Il Valore dell’Arte

Cy Twombly "Hero and Leandro" 1985

Cy Twombly “Hero and Leandro” 1985

Ritorno su di un argomento che mi affascina molto: il mercato dell’arte.

Ogni volta che cerco di comprendere quello che accade, la mia perplessità è crescente di fronte ai grafici impennati dei nuovi valori economici raggiunti dalle opere, che seppur precarie (nel loro stesso essere) sono divenute inestimabili oggetti di scambio, il cui fine principale, quello estetico, costituisce ora, solo un degli aspetti intrinseci.

Nei giorni scorsi, ho avuto modo di conoscere un importante collezionista d’arte, impegnato nel mondo della moda. Da sempre ha fatto della sua vita un connubio costante tra questi due ambienti che hanno molta affinità. Quest’uomo giusto nel momento giusto (come lui stesso si è definito), negli anni Settanta, nella mia città è entrato prepotentemente e da protagonista nel mondo del contemporaneo, grazie a quell’uomo geniale che fu Lucio Amelio. In quegli anni, forse gli unici, Napoli divenne una propaggine fondamentale dello scambio artistico internazionale, tra figure di primo livello. Da quegli anni, il collezionista che ha incontrato e vissuto quei giorni con Warhol, Mapplethorpe, Pistoletto, Richter, Twombly, solo per citare i nomi più noti, ha fatto dell’arte una sua missione.

Mi ha mostrato solo una parte di quel suo immenso patrimonio, disposto quasi con nonchalance sulle pareti bianche (dove tra gli altri, un piccolo Warhol degli anni ’70, non incorniciato era distrattamente disposto di sbieco!)* e per grossa parte chiusi ancora nei loro ingombranti imballi. Da poco era rientrata una tela storica degli anni Sessanta; valore di mercato, 15milioni di euro (!).

– «Quasi sempre quello che compro lo lascio chiuso così come arriva. Solo dopo qualche tempo lo scarto, per restarne ancora sorpreso».
– «Le mie opere spesso le ammiro alle mostre, negli spazi giusti, dove posso godere della loro bellezza».

La sua passione è onnivora e i suoi acquisti spesso diventano anche cessioni in favore di nuove opere; nessuna vendita (mi ha detto) è vissuta come abbandono. È una pratica.

Molte sono le riflessioni scaturite da questo incontro.

Tra tutte, sicuramente, quella dei cambiamenti che il mondo dell’arte, vive da circa sessant’anni. Una mutazione non artistica (per fortuna, la creatività si evolve e ci offre sempre nuove ed inaspettate proposte) ma economica. È in questi ultimi decenni che – secondo me – è cambiato il modo di leggere la fama di un artista. Oggi è divenuto un assioma il concetto “vale molto: è famoso”; dato imprescindibile di riconoscimento del talento di un artista. “È quotato in borsa, vale enne milioni una sua opera. La compro”; la qualità, la tecnica, le doti e i meriti, arrivano solo dopo (forse).

classifica

Questo è quanto accaduto a partire dagli anni Ottanta. L’arte (contemporanea) è diventata merce di valore da quotare in borsa. Penso ad esempio all’aneddoto legato a Basquiat (che amo), secondo il quale, uno dei sui mercanti newyorkesi, lo teneva fisicamente rinchiuso in uno spazio nel piano inferiore della galleria affinché producesse senza sosta per soddisfare una domanda estremamente alta da parte dei nuovi collezionisti; pare addirittura che le opere venissero vendute ancora incomplete e prima che asciugassero (erano gli anni del business e dei grandi capitali). Oppure mi viene in mente (all’incirca negli stessi anni) l’operazione inglese della Young British Art, che ha creato tra gli altri Damien Hirst, forse in assoluto la star del mercato insieme a Jeff Koons. A proposito di quest’ultimo, le liste di attesa (mondiali) sono lunghissime; e tutto questo non fa che sostenere le mie perplessità e consolidare il concetto “vale molto: è famoso”. Un lavoro di Koons (come quello di Hirst) viene prodotto in aziende strutturate in cui lavorano molte persone (impiegate) che eseguono le opere su disegno e progetto dei due artisti, che alla fine ci mettono l’Imprimatur che ne certifica la paternità. In tempi più recenti, c’è stata poi l’invasione degli artisti dell’area orientale, cinesi e giapponesi occidentalizzati nello stile e nelle forme che hanno letteralmente assalito e guadagnato i primi posti delle classifiche delle aste contemporanee. A fronte di tutto ciò, le opere storiche, rappresentano solo una minima parte del mercato (con qualche piccola eccezione) e paradossalmente con poche centinaia di miglia di euro è molto più semplice acquistare una tavola del Quattrocento o una tela del Seicento (e parlo anche di nomi del calibro di un Guercino!).

