L’amore al tempo delle attese*

Ci sono giorni in cui le tecnologie avanzate ci fanno dimenticare anche delle cose belle e primitive a cui ci eravamo abituati. L’amore al tempo delle attese era quello in cui aspettavi che il telefono, quello grande con la rotella e il filo, squillasse e ti facesse ascoltare quella sola voce che avresti voluto sentire. E poi restavi a casa in attesa di quello stridente squillo e ti angosciavi quando tua mamma era al telefono con la zia che aveva colto proprio il momento meno adatto per fare quattro chiacchiere che ti stavano bruciando il futuro!

E poi ad ogni squillo un sussulto e ad ogni voce che non fosse la sua un’amara delusione. Era bello attendere e fino all’ultimo istante non poter vedere il numero sul display (che non c’era in quel big phone tristemente grigio e col filo che non ti permetteva di godere della privacy!). Quando poi dall’altra parte del filo riuscivi a riconoscere la voce, avresti voluto che quella telefonata non terminasse mai, ma non potevi! La compagnia di servizio era unica e non aveva offerte e più parlavi più pagavi … e allora dovevi contenerti e non superare la soglia di ammonizione paterna! Ma poi quei minuti in cui le parole velocemente si incrociavano lungo i fili in due posti diversi della città erano in grado di farti sentire importante e ricco di aspettative fino a quando quella solita zia, faceva interrompere quel dialogo dalla signorina del servizio che ti sollecitava a chiudere per ricevere una telefonata più urgente.

E ricominciava l’attesa che non abbandonavi neppure per strada. Ma il telefonino non c’era. In quelle mie attese il cellulare era lontano anni luce e allora ti armavi di santa pazienza e di qualche gettone, quello rossiccio con le due linee che servivano ad infilarlo in quei telefoni ancora più grandi agli angoli della strada. E allora ti mettevi in fila e quando arrivava il tuo turno c’era sempre qualcuno dietro di te che imprecava per telefonare e tu preso dall’ansia mettevi insieme parole sconnesse e bruciavi il tempo e quando poi le parole più belle finalmente stavano arrivando, superando il muro della timidezza, arrivava quel suono secco del gettone che scivolava definitivamente nel telefono e nella cornetta restava quel deludente “tuttuttuttuttu…”.

In quei giorni l’attesa era bella e ci regalava qualche batticuore in più. Oggi siamo reperibili in ogni dove e in ogni istante, i più trendy hanno anche le suonerie personalizzate per riconoscere all’istante l’interlocutore e quando poi si parla dell’amore, beh allora senti queste melodie strappalacrime e colonne sonore che già ci avvolgono nella melassa dei sentimenti… ma poi ci sono giorni in cui elimini pure la suoneria perché non ne puoi più e rimpiangi quelle attese e quegli amori misurati sulla bolletta, quegli amori nell’attesa di diventare l’Amore.

* questo post è dedicato a gattagennara che mi ha lanciato la sfida!

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38 responses to “L’amore al tempo delle attese*

  • in fondo al cuore

    E’ proprio come hai descritto……bellissimo post, buona giornata! 🙂

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  • Lia

    sei riuscito a disegnare un sorriso sulle mie labbra 🙂 grazie!

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  • Milla

    Che bel post! Un bel buongiorno 🙂

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  • Soliloquio in compagnia

    Bello questo post… mi hai fatto fare un tuffo nel tempo. Alcune volte, anzi più di alcune, rimpiango la semplicità di come vivevamo un tempo ed era decisamente meno cerebrale e più sano. E nessuno è mai morto per non essere stato rintracciato per strada mentre tornavi a casa da scuola. Buona giornata. 🙂

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    • lois

      È vero, prima stavamo per strada intere giornate e tutti eravamo sicuri, ora invece all’istante dobbiamo necessariamente sapere se ci siamo, siamo vivi e tutto con un freneticità che ci assale, per cui ti confesso, quando dimentico il telefonino a casa o lo spengo per qualche ora, dopo i primi minuti di ansia, mi rilasso e comincio a riprendere il mio tempo 🙂
      buona giornata anche a te

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  • tramedipensieri

    Desiderare è meglio che possedere….
    ….e l’attesa è una sua ..parente.

    sempre detto io….
    un caro saluto
    .marta

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    • lois

      in effetti è il momento in cui godi di più di quell’attesa e quella bellezza che ti portano in premio ciò che hai desiderato, ma che poi (chissà perché!) non appare mai così bello …

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  • ninatrema

    Ma noi donne altro da fare mai? Che pizze che siamo! =_= Condivido anche io certo, però facciamo tutti i nostalgici e mai uno di noi che esca senza cellulare (o doppio cellulare) in tasca. Dai, su, diciamoci la verità :p

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    • lois

      su questo non v’è dubbio… io quando lo dimentico (raramente) per i primi minuti vado in fibbrillazione… ma poi di fatto se non lo porti come ci incontriamo??? oggi siamo tutti presi e chiusi tra le nostre cose che non riusciamo neppure più a darci un appuntamento ad un’ora e un luogo preciso! 😦

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  • laGattaGennara

    Onoratissima della dedica io che possiedo e uso a casa ancora il mitologico ormai S62 io che insomma gioco ancora a far la donna du du du in cerca di guai donna a un telefono che non suona mai! Bel post, non mi conviene sfidarti oltre, ma la chiusa apre il cuore.

