Scampia

Scampia

Non è mio solito commentare a caldo gli avvenimenti, una reazione fortemente sollecitata dalle emozioni conduce inevitabilmente verso strade impervie e quasi sempre prive di lucidità. Si arriverebbe a fare quello che fece Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre. Un libello magistralmente scritto, ma condotto esclusivamente dalla “rabbia e l’orgoglio” di chi ad un certo punto è stanco di subire e di sperare che domani sia migliore. Domani non sarà migliore a Scampia. Un domani pare che a nord di Napoli non ci sia. Non è previsto. Oggi l’ennesimo agguato, l’ennesimo morto, sangue che scorre su sangue ma che questa volta ha violato finanche il cortile di una scuola materna. Un luogo dove i bambini dovrebbero essere protetti. Un luogo dove si impara a crescere, a rispettare. Un luogo dove si è evitato troppo fortunatamente l’ennesima tragedia. E tutto ciò non è più accettabile. Non è più concepibile. Poco meno di un mese fa un innocente è stato trucidato per uno scambio di persona, e a tornare indietro i nostri anni sono colmi di vittime innocenti.

È un luogo Scampia dove non esistono confini, dove non si definiscono ruoli e dove la legge non è neppure lontanamente percepibile. È un luogo oggi che appare sempre più spesso uguale a quegli anfratti che ci raccontano dell’America latina, dove la criminalità ha assunto il pieno potere e l’assoluto regime di controllo. Non è questo uno sfogo, è un’ammissione di paura. Una paura che ti entra sotto la pelle che ti fa male solo a pensarla, anche a quarant’anni e anche distante (ma non troppo) da quell’inferno. Un inferno abitato anche da tante persone comuni, di cui non oso immaginare i patemi e le disillusioni sopravvenute alle mille e mille promesse mai mantenute. È Scampia un territorio dove atroci assassini hanno poco più di vent’anni, dove i ragazzini, quelli meno fortunati a dieci di anni diventano pali agli angoli delle strade immaginando che il loro futuro possa essere la promozione ad un rango superiore all’interno del gruppo. È Scampia una valle degli orrori, dove dei palazzacci troppo benevolmente chiamati Vele sono diventati degli alveari affollati di insetti impazziti che ronzano ininterrottamente senza più un motivo. Sono palazzacci che neppure la dinamite è riuscita ad abbattere. Sono palazzacci nei cui piani inferiori appena qualche mese fa è stato trovato il cadavere irriconoscibile e putrefatto di un uomo abbandonato tra i rifiuti. Scampia è Napoli, è un quartiere distante pochi chilometri dal centro storico che si addobba per le feste di un Natale che passa già da ora sottotono. Napoli è una città abbandonata, dove tutto l’irreale appare concreto, dove l’impensabile prende forma. Una città i cui problemi atavici non sono mai stati risolti e dove la gente tira a campare, tanto poi domani si vede. E invece credo che domani non si vedrà proprio un bel niente. Non si avrà più la lucidità di vedere il buono, ciascuno si rintana sempre più dans son jardin, e lungo le strade la criminalità più spietata è libera e padrona di gestire anche le vite degli altri.

Qualche tempo fa leggevo sui giornali un appello del Professor Veronesi per abolire l’ergastolo come regime estremo di pena. Oggi mi è tornato in mente quella dichiarazione e pur avendo il massimo rispetto per il luminare che ha dato tanto alla vita, gli scriverei che si sbaglia di brutto, perché nessuna vita può quantificarsi in un numero di anni, nessuno, proprio nessuno ha il diritto di togliercela, e tutti quelli che lo fanno meritano il massimo della pena. Ma evidentemente il nostro Codice Penale e il nostro sistema di leggi a maglie larghe dovrebbe diventare evidentemente oggetto di una revisione immediata, se è vero che appena la settimana scorsa, due importanti esponenti di un clan, sono stati scarcerati per decorrenza dei termini.

Scampia è anche questo. Il frutto di una cattiva gestione della giustizia italiana. Il centro propagatore di un male che si cova sin da piccoli, in quegli alveari che non lasciano passare più neppure la luce del giorno.