Tutta questa monetizzazione dell’arte, secondo me, ha fatto perdere di vista quello che è il valore di fruizione e di bellezza dell’arte stessa; affidando esclusivamente a pochi selezionati esperti la capacità di decidere le sorti di un mercato, che riduce le possibilità di accesso a tutti quegli artisti, i cui meriti consentirebbero ampiamente riconoscimento e notorietà.

* Quella piccola opera di Warhol di sbieco sulla parete, con la sua precarietà materica, fatta di tela e legno è il suo costo smisurato mi ha fatto riflettere molto sull’enorme disparità che intercorre tra i due valori, quello proprio dell’arte e quello economico.

Annunci

Informazioni su lois

https://assolocorale.wordpress.com Vedi tutti gli articoli di lois

33 responses to “Il Valore dell’Arte

  • iraida2

    Eh già, “mercato – arte” è un ossimoro insopportabile!
    Non ho le tue competenze ma concordo pienamente con quello che scrivi.
    Buona serata.

    Mi piace

  • tramedipensieri

    Il Valore dell’Arte.
    Quanto vale l’arte.
    E’ il mercato che sancisce il valore, la bellezza..tutto monetizzato.

    La bellezza dovrebbe essere a disposizione di tutti. Non chiusa nelle case private.
    Come le poesie del resto..o no?
    Bisognerebbe trovare una via di mezzo, che sarebbe, quella di poter dare la possibilità a chi lo desidera di poter amminare certi capolavori…
    A volte le cifre sono spropositate…

    Un post interessante

    Buona serata
    .marta

    Mi piace

    • lois

      Il problema secondo me è un po’ più complesso. Molte opere per fortuna sono esposte nei musei, garantendo una fruizione collettiva; tante altre sono invece “elevate” al rango di eccellenze, solo perchè rendono profitti inimmaginabili, ai quali ormai non si può rinunciare. Pensa che una tela di Rothko, altro artista americano (ma degli anni 50/60) è stata acquista per oltre 100milioni di dollari; quello che mi lascia perplesso è il rapporto tra l’opera in se ed il suo valore monetario.
      Comunque da studioso, appassionato ed amante dell’arte, credo che anche in questo settore (nonostante le crescite d’acquisto ed i record aumentino), si sta vivendo un momento effimero, costruito poi sui valori che non sono quelli spirituali della bellezza e della conoscenza.
      Buona serata anche a te. Lois

      Mi piace

  • Giulia

    Io non ho competenze in fatto di arte; e in fatto di arte contemporanea non so praticamente nulla. Però mi nascono due osservazioni nel sentir parlare di “mercato dell’arte” e nell’accorgermi che quest’espressione mi crea come un senso di disagio.
    Da un lato, tradizionalmente si associa il denaro a qualcosa di materiale e gretto, privo di slanci spirituali. Dall’altro, l’arte dovrebbe incarnare proprio la più pura bellezza, la spiritualità, la comunicazione del pensiero e dell’emozione, Come si possono scambiare due cose così diverse? Eppure tutto si deve poter comprare e vendere, se si vuole che abbia diffusione. Nel caso dell’arte, tutto è acuito dal fatto che dovrebbe trattarsi di pezzi unici: comprare un libro è ottenerne una singola copia, comprare un’opera d’arte è impadronirsene del tutto.
    Poi, c’è uno stridore tra la soggettività intrinseca dell’arte e l’oggettività indispensabile per poter parlare di un “valore di scambio”. Il valore di mercato è qualcosa di oggettivo, che magari cambia nel tempo, ma è un numero, punto. Il valore artistico è qualcosa di soggettivo: ciascuno può apprezzare e trovare la bellezza in modi diversi, o in opere diverse con stili diversi. Come si può sottomettere l’arte alle leggi della domanda e dell’offerta? Eppure…

