

    Le Sirene ora sono inabissate perché il loro canto non incanta più nessuno, quando riscopriremo la meraviglia e quindi la cura del creato, ritorneranno….

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  • Nicoletta De Matthaeis

    La cosa peggiore è che per molta gente questo è normale.

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  • Cam Ramsay

    Un colabrodo che fa acqua da tutte le parti. Come il tappeto tra linea 2 e 1 che da giugno 2012 non funziona, ma nel frattempo è diventata una mini-discarica. La stazione Toledo che è bella, ma la navetta arriva dopo 20 minuti, quando per Dante sono 10 minuti a piedi. Le strade stanno mano a mano scendendo negli Inferi, e i pullman passano ogni dimissioni di papa. Che poi la voce non se ne va solo alla Sirena, perché quando ti ritrovi a raccontare dei fastidi della cattiva amministrazione c’è solo gente che se la ride, gente che sbraita, o gente che difende su tutti i fronti il Masaniello di turno.

    Nello sconforto ti lascio un sorriso e una frase che ripeteva spesso una persona a me cara: Napoli è un bel presepe, sono i pastori che non sono un granché.

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  • arte64

    Eppure Napoli è ancora bellissima. Se io avessi la fortuna di abitare in centro come i miei amici napoletani, e non dovessi spostarmi se non a piedi, mi pare che ci potrei abitare subito. È uno dei pochi luoghi in Italia dove ancora potrei abitare. Sono folle?

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    • lois

      Non dei folle! Sono ora al centro storico, nel cuore ed è meraviglioso e senza eguali, con le serate primaverili poi non ti racconto! Ma vivere tutti i giorni, dovendo affrontare la quotidianità ti assicuro che è difficile. Tanto purtroppo.

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  • arte64

    Infatti i miei amici vorrebbero emigrare da quanto è difficile (e non lo faranno mai).

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    • lois

      Ma sai com’è Napoli ti entra nel cuore e ti struscia nell’anima. È uno di quegli amori a cui non puoi rinunciare. Ma è uno di quegli amori impossibili che ti fa rabbia, perchè potrebbe essere quello della vita, che dura per sempre, ma poi ti rendi conto che è una battaglia, ogni giorno è un senso di impotenza che fa rabbia!

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  • Giulia

    Che bella la tua illustrazione, Lois! Davvero un’esplosione di colore e sentimento, di amore e inquietudine.

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  • ventisqueras

    sta solo a noi fare in modo che il canto delle sirene continui ad ammaliare, il nostro amore per la Bellezza e per l’Uomo le salverà (spero)

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    • lois

      Certamente per una rinascita di un nuovo Umanesimo, occorre il contributo di ciascuno, ma resta di fatto che le amministrazioni che si sono avvicendate negli ultimi decenni hanno fatto una spoliazione di dignità di questa città che è oggi (per quanto coreografica) fantasma di se stessa. Non ci sono più i servizi, ed una città (grande, con due milioni di abitanti) senza servizi non può offrire certezze ne futuro ai propri abitanti!

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      • ventisqueras

        è veramente triste…ed è la “nuova civiltà” che porta a questo? meglio regredire ( forse)

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      • lois

        C’è una regressione in questi anni che ci sta spingendo sull’orlo del baratro. Tornare indietro non si può, forse andrebbero ristudiati i codici comportamentali e l’educazione civica. Non solo, occorrerebbe riavviare un modello educativo di rispetto e cortesia, di cui oggi non ve n’è più tracci!

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  • semprevento

    Napoli…l’ho vista un pomeriggio…me ne sono innamorata…bellissima. Calda , vivace ammaliante ,furba e straordinariamente profumata.
    Quello che hai scritto e`innegabilmente vero e non c’e` niente da aggiungere se non una flegile speranza nel cambiamento …E` triste veder spegnere un tesoro che brillava oltremodo.
    Grazie di questo struggente accoramento.
    vento

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    • lois

      Napoli vive in una sorta di autogestione dove tutto è lecito, dove ognuno è in diritto di fare quello che crede. Manca un’educazione al rispetto ed alla “cosa comune”. Come ho scritto non è certamente solo colpa delle istituzioni, è che i napoletani sono lazzari abituati a sopravvivere in un contesto di decadenza carico di tutta l’atavica capacità di ‘rimandare’.
      Mi rendo conto che, queste mie parole, possano apparire pesanti, perchè poi Napoli è splendida; ma viverci ogbi giorno sta diventando un impegno molto pesante.