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27 responses to “Scampia

  • hetschaap

    Comprensibilissima la tua rabbia. Vivere nella paura è disumano. Non riesco neppure a pensare come sia possibile una cosa del genere. È semplicemente una cosa che non dovrebbe esistere. E mi sento sempre impotente ed inadeguata di fronte a queste cose ma quello che è certo è che non bisogna chiudere gli occhi e voltarsi da un’altra parte. Nessuno dovrebbe farlo. Soprattutto chi ha gli strumenti per fare qualcosa e non lo fa.

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  • in fondo al cuore

    Si ho sentito al telegiornale….tremendo, ma da fuori è difficile rendersi davvero conto di quale sia la situazione…..dire critica penso sia poco….

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  • Soliloquio in compagnia

    Purtroppo queste dure realtà gettano nel terrore e spesso ti lasciano impotenti. Ho vissuto in un ambiente difficile anche io prima di tornare nella mia terra e, credimi, comprendo la tua rabbia verso un sistema che anziché difenderci ci dà in pasto ai lupi…

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  • laGattaGennara

    Che stretta al cuore, ma che te lo dico affà

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  • esercizidipensiero

    Noi da qui non sappiamo, non capiamo, pare un altro mondo. Guardavo le foto di quella scuola materna ieri sera, e mi parevano gli asili che da noi c’erano trentanni fa, fatiscenti, cadenti, scuri. Ho pensato a quanta è la strada che ci separa, siamo lo stesso paese, eppure. Eppure le cose devono cambiare, non credo siano i Saviani che le fanno cambiare raccontandoli, no il canale è un altro, parte dal basso a mio parere, non dai salotti televisivi, parte dalla gente come me, come te. Parte dal fare, che dire ne abbiamo già detto abbastanza. Quando cambieranno le cose? Quando smetterà chi comanda di avere interesse che le cose restino come sono?

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    • lois

      Infatti non sono i commenti di Saviano che suscitano indignazione. Occorre esserci. Ho conosciuto una professoressa di quella scuola, ci ho lavorato a stretto contatto in diverse occasioni, e quella piccola grande donna, nel suo piccolo ha cercato (con gli adolescenti) di creare una comunità educativa spendendosi quotidianamente ben oltre il suo dovuto, poi però fuori da quelle aule, non c’è più niente. Mia sorella a trentanni si spende ogni giorno in un’altra area depressa (Casoria, non molto lontana da Scampia e criminalmente ad essa connessa), spesso le sono vicino, girando in quelle strade budello dove veramente le persone e i bambini non sanno cosa sia la vita, quella fuori da quegli spazi. È un’umanità lasciata al suo degrado nel suo declino in troppi anni nessuno ha fatto niente, a tutti è convenuto relegare in quella sacca la peggiore delle popolazioni (ma peggiore l’hanno resa loro, i politici e gli amministratori che hanno creato quello e gli altri ghetti) che oggi non è più gestibile ne convogliabile verso la civiltà. Ogni giorno mia sorella aiuta a crescere questi bambini dalla prima età scolare a quella prossima alla maturità in un centro che al 90% si autogestisce ed autofinanzia (vivendo per loo più di solidarietà); in quelle poche ore quotidiane, quei bambini hanno un’altra luce, perché sono accolti, voluti bene e seguiti, poi però escono fuori da quei cancelli e rimpiombano nel degrado più totale, dove la criminalità gestisce, spaccia e recluta, e senza guida molti di quei bimbi si perdono purtroppo. E in tutto ciò le politiche sociali sono quasi al collasso, i fondi sono ridotti e/o gestiti malissimo veicolati verso situazioni opache e mai destinate ai più deboli e fuori il mondo cambia e nessuno sembra volerci fare più caso.

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  • mondidascoprire

    C’é un livello nei delinquenti, che ho potuto rilevare nel mio lavoro, che è una vulnerabilità , una fragilità del male stesso, nel senso che sono capaci di sentire il bene e il buono. Quella piccola goccia nel loro cuore emerge quando vengono trattati più umanamente di quello che si considerano ormai…ciao e buona giornata

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    • lois

      Credo il discorso sia molto più complesso. Sicuramente sono persone che a monte nascono in un complesso vitale isolato e fuori da ogni logica umana, ma ormai la soglia dell’umanizzazione è veramente al limite, non credo sia più sufficiente trattare più “umanamente” i delinquenti, andrebbe riformato l’intero sistema di educazione e civilizzazione, ma ormai questo è pura utopia, purtroppo.