    Mi piace

    • lois

      Brava! Hai centrato l’obiettivo. Il problema è proprio nel dualismo tra l’oggettivo materico e lo spirituale e filosofico intrinseco dell’opera d’arte. Ho avvertito proprio questo disagio nell’osservare quel piccolo, storico dipinto su quella parete bianca. Ma poi a tutto si attribuisce un prezzo e le opere assumono valori spropositati. Spesso per acquistarle creano cordate di imprenditori, cosa che fa comprendere della totale assenza di apprezzamento dell’opera in se. È triste, ma è così!

      Mi piace

    • ipostmoderni

      credo che giulia abbia profondamente interpretato anche il mio pensiero cosa che è anche più bella del semplice essere d’accordo. E in effetti pur non essendo nemmeno io granché competente in fatto di arte,( a proposito, leggo molti commenti di persone che non ritengono di essere competenti in arte dando però giudizi che testimoniano una conoscenza forse anche più forte di tanti altri che nell’arte vedono un modo per distinguersi vuotamente) faccio davvero fatica come voi a mettere sullo stesso piano arte e denaro. Non posso che pensare ad un mercato speculativo che fissa i suoi prezzi in base a ragioni che hanno poco a che fare con l’arte. Ho nei miei occhi impressa questa visione dell’arte, la massima espressione comunicativa dell’uomo, l’uomo al suo stato più evoluto, la libertà al suo picco inarrestabile, la vera fonte di se stessi. Ecco, nell’arte mi viene da cercare qualcosa di molto profondo nell’anima dell’autore che francamente molto spesso non riesco a carpire perché suppongo non sia facile saper andare così vicino all’intimo mondo dell’artista.
      Mi chiedo infatti come si possa dar valore ad un’emozione. Come si possa pagare un’emozione. Arte è un concetto troppo bello per essere mischiato a cose meschine come profitto, speculazione, soldi. L’arte stessa dovrebbe respingere sdegnata la futilità di certo materialismo. E’ come se si svolgesse uno scontro tra materia e antimateria, tra sostanza e vuoto. Il fatto che anche l’arte si pieghi alla logica dei beni di consumi da, secondo me, davvero l’idea di quanto questo sistema di valori abbia permeato le nostre società. Fino a sfidare ciò che dovrebbe rimanere sacro come i diritti umani, la dignità, Dio.

      Mi piace

      • lois

        La difficoltà di comprendere credo che nasca proprio da questa dicotomia che vuole mettere indieme due parametri così distanti ed antitetici tra loro. L’aspetto filosofico-morale ed edicativo, con quello economico e materiale che volge lo sguardo solo al profitto.

        Mi piace

  • esercizidipensiero

    ecco, io quel piccolo warhol di sbiego non lo so che darei. non lo so se dovessi scegliere un’opera una sola da comprare, non lo so bene. forse andy warhol, forse mirò. cavolo non ci avevo mai pensato, ma che bel gioco sto facendo a immaginarmi di scegliere un’opera tra il mare che c’è. una sola. tu cosa sceglieresti?

    Mi piace

    • lois

      Cara la mia amica di blog (che da nord a sud a volte sembra poco la distanza!), io comprerei l’impossibile, diventerei onnivoro come la persona che ho conosciuto! Ma volendo stare al gioco, ti diró, non potrei che scegliere un ritratto di Modigliani. Come più volte ho detto è un artista che amo; guardarlo ti fa capire veramente la forza ed il valore vero dell’arte!

      Mi piace

  • dafnevisconti

    Concordo con quello che dici nel post e ne tuo ultimo commento. Io penso che l’arte dovrebbe, in questo momento storico e sociale, agire partendo dal basso. Quella arte di cui parli, e che ha quotazioni mirabolanti, è al di fuori della fruizione di chi cerca nell’arte un conforto, un piacere o una soddisfazione intima e personale che si potrebbe tradurre anche in un acquisto. La tua conclusione è giusta, la monetizzazione ci ha fatto perdere qualcosa mettendoci pure in soggezione.