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  • penna bianca

    Bel post! Tutto vero, tutto sperimentato. E quando partivi, quando trascorrevi un po’ di tempo all’estero non c’erano problemi se non ti sentivi per giorni. Nessuno stava in pensiero, nessuno si preoccupava. Tutto era così naturale. Anche se bisogna dirlo, con l’avvento della scheda telefonica almeno non si stava ad armaneccare per mettere i gettoni 🙂

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  • italianamentescoretta

    A ripensar al bello del passato, si diventa tanto nostalgici!

    Che la nostalgia sia il segno, evidente, che il nostro presente non ci piace?

    E che il futuro nemmeno lo sogniamo?

    Forse.

    Ma se ripenso alle attese di cui parlavi…

    …sorrido!

    r.

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  • esercizidipensiero

    L’altro giorno mentre caricavo il telefono al negozio tim, il commesso ha cercato di piazzarmi uno smartphone. “glielo regalo” mi ha detto e io gli ho risposto “ma io non è che non lo voglio pagare, è che proprio non lo voglio” questa connessione costante io cerco ancora di fuggirla. La sera, quando vedo mio marito, spengo il telefono, così nel fine settimana, chi mi vuole mi cerca da lui, altrimenti aspetteranno. La separatezza dell’attesa, del non essere sempre connessi quanto era bella.

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  • mondidascoprire

    Era il tempo in cui l’attendere era una riflessione, mentre adesso non si riflette più e così manca la profondità nelle azioni e sentimenti. Ciao e buona serata

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  • Cam Ramsay

    Bellissimo il tuo post! Sono ritornata indietro a quando ero bambina. Avevamo anche noi a casa quel telefono grigio, con la cornetta, e la rotella per i numeri che faceva tratatatatatà. Ci passavo le ore per parlare con la mia amica del cuore di allora, e che rabbia quando ai miei serviva il telefono… 🙂

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  • ilmiosguardo

    Hai proprio ragione Lois, succedeva proprio così… 🙂
    riusciremmo a tornare indietro a quei tempi, abituati come siamo ad essere quasi sempre … “connessi”?

    Buona serata,
    Ondina

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    • lois

      Probabilmente basterebbe essere consapevoli del fatto che pur spegnendo le connessioni riusciremo a vivere ugualmente…
      Ma forse è anche bella questa confortante nostalgia …
      Buona serata

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  • Endorphin

    Molto bello questo post.. io ce l’ho un telefono di quelli antichi con la rotella, ovviamente non funziona più.
    Mi hai fatto ripensare a quando facevo le scuole medie ed iniziavo a voler telefonare alle amiche ed ogni volta speravo che fossero in casa e se non le trovavo mi facevo dire quando potevo trovarle, ora se si vuole telefonare a qualcuno basta far suonare in cellulare all’infinito, siamo tutti sempre raggiungibili, chi più chi meno.
    Buona serata!!

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    • lois

      Credo che il telefono a rotella abbia accompagnato (anno più, anno meno) le nostre adolescenze e le nostre prime emancipazioni. Quelle telefonate rappresentavano la nostra prima fuga nel mondo e le attese ci rendevano più lente il nostro diventare grandi…
      Grazie a te e buona serata

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  • flaneriefeminine

    Ciao, come va? Bel post!

    Mi fa venire in mente un libro che avevo letto quando ero in università: Sociologia degli Interstizi. Parlava appunto del significato sociologico dei momenti di attesa, per es. quando aspettavamo una risposta ad una lettera spedita… Bei tempi quelli! 😉

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    • lois

      La sociologia Degli interstizi mi affascina molto già dal titolo, tempo fa ho scritto di questi strati intermedi che ci accompagnano
      https://assolocorale.wordpress.com/2012/03/12/interstizi/
      Credo che alla vita frenetica di oggi manchino appunto quelle fasi di “sospensione” create dall’attesa. Fasi che ci davano uno sprone e la felicità di qualcosa che non conoscevamo ancora. Oggi è tutto in tempo reale e di quelle attese non ci resta che un po’ di nostalgia!
      Buona giornata

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  • semprevento

    ..aspetto sempre a commentare…(sempre che possa aggiungere qualcosa)…perché mi piace leggere tutti i commenti e le risposte
    ..c’hai dei contatti “ganzissimi”
    e te , il padrone di casa , sei molto garbato.
    Nostalgia? anche si.
    ciao Lois
    vento

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  • Carolina

    Quanto amavo quel telefono grigio…ricordo la notte in cui il mio primo amore mi cantò Stairway to heaven…dicendomi di averla scritta lui 😀

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  • dafnevisconti

    Come scrivi bene, Lois! È un piacere leggerti ed il tema dell’attesa è molto interessante, l’attesa come un sottile senso di ansia, come una piccola angoscia che poteva far scendere nelle intime profondità soprattutto se l’attesa era di tipo amoroso…

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    • lois

      Grazie! Quell’attesa riusciva a racchiudere un mondo intero di sensazioni in grado di stupirti (poi magari era tutto al di sotto delle aspettative) e capace di renderti “piacevole” finanche l’ansia 🙂

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  • gelsobianco

    Quelle attese erano vere!
    Tu, che hai il dono di saper scrivere molto bene, le hai fatte rivivere o sentire in tutta la loro portata.
    La chiusa è eccezionale.
    E in quelle attese vi era una moltitudine di sensazioni forti e nascoste in noi.
    Poveri ragazzi di oggi!
    E’ un vero piacere leggerti:-)
    gb

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