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      • mondidascoprire

        Forse la realtà ci interpella ad andare più a fondo della “regola”, della “legge”. Se ci penso , anche noi da giovani li abbiamo contestati. Il punto è una posizione veramente più incisiva che , non è la punizione o l’ordine soltanto. Per questo parlo di un approccio paradossalmente più umano.

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      • lois

        assolutamente d’accordo. Ma dopo decenni di lassismo ed abbandono, sono nate intere generazioni depauperate della loro dignità e della loro chanche di riscatto, è per quello che credo oggi siamo troppo in ritardo per poter attuare “solo” un processo di approccio umano. Oltretutto, le associazioni e la chiesa sono moltissimo presenti sul territorio e molte, molte persone sono aderenti e partecipi alla vita sociale, ma purtroppo, seppur tanto, sono delle piccole isole abbandonate dalla amministrazione, e che debbono lottare contro ogni tipo di sopruso ogni giorni, mettendo a dura prova la loro stessa volontà.

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  • tramedipensieri

    A Scampia è stata la Legge a creare tutto ciò.
    La connivenza tra amministrazioni e criminalità.
    Non vedo altro perchè non c’è altro.
    Nessuno, e dico Nessuno, si è preoccupato, per paura o per convenienza a questo stato di cose.
    Lessi un libro, tempo fa…e dovrei averlo da qualche parte, dove si racconta la nascita del quartiere.
    E lì c’è la risposta…a tutto.
    E la risposta è che ognuno da questo stato di cose ci ha guadagnato: tranne, naturalmente gli uomini, donne e bambini che inconsapevoli e per forza di cose ne sono rimasti impermeati.

    Lì è nata un pezzo d’Africa. Un pezzo d’Africa a Scampia.
    Un luogo quasi, di confino.
    Difficile, ora…riprendere in mano il tutto.
    Secondo me per come è messa la situazione mi pare, che tutto sommato vada ancora bene….ma è una bomba pronta ad esplodere.
    Chiaro è che chi guarda dal di fuori è preso dalla rabbia e dallo sconforto: anche paura tanta.
    E’ umano e comprensibile.
    La Mafia, la Camorra…sono come l’acqua…alla minima possibilità di passaggio s’infila fino a diventare un fiume non più controllabile.

    Il tutto ora viene lasciato in stato di abbandono e poco possono fare uomini e donne che vanno in soccorso a questi. Sono uomini e donne che lavorano con grosse difficoltà perchè, a sua volta, lasciati soli e senza mezzi. Basterà la buona volontà a risolvere tutto ciò? Non basta certo..ma tanto di cappello e tanta stima.
    Ciò che non va bene è la completa mancanza di un programma e una ferma determinazione ad iniziare a risolvere in qualche modo.
    A volte non è un problema di denaro…ma proprio di voler risolvere che qui, come in altri luoghi, manca completamente.

    http://www.pinoarlacchi.it/images/stories/files/Cronache_di_Napoli.pdf

    Ormai tutto si sa…tutti i sociologi han studiato la situazione. Magistrati, Funzionari, Prefettura…e chi più ne ha più ne metta. Hanno lavorato (…), percepito le loro parcelle….e risultati?
    Non basta la bacchetta magica…ma caspita che in tanti anni non si sia riusciti a portare a termine un minimo di programma!
    Beh…forse sono andata oltre, forse non ho risposto bene…al tuo post…so solo che mi viene rabbia …

