Un post e due dediche

Flesh and the Devil, John Gilbert e Greta Garbo (1926)

Flesh and the Devil, John Gilbert e Greta Garbo (1926)

Mi muovo nell’aria da questa mattina tra il grigio del cielo e la condensa dei miei pensieri sul lunotto. Mi muovo nell’aria dando un peso al mio corpo (proprio come racconta Paul Auster nel suo recente bellissimo Winter Journal) e distratto guido con la testa persa in un mare di storie. Quest’anno è trascorso in fretta. Più di quanto sperassi, lasciandomi dietro, tracce ed immagini che mi hanno spinto più in là. Non amo fare bilanci, non sarei obiettivo e la mia memoria non è così attenta a quello che accade, c’è una selezione di attimi che vengono archiviati, gli altri passano come foglie al vento, capaci di stupire con la loro danza ed essere dimenticate appena dopo.

Due sono le immagini che ricorderanno questi miei giorni, due volti, che in modi diversi hanno abitato il mio cuore. Lo so, non è carino mettere insieme nello stesso spazio due persone, ma a loro voglio dedicare l’arrivo di questo nuovo anno.

Agli occhi azzurri, quelli del blu del mare, nei quali ancora qualche volta mi rifletto. È in loro che ho conosciuto l’amore, quello che ho perso, ma forse quello vero. Quello cantato dai poeti, che si disvela di notte per poi confondersi di giorno tra i rumori del mondo. Quello che non dura per molto e forse proprio per questo è vissuto intensamente, attimo dopo attimo, fino a consumarti e a farti trascorre ogni giorno pienamente e ad amare tutto, anche quello che avresti voluto cambiare. Tutta quella franchezza ed intensità che non si dimenticheranno più e che si ricorderanno anche senza soffermarsi su quelle foto che ritraggono la felicità, quella che oltrepassa ogni pellicola. È a quegli occhi azzurri che voglio brindare, a quello sguardo che sorride in quegli scatti, quello stesso che brilla nella foto della bouganville, quando in piena estate il sole le indora i capelli. È quello sguardo che le auguro di riavere, quella felicità che ho avuto e che dura ben oltre le foto.

Altri occhi, un altro lago nel quale perdersi e riconoscerne senza ombra di dubbio la bellezza, la giovinezza appartenuta ad altri tempi e ancora profondamente viva. È stato d’estate. Un giorno l’ho cercata e trovata. C’erano le cicale ad ambientare la scena ed un buon vino. È stato un tempo di freschezza spazzato troppo presto via dall’imbrunire e da altre vite che ci hanno sorpassato senza abbandonarci mai del tutto. È stato un tempo senza tempo, dove le lancette pur girando non hanno vinto alcuna battaglia. È stata una voce soffocata in una stanza troppo grande, quella di Sofija. È stato tanto durato niente e volato ora su chissà quale pianeta, in attesa della prossima astronave in grado di riportarlo sulla terra per ascoltare nuovamente insieme tutto quel frinire di cicale. È quella risata contagiosa che le auguro ancora e giornate tanto belle e calde da vivere e riderci di gusto.

A tutti gli altri auguro un anno bello e sereno, sarete in grado di guardare il mondo con nuovi occhi, voi siete bravi, lo sapete già fare.

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