    Mi piace

    • lois

      Cara Dafne, si è persa la spontaneità e la genuinità delle cose. È accaduto lo stesso anche per l’arte. Non si ammira più la sua bellezza oggettiva, una mostra di Hirst fa il pieno e resta aperta anche di notte; ma Hirst è una star e i suoi animali fatti a pezzi e i suoi milioni di dollari fanno scena; a pochi passi, magari ci sono belle opere che nessuno decide minimamente di andare a visitare!

      Mi piace

  • cartaresistente

    Bel post. Solo una considerazione. Anche principi e i papi facevano a gara per avere a corte i migliori artisti. Intendo dire che l’artista “alla moda” e ben remunerato c’è sempre stato, come c’è sempre stato un “mercato”. Certo, tutto si è evoluto in forme spesso assurde, come sottolinei.
    Ciao!

    Mi piace

    • lois

      Hai perfettamente ragione, il Rinascimento ne è una prova e se ricordiamo l’aneddoto per cui nel Seicento, Scipione Borghese fece rubare la Deposizione Di Raffaello da una collezione privata a Perugia, la tua riflessione non fa una piega. Il problema attuale è secondo me legato all’esasperazione delle operazioni che muovono un mercato al rialzo, potenzialmente promozionato dalla critica e dai mercanti che hanno influenzato completamente la visione dei valori artistici!
      Grazie del tuo intervento!

      Mi piace

  • penna bianca

    Quante cose sai sull’arte! Mi verrebbe da stare zitta e farti parlare per ore come se fossi un quadro. A me la pittura piace molto e quello che descrivi riguardo al suo commercio mi stride un po’. Poi penso che in fondo anche altre forme di arte sono altrettanto mercificate. Penso alla musica, alla letteratura, alla poesia. E allora…Un quadro, uno solo? A parte il fatto che ho passato vari periodi, per come va oggi , per come mi sento, così su due piedi, ti direi un Monet.

    Mi piace

    • lois

      Ottima scelta! Di Monet ti consiglierei le ninfee, ci sono quelle del museo dell’Orangerie a Parigi o di Giverny che sono di estrema poesia. Per quanto riguarda poi la mercificazione, è vero, purtroppo viviamo in una società di consumo e a tutto viene assegnato un valore, che spesso però diventa solo pura operazione commerciale!
      grazie, lois

      Mi piace

  • annam11

    Articolo molto interessante. Ma secondo te è sempre “giusto” vendere arte? Cioè è giusto che un quadro di Modigliani (per citare il tuo post più recente) sia venduto e rinchiuso in una casa e disponibile al pubblico soltanto se concesso dal suo proprietario? E se lui rovinasse l’opera? Certo, che interesse avrebbe? Ok ma poniamo il caso, risponderebbe dei danni recati a un suo oggetto? Io me lo sono sempre chiesto…
    Poi sulla dicotomia mercato-arte: certo ogni volta che un’opera viene quotata, per così dire, scende a compromessi con qualcosa che è altro dall’arte e creatività pure; però va pur aggiunto (e qui faccio l’avvocato del diavolo) che gli artisti (più o meno famosi) non hanno mai disdegnato i compratori, mentre spesso si inorridiscono di fronte a richieste di retribuzione per un servizio, forse pecunia olet solo quando sono gli altri a guadagnare?…