    saluti cari
    .marta

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    • lois

      non c’è una risposta da dare a tutto ciò, c’è solo la rabbia e la consapevolezza (cosa ben peggiore) che a tutto ciò non c’è soluzione. Proprio come dici tu, come l’acqua questo sistema si è ramificato e difficilmente lo si potrà estrarre. C’è stato lassismo ed abbandono per decenni, c’è stato solo questo e null’altro. È difficile trovare qualcosa di buono anche quando ci dicono che “finalmente” sono stati tolti i blocchi di cemento che erano stati li collocati per ostruire il passaggio alle forze dell’ordine! Li hanno tolti, va bene, tanto di cappello, ma mentre li stavano mettendo dov’era lo stato? dov’erano i nostri governanti?
      È sicuramente anche colpa delle singole persone, tutti avremmo dovuto denunciare e avvisare appena qualunque cosa ci fosse apparsa strana. Ma oggi, al livello a cui si è giunti, neppure più quello si può fare, da onesti cittadini non si può essere tutelati, un po’ per volontà un po’ per mancanza di personale, nessuno potrà essere difeso individualmente. Questi ammazzano, per niente e non ci sarà nessuno a guardarci le spalle. Se non cambieranno veramente le cose (ma rapidamente e sostanzialmente) non ci sarà altra soluzione che la fuga.
      E non è un discorso di comodo o disfattista, è un discorso forse che ci non ci vive non lo può più neppure comprendere. Ma è così. Napoli è bella, bellissima, forse davvero tra le più belle città al mondo. Ma ormai la sua bellezza resta in cartolina o nei passaggi veloci dei turisti. Viverci è tutt’altro. Credetemi.

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  • Ralph Magpie

    E’ impressionante camminare per le strade di Scampia. Hai la sensazione che sei entrato in un mondo surreale, dove la vita non scorre normale. Guardi tutte le persone che incroci e magari pensi che quella persona all’apparenza così “normale” per un posto del genere sia in realtà diversa da quello che pensi.
    La stragrande maggioranza delle persone che vive a Scampia appartengono alla schiera delle persone “normali”, dove normali significa non inclini alla violenza ed alla illegalità.
    Purtroppo il dramma della maggior parte di loro è il degrado ed il vivere continuamente in un teatro di guerra. mi chiedo cosa ci sia di differente rispetto alle città del medioriente, dove la gente che esce sa che li fuori c’è una guerra perenne. Hai perso la tua libertà, spesso anche di entrare a casa tua perchè magari serve quello spazio dove si sta concludendo un’affare.
    Il degrado porta abbrutimento, e la scorciatoia è sempre più facile. Guadagnare moltissimo alletta i giovani d’oggi a partire da quelli che non vivono questa tragedia. Dove è passato il concetto che bisogna essere sempre più furbi per avere molti soldi lavorando poco o niente, e questo grazie alla cultura degli ultimi vent’anni, a cui ha contribuito non poco il Cavaliere con il suo impero mediatico.
    Figuriamoci come si corrompe un ragazzo che può mettersi in tasca anche 500 € al giorno, facendo il palo o facendo il corriere.
    Come si risolve questo? Non lo so, ma probabilmente non soltanto punendo i delinquenti, ma esaltando e valorizzando le forze pulite che ci sono. In questo lo stato fa poco molto poco, e non serve a nulla che un ministro dica che è una tragedia e s’indigna
    Reprimere molto ( e non si fa) ma investire anche nelle forze buone. Ma a chi interessa? tanto Scampia è lontana, e fa molto comodo pensare che il problema non può essere risolto, è un alibi per non affrontarlo!
    Ricordiamo che quando lo stato ha voluto, ha sconfitto le brigate rosse in pochissimo tempo, e non erano proprio dei dilettanti.
    Forse le metastasi hanno già colpito gli organi vitali, ma a me piace pensare che non sia così!

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    • lois

      Andrebbe fatto moltissimo e soprattutto dato speranza a quelle persone normali che quotidianamente come dici combattono contro una guerra che scorre sotto i loro occhi ogni giorno. Scampia però è diventata ormai terra in cui lo Stato non potrà più metterci piede, non riuscirà mai più a riprendere il dominio e neppure quando ci hanno provato con l’esercito ci sono riusciti. Ne conosco tante di persone che abitano in quei luoghi e vivono tutti col patema quando uno solo di loro rientra a casa in ritardo. È devastante ed è assurdo pensare che siamo nel 2013. È quello che sconvolge di più è proprio quel senso di abbandono che si percepisce. Scampia è lontana… poi si vede… e intanto si è creato uno Stato nello Stato che si autogoverna nella massima libertà. Anche a me piace pensare che tutto possa mutare, ma ti dirò la speranza ormai è svanita del tutto.