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  • semprevento

    Nel tour che ho fatto due anni fa , come tappa c’era Napoli. E’ ovvio che ho potuto vedere ben poco se non la zona centrale di fronte al porto.
    mia figlia ad ogni negozio si fermava e comprava…ma era talmente felice…e va beh!
    Spazzatura in giro non ce n’ era ma il traffico era incredibile.
    Tutti corrono e chi non corre ti ferma per venderti qualcosa.
    Qualcuno si è lasciato fotografare, altri esplicitamente mi hanno proibito di farlo. Pazienza, i loro volti erano talmente significativi.
    I commercianti sono molto più caldi dei pisani…si danno da fare, ti coinvolgono… da noi pare che tu rompa le scatole se entri in negozio.
    C’è indubbiamente un aria diversa. Un suono di sottofondo che t’arriva al cuore. E non ti lascia più.
    Tanti napoletani sono delusi, affranti, logorati e inermi di fronte a tanto degrado etico, gestionale e politico.
    Napoli è come la torre di Pisa, conosciuta in tutto il mondo.
    Con la differenza che la torre è stata restaurata e raddrizzata un po’!
    E’ una grande attrazione.
    ma qualcosa non torna,
    Se Pisa è silenziosa, Napoli fa molto rumore.

    E immagino che viverci sia problematico.Faticoso e anche molto doloroso.
    Io ho un ottimo ricordo…sia del caffè al bar Luisa sia della lunga passeggiata tra i vicoli, senza però entrare in quello dei quartieri spagnoli…peccato, io sarei andata. Una coppia di amici non ha neppure messo piede a terra tanto erano spaventati…al nostro rientro eravamo raggianti…..li ho chiamati “coglioni”…
    C’è molto da fare e mi auguro di cuore che qualcuno si muova in tal senso…Lo auguro a tutti i Napoletani e a Te che tanto l’ami.
    Ciao Luis
    vento

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    • lois

      La verità è che Napoli vive di una vita splendente, che nasce da dentro (sulla socialità delle persone, credo non esista eguale, anche se talvolta diventa una molesta attenzione…) legata probabilmente ad una storicità stratificata, fatta di conquiste ed invasioni ma sempre sotto all’auspicio di un buon tempo climatico. Napoli è una immensa stratificazione di strade, vie, persone, storie… Se parli con i vecchi ti sembra che loro abbiano molti più anni di quanti ne dimostrano. Ciascuno di noi è coscienza viva di questa città in grado di logorarti fino a fartela odiare, ma senza averne mail il coraggio di abbandonarla.
      In queste ore proprio c’è la serrata dei negozi:
      http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/04/10/news/aaa_aaaa_aaa_aaa-56326677/
      http://napoli.repubblica.it/cronaca/2013/04/09/news/aaa_aaa-56268082/

      perché il disagio è tanto e le difficoltà diventano giorno dopo giorno insormontabili. È così per l’intero nostro Paese, ma quaggiù è sempre un po’ di più, è sempre senza una luce di speranza, ne un piccolo raggio che ti fa percepire il momento del cambiamento.
      C’è molto da fare e mi auguro anche io che in queste prospettive, possa esserci lo stimolo di “ri”fare.
      Buona giornata

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  • penna bianca

    Purtroppo questa non è solo la vita a Napoli ma un po’ ovunque si respira quest’aria. Sempre sinceri e veri i tuoi scritti Lois ma questo fa anche un po’ male.

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  • gelsobianco

    Questo tuo scritto uccide quasi, lois, perchè è troppo vero.
    La realtà di Napoli si sta estendendo dovunque purtroppo.
    Tu ami molto Napoli.
    Lo si sente.
    gb

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  • breakingdream

    Vorrei trovare le parole adatte per non commentare questo post con un banale “bellissimo articolo”… Allora, proviamo a dire così: quello che hai scritto mi ha fatto venire la pelle d’oca, l’alone di magia e di leggenda con cui l’hai aperto fa venire di riga in riga la voglia di continuare a leggerne, saperne; ciò che descrivi, se chiudo gli occhi, lo rivedo, fra i libri di storia che ho studiato, le pietre della mia città che parlano, la fantasia che ancora circonda i vicoli, le chiese, le piazze.
    Per un momento, concedimelo: lasciami far finta che il tutto si chiuda prima di quanto hai continuato poi a scrivere… Lasciami pensare che questo post si chiuda con la storia di Masaniello, mentre mi immagino il suo mare, il nostro mare, a quei tempi, di sera, con le lampare disseminate a ridosso di Castel dell’Ovo come tante piccole lucciole graziose.

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    • lois

      Questa è una storia splendida, quella di un mare sempre presente e sempre protagonista, anche nei tempi peggiori. Quella di Napoli è una storia avvincente, carica di personaggi comuni ed eroi, bella da rivedere lungo le strade dove si avvicinano monumenti moderni alle testimonianze del passato… A svuotare la testa e proseguire nel percorso, per stasera restiamo a guardare quelle lampare che brillano intorno al Castello!

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  • flaneriefeminine

    Lo leggo solo ora questo testo. Scritto – come sempre – molto bene!

    Mi spiace leggere dei problemi a Napoli, una città così bella. E ci tornerò quest’estate! Ti farò sapere presto le date esatte così, se hai tempo, ci rivediamo. Mi farà molto piacere 🙂

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