    Mi piace

  • lois

    ti rispondo per punti (ritenendo tutte lecite le tue domande; che sono quelle che poi mi hanno sempre suscitato dubbi e curiosità).
    1) sulla vendita dell’arte, in effetti si può più o meno essere d’accordo, ma poi di fatto le opere in quanto oggetti rientrano nelle leggi di mercato; hanno un valore, un prezzo e rispetto alla domanda diventano offerta e si mutano in un bene acquistabile. Il problema è secondo me nella sopravvalutazione del margine economico che diventa l’unico parametro di riconoscimento dell’opera stessa, perdendo di vista tutto il contenuto “alto” che gli è proprio. Quindi di fatto non è bello,ma la proprietà è provata e come tale è gestita (quasi) esclusivamente dal proprietario.
    2) sulla tutela dell’opera da parte del privato, c’è da dire che per le opere storiche, riconosciute dalla soprintendenza come patrimonio comune, anche il privato proprietario deve aderire a determinate regole (e questo vale sia per i dipinti, le sculture e le architetture); non deturparle, non avviare restauri se non previa comunicazione ed autorizzazione, non mutarne l’aspetto, non alineare il bene senza comunicarlo e dare un tempo di prelazione allo stato. Sulle opere contemporanee con meno di 70anni d’età, non è ancora sussistente un sistema di tutela.
    3) sulla “collaborazione” infattiva degli artisti contemporanei, sono profondamente concorde con te. Batsa pensare che Damien Hirst, per trarre ancora maggiori profitti, due anni fa ha scavalcato finanche il passaggio delle case d’asta per vendere privatamente all’incanto le sue opere che hanno ottenuto valori ancora più alti, poiché esenti da commissioni!

    purtroppo il mercato dell’arte contemporanea è diventato uno strumento di valutazione della ricchezza e dei livelli di potenza non solo economica.
    Tutto ciò a favore di una perdita di contenuti filosofici ed estetici delle opere stesse.

    grazie del tuo passaggio e delle tue ottime domande.
    buona serata, lois

    Mi piace

  • xajare

    Rispetto alle precedenti, la mia domanda ti risulterà banale, ma è sorta spontanea mentre leggevo: ma che fai nella vita per poter imbatterti in tali piccole perle nascoste ai più?

    Mi piace

    • lois

      la mia professione è quella del Grafico, ma io in genere, da appassionato d’arte (dopo anni di studi, una laurea ed una specializzazione in arte), cerco, mi imbatto, studio… è un mondo magico quello dell’arte!

      Mi piace

  • semprevento

    LOIS,
    CHE MENTE MERAVIGLIOSA CHE HAI!!
    Bellissimo post…sei da studiare.
    hai detto praticamente tutto ed i tuoi astanti sono
    in gamba .
    Mi permetti una battuta?
    Un giorno sarò famosa pure io..quotata in borsa con le mie girelle…dipinte.

    Grazie del passaggio da me.
    e devo dire che mi sei anche mancato.
    Ciao Lois
    sempre, e ribadisco sempre, interessante e piacevolissimo leggerti.
    vento

    Mi piace

    • lois

      Grazie! bentrovata
      Sei sempre molto gentile. Anche di te ho cercato negli ultimi tempi … ritorna in gamba come sempre!
      Fammi spaere delle tue “girelle”, potrei sempre scriverne, aumenterebbero il loro valore 🙂

      Mi piace

  • sandro

    il mercato è misterioso, o forse solo tanto piccolo e autoreferenziale da creare tempeste nei bicchieri d’acqua. continuo ad essere ottimisticamente convinto che la qualità si veda. non dico “paghi”, perché questo non sarebbe ottimismo, ma cecità, ma che si veda, che chi ama l’arte possa trovarla (o non trovarla) anche in opere che non quotano nè milioni, né centinaia di migliaia di euro, ma abbiano, come prezzo, quello della paga oraria di un normale professionista, di quelli che danno le lezioni ai nostri figli, oppure che vengono a ripararci gli elettrodomestici.
    L’arte si vede. Si vede la cura, il pensiero, la passione, la sensibilità e, alle volte, l’estro nel creare nuovi linguaggi, nuove visioni, nel cercare nuove immagini. Che poi paghi o, più spesso, non paghi poco importa. L’essenziale è che esista e che noi si possa nutrirsi. La costruzione dell’io ha bisogno di arte, di racconto, di favola, di immaginazione, di scarto e come insegna Hilman la vecchiaia va costruita con pazienza e amore.

    Mi piace

    • lois

      Non v’è dubbio che il valore intrinseco dell’arte esiste a prescindere da ogni “valore economico” le si attribuisca. È solo che si è creato un meccanismo falsato per cui il valore borsistico è divenuto proporzionale alla notorietà di un artista. Diciamoci la verità, ma senza gli stratosferici record d’asta, quanto sarebbe veramente noto un personaggio tipo Hirst?