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  • labambinacolpalloncino

    sempre più sgomenta per questo e per tutto il resto 😦

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  • loltreuomo

    Anni fa una mia amica di Napoli mi raccontò la situazione della città Non solo Scampia, Casoria, ma anche Secondigliano. Una quotidianità fatta di violenza, sopprusi, ricatti che per chi non la vive è difficile da capire. Quelle parole sono le tue parole e finchè non saranno la parole di tutti le cose non cambieranno…
    Un abbraccio

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  • penna bianca

    Hai detto bene. Immaginiamoci la vita di coloro che vorrebbero vivere una vita tranquilla. Si sentiranno in trappola. Comunque, quegli edifici sono proprio orrendi. Io ci metterei a vivere l’architetto che gli ha progettati con tutti i parenti. Ma tu sei napoletano?

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    • lois

      Si sono napoletano. Il problema delle Vele non è tanto la bruttezza, ma l’abbandono, quello che sono diventate senza che nessuno lo impedisse! Edifici molto simili, sono diventati in Costa Azzurra strutture residenziali di lusso.

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  • semprevento

    …ho letto tutto…
    Non ci sono parole…
    non c’è neanche quel briciolo di speranza che dovrebbe esserci in ogni cuore ” umano”.
    C’è solo l’abisso che divide i due fronti: Etica e disumanità.
    ….e la parola sembra perdersi inevitabilmente.

    …mi dispiace immensamente.
    vento

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    • lois

      La speranza aiuta ad immaginare un futuro migliore e una vita migliore, ma da sola non serve più a niente e da quelle parti, forse, non si coltiva neppure più! È brutto, ma è così.

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  • fatto@scampia

    Vorrei approfittare di questo spazio per segnalare la notevole iniziativa di Fabrizio Valletti e del centro Hurtado di Scampia, per il recupero dei giovani in posizione di svantaggio attraverso quello che più manca nel territorio a nord di Napoli ed in tutta l’Italia: il lavoro!

    Buone notizie da Scampia!

    La Cooperativa Sociale “La Roccia” che opera nel territorio di Scampia, periferia nord di Napoli, da giovedì 28 marzo offre propri prodotti anche dal negozio on-line “fatto@scampia” all’indirizzo http://www.fattoascampia.com.
    La Cooperativa Sociale “La Roccia” ha per scopo il perseguimento dell’interesse generale della comunità locale mirato alla promozione umana e all’integrazione sociale dei cittadini attraverso lo svolgimento di attività finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. La cooperativa è retta da principi di mutualità e solidarietà; non ha fini di lucro e persegue lo scopo mutualistico nell’interesse e per il vantaggio di tutti i soci ed al suo interno esistono due realtà produttive, i laboratori di Sartoria e di Cartotecnica. Lo scopo è quello di contribuire allo sviluppo e radicamento della cultura del lavoro e della legalità sul territorio.
    La Sartoria nasce nel 2004 e si propone di formare al lavoro ragazze e donne del quartiere Scampia. Si realizzano borse, tovaglie, accessori da cucina come grembiuli, centri tavola, abiti da sposa, cuscini anche per esterni, abiti per bambini.
    Il laboratorio di Cartotecnica della Cooperativa Sociale “La Roccia” di Scampia, nato nell’anno 2009, si trova presso la “Bottega artigiana per il libro” e realizza: album, agende, diari, set di scrittura e accessori, carta marmorizzata, oggettistica casalinga e per ufficio, con possibilità di personalizzazione grafica; e ancora, portafoto, portagioie, ricettari, paralumi, scatole di varie dimensioni, cartelle, classificatori, completi da scrivania, quaderni, portapenne. Ogni prodotto contraddistinto dal marchio fatto@scampia è realizzato con tecniche di lavorazione artigianale e completamente “made in Scampia”.

    Dal 2013, con il negozio on-line fatto@scampia, la Cooperativa Sociale “La Roccia” affronta una nuova sfida: l’e-commerce, la nuova frontiera del mercato.

    Recuperiamo le vele, ma prima di tutto diamo dignità ai nostri giovani ed al lavoro, vivere in maniera dignitosa, riqualificare le persone, porta alla riqualificazione del territorio!

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