Della storia di un sarto, della pioggia e delle stelle

pioggia

E poi ti rendi conto che tutta questa pioggia non potrà mai lavare e pulire tutto lo squallore che esce fuori in questi giorni. B che litiga con M, l’altro B che sembra uscito dagli anni Sessanta e tutti gli altri che sventolano ai quattro venti gli slogan più improbabili per promesse che non manterranno. Sotto questa pioggia, incessante, resta tutto uno schifo!

Ci sono giorni poi di incolmabile vuoto, dove le righe che fa la pioggia sui vetri, tolgono l’aria e ti fanno sentire prigioniero in gabbia. Fuori il tempo grigio è rigato da giorni e tutto quello che mi conforta davvero è la vocina di un bimbetto che mi chiama alla sera, un caffè di sfuggita con la mia migliore amica di sempre che pure sotto la pioggia battente e per pochi minuti mi accompagna sinceramente con la sua naturalezza. E poi i miei libri, quei mondi fantastici che mi aprono la via verso anni che amerei aver vissuto, tra personaggi e ruoli che avrei coscientemente amato. In queste sere (perché solo di sera ho del tempo da dedicargli) leggo una di quelle storie che ti chiede di tornare a casa presto. Una di quelle storie che vorresti aver vissuto. È “Il Sarto di Picasso”*, al secolo Michele Sapone, un uomo che dopo varie peripezie ha vissuto gli anni Cinquanta in Costa Azzurra, tra la villa di Picasso e il suo atelier a ridosso della Promenade des Anglais; quella strada lunga e assolata (come solo in quei luoghi può esserlo) che costeggia il mare, prima di arrivare ad Antibes e a Juan Les Pins, località che hanno rappresentato lo spazio di un mondo in cui l’arte era di casa. Dove di arte si viveva e si lavorava. Spazi in cui anche un sarto poteva discutere a tavola con un buon vino col più grande artista dell’età moderna, dove lo scambio era alla pari e la cultura la creazione e i pensieri erano l’unico centro della vita. Un tempo dove c’era da condividere con gli amici il tempo della vita, uno spazio dove a bordo di una vespa si poteva raggiungere quella meraviglia che è St. Paul de Vence, dove ogni casa è un atelier con dentro un artista, qualcuno in grado di creare e inventare nuove storie, con nuovi colori, con nuovi occhi. St. Paul de Vence dove alla Colombe d’Or, che ho sempre osservato con invidia dalle grate delle finestre, si incontravano quei nomi di cui oggi puoi leggere sui libri e che lasciavano in pegno all’oste le loro opere che ne fanno un museo inusuale che nulla ha da invidiare ai migliori tempi dell’arte. E poi la luce, quella luce meravigliosa che solo in Costa Azzurra ed in Provenza si può trovare, quella luce che è in grado di liberare ogni respiro e farti sentire parte di un creato di cui proprio quella luce è la più alta essenza.

Ma forse questa è solo una di quelle sere in cui avrei voluto affacciarmi e guardare le stelle piuttosto che ritrovarmi nuovamente prigioniero dietro le righe della pioggia che incupiscono anche la notte col suo nero.

[…] Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove sui pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri volti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggeri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione. […]
da “La pioggia nel pineto” G. D’Annunzio.

*Il Sarto di Picasso. Luca Masia, Silvana Editoriale (2012)

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