      Mi piace

      • sandro

        la costruzione di un personaggio (hirst) prescinde da quanto quel personaggio sappia poi creare davvero. deve essere ieratico, sciamano (pensa per esempio a molta arte analitica – al gesto ripetuto, alla arte come concentrazione assoluta), prestarsi al gioco del mondo, ma al tempo stesso fuggirne. parlare e non farsi intendere. tutte qualità che moltissimi grandi artisti non avevano e non hanno. per questi ultimi hanno parlato e parlano le opere. a me basta già che si riconosca un valore dell’arte, dell’opera e che questo valore sia almeno pari allo sforzo / tempo che vi ho dedicato. mantenersi o, peggio, diventare ricco con l’arte non rientra e non è mai rientrato nei miei interessi. l’arte è un amore che vive a prescindere dalle piccolezze e dalle vanità del mondo.

        Mi piace

      • lois

        Bravo. Esattamente quello che volevo far emergere. L’arte esiste a prescindere dai valori economici che dopo gli vengono attribuiti. È la gestualità, la rappresentazione ed il pensiero che ci invitano a creare, a dare forma alle emozioni, che diventino esse uno schizzetto a penna su di un foglietto o una grande tela monumentale. Poi intervengono nel discorso anche il fattore tempo e la storicizzazione che ne conformano un ruolo. Ma a monte resta un valore intrinseco, pulito e puro.

        Mi piace

  • dorotea

    A proposito dell’arte e del sistema economico, mi viene in mente Hans Haacke. Se non lo conosci già (magari sì), dagli un’occhiata! 😉
    Interessante qui.

    Mi piace

    • lois

      Grazie a te dorotea. L’artista che citi non lo conosco, ci darò un’occhiata, perchè come vedi quello dell’economia dell’arte è un argomento che mi sollecita molto, soprattutto per le divergenze di base insite nel concetto stesso.

      Mi piace

  • marco

    Raro, trovare discussioni così ben strutturate, un piacere leggervi, anche chi pur sostenendo di essere digiuno d’arte ne parla con tanta passione.
    Uno spettacolo per chi come me ha vissuto nell’arte e ho dovuto ascoltare tutte le banalità di questo mondo e l’altro mondo, magari avere avuto voi come visitatori delle mostre…
    Nel merito del costo di un’opera d’arte che dire, segue le leggi di mercato, come tutto del resto, triste sapere che alcuni pittori hanno fatto la fame ed ora gli avvoltoi si riempio le tasche.
    Ma alla fine questo è l’aspetto meno inquietante, l’aspetto tragico è quando delle croste raggiungono delle cifre stratosferiche questo è l’aspetto più deprimente,
    Pagare per una non arte spacciata solo per conquistare i mercati di tendenza, credo sia l’aspetto più criminoso nel mondo dell’arte.
    Se un opera è di valore lo sarà sia che costi 100 euro sia che costi 100 milioni di euro, il suo costo non ne aumenterà mai il suo valore.

    Mi piace

    • lois

      È fuor di dubbio che quello del “valore” è un argomento che susciterà sempre grandissime discussioni, anche perché in primis (lo credo davvero) si è perso il concetto di “valore” intrinseco dell’opera d’arte in se, che come dici può avere un “valore” di carattere storico anche se costa 100 euro! Ma il Mercato fagocita tutto e quello che accade è sotto gli occhi di tutti…

      Mi piace

  • ilnotiziabile

    Davvero interessante questa riflessione. Trovo in particolar modo illuminante il concetto di monetizzazione che ha fatto perdere ogni valore di fruizione dell’arte.

    Mi piace

  • bianca

    complimenti per il bellissimo articolo… vorrei chiedere però una cosa… quindi secondo te qual’è il Valore dell’arte vero e proprio? 🙂
    grazie

    Mi piace

    • lois

      Ciao Bianca, benvenuta, come dicevo, secondo me il valore vero e proprio dell’arte, risiede in quella capacità di emozionare prima di ogni cosa, un valore che deve anticipare di gran lunga quello economico, quello del significato, la storicizzazione etc… poi tutto il resto, vero/non vero, opinabile o meno, non può che venire dopo.

      Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: